Pubblicato da: giulianolapostata | 28 giugno 2018

“Assassinio sull’Orient Express”, K. Branagh, USA, 2017

 

Spesso, nelle mie recensioni, ho invocato una Legge che proibisse di fare i remakes, e la visione, qualche giorno fa – purtroppo in ritardo – di questo film mi ha confermato una volta di più nella mia convinzione. Il film è di tale bruttezza che non meriterebbe nemmeno una recensione, ma qualcosa bisogna pur dire di fronte a questi insulti alla Settima Arte: andrò brevemente per punti, ché di più non merita.

  • Il regista ha introdotto ‘storie’ assolutamente estranee al romanzo, che comunque non aggiungono nulla e non c’entrano niente. Che cavolo c’entra quel grottesco prologo a Gerusalemme? E da dove salta fuori l’amore perduto di Poirot?
  • Che cavolo di senso hanno i filosofemi di Poirot, sparsi qua e là come il prezzemolo? Forse dovrebbero servire a dare una patina di ‘intelligenza’ al film? Ma mi faccia il piacere …
  • Non mi si sospetti di razzismo, ma il medico di colore e tutte le tiratine sul razzismo sono solo una marchetta pagata all’imperante politically correct. Stupisce che non siano riusciti ad infilarci anche le fanatiche di Me Too …
  • I personaggi sono approssimativi e mal definiti; gli attori sono miserandi, anche i ‘grandi’, che recitano (si fa per dire) al minimo sindacale.
  • Ciliegina sulla torta, la rozzissima computer grafica usate per gli esterni: qualsiasi blockbuster di fantasy sa fare di meglio.

Il punto è che quando un regista mette le mani su un capolavoro (e il libro della Christie, nel suo genere, lo è), deve sapere dove fermarsi. Così ha fatto il geniale  Sidney Lumet nella sua splendida versione del 1974, il quale ci ha sì messo del suo – e ci mancherebbe altro! – ma ha rispettato l’essenza del libro, ricavandone quell’ottimo film che conosciamo.

Oppure si pensi a “Moby Dick” di Melville (e non stiamo parlando di semplice ‘Letteratura’, ma di un libro ‘assoluto’, uno dei grandi libri dell’Umanità). Chi mai avrebbe osato pensare di trarne un film? Eppure il genio di John Huston lo ha fatto (1956), ‘fermandosi’ appunto sulla soglia del capolavoro e ricavandone un film dalla bellezza incredibile, che rispetta e riproduce l’essenza del libro.

Ma all’orrore non c’è limite. È uscito il remake di “Fahrenheit 451”, il capolavoro di François Truffaut del 1966, uno dei pochi film al mondo per i quali si possa spendere l’aggettivo ‘perfetto’, e vorrà pur dire qualcosa se non esce in sala ma solo su Sky … Sulla “Repubblica delle Donne” del 23/6/18, a pag. 68, è stata pubblicata un’esilarante intervista col protagonista (evidentemente scritta dal suo Agente!) che contiene alcune perle intellettuali di rara finezza, che danno la misura del livello culturale suo, del regista e del film. Per esempio: “Nella vita i libri Le piacciono?”. “Molto, anche se ora non ho più molto tempo. (…) Ma mi ci vedo, più in là, seduto davanti al camino con un bel libro e un bicchiere di rosso”. Pietà …

Per finire, in sala in questi giorni c’è anche il remake di “Papillon”. L’originale (F.J. Schaffner, 1973), senza essere un monumento del cinema, era comunque un ottimo film, ottimamente recitato da due grandissimi attori. Questo, sinceramente, non avrò il coraggio di vederlo.

Qui, in tutti i titoli citati, siamo di fronte a film senza alcuna ragione d’essere, film di cui vorresti incontrare il regista per chiedergli: ‘Perché hai voluto farlo?’ (a questa domanda posso rispondere io: per i soldi) e anche: ‘Perché hai voluto farci del male?!’, e a questa domanda non c’è risposta.

Questo è lo stato dell’arte cinematografica oggi, e a me viene sempre in mente quell’aforisma di Karl Kraus: “Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l’aspetto di giganti”. Qui siamo, e non c’è speranza né futuro.

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Pubblicato da: giulianolapostata | 26 marzo 2018

I danni collaterali del femminismo

Tra i peggiori danni collaterali del postfemminismo – stendiamo una pietosa lastra di granito sulle rovine provocate dal femminismo storico – c’è la convinzione che basti essere di sesso femminile per essere dotate di tutte le virtù (ricordo ancora alcune ochette mie coetanee, tanti anni fa, che tra lo Scià di Persia e Farah Diba si schierarono massicciamente dalla parte di quest’ultima, “perché è una donna” …).

