Pubblicato da: giulianolapostata | 7 febbraio 2016

La più grande sciagura dell’Umanità

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Gentile Prof. Galimberti,

                                        vorrei fare alcune considerazioni sulla lettera pubblicata a pag. 210 della “Repubblica delle Donne” del 17/10/15, e sulla Sua risposta.

Il senso di quel ‘Datevi pace’ secondo me non è – mi perdoni – quello che gli ha dato Lei, e va inteso in tutt’altro modo. Significa invece: ‘Mettetevela via, perché Dio esiste comunque, checché voi tutti – “buddhisti, induisti e satanisti” – possiate cianciarne, e se non lo capite e non ci credete siete, nella migliore delle ipotesi degli ignoranti e degli imbecilli, nella peggiore dei predestinati all’Inferno, e quando vi ritroverete immersi nella pece bollente coi Diavoli che vi punzecchiano il culo col forcone lo capirete e la pagherete’.

Quel ‘Datevi pace’ è l’ennesima espressione di quell’intolleranza costitutiva che è il nocciolo fondante di ogni monoteismo, e il monoteismo – soprattutto nella sua variante cristiana – è, secondo me, la più grande sciagura che si sia abbattuta sull’Umanità (assieme alla Rivoluzione Industriale: ma questo è un altro discorso).

Il monoteista può fintamente e pelosamente ‘chinarsi’ verso le altre Fedi (come fa l’attuale papa, ai cui melensi atteggiamenti nessuna persona di buon senso può credere), ma intimamente sa di possedere la ‘Verità’. Ad essa i ‘miscredenti’ dovranno prima o poi inchinarsi, con le buone o con le cattive (ah, i bei tempi dei roghi!), o se non altro, appunto, nell’al di là.

Il monoteismo ha cancellato l’Età dell’Oro del Politeismo, sostituendola con la cultura del peccato, della punizione e del ‘perdono’ (da chi e perché?!). Il monoteista guarda con superiore disprezzo al miscredente, con cui tuttavia è costretto a convivere nella speranza, un giorno, di poter appunto ristabilire (magari su una montagna di cadaveri, come hanno fatto per tutta la loro Storia) quella Verità assoluta che egli possiede e che sa essere l’unica. Non è un caso che l’autore della lettera l’abbia sì firmata, ma abbia chiesto – così mi pare di poter supporre – che il proprio nome non venga pubblicato.

Sia chiaro: non invoco affatto l’ateismo, magari di Stato (tra parentesi, mi ritengo una persona religiosa), ma il rispetto e la libertà.

Con stima, un cordiale saluto.

Pubblicato da: giulianolapostata | 23 gennaio 2016

Popolo di Santi (postumi), di Poeti (incompresi) e di eiaculatori

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Confesso che l’importanza di Arbasino nella Letteratura Italiana e la sua genialità mi sono sempre sfuggite (il Genio mi perdonerà: so di non essere alla sua altezza).

Poche cose mi sono insopportabili come la sua prosa, sempre condotta in punta, non di penna, ma di forchetta: pirotecnica e circense, giocolieristica e funambolica, e I suoi testi sono giganteschi esercizi onanistici, alla fine dei quali il Genio sprizza e spruzza, eiaculando sempre e nient’altro che il proprio Ego.

L’unico, vero Maestro che l’Italia abbia avuto negli ultimi cinquant’anni, Pier Paolo Pasolini, quarant’anni fa fece alla Cultura italiana la cortesia di togliersi dai coglioni, morto ammazzato (e stranamente non si sa ancora bene da chi e perché), per cui oggi i suoi scritti si prestano all’esercizio preferito dagli intellettuali italiani: l’agiografia. Un’agiografia totalmente scevra di pericoli, perché, giustappunto, l’Autore è morto, e perciò chiunque può arruolarlo e fargli dire quello che vuole.

Ma il Genio, invece, è ben vivo, e impazza, sparacchia e sputacchia, e data la sua natura, nessuno poteva essergli più inviso di colui che forse è il più delicato, colto e raffinato tra i poeti italiani: Giovanni Pascoli.

Ricordo, molto tempo fa, di aver letto in un suo libro (sto ancora parlando del Genio, naturalmente, anche se, onestamente, non sono più riuscito a ritrovare quel volume, nonostante lo stia cercando da anni. Mi chiedo addirittura se – ah, l’età … – io ricordi male titolo e autore, e se erroneamente l’ho attribuito al Genio, me ne scuso) il commento ad una lettera del Pascoli a Mariù, nella quale il Poeta raccontava alla sorella degli imbarazzanti effetti che aveva avuto sul suo intestino un pesce molto speziato che aveva mangiato ad un pranzo cui era stato invitato. Miserie, che ognuno forse ha provato, e la cui sede naturale è comunque il segreto dell’archivio. Ma il Genio no. Lui affondava con odio voluttuoso i canini di un maschio disprezzo in quelle righe, traendone materiale per dimostrare che, appunto, il Poeta era un frustrato, incestuoso in pectore, contadinello rimpannucciato, misticoide diarroico.

