Pubblicato da: giulianolapostata | 27 marzo 2019

LETTERA APERTA AD UN AMICO GRETIANO (MA NIENTE AFFATTO GRETINO)

 

Caro M.,

ieri mi hai scritto: “ Almeno lei ha portato il problema del clima all’attenzione del mondo. Chi la critica, che sta facendo di meglio se non grattarsi le palle e stare a guardare?”.

Mi duole vedere che anche tu sei caduto vittima di quella gigantesca Arma di Distrazione di Massa che è il ‘Fenomeno Greta’. La quale, a mio parere, non è altro che una bambina che sta giocando un gioco più grande di sé, delle cui regole non ha molta contezza (tra parentesi. È, appunto, una ‘bambina’. Se ne va in giro per il mondo, incontra potenti, tiene conferenze, viene intervistata anche dalla TV di Vulcano … Ma ha dei genitori, questa bambina? Non si sono mai visti, non se n’è mai sentito parlare. Che parte hanno in ciò che fa la loro figlia? E poi: va a scuola? Se sì, come ‘giustifica’ le assenze dovute ai suoi impegni ‘politici’? E ancora: ha un passaporto? Viaggia da sola? Eccetera …).

Forse Greta non ha ben chiaro che incontrare Macron, o qualche altro Signore degli Anelli pari suo, chiedendo la sua collaborazione nella lotta a favore dell’ambiente, equivale ad organizzare un Movimento per la Protezione dei Tre Porcellini chiedendo il patrocinio di Ezechiele Lupo.

Forse non si è minimamente chiesta il perché di tutte quelle lodi, quei panegirici, quelle interviste. Né si è chiesta, probabilmente, come mai, mentre lei viene innalzata agli altari come una novella Giovanna d’Arco, contemporaneamente in Francia – ma è solo un esempio – i Gilets Jaunes vengano massacrati di botte, spesso ammazzati, le loro lotte vengano censurate dai media, e si faccia strame di ogni garanzia costituzionale per colpirli (ringrazio Alessandro Mucciarelli, su FB, per i suggerimenti …).

Ma forse è chieder troppo, appunto, ad una bambina. Perché, qualora se lo chiedesse, potrebbe venirle in mente che lei non è affatto la nuova profetessa di una improbabile riscossa ambientale, ma semplicemente un’utile *** (lo dico senza nessuna intenzione di offenderla, sia ben chiaro: sono gli ‘altri’ a trattarla da tale) di cui il Potere si serve per far vedere ai gonzi quant’è buono e lungimirante, mentre al tempo stesso colpisce senza pietà chi lo attacca alle sue autentiche radici. Per cui da un lato le lodi zuccherose e melense, dall’altro la vecchia, cara Repressione, storico strumento contro chi, realmente, lo metta in pericolo.

Potrebbe venirle in mente anche che un articolo dell’ultimo dei glaciologi o dei biologi marini su Scientific American è mille volte più utile, per combattere in difesa dell’ambiente, dei suoi, peraltro innocenti, sorrisi.

Così pure, caro M., trovo miserella l’obiezione, anch’essa di maniera, secondo cui chi la critica ‘non sta facendo niente di meglio se non grattarsi le palle e stare a casa’. Cosa dovremmo fare, caro M.? Mettere a ferro e fuoco le fabbriche inquinanti (cioè tutte)? Incendiare i pozzi di petrolio (che fumo …)? Aggredire coi forconi e le picche i Potenti della Terra? Va bene: si chiama Rivoluzione (“unica soluzione”, come si diceva una volta). Tu vedi qualcuno in giro pronto a farla? Greta, forse? Ma mi faccia il piacere … Come diceva un post apparso di recente su FB, “Non esiste ambientalismo senza anticapitalismo”. Appunto, e punto.

