Pubblicato da: giulianolapostata | 23 giugno 2021

Black Lives Matter: la nuova religione

È evidente ormai da mesi. Da rivendicazione sacrosanta e legittima, perfino a suo modo ‘antifascista’, il BLM è diventato una nuova religione. Da affermazione sommamente giusta, il BLM sta diventando a grandi passi, appunto, una specie di ‘obbligo di Legge’, una nuova Fede.  Pericolosissima come tutte le Fedi, perché se c’è un dio tutti devono adorarlo, e chi non lo fa è un reprobo, un miscredente, va additato alla pubblica esecrazione, perseguito senza pietà, estromesso dalla ‘società civile’.

Non sto affatto esagerando: basti vedere cos’è successo domenica 20 giugno prima della partita Italia-Galles.

Molti giocatori di entrambe le squadre si inginocchiano in segno di adesione alla campagna antirazzista di BLM: cosa buona e legittima. Ma alcuni della nazionale italiana non lo fanno: cosa altrettanto legittima. Che poi bisognerebbe vedere se non l’hanno fatto perché sono dei nazirazzisti (ne dubito), se magari erano soprappensiero e stavano pensando alla XXXX (possibile) o chissà perché. Perché il punto non è questo (e il concetto di ‘libertà’ non è relativo, è assoluto. Per cui libero è chi si inginocchia ma libero è anche chi, per ragioni sue che a nessuno spetta sindacare, sceglie di non inginocchiarsi). Il punto è la canea isterica, intollerabilmente violenta, culturalmente ‘fascista’, che si è scatenata sui social. Un delirio di irrazionalità che ha toccato il culmine quando in Rete ha cominciato a circolare il fotogramma di quel momento, coi giocatori che non si erano inginocchiati cerchiati col pennarello e nominati per nome e cognome, additandoli al pubblico disprezzo. Una foto che fa rabbrividire, espressione di un retroterra culturale intimamente ‘nazista’, perché, come mostra dei calciatori ‘razzisti’ (???!!!), in altro contesto avrebbe potuto mostrare degli ‘omosessuali’, degli ’ebrei’, indicando anche questi come nemici della società da colpire spietatamente. La strada del razzismo (appunto!) è lunga e tortuosa: magari può essere difficile percepire con chiarezza da dove parte ma si può ragionevolmente ipotizzare come possa concludersi.

Squisito esercizio di raffinata ipocrisia è stato, subito dopo quella scena, il comento degli speakers i quali hanno precisato che sì, certo, naturalmente, per carità, inginocchiarsi non è un dovere ma una libera scelta … e intanto continuavano a far passare ossessivamente il fotogramma più e più volte, ogni volta accompagnandolo con la lista dei nomi e dei cognomi dei ‘razzisti’ ben scandita.

Ciliegina sulla torta, i commenti sui social, dove ogni analfabeta funzionale ha sentito il dovere di inveire, insultare, sputare idiozie. Ci vuole così poco, nell’abisso della Rete, a sentirsi intelligenti, perfino per i cialtroni che non lo sono. Un delirio di irrazionalità, e chi ha tentato di reagire argomentando è stato a sua volta ricoperto di insulti.

Così va.

Il BLM sta devastando razionalità, buon senso ed anche culture (se su Netflix c’è una serie in cui Arsène Lupin, ladro gentiluomo francese dei primi Novecento, è interpretato da un attore di colore; se in Inghilterra in una fiction Anna Bolena è stata interpretata da un’attrice di colore …).

