Pubblicato da: giulianolapostata | 21 febbraio 2021

Nani, ballerine e indossatrici alla corte di Joe Biden

Se qualche illuso pensava che con Biden le cose sarebbero andate diversamente, ecco pronta la smentita, sin dal giorno del suo insediamento. La pseudopoesia della pseudopoetessa Amanda Gorman – il cui unico pregio in realtà sembra essere quello di essere una bella xxxx – è un birignao infantile e retorico: qualsiasi ragazzino di Terza Media avrebbe potuto fare di meglio. In compenso la pseudoartista sta guadagnando milioni di dollari coi suoi libretti, coi quali si sarà arcipagata “il completino tutto Prada” (come orgasmicamente l’ha definito La Repubblica delle Donne) indossato quel giorno. Inoltre – udite, udite! – il giorno dopo è stata assunta dalla più prestigiosa agenzia americana di modelle. Assieme a chi?! Indovinate un po’! Alla figlia di Kamala Harris. Occorrono commenti?!

Ad pejora.

Pubblicato da: giulianolapostata | 4 gennaio 2021

Amazon e la vendita dell’anima

Prima vennero i supermercati, e i piccoli bottegai cominciarono a tremare.

Poi vennero gli ipermercati; e i becari, i fornari, i formaiari, i latari, i scarpari, i frutaroli,  i cartolai, le vecchie merciaie che vendevano fili e bottoni, calzetti e mutande e pezze di tessuti, le botteghette che vendevano lampadine e lavatrici, tutti quanti, uno alla volta, cominciarono a scomparire, in silenzio.

Poi venne Amazon, e quello fu, probabilmente, il più grave crimine socioantropologico dei nostri tempi.

Amazon ha disgregato le reti di socialità che innervavano i nostri paesi e le nostre città;

ha distrutto le economie di prossimità, non solo di paese ma anche di città, che davano vita ai nostri insediamenti, e ne ha cancellato financo la memoria;

ha cancellato economie familiari e disperso famiglie intere, provocando una diaspora sociale ed umana che sarà praticamente impossibile ricostruire;

ha distrutto le economie locali, soffocandole e togliendo loro l’humus vitale;

ha cancellato secolari culture locali, di paese e di quartiere, snaturando per sempre la natura della nostra società;

ha azzerato tradizioni e memorie, sociali e familiari;

ha desertificato paesi interi trasformandoli in tristi dormitori.

Ed altro ancora.

E tutto questo per che cosa, a che scopo?

Per soddisfare la nostra Hybris.

La nostra Hybris di avere tutto, subito; la Hybris del Dio Merce, unico Dio, unico Valore, da adorare ed ottenere ad ogni costo; la Hybris del possesso arrogante, irrazionale, assoluto.

Non siamo più ‘noi’: siamo le cose che abbiamo, e per questo senza di esse siamo morti.

Ma è da tempo che siamo morti, nella mente e nell’anima: Amazon non ha fatto altro che ‘riconoscerci’ ed offrirci a noi stessi.

La pagheremo, prima o poi, anzi: la stiamo già pagando. E quando incontrate qualcuno miseramente felice perché ‘ha risparmiato’ – ‘ho risparmiato 100€, 50, 10, un euro!’ – quello è uno che l’anima se l’è lasciata comprare senza protestare.

Non c’è speranza, lo sapete, vero?

Pubblicato da: giulianolapostata | 7 settembre 2020

Vicenza e la redenzione di Campo Marzo

Quale sia, da sempre, la posizione della Destra nei confronti del Territorio e dell’Ambiente, ce lo conferma una volta di più, se ancora ce ne fosse bisogno, la bizzarra (per esprimersi educatamente) idea della Giunta Rucco, a Vicenza, per rivitalizzare il Centro Città e Campo Marzo (vedi Giornale di Vicenza del 3/9/20, pag. 12). Una posizione che si può riassumere con tre concetti (ma il vocabolario dei sinonimi potrebbe fornirne molti altri): saccheggiare, snaturare, privatizzare.

Per farla breve (ma rimando i lettori a quella pagina del GdV, davvero esaustiva), le cose stanno così.