Né mi commuovono eccessivamente, caro M., le manifestazioni oceaniche di giovani che in queste settimane la accompagnano. Per un verso, vedendo quei ragazzi provo una ‘santa rabbia’, perché constato come, per l’ennesima volta, il Potere li faccia correr dietro ad una bandiera fasulla, sfruttando criminalmente la propensione naturale dei giovani a battersi per ciò che è buono e giusto. Dall’altro – scusami la malignità da vecchio Insegnante – mi vien da pensare che per molti di loro sia solo l’ennesima occasione per perdere un giorno di scuola andando in giro a cazzeggiare. Non avevo mai percepito nei giovani, fino al ‘Fenomeno Greta’, una così travolgente passione per l’ambientalismo. Mi domando, per esempio, quanti di loro sappiano cos’è il coltan, ‘ingrediente’ essenziale dei loro imprescindibili smartphone, e con quali costi, umani e ambientali, esso venga estratto. Se lo sapessero, chissà se molti di loro sarebbero ancora così ‘arrabbiati’ …

Insomma, caro M., io ho l’impressione che siamo dinnanzi all’ennesima operazione di ‘dezinformatzija’ del Potere. Spero di aver torto, Vedremo. Magari dopo che a Greta sarà stato assegnato il Nobel (se l’hanno dato a Dario Fo possono darlo anche a lei …).

Aciribicerci, caro M.

 

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Pubblicato da: giulianolapostata | 9 marzo 2019

“THE MARTIAN”, RIDLEY SCOTT, USA, 2015

Scusate se comincio con un’autocitazione, dalla mia recensione di “Blade Runner 2049” (pubblicata in questo blog il 13/10/2017), prodotto da Ridley Scott e firmato – chissà perché … – da un suo prestanome.

 

<Questa non è una recensione, è un appello: “Salvate il soldato Ridley”. Salvatelo da se stesso. Esisterà pure, da qualche parte, un gruppo di autoaiuto per registi sul viale del tramonto (ma proprio per quelli che sono arrivati in fondo al viale, come cantavano i Gens). Io mi immagino la prima seduta.

“Buongiorno, mi chiamo Ridley Scott”.

“Buongiorno, Ridley!”.

“Io faccio il regista. Ho fatto alcuni film stupendi, ma da vent’anni, più o meno, non riesco a imbroccarne uno. Vorrei smettere, ma da solo non ci riesco. Aiutatemi, per favore!”.

Eccetera.

Senza ripercorrere qui la filmografia di Ridley Scott, alcune cose bisogna dirle. I due sequel di “Alien” (1979: geniale, bellissimo, perfetto. Uno dei più bei film della Storia del cinema) – “Prometheus” (2012) e “Alien: Covenant” (2017) – sono probabilmente tra i più brutti film di quella Storia, che pure ne ha viste di ciofeche. Sceneggiature incomprensibili e balorde, storie totalmente improbabili, effetti speciali a rondemà, come si dice a Livorno, ipertrofici e barocchi, e del tutto gratuiti. Due film da dimenticare (pur rimpiangendo amaramente il prezzo del biglietto …), per chi aveva amato il capolavoro capostipite.>

 

Eccetera.

The Martian”, purtroppo, non fa che confermarmi nella mia idea. Prima di tutto, Scott non potrà certo dire di essersi spremuto troppo le meningi per scrivere la sceneggiatura. Quella se l’è trovata già pronta, e infatti l’unica cosa che ha fatto è stata di sfrondare e tagliare il romanzo “L’uomo di Marte” di Andy Weir, del 2015 (bello, anche se forse un po’ troppo tecnico), ma anche quello l’ha fatto male, sfrondando e tagliando troppo, per cui certi particolari sono quasi incomprensibili e bisogna andare ad intuizione (o bisogna, appunto, aver letto il libro). Non si capisce – tanto per fare un esempio – perché ogni tanto si veda l’astronauta che scende dal Rover per distendere i pannelli tutt’intorno; e il significato del contributo cinese è davvero poco chiaro.

Eccetera.

Anche gli effetti speciali sono davvero miseri. Gli ‘esterni’ su Marte sembrano degli acquerelli sbavati che abbiano preso la pioggia, e fanno acutamente rimpiangere, tanto per dire una, i meravigliosi esterni del pianeta Altair in quel capolavoro assoluto della SF che è “Il pianeta proibito”, di F.M. Wilcox, girato nel 1956 (millenovecentocinquantasei!), quando computer grafica non si sapeva nemmeno come si scrivesse.

Qui non ho pagato il biglietto – l’hanno dato su Italia 1 – ma sono andato a letto a mezzanotte e mezzo, e davvero questo filmetto non meritava il sacrificio.