Un odio tanto feroce quanto inspiegabile, a meno di non sospettare che il Genio arda d’invidia per quella poesia sublime, e non potendo affossare essa cerchi di affogarne col suo veleno l’autore.

Un odio, soprattutto, inestinguibile. È apparso, sulla Repubblica del 2 gennaio, a pag. 43, un pezzullo del Genio (“Ode al Pascoli, fanciullino orfano, un po’ mostro e un po’ sacro”) in cui Egli si abbandona ad un livore indescrivibile. Impossibile – e ripugnante – citarne qualche passo: rimando i lettori al pezzullo in questione. Impossibile anche, per me, continuare. Non è indignazione: è stanchezza, e fastidio.

Rimarrebbe la voglia di capire cosa stia alla base di quel rancore ferino: la maestra gli avrà fatto imparare a memoria “La cavallina storna”? La mamma prima di andare a letto gli leggeva “L’aquilone”? Sul suo libro di lettura c’era solo “Valentino”? Misteri di un’infanzia tormentata, che, noi sì pudichi, ci asteniamo dall’indagare.

Al Genio, umilmente ci permettiamo di consigliare una rilettura integrale delle poesie del nostro, dopo di che, come dice Solon, “ch’io l’impari, e muoia”.

Pubblicato da: giulianolapostata | 16 gennaio 2016

Compiti per casa, che ‘passione’ …

Lodi

Non ci sono parole per commentare l’intelligenza, la concisione, direi l’icasticità di questa lettera, pubblicata sul Venerdì dell’8/1/2016: degna risposta alla miseria delle polemiche contro i compiti a casa, che carsicamente riemergono ed avvelenano il lavoro della Scuola.

Di “fatica fisica” parla la Dott.ssa Lodi, e di “condivisione del mandato educativo”. Certo, è molto più semplice e meno ‘faticoso’ (e fa molto più figo, spesso fa addirittura ‘sinistra’) riempire ogni vacanza con viaggi, esplorazioni, ‘esperienze’, ma bisognerebbe ricordare anche quel vecchio proverbio veneto che dice: ‘Viajar descanta, ma se te parti mona te torni mona’.

Parla anche di compiti richiesti da chi è “più impegnato e motivato”. Impegnato nello studio, ovviamente; motivato ad apprendere, ovviamente. Bambini, cioè che chiedono meno corsi di ocarina, di ghironda o di tam-tam, e più ‘studio’; meno stages di pesca nel ghiaccio, di arrampicata sulle sequoie americane o di nuoto sincronizzato, e più ‘riflessione’ sul mondo che li circonda; meno seminari di danza circassa, di ricamo col bisso o di scultura sui chicchi di riso, e più ‘letture’ formative. Meno, insomma, di tutte quelle vuotaggini pseudo ‘formative’ con cui i genitori in genere soffocano il loro tempo libero. Bambini che chiedono di capire, sapere, imparare, ragionare, discutere: per crescere, nella mente e nello spirito. Ce ne sono molti, moltissimi. Direi anzi che possono essere la maggioranza, quando i loro Insegnanti siano i primi esempi di questa sete di arricchimento e di crescita, quando venga loro spiegata intimamente la funzione della Scuola e soprattutto quando il suo “mandato educativo” venga – appunto – “condiviso” dalle famiglie.

Purtroppo troppo spesso i bambini ‘subiscono’, com’è ovvio che sia, la visione del mondo dei loro genitori, e non possono che accettarne le scelte.

La ‘scelta’ vera, dunque, compete alla famiglia. Scegliere di allevare figli ‘responsabili’, coscienti del mondo, con solide radici nel patrimonio culturale del passato, o invece figli inconsistenti, semplicisti, superficiali, che sanno pochissimo di qualcosa, cioè niente di niente; figli ‘socializzati’ – nel senso di addestrati al rumore, alla dispersione, allo schiamazzo – ma privi di rapporti essenziali appunto con la società umana e civile, col loro passato, col mondo. Dei déracinés, o per dirla con parole più semplici, degli ignoranti.

Una scelta, quest’ultima, che non è estemporanea, ma trae ispirazione da quella scuola USA che sembra esercitare un’irresistibile attrazione su molte famiglie; quella scuola – e il loro cinema ce ne fornisce innumerevoli esempi – in cui qualsiasi  pitecantropo palestrato raggiunge i più alti vertici dell’istruzione purché assicuri al suo college o alla sua università brillanti risultati sportivi (e relativi introiti finanziari).