In base a questo assunto, Asia Argento – non particolarmente nota per le sue capacità attoriali (?!) ma celebre per le sue performances sulla dignità della donna (https://www.google.it/search?q=asia+argento+cane+immagini&tbm=isch&source=iu&ictx=1&fir=R4nHliy3fK7RBM%253A%252CfeNKGKyLuvsgiM%252C_&usg=__2x-4c65T77lT5y7f5oQ70K4nQ-Q%3D&sa=X&ved=0ahUKEwjTgbOauInaAhXRxaYKHVKeC7MQ9QEILDAB#imgrc=7RExcUXYEd-JZM🙂 – è diventata una paladina nella battaglia contro le molestie sessuali. È, questa delle molestie, una delle vergogne del nostro tempo. Oggi non occorrono più prove, documenti, riscontri. Basta pronunciare la ‘M’ – la lettera scarlatta di ‘molestie’ – per distruggere vite e carriere. I meccanismi di questi procedimenti sono orribilmente simili a quelli messi in atto ai bei tempi dei processi per stregoneria e, forse, per recuperare una briciola di razionalità, a queste giovannedarco d’accatto gioverebbe rileggere i verbali di alcuni di essi: per esempio nel bellissimo e terribile “Le streghe”, di Giuseppe Faggin, Longanesi Ed.

Tra parentesi, delle follie di MeToo è caduto vittima anche, indirettamente, un grande e raffinato attore come Kevin Spacey, la cui colpa pare essere quella di preferire gli uomini, a dimostrazione che, alla faccia di tutte le ciance sul rispetto dei gay, il disprezzo e l’odio nei confronti degli omosessuali è ancora ben vivo e imperante.

Qui da noi, non abbiamo fatto in tempo a liberarci dal culto della maestrina dalla penna rossa, la Presidenta della Camera Onorevola Laura Boldrina (tutto al femminile, per carità, se no ci mette una nota sul registro), saccentuzza e supponente di nulla, che subito abbiamo trovato una nuova madonna da mettere sugli altari, la Presidente del Senato On. Maria Elisabetta Alberti Casellati. È tutto un fiorire, in queste ore, di sdilinquimenti per “la prima donna alla Presidenza del Senato”: ed è la prima donna a ricoprire quella carica di qua, e che grande onore per le donne di là eccetera.

Ma forse, appunto, non basta essere donne per essere al di sopra di ogni insinuazione. Per presentarla, la stampa l’ha definita ‘una forzitaliota della prima ora’; il che significa che, sin dalla prima ora, è improbabile che non abbia sentito dire, sulla sua Guida e Mentore, certe voci su bungabunga, nipoti di Mubarak, olgettine e compagnia scosciante. Non proprio espressioni di rispetto per la dignità della donna. Avrà girato occhi e orecchi dall’altra parte? Pare anche che – così si è detto pure in questi giorni – a caldeggiare appassionatamente il suo nome per quella prestigiosa carica sia stato l’On. Avv. Nicolò Ghedini, uomo di nota e storica probità istituzionale e inventore di quell’ineffabile definizione che fu “utilizzatore finale”.

Sembra inoltre che, oltretutto, qualche scheletrino nell’armadio ce l’abbia anche l’Alberti Casellati Viendalmare. Per esempio, è su tutti i social la gustosa storiella della cooptazione della figlia al Ministero della Salute. Ecco come, a suo tempo, la riferì deliziosamente il grande Gianantonio Stella: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/02_Febbraio/15/portaborse.shtml

Quanto alle sue opinioni in tema di famiglia, anche queste sono leggibili sui social, per esempio nella pagina FB di “Forza Europa”:

“La famiglia non è un concetto estensibile. Lo Stato non può equiparare matrimonio e unioni civili, né far crescere un minore in una coppia che non sia famiglia. Le diversità vanno tutelate ma non possono diventare identità, se identità non sono. La famiglia è una. I diritti sono per tutti. Non si può fare confusione, parola usata dal Papa pochi giorni fa: ogni omologazione sarebbe un’improvvida sovrapposizione e un offuscamento di modelli non sovrapponibili”. Io sento odor di Binetti lontano un miglio: voi no?