Alla prossima: anzi no, speriamo proprio di no …

 

Pubblicato da: giulianolapostata | 31 gennaio 2019

Colpo di Stato in Venezuela

Nicolàs Maduro, rivoluzionario bolivariano, legittimo Presidente del Venezuela, eletto con elezioni democratiche (giudicate invece ‘non corrette’ dai soliti ‘osservatori internazionali’, la cui attendibilità – lo sappiamo – è pari a quella di coloro che attestano la verginità della madonna …), è stato oggi deposto dall’Imperialismo americano. Al suo posto è stato intronizzato il solito lacchè, subito riverito dall’Europa, da sempre serva e stuoino degli USA.

Quale sia lo scopo di tale operazione, in atto ormai da anni, è chiaro anche ai ciechi e ai sordi: la volontà americana di mettere le mani sul petrolio venezuelano. Ma poiché, come dice l’adagio popolare, non v’è peggior sordo di chi non vuol sentire, nelle settimane e nei mesi scorsi su Maduro è stata messa in atto una campagna diffamatoria e destabilizzante che ha pochi paragoni nei tempi recenti, a parte quella che venne orchestrata contro Slobodan Milosevic, legittimo Presidente della Serbia, anch’egli detronizzato – con una guerra feroce, che sconvolse tutti i Balcani, e le cui conseguenze sono vive e sanguinanti ancor oggi – e poi morto “per cause naturali” nelle carceri del Tribunale Internazionale dell’Aja, sicario americano (mi viene in mente Giuseppe Pinelli, caduto per un “malore attivo” dalla finestra della Questura di Milano, ma questo sarebbe un altro discorso).

Tanto per fare un solo esempio degli argomenti usati nella suddetta campagna, nei giorni scorsi un aereo – naturalmente russo! – sarebbe arrivato a Caracas per portare al sicuro l’oro e il coltan (il coltan?! Anche quello?! Uranio e plutonio no?!) di Maduro. L’oro di Caracas al posto dell’oro di Mosca … Favole e scemenze, ché sarebbe far loro troppo onore chiamarle menzogne.

Al mulino degli antibolivariani portano acqua, in questi giorni, non meglio precisate ‘testimonianze’ di Italiani colà residenti, amici o lontani parenti di nostri connazionali, la cui credibilità è totalmente aleatoria, per innumerevoli ragioni.

Facciamo finta di non aver sentito le notizie dei dollari profusi a piene mani per le strade di Caracas per spingere i manifestanti in piazza (poche migliaia, tra l’altro; giova ricordare che gran parte dei Venezuelani sta manifestando per difendere il legittimo Governo: se vi aspettate di sentirvelo dire dai nostri media, servi pure loro, state freschi …).

Diciamo invece che persone stanche di una pesante crisi economica, alimentare e sanitaria – e prive di strumenti per una più ampia analisi a livello internazionale – sono portate a dire praticamente qualsiasi cosa, e soprattutto a confondere le proprie esperienze personali con la realtà.

Perché, esiste una crisi economica, alimentare e sanitaria in Venezuela? Certo che esiste. Le farmacie e i supermercati sono semivuoti? Certo che lo sono. Eccetera. Peccato che nessuno si chieda PERCHE’ questo accade, quali ne siano le cause, chi si stia accaparrando i beni di cui il popolo venezuelano ha bisogno, perché questi beni non arrivino in Venezuela. Potete avanzare un nome, anche se non avete molta fantasia … ma potete anche star sicuri che, se il colpo di Stato riuscisse, gli scaffali traboccherebbero di ogni ben di dio … e nuovamente nessuno se ne chiederebbe il perché.

Ma del resto queste cose le abbiamo già viste, in America Latina e non solo. Probabilmente nessuno più ricorda (era il 1973: tout passe, tout casse, tout lasse …) le manifestazioni di ‘casalinghe’ che battevano i mestoli sulle pentole per protestare contro il ‘comunista’ Allende … O i ben nutriti profughi cubani manifestare contro Castro a Miami … E durante la Seconda Guerra Mondiale, qui in Veneto, erano proprio i contadini più poveri, e spesso ignoranti, ad esprimere l’odio più feroce contro i Partigiani, che a volte non avevano altro modo per non morire di fame che effettuare degli ‘espropri proletari’. Del resto, come si dice appunto qui, “sta ‘tento parché se vien i comunisti i te porta via la vaca”. Eccetera.

Insomma, la Storia si ripete, e nessuno se ne accorge. Come diceva Gramsci, “la Storia è maestra, ma non ha scolari”.

Un’ultima considerazione, che forse potrebbe apparire semplicistica e di parte, se non conoscessimo, appunto, la Storia degli Stati Uniti: ciò che è bene per gli USA è male per il mondo e, più ‘volgarmente’ ancora, il nemico del mio nemico è mio amico. Funziona sempre.