E guai a chi non si adegua. È come negli anni Sessanta e Settanta: se non ti dichiaravi ‘antifascista’ (spesso senza assolutamente sapere cosa volesse dire) diventavi automaticamente un ‘fascista’ (e anche questo, pochi sapevano davvero cosa significasse). Poi abbiamo visto che fine ha fatto gran parte di questi ‘antifascisti’ della prima ora … Magari tra vent’anni qualcuno di questi BLM ce li troveremo iscritti a qualche partito di suprematisti bianchi … Ma intanto, libertà (di pensare) l’è morta. Non siamo ancora arrivati alla Francia del XVIII Sec., in cui veniva comminata la pena di morte a chi non si inginocchiava al passaggio della processione col santissimo sacramento, ma poco ci manca. Che gli Dei ci proteggano.

Ad pejora.

Pubblicato da: giulianolapostata | 21 febbraio 2021

Nani, ballerine e indossatrici alla corte di Joe Biden

Se qualche illuso pensava che con Biden le cose sarebbero andate diversamente, ecco pronta la smentita, sin dal giorno del suo insediamento. La pseudopoesia della pseudopoetessa Amanda Gorman – il cui unico pregio in realtà sembra essere quello di essere una bella xxxx – è un birignao infantile e retorico: qualsiasi ragazzino di Terza Media avrebbe potuto fare di meglio. In compenso la pseudoartista sta guadagnando milioni di dollari coi suoi libretti, coi quali si sarà arcipagata “il completino tutto Prada” (come orgasmicamente l’ha definito La Repubblica delle Donne) indossato quel giorno. Inoltre – udite, udite! – il giorno dopo è stata assunta dalla più prestigiosa agenzia americana di modelle. Assieme a chi?! Indovinate un po’! Alla figlia di Kamala Harris. Occorrono commenti?!

Ad pejora.

Pubblicato da: giulianolapostata | 4 gennaio 2021

Amazon e la vendita dell’anima

Prima vennero i supermercati, e i piccoli bottegai cominciarono a tremare.

Poi vennero gli ipermercati; e i becari, i fornari, i formaiari, i latari, i scarpari, i frutaroli,  i cartolai, le vecchie merciaie che vendevano fili e bottoni, calzetti e mutande e pezze di tessuti, le botteghette che vendevano lampadine e lavatrici, tutti quanti, uno alla volta, cominciarono a scomparire, in silenzio.

Poi venne Amazon, e quello fu, probabilmente, il più grave crimine socioantropologico dei nostri tempi.

Amazon ha disgregato le reti di socialità che innervavano i nostri paesi e le nostre città;

ha distrutto le economie di prossimità, non solo di paese ma anche di città, che davano vita ai nostri insediamenti, e ne ha cancellato financo la memoria;

ha cancellato economie familiari e disperso famiglie intere, provocando una diaspora sociale ed umana che sarà praticamente impossibile ricostruire;

ha distrutto le economie locali, soffocandole e togliendo loro l’humus vitale;

ha cancellato secolari culture locali, di paese e di quartiere, snaturando per sempre la natura della nostra società;

ha azzerato tradizioni e memorie, sociali e familiari;

ha desertificato paesi interi trasformandoli in tristi dormitori.

Ed altro ancora.

E tutto questo per che cosa, a che scopo?

Per soddisfare la nostra Hybris.

La nostra Hybris di avere tutto, subito; la Hybris del Dio Merce, unico Dio, unico Valore, da adorare ed ottenere ad ogni costo; la Hybris del possesso arrogante, irrazionale, assoluto.

Non siamo più ‘noi’: siamo le cose che abbiamo, e per questo senza di esse siamo morti.

Ma è da tempo che siamo morti, nella mente e nell’anima: Amazon non ha fatto altro che ‘riconoscerci’ ed offrirci a noi stessi.

La pagheremo, prima o poi, anzi: la stiamo già pagando. E quando incontrate qualcuno miseramente felice perché ‘ha risparmiato’ – ‘ho risparmiato 100€, 50, 10, un euro!’ – quello è uno che l’anima se l’è lasciata comprare senza protestare.

Non c’è speranza, lo sapete, vero?