Ogni famiglia faccia la sua scelta, sapendo che le conseguenza di quella scelta ricadranno su tutta la società.

Pubblicato da: giulianolapostata | 21 novembre 2015

“SPECTRE” (S. Mendes, USA/GB, 2015)

Non è possibile recensire un film così brutto: andiamo solo per punti.

  • La sceneggiatura fa acqua da tutte le parti. Molte situazioni vengono solo accennate, ma poi non vengono spiegate e rimangono in sospeso (chi è esattamente il ‘Re pallido’ e perché si chiama così? Perché Monica Bellucci dice di sentirsi minacciata di morte? Forse prevede le reazioni degli spettatori?! Eccetera).
  • Daniel Craig è freddo ed emotivamente assente, al minimo sindacale.
  • Monica Bellucci ha voluto pagarsi una comparsata in uno 007, ma era meglio se se la risparmiava. A parte la sua espressività, inferiore a quella di un palo della luce (“Ciappi”, l’aveva soprannominata Stefano Disegni su Ciak), alla sua età non era proprio il caso. Con la legione di truccatori e visagisti che certo deve aver avuto a disposizione, i suoi primi piani sono, a dir poco, imbarazzanti.
  • Ben Whishaw fa piangere nella parte del nuovo Q. Ma chi è quel ragazzino, dalla presenza scenica inesistente, grottesca caricatura di un nerd? Chi e quanto ha pagato per entrare nel cast? Ma li ha visti i film precedenti? Non si vergogna, ripensando a Desmond Llewelyn?!
  • Dave Bautista sembra Bruto, il nemico di Braccio di Ferro
  • Miss Moneypenny di colore?! Benissimo, ma allora un minimo di intelligenza avrebbe voluto che le si cambiasse nome. ‘Moneypenny’ non è una carica che si eredita (come Q o M): era il cognome del personaggio, che era sempre stata un’attrice bianca. Se cambia l’attore cambia anche il personaggio, e perciò il nome.
  • Gli inseguimenti in macchina sono pochi, banali e noiosi. Non sono inseguimenti, ma piatti spot pubblicitari dell’Aston Martin e della Rover. Semplicemente dementi lo sketch con la Cinquecento e le armi segrete della DB10 che non funzionano. Forse si voleva inaugurare un nuovo filone? 007 comico?
  • L’esplosione del covo di Blofeld è ridicola: basta un proiettile e salta per aria tutto, neanche fosse una raffineria di benzina. Non parliamo dell’effetto modellino, semplicemente penoso.

Certamente il peggior 007 di Daniel Craig, ed un bel tonfo di Sam Mendes: del resto, per lui non è il primo.

Pubblicato da: giulianolapostata | 17 novembre 2015

Gli attentati di Parigi

Per l’ennesima volta paghiamo le conseguenze dei nostri delitti, delitti che partono da molto lontano, almeno dal 1918.

Consiglio vivamente, in proposito, la lettura dei due romanzi di Gilbert Sinoué che ho tradotto anni fa per Neri Pozza: “La terra dei gelsomini” e “Grida di pietra”. Non saranno certamente grande letteratura (io li ho definiti, al massimo, un ‘reportage giornalistico romanzato’), ma sono utili per farsi almeno un quadro superficiale della politica occidentale in Medio Oriente sin dalla fine della Prima Guerra Mondiale.

Abbiamo spezzato popoli, culture ed etnie, imponendo confini criminali che hanno avuto come unico fondamento gli interessi petroliferi ed economici dell’Occidente.

Abbiamo imposto la creazione dello Stato nazista e razzista di Israele, condannando i Palestinesi, unici legittimi proprietari di quella terra, ad un perpetuo esilio e martirio.

Abbiamo sabotato Assad, legittimo Presidente della Siria e, assieme all’Iran, unico bastione contro il terrorismo in Medio Oriente.

Abbiamo devastato un pacifico Afghanistan.

Abbiamo massacrato un Irak prospero e ricco.

Abbiamo creato un calderone infernale di odii, rancori e vendette, che non ha apparenti possibilità di soluzione.

Oggi osteggiamo la Russia, l’unico Paese che stia facendo qualcosa di concreto contro quei delinquenti, a differenza degli USA, che ne sono i principali finanziatori, sostenitori ed alleati.

Tutto qua.

Quanto a noi, penso che si possa stare tranquilli. L’Italia, pur serva supina degli USA, è il buco del **** del mondo; il Veneto è il buco del **** dell’Italia; e dubito seriamente che l’Isis venga a prendersi le sue vendette su una inesistente creatura come Pinotti o su un infelice come Salvini e la sua misera genìa. Per il resto, possiamo solo stare a guardare, e per l’ennesima volta piangere.

 

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