Auguri, Presidente Maduro.

Pubblicato da: giulianolapostata | 29 dicembre 2018

“CHI SA FA E CHI NON SA INSEGNA”

Il disprezzo dei politici italiani (Destra o Sinistra per me pari sono) e del popolo per gli intellettuali e gli insegnanti è cosa nota da sempre. Il vecchio adagio che costituisce il titolo di questo pezzo lo dice chiaramente, e del resto nessuno lo ha espresso meglio di quel pover’uomo dell’ex Ministro (si fa per dire) Tremonti, quando ha affermato: “Con la Cultura non si mangia”.

A Vicenza, nel 2017, l’Amministrazione Variati (casualmente di Centrosinistra) aveva pensato di provare ad invertire la tendenza, organizzando una giornata in cui agli Insegnanti andati in pensione nel biennio precedente veniva consegnato un Attestato di Riconoscenza.

Poca cosa, si dirà: una caramellina, un contentino, a fronte di stipendi miseri e pensioni ancor più miserabili. È vero. Ma a chi nella Scuola ha speso “la miglior parte” della propria esistenza e del proprio intelletto; a chi, alla fine dell’Anno Scolastico, dai Genitori si è sentito dire: ‘La ringrazio, perché Lei non ha insegnato a mio figlio le Sue materie: gli ha insegnato a pensare’, a questi poveracci anche una caramellina, dopo tanti anni, può servire ad addolcire la bocca.

Ma ecco che, nel 2018, la nuova Amministrazione Rucco (casualmente di Centrodestra) ha pensato di rimettere le cose a posto, cassando l’iniziativa. Ad una mia richiesta di chiarimenti in merito, l’Assessore delegato ha così risposto:

Egregio Signore,

 

con la presente Le comunico che (…) questa Amministrazione per il momento non prevede di organizzare ed effettuare la Cerimonia per la consegna degli attestati di riconoscenza agli insegnanti andati in pensione.

 

Ringraziando della cortese attenzione, si porgono cordiali saluti e si augurano Buone Feste.

Ho risposto così:

Gentile Assessore,

                                Le sarei grato se volesse riferire al Sindaco che sono molto dispiaciuto per questa decisione. La mia sarà forse una visione di parte, ma io ritengo che gli Insegnanti siano i sacerdoti laici della collettività, e come tali dovrebbero essere massimamente onorati e riconosciuti in una Società che fosse autenticamente democratica. Sono deluso che il Sindaco non condivida questo punto di vista.

Buone Feste.

 

Si sarebbe potuto dire dell’altro, e di peggio. Ma davvero non ne vale la pena.

Le conseguenze di questa noncuranza per la Scuola e l’Insegnamento, del resto, sono sotto gli occhi di tutti. Gli insulti e le violenze sugli Insegnanti da parte di genitori e studenti sono cronaca quotidiana, e non fanno più notizia. E quando la disistima parte dalla testa, come il pesce, è perfino inutile chiedersi il perché.

Ad peiora.

Pubblicato da: giulianolapostata | 14 dicembre 2018

Buon Natale alla Scuola Italiana

Il degrado della Scuola italiana, costante e progressivo, è sotto gli occhi di tutti.

Da decenni, Ministri cialtroni e ignoranti si adoperano, uno dopo l’altro ed ognuno più del precedente, a demolire i fondamenti di quella che era una delle migliori Scuole del mondo.

Scusandomi per l’autocitazione, riporto di seguito un brano del saluto che ho rivolto alle Colleghe il giorno del Pensionamento:

