Pubblicato da: giulianolapostata | 15 aprile 2016

Il Referendum di domenica 17 aprile

Domenica 17 aprile io andrò a votare, e voterò SI’:

  1. Per impedire che l’Adriatico diventi un Mare Morto;
  2. Per porre un freno all’arroganza dittatoriale e cialtrona di Babbeo Renzi;
  3. Per dare una speranza di salvezza alla nostra Costituzione.
Pubblicato da: giulianolapostata | 11 aprile 2016

Permettetemi un consiglio …

Da alcune settimane è presente in Rete un nuovo sito:

http://www.rinotempimoderni.it/

Chi sia l’autore e quali siano i suoi intenti, lo dirà lui stesso a chi avrà la pazienza di leggerlo. Di mio posso aggiungere che è una persona buona, saggia, mite e colta, e come ognuno sa, queste oggi sono virtù davvero rare e preziose.

Non ve ne pentirete.

Pubblicato da: giulianolapostata | 11 aprile 2016

Spazzar via Matteo Renzi per salvare il Paese

Desidero dare a questo mio pezzo, pubblicato su http://www.vvox.it, la massima diffusione. Non per protagonismo, ma nella speranza che esso sia un mattoncino nella battaglia che ogni cittadino che ami il proprio Paese deve condurre oggi contro  Matteo Renzi e la sua banda. Colpirli e cacciarli in ogni occasione che ci si presenti prossimamente – Referendum, Amministrative ecc. – è, prima che una battaglia politica, una battaglia di civiltà.

http://www.vvox.it/2016/04/11/sei-anti-renziano-botte-da-repubblica/

 

Pubblicato da: giulianolapostata | 5 marzo 2016

Le miserie del Manifesto contro Louis-Ferdinand Céline

L’ignobile campagna che la cultura di ‘Sinistra’ (?!) ha da sempre scatenato contro Louis-Ferdinand Céline, la conventio ad damnandum, che lo ha relegato in un enfer di cui molti altri, come lui grandi, hanno fatto parte – non sono lontani i tempi in cui i ‘compagni’ non dovevano leggere Tolkien perché era un ‘fascista’ – ha recentemente aggiunto un altro piccolo tassello con l’articolo di tal Massimo Raffaeli “Céline, il pigmalione igienico-morale”, pubblicato a pag. 3 di Alias del 28/2/16. Prima di tagliarlo a strisce ed infilarlo sul chiodo del cesso, come si faceva una volta, ho pensato di far cosa utile agli spiriti liberi dandone notizia, ed accompagnandolo con qualche modestissima riflessione.

Primo. Una delle ragioni per cui da anni non leggo più il Manifesto è la prosa esoterica e criptica – spesso ai limiti, in questo caso addirittura oltre, della lingua italiana – che sovente usano i suoi redattori culturali (si fa per dire). Per esempio. Scrive questo Sig. Raffaeli (e chi cazzo è costui?): “Lo sguardo di Céline era quello di uno gnostico o forse di un cataro”. Checcazzovordì?!

Ancora. “Da un lato lo investiva il peso di un mondo asservito alla carne, agli appetiti elementari (…), dall’altro lo smaltiva uno stile pulsionale ma stilizzato al ritmo dello spasmo interiore, quasi una musica dell’essere, sussultante e compulsiva, portata ai limiti della gratuità”. Puro linguaggio misterico. Senza contare quello ‘smaltiva’: semplicemente incomprensibile, tanto più in accoppiata con quel pronome complemento ‘lo’. Quale sia il significato di questo verbo lo sappiamo tutti. Così ne dice lo Zanichelli:

♣smaltıre

[dal got. smaltijan ‘fondere’; V. il ted. schmelzen ‘rendere fluido’ ☼ 1306]

  1. tr. (io smaltìsco, tu smaltìsci)

1 Digerire: è difficile smaltire questo cibo; è un cibo duro da smaltire | (fig.) Far passare: smaltire la sbornia; Se ne andava all’osteria a smaltire l’uggia (VERGA).