Pubblicato da: giulianolapostata | 7 settembre 2020

Vicenza e la redenzione di Campo Marzo

Quale sia, da sempre, la posizione della Destra nei confronti del Territorio e dell’Ambiente, ce lo conferma una volta di più, se ancora ce ne fosse bisogno, la bizzarra (per esprimersi educatamente) idea della Giunta Rucco, a Vicenza, per rivitalizzare il Centro Città e Campo Marzo (vedi Giornale di Vicenza del 3/9/20, pag. 12). Una posizione che si può riassumere con tre concetti (ma il vocabolario dei sinonimi potrebbe fornirne molti altri): saccheggiare, snaturare, privatizzare.

Per farla breve (ma rimando i lettori a quella pagina del GdV, davvero esaustiva), le cose stanno così.

Vicenza ‘gode’ di un parco pubblico, piccolo ma comunque bello, ove si respira ancora un’aria antica e serena. Ne ha passate tante, il nostro Campo Marzo (non ultima il massacro dei suoi bellissimi ippocastani), ma è ancora lì, un’oasi – nonostante gli spacciatori – di bellezza e di eleganza.

Ecco. Voi, se foste il Sindaco, cosa fareste, per il bene di Campo Marzo? Lasciarlo com’è, vero? Curarne e rivitalizzarne il più possibile il verde, vero? Difenderlo costantemente dal degrado sociale, vero? Eccetera …

Passatisti e conservatori che non siete altro …

Il Sindaco Rucco ha avuto, invece, un’altra idea: moderna, rivoluzionaria, potrei aggiungere ‘solare’. Accettare la ‘offerta’ di Alberto Zamperla, Presidente di una grande azienda produttrice di impianti per parchi di divertimenti, per trasformare Campo Marzo in un “parco divertimenti”, con tanto di ‘aree sportive per ristorazione, spettacoli, giochi, sport, cinema’ eccetera.  Ciliegina sulla torta, “un parco a tema dedicato alla Storia ed alla cultura di Vicenza”. Insomma: un’ammucchiata di baracconi, costruzioni e cemento, il tutto schiacciato in quei pochi metri quadrati del povero Campo Marzo, destinato evidentemente ad ‘esplodere’ e scomparire. Anche se qualcuno, invece, pensa che “per quel polmone verde potrebbe essere arrivata finalmente la tanto attesa redenzione”. Ecco, sì: la redenzione … Dimenticavo: naturalmente il parco verrebbe ‘donato’ alla città dalla Ditta Zamperla, la quale, altrettanto naturalmente, non ci guadagnerebbe un centesimo. Eh certo: se no, che beneficenza sarebbe?

Stupisce che, nonostante questa operazione vada avanti già da un anno (stranamente con molta ‘discrezione’, peraltro: non so quanti vicentini ne siano al corrente) e sia anzi ad un punto già avanzato di realizzazione, stupisce – dicevo – che nessuno dei tanti uomini di Cultura che la nostra città ospita si sia ancora levato contro questo scempio.

Li aspettiamo: amareggiati, preoccupati, ma li aspettiamo.

Nel frattempo, un’informazione – praticamente uno scoop – per il Sindaco Rucco e per la Ditta Zamperla. Il “parco a tema sulla Storia e la Cultura di Vicenza” esiste già. Si chiama “Vicenza Città Bellissima”, ed è a due passi – pensa un po’ – proprio da Campo Marzo. Bastano due minuti per raggiungerlo e godere delle sue meraviglie. E senza smuovere un solo mattone, una sola carriola di malta. E anche questo, gratis. Incredibile, eh?

Ad pejora.

 

Pubblicato da: giulianolapostata | 17 giugno 2020

CAMBIANO I GOVERNI, MA IL DISPREZZO PER LA SCUOLA NON CAMBIA MAI

Oltre ai morti – e vedremo col tempo quanti sono morti di virus e quanti per insipienza umana – un’altra vittima del Lockdown è stata la Scuola.