Vicenza ‘gode’ di un parco pubblico, piccolo ma comunque bello, ove si respira ancora un’aria antica e serena. Ne ha passate tante, il nostro Campo Marzo (non ultima il massacro dei suoi bellissimi ippocastani), ma è ancora lì, un’oasi – nonostante gli spacciatori – di bellezza e di eleganza.

Ecco. Voi, se foste il Sindaco, cosa fareste, per il bene di Campo Marzo? Lasciarlo com’è, vero? Curarne e rivitalizzarne il più possibile il verde, vero? Difenderlo costantemente dal degrado sociale, vero? Eccetera …

Passatisti e conservatori che non siete altro …

Il Sindaco Rucco ha avuto, invece, un’altra idea: moderna, rivoluzionaria, potrei aggiungere ‘solare’. Accettare la ‘offerta’ di Alberto Zamperla, Presidente di una grande azienda produttrice di impianti per parchi di divertimenti, per trasformare Campo Marzo in un “parco divertimenti”, con tanto di ‘aree sportive per ristorazione, spettacoli, giochi, sport, cinema’ eccetera.  Ciliegina sulla torta, “un parco a tema dedicato alla Storia ed alla cultura di Vicenza”. Insomma: un’ammucchiata di baracconi, costruzioni e cemento, il tutto schiacciato in quei pochi metri quadrati del povero Campo Marzo, destinato evidentemente ad ‘esplodere’ e scomparire. Anche se qualcuno, invece, pensa che “per quel polmone verde potrebbe essere arrivata finalmente la tanto attesa redenzione”. Ecco, sì: la redenzione … Dimenticavo: naturalmente il parco verrebbe ‘donato’ alla città dalla Ditta Zamperla, la quale, altrettanto naturalmente, non ci guadagnerebbe un centesimo. Eh certo: se no, che beneficenza sarebbe?

Stupisce che, nonostante questa operazione vada avanti già da un anno (stranamente con molta ‘discrezione’, peraltro: non so quanti vicentini ne siano al corrente) e sia anzi ad un punto già avanzato di realizzazione, stupisce – dicevo – che nessuno dei tanti uomini di Cultura che la nostra città ospita si sia ancora levato contro questo scempio.

Li aspettiamo: amareggiati, preoccupati, ma li aspettiamo.

Nel frattempo, un’informazione – praticamente uno scoop – per il Sindaco Rucco e per la Ditta Zamperla. Il “parco a tema sulla Storia e la Cultura di Vicenza” esiste già. Si chiama “Vicenza Città Bellissima”, ed è a due passi – pensa un po’ – proprio da Campo Marzo. Bastano due minuti per raggiungerlo e godere delle sue meraviglie. E senza smuovere un solo mattone, una sola carriola di malta. E anche questo, gratis. Incredibile, eh?

Ad pejora.

 

Pubblicato da: giulianolapostata | 17 giugno 2020

CAMBIANO I GOVERNI, MA IL DISPREZZO PER LA SCUOLA NON CAMBIA MAI

Oltre ai morti – e vedremo col tempo quanti sono morti di virus e quanti per insipienza umana – un’altra vittima del Lockdown è stata la Scuola.

Invece di adottare l’unica soluzione ragionevole – semplicemente, dichiarare nullo l’Anno Scolastico in corso, e l’anno prossimo ricominciare da capo – si è scelta l’assoluta idiozia della DaD, un’immane cretinata che non è nulla: non è Scuola, non è Istruzione, non è Cultura, non è nulla. Un delirio di chiacchiere in cui tutti hanno fatto finta: gli Insegnanti (per forza!) di insegnare e gli studenti di imparare. Una pagliacciata ignobile, che rimarrà nella Storia delle pur innumerevoli scemenze che la Scuola italiana ha dovuto subire (ve li ricordate i Portfoli?! E l’Onda Anomala?! I nostri occhi di Docenti hanno visto cose …).

Comunque, vabbè. È finita anche questa, l’Anno scolastico (ah-ah) è finito, mettiamoci una lapide sopra e a settembre si ricomincia. O meglio: circa.