2 (raro, fig.) Tollerare, sopportare: smaltire un’ingiuria, un’offesa, un dolore.

3 Vendere completamente, esaurire: in pochi giorni smaltì tutte le confezioni | Portare a termine, sbrigare: smaltire il lavoro, la corrispondenza.

4 Far defluire acque, eliminare immondizie e sim.: un canale per smaltire le acque di scarico | Far scorrere: una nuova tangenziale per smaltire il traffico.

 

e dunque trattasi di frase semplicemente senza senso.

Per finire. “Ogni altro rilievo, ogni notizia concernente la letteratura, nel prosieguo di quella che è ormai una carriera, rimane desultorio o sullo sfondo”. Altra frase misterica. Senza contare quel ‘desultorio’, che il Sig. Raffaeli poteva davvero risparmiarsi. “Voce dotta”, la definisce lo Zanichelli:

desultorio (o -s-)

[vc. dotta, lat. desultōriu(m), da desultōres ‘desultori, saltatori’ ☼ 1631]

agg.

1 (disus.) Che salta.

2 (fig., lett.) Irregolare, discontinuo, incoerente: stile desultorio.

|| desultoriamente (o -s-), avv.

e dunque forse il Sig. Raffaeli voleva farci sapere che lui è uno ‘studià’, come si dice in Veneto. Ci sarebbero molte altre e raffinate perle da portare all’attenzione (“Céline tende ad usare le sue donne come specchio ustorio”: checcazzovordì?!), ma non infieriamo e passiamo ad altro.

Céline era uno “scopofilo” (ma non era più semplice scrivere ‘guardone’?), e se è vero mi confesso suo complice (oltre che suo ammirato lettore), perché uno dei più intensi piaceri della mia vita è sempre stato quello di guardare, ammirare, sognare le donne, probabilmente il frutto più bello della Natura. Potremmo aggiungere – esprimendoci anche noi con quella ‘volgarità’ che, secondo il Raffaeli, sembra essere l’unica cifra dell’estetica céliniana – che gli piaceva molto la figa. Ed anche di questo peccato mi dichiaro assolutamente colpevole …

C’è una lunga tradizione, nella cultura critica italiana, di questo vizio di commentare i poeti frugando nella loro biancheria sporca. A partire da quell’infame libretto di Antonio Ranieri, “Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi”, nel quale uno dei più grandi poeti e filosofi italiani viene ridotto ad uno gnomo sporchiccio e ingordo di sorbetti. O quel libro uscito una ventina d’anni fa, credo ad opera di Alberto Arbasino (ne ho già parlato qualche settimana fa su queste pagine), che mi pare si intitolasse “Certi poeti” (non lo possiedo più e lo sto cercando disperatamente da anni), nel quale il Vate si faceva beffe di Giovanni Pascoli riportando una sua lettera alla sorella Mariù in cui le raccontava di una sua violentissima crisi diarroica: anche qui, di uno dei più delicati, colti e raffinati poeti italiani rimaneva solo uno sciocco cagone. Non vale la pena di continuare. Certo il Raffaeli si sarà capito da sé, e l’avrà capito chi ha scelto di pubblicarlo. A me basta così, ed altro non mi interessa.

Veniamo invece all’unica questione seria di cui si parla nell’articolo, e cioè al suo antisemitismo.