Invece di adottare l’unica soluzione ragionevole – semplicemente, dichiarare nullo l’Anno Scolastico in corso, e l’anno prossimo ricominciare da capo – si è scelta l’assoluta idiozia della DaD, un’immane cretinata che non è nulla: non è Scuola, non è Istruzione, non è Cultura, non è nulla. Un delirio di chiacchiere in cui tutti hanno fatto finta: gli Insegnanti (per forza!) di insegnare e gli studenti di imparare. Una pagliacciata ignobile, che rimarrà nella Storia delle pur innumerevoli scemenze che la Scuola italiana ha dovuto subire (ve li ricordate i Portfoli?! E l’Onda Anomala?! I nostri occhi di Docenti hanno visto cose …).

Comunque, vabbè. È finita anche questa, l’Anno scolastico (ah-ah) è finito, mettiamoci una lapide sopra e a settembre si ricomincia. O meglio: circa.

Sì: perché tutti pensavano che la cosa più ovvia, più seria, più giusta da fare, per recuperare questo disastro, fosse di ricominciare il prima possibile, e il più intensamente possibile. E invece no. Si parla di ore di 40/50 minuti, e già così la mano corre … al Taser, per lo meno. Ma c’è di peggio. Tutti, appunto, pensavano che si sarebbe ricominciato presto, prestissimo, subito, tutti sui banchi il primo Settembre … Tutti, sì: tutti quelli che amano la Scuola. Non i nostri politici, per i quali essa è, quando va bene una passerella di retorica e di buone intenzioni, e quando va male un fastidioso obbligo da adempiere.

Perciò, le lezioni non cominceranno affatto il primo Settembre, come le anime belle pensavano, ma, molto probabilmente, il 23, per via delle ennesime elezioni (lo stanno smentendo, in questi giorni, il che significa che è praticamente deciso). E naturalmente, provate a dire dove si terranno le elezioni? Ma nelle Scuole, cari i miei ingenuoni, nelle Scuole: le quali perciò dovranno essere chiuse prima per la sanificazione, e poi per la ri-sanificazione.

Questa, di scegliere come sede di seggio le scuole, è una vecchia ‘tradizione’ della politica italiana, e in passato è capitato addirittura che siano rimaste chiuse per parecchi giorni: addirittura circa per quindici, a causa di ballottaggi e della vicinanza delle vacanze pasquali.

Da ex Insegnante, ritengo questa abitudine vergognosa ed esecra­bile, indegna di qualsiasi Paese che abbia anche minimamente a cuore la propria crescita culturale e che nutra un minimo di autentico rispetto per la Scuola. Ciò tanto più, in quanto non si tratta affatto di una scelta obbligata, dettata dalla ‘fatalità’, bensì, come al solito, della scelta più ‘facile’, fatta per arroganza, superficialità e menefreghismo. Infatti, di sedi alternative se ne possono trovare quante se ne vogliono, se solo ci si preoccupasse un po’ del ‘bene’ comune: palestre comunali, sedi di circoscrizione, sale comunali, biblioteche periferiche, edifici comunali attualmente non in uso, caserme dismesse eccetera eccetera. Sono decine e decine gli edifici di questo tipo presenti in città: ogni cittadino potrebbe farne la lista a memoria. Ma un tale provvedimento presupporreb­be, da parte dei nostri governanti, anche quelli locali, il possesso di una ‘cultura’ della scuola che non hanno mai avuto. È molto facile sparlare della qualità della Scuola pubblica, e descrivere gli insegnanti come fancazzisti mangiapane-a-tradimento – e non dimentichiamo i tre mesi di vacanze pagate! – e poi, in nome di meschini interessi elettorali, impedire a quella stessa Scuola di funzionare come potrebbe.

Mi verrebbe da dire: un giorno la pagheranno. Ma la tragedia è che, purtroppo, la pagheremo tutti.

Ad pejora.

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