Sì: perché tutti pensavano che la cosa più ovvia, più seria, più giusta da fare, per recuperare questo disastro, fosse di ricominciare il prima possibile, e il più intensamente possibile. E invece no. Si parla di ore di 40/50 minuti, e già così la mano corre … al Taser, per lo meno. Ma c’è di peggio. Tutti, appunto, pensavano che si sarebbe ricominciato presto, prestissimo, subito, tutti sui banchi il primo Settembre … Tutti, sì: tutti quelli che amano la Scuola. Non i nostri politici, per i quali essa è, quando va bene una passerella di retorica e di buone intenzioni, e quando va male un fastidioso obbligo da adempiere.

Perciò, le lezioni non cominceranno affatto il primo Settembre, come le anime belle pensavano, ma, molto probabilmente, il 23, per via delle ennesime elezioni (lo stanno smentendo, in questi giorni, il che significa che è praticamente deciso). E naturalmente, provate a dire dove si terranno le elezioni? Ma nelle Scuole, cari i miei ingenuoni, nelle Scuole: le quali perciò dovranno essere chiuse prima per la sanificazione, e poi per la ri-sanificazione.

Questa, di scegliere come sede di seggio le scuole, è una vecchia ‘tradizione’ della politica italiana, e in passato è capitato addirittura che siano rimaste chiuse per parecchi giorni: addirittura circa per quindici, a causa di ballottaggi e della vicinanza delle vacanze pasquali.

Da ex Insegnante, ritengo questa abitudine vergognosa ed esecra­bile, indegna di qualsiasi Paese che abbia anche minimamente a cuore la propria crescita culturale e che nutra un minimo di autentico rispetto per la Scuola. Ciò tanto più, in quanto non si tratta affatto di una scelta obbligata, dettata dalla ‘fatalità’, bensì, come al solito, della scelta più ‘facile’, fatta per arroganza, superficialità e menefreghismo. Infatti, di sedi alternative se ne possono trovare quante se ne vogliono, se solo ci si preoccupasse un po’ del ‘bene’ comune: palestre comunali, sedi di circoscrizione, sale comunali, biblioteche periferiche, edifici comunali attualmente non in uso, caserme dismesse eccetera eccetera. Sono decine e decine gli edifici di questo tipo presenti in città: ogni cittadino potrebbe farne la lista a memoria. Ma un tale provvedimento presupporreb­be, da parte dei nostri governanti, anche quelli locali, il possesso di una ‘cultura’ della scuola che non hanno mai avuto. È molto facile sparlare della qualità della Scuola pubblica, e descrivere gli insegnanti come fancazzisti mangiapane-a-tradimento – e non dimentichiamo i tre mesi di vacanze pagate! – e poi, in nome di meschini interessi elettorali, impedire a quella stessa Scuola di funzionare come potrebbe.

Mi verrebbe da dire: un giorno la pagheranno. Ma la tragedia è che, purtroppo, la pagheremo tutti.

Ad pejora.

Pubblicato da: giulianolapostata | 15 giugno 2020

LA PANDEMIA DELL’IDIOZIA

In questi giorni, in tutto il mondo, orde di talebani del politicamente corretto stanno distruggendo per ogni dove statue e monumenti, pensando così di eliminare il razzismo (a proposito: perché non castrare tutti i maschi per eliminare il femminicidio?!).

Si tratta, con tutta evidenza, di una stupidaggine colossale, di un corollario di quella stupidissima cultura del ‘politicamente corretto’ che, per esempio, in questi giorni ha indotto Hbo Max a rimuovere “Via col vento” – capolavoro assoluto del cinema – dalla sua piattaforma streaming in quanto ‘razzista’. Questi sciocchi dovrebbero studiarla un po’, la Storia, prima di farle violenza. La Storia si può giudicare, si può criticare, si può condannare, si può rifiutare: ma non si può RISCRIVERE. Abbattere le statue – che altro non sono che DOCUMENTI di un determinato periodo storico, quello che aveva indotto ad innalzarle – significa allinearsi ad una cultura ‘revisionista’, ed anche intimamente fascista. Quella del Grande Fratello orwelliano, per esempio, ma in genere quella di tutti i regimi dittatoriali, che abitualmente hanno sempre riscritto i testi scolastici ad usum Delphini, per propagandare la propria visione del mondo e, appunto, della Storia: lo fecero il Nazismo, il Fascismo, lo fanno i fascismi odierni. Certo proprio questo intendeva Gramsci quando scriveva che “La verità è rivoluzionaria”. La Rivoluzione si fa appunto raccontando la verità, non nascondendola, sia pure con le ‘migliori’ intenzioni (come fecero i Partiti Comunisti occidentali, tanto per fare un altro tragico esempio, nei confronti dei crimini staliniani …). Se no si rischia – come purtroppo a Sinistra succede spesso – di farsi ridere dietro, se non peggio …

Quanto poi l’iconoclastia sia barbara, stupida ma soprattutto ignorante lo testimoniano numerosi esempi.