Fu antisemita Céline? In alcuni momenti della sua vita, certamente, e violentemente. È giustificabile in qualche modo questo suo antisemitismo? Mai, e in nessun modo. Ma il punto è un altro. Tutta la vita e l’opera di Céline furono permeate da un amore folle per l’Umanità, talmente folle da trasformarsi in odio. Odiava l’oggetto del suo amore, ne odiava le meschinità, le volgarità, le miserie, le cattiverie, e giunse al punto di reificare questo oggetto dell’odio nell’Ebreo. Folle conclusione, e pericolosissima anche (soprattutto negli anni in cui egli operò), ma di questa interpretazione va pur tenuto conto per comprenderlo, a meno che non si voglia liquidarlo come uno dei tanti antisemiti del Novecento (e sporcaccione, per giunta). Dirò di più. Nelle famose e demoniache “Bagatelles pour un massacre”, la valanga di odio che Céline riversa sull’Ebreo è, in realtà, rivolta contro se stesso. Odia l’Ebreo, ma in realtà egli odia Louis-Ferdinand, lo odia come esponente di quel genere umano che nella sua Storia pare non aver prodotto altro che Male, fino all’apocalisse che stava travolgendo il mondo. Ripeto: ciò non giustifica in alcun modo quel libro, ma quel libro va pur ‘spiegato’.

Ricordiamo anche quel che sempre viene trascurato. Lo ‘antisemita’ Céline, tornato dall’esilio, si ritirò a vivere nella banlieue, esercitando la sua professione medica su poveri, operai, disoccupati e barboni, spesso gratuitamente, o facendosi pagare in natura, due uova, una baguette, una cartata di salame. Se non ci fosse stata sua moglie, probabilmente sarebbe morto di fame.

Per parte mia, non posso fare a meno di volergli bene. Provo per lui una pena infinita, pena soprattutto per i suoi demoni interiori, che lo portarono a scrivere ciò che scrisse. Parole orrende, non c’è discussione: ma ogni essere umano ha diritto ad essere capito, per lo meno spiegato, e certamente perdonato.

Pubblicato da: giulianolapostata | 3 marzo 2016

Il mercato della vacche (e dei vitellini)

Tanto per farmi qualche nemico in più – da fascista mi son preso ormai tante di quelle volte che ormai mi fa solo da ridere – sento il dovere, verso me stesso, di una puntualizzazione.

Primo. I cuccioli nascono da maschio e femmina, da qualche milione di anni. Mi dispiace, ma l’evoluzione non l’ho inventata io, e nemmeno Darwin: è così e basta.

Secondo. La pratica – altrove già in uso, e che ora si vorrebbe rendere legale anche in Italia – del cosiddetto ‘utero in affitto’ è nient’altro che l’ennesima, proterva richiesta di una Modernità tracotante e sfacciata, che ci ha abituato a pensare che tutto ciò che è possibile fare può essere fatto, ed anzi deve essere fatto.

I Vernichtungslager si possono fare? Facciamoli. La bomba atomica si può fare? Facciamola. La clonazione dell’essere umano si può fare? Facciamo anche quella. Non posso avere un figlio perché sono maschio e maschio o femmina e femmina? Ma io lo VOGLIO, e dunque lo POSSO fare.

Siamo onnipotenti, possiamo fare tutto: facciamolo. I Greci avevano un termine per indicare questo atteggiamento: ùbris, e spesso hanno raccontato quali terribili punizioni gli Dei riservassero a chi si macchiasse di quel terribile ‘peccato’. Ma noi da tempo abbiamo abbattuto le are degli Dei, ed oggi sugli altari troneggiano solo la nostra arroganza e la nostra VOLONTA’.

Quanto poi a coloro che ci fanno la morale, come il Signor (pardon: il ‘compagno’) Vendola, forse i ‘compagni’ dovrebbero valutare i contenuti classisti di un’operazione ‘da ricchi’ che ben pochi si potrebbero permettere agli stessi livelli.

Infine, anche le ‘femministe’ dovrebbero riflettere sul valore di una pratica che riduce la donna, per l’ennesima volta nella Storia, a strumento bruto della volontà maschile (o comunque della volontà altrui).

Ma, purtroppo, se gli uteri si potranno affittare, per i cervelli quella possibilità è ancora preclusa. E questo è – bisogna dirlo – un gran peccato.

POSCRITTO

Il dottor Voronof ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce. La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno”.
(Antonio Gramsci, 1918)

Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtú, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc.- tutto divenne commercio …
(Karl Marx – Miseria della filosofia)

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