Anche la sua ‘sensibilità’ nei confronti di cerca di verificare la sua correttezza personale è piuttosto ‘delicata’: https://www.vvox.it/2018/03/25/chi-e-la-casellati-quella-che-cito-per-250-mila-euro-una-cronista/

Insomma: pare che anche questa volta sull’altare abbiano messo la madonna sbagliata. Peccato. Eppure qualcuno aveva detto: “L’onestà andrà di moda” … Peccato davvero.

Pubblicato da: giulianolapostata | 10 febbraio 2018

Kim Jong-il, genio politico

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Olimpiadi-in-Corea-Moon-a-pranzo-con-dirigenti-Nord-e-sorella-Kim-Attacco-hacker-durante-cerimonia-364a51a9-0b08-4a4c-834c-59ce54dc796b.html

 

 

Con questo gesto Kim Jong-il dimostra di essere un vero genio politico. Vediamo perché brevemente, per punti.

  • È riuscito a trasformare il suo Paese in una potenza nucleare. Non che ciò mi rallegri – ovviamente! – ma non sta scritto da nessuna parte che solo USA (gli unici, tra parentesi, che abbiano usato l’atomica in guerra), GB, Cina, Francia, Pakistan e i Nazisionisti israeliani siano autorizzati ad esserlo. Certo, tutti sogniamo un mondo demilitarizzato e denuclearizzato, ma finché il mondo funziona così era un suo ‘diritto’, che nessuna delle potenze succitate poteva permettersi di negargli.
  • È riuscito a riconquistarsi un posto da protagonista e da primo attore nello scacchiere orientale, liberandosi della tutela della Cina, alleato-padrone tanto potente quanto pericoloso.
  • È riuscito a spiazzare il nemico americano, ponendolo di fronte ad una situazione nuova ed imprevista cui sarà molto imbarazzante far fronte.
  • È riuscito a portare dalla sua parte la Corea del Sud, che, come sappiamo, da tempo è estremamente insofferente della tutela pelosa e pericolosissima degli USA, che di fatto la considerano una specie di colonia e non le permettono di avere una politica estera autonoma.
  • È riuscito ad avviare finalmente un processo di disinnesco del più pericoloso conflitto oggi esistente nel pianeta, processo che, se verrà favorito, potrà portare ad esiti davvero positivi.

Non si tratta di averlo ‘simpatico’ o meno; si tratta semplicemente di stare ora a vedere quali sviluppi potrà avere il suo gesto. Sta di fatto comunque che nessuno può negare che questo sia un atto ‘di pace’, e che se avessimo dovuto aspettare di vederne uno equivalente da parte del pazzo con la frangetta bionda, magari nel frattempo avremmo fatto in tempo a vedersi accendere il fungo nucleare sulla penisola coreana.

Insomma: questo è un buon giorno per sperare?

 

 

Pubblicato da: giulianolapostata | 5 febbraio 2018

ALPINISMO, RICERCA DELL’ASSOLUTO

Ho sempre nutrito profonda ammirazione – ma meglio sarebbe dire reverenza – per gli alpinisti. Non ‘eroi’, e nemmeno ‘superuomini’, bensì sognatori e poeti. Visionari, che ad ogni costo cercano l’Immenso, l’Assoluto, l’Inattingibile.

Cos’altro potrebbe spingere un essere umano ad affrontare venti di 200 Km orari e temperature di -40°, con l’unica protezione di una tenda? A sopportare il congelamento e addirittura la cecità? Ad accettare di morire di sfinimento in un crepaccio?

Lo spirito di ‘competitività’? Il bisogno di stabilire un ‘record’? Ma per queste cose, per queste miserie idiote c’è l’Isola dei Famosi, dove poveri sciocchi, ‘ammirati’ da sciocchi come loro, fingono ‘eroismi’ da barzelletta, per esibirsi poi sul triviale palcoscenico delle TV commerciali.

No, è altro, quello che li spinge. È, appunto, il bisogno – difficilmente ‘comprensibile’ per noi – di un’assoluta Libertà, la ricerca di una Bellezza al di fuori della ‘normalità’ e della quotidianità, che noi non potremo mai conoscere.

Così Tomasz Mackiowicz, morto alcuni giorni fa sul Nanga Parbat, scriveva tempo fa ad un amico (devo queste informazioni all’articolo di Umberto Isman sulla Repubblica del 29/1/18):

“Certe volte in montagna, in inverno, ho l’impressione che il sentirmi libero non sia uno stato d’animo, ma qualcosa che va oltre la mente. È una sensazione sfuggente, che certe volte raggiugo e che però non riesco ad analizzare. Appena lo avverto, scappa via. È una condizione così strana: non sarei in grado di descriverla bene a parole. È inafferrabile. È la libertà assoluta, io credo. È qualcosa che sento, ed è probabilmente la ragione che mi spinge a tornare qui ogni volta”.