“Da quando sono uscito dalla Scuola come studente e poi vi sono rientrato come Insegnante – molte, troppe decine di anni fa – ho visto la Scuola italiana camminare, voglio sperare non inesorabilmente, verso il degrado. In tanti anni, i nostri occhi di Insegnanti hanno visto abbattersi sulla Scuola le più svariate, bizzarre ed insensate riforme. I Portfoli di famigerata memoria, e poi l’Onda Anomala, e adesso la ‘Buona Scuola’ – sulla quale “il tacere è bello”, per dirla col Poeta – e dopo il Diciotto politico di sessantottina memoria ora ci aspetta il Sei politico, e poi i Licei di quattro anni, e le Lauree brevi. Pensate: una Laurea ‘breve’: come se l’Intelligenza, il Sapere, la Conoscenza potessero essere abbreviati con due righe sulla Gazzetta Ufficiale. Il Liceo Classico, da faro della Cultura Classica si è trasformato in una insalata russa di specializzazioni, sempre più simile ad una scuola professionale e sempre più lontano da quella fucina di ingegni che per decenni ha dato al Paese la sua miglior classe dirigente, a livello morale, culturale e professionale. Vi confesso che molto spesso mi sono trovato a rimpiangere la Riforma Gentile, sotto gli ultimi sprazzi della quale ho compiuto i miei studi, e mi sono chiesto le ragioni di questa parabola discendente lungo la quale la Scuola italiana sembra essersi avviata senza speranza. In un mio articolo di molti anni fa ipotizzai che forse una maledizione biblica pesa su di noi. Io sono convinto –  e non me ne voglia l’Insegnante di Religione per una battuta che non vuol essere in alcun modo irriverente – sono convinto che forse in origine il testo della Genesi doveva essere diverso da come lo conosciamo oggi. Forse, oltre ai versetti che dicono ‘Partorirai con dolore’ e ‘Ti guadagnerai il pane col sudore della fronte’ ce ne doveva essere un altro che diceva: ‘Ed ogni Ministro della Pubblica Istruzione che avrai sarà peggiore del precedente’. Poi – magari per colpa di qualche amanuense distratto – forse quel versetto è andato perduto, ma a me il dubbio resta.

Sarà perché sono vecchio, ma quando penso al futuro della Scuola tendo inevitabilmente ad essere pessimista. Spesso vedo, in quel che accade, non una casuale concomitanza di eventi negativi, ma un progetto, e mi viene in mente quel bel passo della “Storia Infinita”, in cui Atreiu colloquia con Gmork, il terribile lupo nero che guida l’avanzata del Nulla su Fantàsia.

Ad Atreiu, che gli chiede il perché di quel che sta accadendo, Gmork risponde: “Perché è più facile dominare chi non crede in niente, e questo è il modo più sicuro di conquistare il Potere”.

Da allora è passato ormai più di un anno, e le cose sono procedute solo in peggio.

A volte penso che mi piacerebbe essere qui tra cinquant’anni, per vedere quali saranno state sulla nostra società le conseguenze di tutto ciò. Perché una cosa è sicura: la pagheremo, oh se la pagheremo …

Eppure non occorre andare avanti; si può andare anche indietro; di cinquanta ed anche di cent’anni, per rendersi conto della catastrofe che ci aspetta. Giustamente diceva Cicerone che “Historia Magistra vitae”, ma purtroppo altrettanto giustamente lo ha postillato Antonio Gramsci: “La Storia è Maestra, ma non ha scolari”.

Questa Scuola cattiva, classista, spietata; questa Scuola che bocciava senza pietà; questa Scuola che riempiva di compiti gli allievi; questa Scuola che imponeva i temi in classe e faceva imparare le poesie a memoria; questa Scuola in cui l’Insegnante veniva uno scalino dopo dio, e la cui Autorità nessuno osava nemmeno discutere; questa Scuola che, alla Maturità, chiedeva di portare il Programma di tutto il Triennio; questa Scuola che cacciava gli asini e i fancazzisti per mandare avanti i “meritevoli” (sarebbe scritto anche nella Costituzione Repubblicana: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”); questa Scuola ha prodotto i meglio intelletti che l’Italia abbia avuto.

A far data solo dai primi del Novecento, fior di artisti, scienziati ed intellettuali sono usciti da questa Scuola; ne sono usciti gli Antifascisti che hanno guidato il riscatto nazionale durante e dopo il Ventennio fascista; ne sono usciti i Padri Costituenti e fondatori della Repubblica; ne sono uscite le legioni di ottimi Insegnanti che dopo la guerra per decenni hanno ricostruito le menti e gli Spiriti delle nuove generazioni; ne sono usciti gli imprenditori che hanno ricostruito il tessuto economico dell’Italia del Dopoguerra; ne sono usciti gli Artisti e gli Intellettuali che hanno rivivificato l’Italia Repubblicana dopo la palude fascista.