Nel 1793, la Municipalità di Parigi ordinò che venissero impiccate le statue dei Re di Giuda e di Israele, presenti nella galleria superiore della facciata di Notre-Dame, sembra perché le si credevano effigi dei Re di Francia. E così fu fatto: “con un cappio intorno al collo vennero gettate dall’alto della loggia” (F. Cardini, “Notre Dame”, Solferino Libri). Oggi le statue sono nuovamente al loro posto, grazie al restauro ottocentesco di Viollet-Le-Duc.

Nel 2001, a Bamiyan, in Afghanistan, i Talebani ‘storici’ fecero saltare in aria i due stupendi Buddha scolpiti nella parete di roccia, meravigliosa testimonianza di Storia, di Cultura e, per chi ci crede, di Fede.

Ma la pandemia dell’idiozia è pervasiva e devastante. In questi giorni, per la seconda volta in pochi mesi, è stata vandalizzata con la vernice la statua di Indro Montanelli, nei Giardini Pubblici di Milano, statua di cui alcuni, da tempo, chiedono la rimozione. Le ragioni dell’odio sono note: il suo ‘matrimonio’, nel 1936, con una dodicenne in Etiopia, dove Montanelli prestava servizio militare. Atto ripugnante e vergognoso oltre ogni dire, di cui peraltro Montanelli, negli anni del dopoguerra, più volte si scusò e si pentì.

Nessuno, per nessuna ragione e in nessun modo, si sogna di giustificarlo. Ma i ‘fatti’ vanno sempre letti nel loro contesto storico. Il gesto di Montanelli era, in quegli anni legittimo e regolato da apposite leggi ‘coloniali’. Ma, soprattutto, in quegli anni furono migliaia i militari italiani ad ‘usufruire’ di quella possibilità, per cui vien da chiedersi perché solo contro di lui si scateni da qualche tempo questa meschina persecuzione. Forse perché il suo nome è abbastanza noto, per cui il ‘dagli al Montanelli razzista e pedofilo’, senza approfondire minimamente il comportamento dell’Esercito Italiano in Etiopia, regala una facile notorietà ed una patente di antifascista a buon mercato ai persecutori.

Come pure puzza di antisemitismo lontano un miglio l’accanimento che da decenni perseguita Roman Polanski per un reato per cui è già stato processato e condannato ed ha pagato ad usura. Ma questo è un altro discorso …

Come pure bisognerebbe ricordare le centinaia di Italiani che – lo si legge su ogni giornale  – ogni anno vanno in Thailandia o in Brasile in cerca di bambine e bambini da violentare. Forse sarebbe troppo problematico seguirne uno ed immortalarne le imprese. Meglio prendersela con Montanelli (anzi: con la sua statua): meno rischioso e meno faticoso. Ma anche questo è un altro discorso …

Del resto, quanto sia ‘strumentale’ l’accanimento contro il giornalista (cioè contro la sua statua: ché dei suoi articoli e libri dubito che i moderni talebani abbiano mai letto nemmeno una riga) lo dimostra il fatto che, contemporaneamente, non una goccia di vernice è stata scagliata contro il Mausoleo del Generale Rodolfo Graziani, genocida in Etiopia e poi fascista repubblichino. Chissà perché: forse perché, probabilmente, ad Affile ci sono le telecamere, e invece nei Giardini Pubblici di Milano probabilmente non ci sono? Chissà …

Passerà anche questa, come sta passando il Covid-19; torneremo a ragionare, come torneremo ad abbracciarci, ricordando però sempre, speriamo, che i virus dell’intelligenza, a volte possono essere più pericolosi di quelli del sistema immunitario.

 

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