Tomasz, purtroppo, non è riuscito a tornare. Ci è riuscita la sua compagna di scalata, Elisabeth Revol, cui va tutto il mio affetto.

Li penso; posso dire che li amo. Ma basta così, perché sento che le mie parole e persino i miei sentimenti sono inadeguati, di fronte a tanta grandezza. Voglio solo dedicare loro questi versi bellissimi. Chissà se Tomasz li conosceva; se fosse così, probabilmente se li sarà sussurrati, prima che il buio e il gelo lo avvolgessero per sempre.

 

Andrée”, di Giovanni Pascoli

I

No, no. La voce che giungea per l’aria
fosca, da terra, come gridi umani,
era lo strillo della procellaria,

ch’ama li scogli soli, gli uragani
inascoltati. O forse (era di bimbi
quasi un guaire?), o forse di gabbiani.

Un suono s’alza qua e là di limbi
queruli nell’estrema ombra incaccessa:
sono i gabbiani; dicono. O colimbi

forse? o la skua? Forse la skua. Quand’essa
svola sui ghiacci, esce da mille nidi
un pianto acuto; ché, con lei, s’appressa

la morte. O vani, muti, intimi gridi
tuoi, del tuo cuore…? Udiva anche il gabbiere,
e nell’orecchio del gabbier tu fidi.

Sì: ma fu certo rombo di scogliere,
crollo di rupi, urlo di vento, affanno
d’ancor lontane, pure in via, bufere,

il mare, il cielo, o navichier normanno:

II

non era Andrée. Centauro alla cui corsa
la nube è fango e il vano vento è suolo,
volava Andrée, di là della Grande Orsa.

E l’alche prima videro il suo volo;
poi più nessuno; sì che al fin non c’era
che il suo gran cuore che battea sul polo.

Però ch’ei giunse al lembo della sera,
e su l’immoto culmine polare
stette, come su rupe aquila nera.

Ardea la stella pendula del mare,
lampada eterna, sopra la sua testa,
e pareva nell’alta ombra oscillare.

Vide in suo cuore fissi egli, da questa
onda e da quella d’ogni mar selvaggio,
di tra la calma, di tra la tempesta,

oh! mille e mille e mille occhi, nel raggio
che ardeva a lui sul capo; ed in un punto,
a quelli occhi che vide in un miraggio

subito, immenso, annunzïò: Son giunto!

III

Allor, sott’esso, grave sonò l’inno
degl’iperborei sacri cigni: un lento
interrotto, d’ignote arpe tintinno;

un rintocco lontano, ermo tra il vento,
di campane, un serrarsi arduo di porte
grandi, con chiaro clangere d’argento.

Né mai quel canto risonò più forte
e più soave. Dissero che intorno
sola, pura, infinita era la morte.

E venne, all’uomo alato, odio del giorno
che sorge e cade, venne odio del vano
andare ch’ama il garrulo ritorno.

Egli era in alto, al colmo: era l’umano
fato a’ suoi piedi. Andrée si sentì solo,
si sentì grande, si sentì sovrano,

Dio! Già moriva l’inno dello stuolo
sacro in un canto tremulo di tromba.
Poi fu silenzio. L’astro ardea sul polo,

come solinga lampada di tomba.

 

Pubblicato da: giulianolapostata | 3 febbraio 2018

LA CACCIA AI LEPROTTI E’ APERTA

Doveva succedere, è successo e succederà ancora.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/macerata-sparatorie-diversi-punti-citta-375df9a3-256e-4e43-8fdb-b95296a661c8.html

Nella notizia, apparsa oggi su Rai News, vi invito a notare le frasi seguenti:

“ha indossato una bandiera tricolore sulle spalle, salendo sui gradini del Monumento. Si è poi girato verso la piazza, ha fatto il saluto fascista”

e anche:

“Luca Traini era stato candidato alle elezioni amministrative del 2017 a Corridonia, nelle Marche, con la Lega Nord”.

Del resto, l’input viene da lontano. Ricordate?

http://popoffquotidiano.it/2014/05/18/treviso-gentilini-e-uno-sceriffo-razzista-lo-dice-la-cassazione/

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2013/10-giugno-2013/leprotti-vagoni-piombati-gay-frasi-celebri-sceriffo-2221580964729.shtml

E allora, di che vi stupite?

Doveva succedere, è successo, succederà ancora.

 

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