E oggi? E domani? In un suo recente articolo, Umberto Galimberti, lamentando lo scempio che la Scuola sta facendo della Cultura Umanistica, scrive:

“Se la soggettività umana, che una volta traspariva ad esempio dai temi in classe, oggi non è più fattore di interesse, quanto invece lo sono le prestazioni oggettive e quantificabili e quindi facilmente valutabili, allora l’attenzione si è spostata dal processo educativo, che chiede “fammi vedere chi sei”, a “fammi vedere cosa sai fare”, dove il “fare”, come vuole il pragmatismo americano, ha soppiantato l’”essere”, di cui si prendeva cura l’educazione umanistica. A me questo pare un pessimo degrado degli obiettivi che si propone la Scuola. Non più educare le persone, ma valutare le capacità. Ma, come ci insegnava Platone, anche i malvagi hanno regole rigorose che non hanno nulla da invidiare alle regole su cui si regge una comunità. Quindi?

Il risultato sono i nostri giovani, della cui condotta non c’è genitore o Insegnante che non si lamenti. Forse sapranno fare tante cose, ma conosceranno se stessi? Sapranno qualcosa di sé? Come se la caveranno di fronte al dolore? Oltre che la scorciatoia del suicidio, conosceranno altre strategie? Sapranno amare anche quando la passione si attenua? Sapranno prendersi cura dei figli che avranno messo al mondo? Interiorizzeranno dei valori sociali o si limiteranno a quelli egoistici, individualistici, narcisistici? Avranno qualche ideale che non sia solo quello di realizzare i maggiori guadagni possibili o la miglior performance sociale? Avranno un’identità che non sia quella del ruolo a loro conferito dall’apparato di appartenenza? Sapranno commuoversi per le disgrazie altrui? Avranno una sensibilità per le condizioni della Terra, visto che un’altra Terra non è disponibile? Sono queste alcune domande a cui la cultura umanistica dava delle risposte, e da cui si esonera la cultura anglosassone delle competenze, che i nostri pedagogisti stanno introducendo a forza nelle nostre Scuole. E già si vedono gli effetti”.

Parole terribili, e tragicamente profetiche, temo. Verso questo precipizio ci guidano, appunto, i ‘moderni’ pedagogisti e i loro lacchè, i Ministri dell’Istruzione, in genere ignoranti e incompetenti, agenti di camarille politiche, che avrebbero potuto occuparsi di Scuola come di allevamento dei lombrichi: gli è capitata la Scuola, e bisogna pur portare a casa pane e companatico.

Potrei continuare per pagine e pagine, come purtroppo sa bene chi di Scuola si occupi, ma non ne vale la pena. Merita solo un cenno l’ultima uscita dell’attuale allevatore di lombrichi: la battaglia buonista e chioccesca contro i compiti a casa. Poverini, non sia mai che fatichino, che si stanchino, che comprendano, che imparino.

Gli studenti si sono prontamente adeguati a questa cultura dello sfascio.

La Scuola non viene più vista, così veniva considerata una volta, come una montagna da scalare, con fatica diuturna, con impegno, con sacrificio, passo dopo passo, orgogliosi dei progressi raggiunti e magari vergognosi delle proprie mancanze, fino a giungere al meritato Diploma, alla meritata Laurea.

No. Oggi voti, Diplomi, Lauree sono ‘diritti’, se ne ha diritto per il semplice fatto di frequentare le lezioni (quando non si sia impegnati con una canna, o uno shottino, o a cazzeggiare sullo smartphone); e per quei vecchi rincoglioniti di Insegnanti che non lo capiscono si procede a suon di sberle, pugni, sediate e denunce in Procura.

Forse una soluzione potrebbe essere quella che suggerisco da anni. Chiudere tutte le scuole e sostituirle con un Ufficio Scolastico Centrale dotato di una fotocopiatrice, che, una volta all’anno, mandi a casa degli studenti copia del Diploma. I suddetti, intanto, potrebbero ingannare il tempo con gli impegni di cui sopra. Tanto, chi se ne frega; e poi con la cultura non si mangia, si sa.

Questo – da così a peggio – è lo Stato dell’Arte della Scuola Italiana.

Io non ci sarò, tra cinquant’anni, ma ci saranno i nostri figli e i nostri nipoti, alcuni di loro siederanno in Cattedra. Chissà se sapranno che un’altra Scuola è esistita, che un’altra Scuola è possibile, chissà se troveranno il coraggio di ribellarsi e di ricostruire.

Vorrei far loro i miei migliori auguri, per il loro futuro, oltre che di Buon Natale, ma non so se me la sento.

Ad pejora, e spero di sbagliarmi …

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