Pubblicato da: giulianolapostata | 10 febbraio 2018

Kim Jong-il, genio politico

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Olimpiadi-in-Corea-Moon-a-pranzo-con-dirigenti-Nord-e-sorella-Kim-Attacco-hacker-durante-cerimonia-364a51a9-0b08-4a4c-834c-59ce54dc796b.html

 

 

Con questo gesto Kim Jong-il dimostra di essere un vero genio politico. Vediamo perché brevemente, per punti.

  • È riuscito a trasformare il suo Paese in una potenza nucleare. Non che ciò mi rallegri – ovviamente! – ma non sta scritto da nessuna parte che solo USA (gli unici, tra parentesi, che abbiano usato l’atomica in guerra), GB, Cina, Francia, Pakistan e i Nazisionisti israeliani siano autorizzati ad esserlo. Certo, tutti sogniamo un mondo demilitarizzato e denuclearizzato, ma finché il mondo funziona così era un suo ‘diritto’, che nessuna delle potenze succitate poteva permettersi di negargli.
  • È riuscito a riconquistarsi un posto da protagonista e da primo attore nello scacchiere orientale, liberandosi della tutela della Cina, alleato-padrone tanto potente quanto pericoloso.
  • È riuscito a spiazzare il nemico americano, ponendolo di fronte ad una situazione nuova ed imprevista cui sarà molto imbarazzante far fronte.
  • È riuscito a portare dalla sua parte la Corea del Sud, che, come sappiamo, da tempo è estremamente insofferente della tutela pelosa e pericolosissima degli USA, che di fatto la considerano una specie di colonia e non le permettono di avere una politica estera autonoma.
  • È riuscito ad avviare finalmente un processo di disinnesco del più pericoloso conflitto oggi esistente nel pianeta, processo che, se verrà favorito, potrà portare ad esiti davvero positivi.

Non si tratta di averlo ‘simpatico’ o meno; si tratta semplicemente di stare ora a vedere quali sviluppi potrà avere il suo gesto. Sta di fatto comunque che nessuno può negare che questo sia un atto ‘di pace’, e che se avessimo dovuto aspettare di vederne uno equivalente da parte del pazzo con la frangetta bionda, magari nel frattempo avremmo fatto in tempo a vedersi accendere il fungo nucleare sulla penisola coreana.

Insomma: questo è un buon giorno per sperare?

 

 

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Pubblicato da: giulianolapostata | 5 febbraio 2018

ALPINISMO, RICERCA DELL’ASSOLUTO

Ho sempre nutrito profonda ammirazione – ma meglio sarebbe dire reverenza – per gli alpinisti. Non ‘eroi’, e nemmeno ‘superuomini’, bensì sognatori e poeti. Visionari, che ad ogni costo cercano l’Immenso, l’Assoluto, l’Inattingibile.

Cos’altro potrebbe spingere un essere umano ad affrontare venti di 200 Km orari e temperature di -40°, con l’unica protezione di una tenda? A sopportare il congelamento e addirittura la cecità? Ad accettare di morire di sfinimento in un crepaccio?

Lo spirito di ‘competitività’? Il bisogno di stabilire un ‘record’? Ma per queste cose, per queste miserie idiote c’è l’Isola dei Famosi, dove poveri sciocchi, ‘ammirati’ da sciocchi come loro, fingono ‘eroismi’ da barzelletta, per esibirsi poi sul triviale palcoscenico delle TV commerciali.

No, è altro, quello che li spinge. È, appunto, il bisogno – difficilmente ‘comprensibile’ per noi – di un’assoluta Libertà, la ricerca di una Bellezza al di fuori della ‘normalità’ e della quotidianità, che noi non potremo mai conoscere.

Così Tomasz Mackiowicz, morto alcuni giorni fa sul Nanga Parbat, scriveva tempo fa ad un amico (devo queste informazioni all’articolo di Umberto Isman sulla Repubblica del 29/1/18):

“Certe volte in montagna, in inverno, ho l’impressione che il sentirmi libero non sia uno stato d’animo, ma qualcosa che va oltre la mente. È una sensazione sfuggente, che certe volte raggiugo e che però non riesco ad analizzare. Appena lo avverto, scappa via. È una condizione così strana: non sarei in grado di descriverla bene a parole. È inafferrabile. È la libertà assoluta, io credo. È qualcosa che sento, ed è probabilmente la ragione che mi spinge a tornare qui ogni volta”.

Tomasz, purtroppo, non è riuscito a tornare. Ci è riuscita la sua compagna di scalata, Elisabeth Revol, cui va tutto il mio affetto.

Li penso; posso dire che li amo. Ma basta così, perché sento che le mie parole e persino i miei sentimenti sono inadeguati, di fronte a tanta grandezza. Voglio solo dedicare loro questi versi bellissimi. Chissà se Tomasz li conosceva; se fosse così, probabilmente se li sarà sussurrati, prima che il buio e il gelo lo avvolgessero per sempre.

 

Andrée”, di Giovanni Pascoli

I

No, no. La voce che giungea per l’aria
fosca, da terra, come gridi umani,
era lo strillo della procellaria,

ch’ama li scogli soli, gli uragani
inascoltati. O forse (era di bimbi
quasi un guaire?), o forse di gabbiani.

Un suono s’alza qua e là di limbi
queruli nell’estrema ombra incaccessa:
sono i gabbiani; dicono. O colimbi

forse? o la skua? Forse la skua. Quand’essa
svola sui ghiacci, esce da mille nidi
un pianto acuto; ché, con lei, s’appressa

la morte. O vani, muti, intimi gridi
tuoi, del tuo cuore…? Udiva anche il gabbiere,
e nell’orecchio del gabbier tu fidi.

Sì: ma fu certo rombo di scogliere,
crollo di rupi, urlo di vento, affanno
d’ancor lontane, pure in via, bufere,

il mare, il cielo, o navichier normanno:

II

non era Andrée. Centauro alla cui corsa
la nube è fango e il vano vento è suolo,
volava Andrée, di là della Grande Orsa.

E l’alche prima videro il suo volo;
poi più nessuno; sì che al fin non c’era
che il suo gran cuore che battea sul polo.

Però ch’ei giunse al lembo della sera,
e su l’immoto culmine polare
stette, come su rupe aquila nera.

Ardea la stella pendula del mare,
lampada eterna, sopra la sua testa,
e pareva nell’alta ombra oscillare.

Vide in suo cuore fissi egli, da questa
onda e da quella d’ogni mar selvaggio,
di tra la calma, di tra la tempesta,

oh! mille e mille e mille occhi, nel raggio
che ardeva a lui sul capo; ed in un punto,
a quelli occhi che vide in un miraggio

subito, immenso, annunzïò: Son giunto!

III

Allor, sott’esso, grave sonò l’inno
degl’iperborei sacri cigni: un lento
interrotto, d’ignote arpe tintinno;

un rintocco lontano, ermo tra il vento,
di campane, un serrarsi arduo di porte
grandi, con chiaro clangere d’argento.

Né mai quel canto risonò più forte
e più soave. Dissero che intorno
sola, pura, infinita era la morte.

E venne, all’uomo alato, odio del giorno
che sorge e cade, venne odio del vano
andare ch’ama il garrulo ritorno.

Egli era in alto, al colmo: era l’umano
fato a’ suoi piedi. Andrée si sentì solo,
si sentì grande, si sentì sovrano,

Dio! Già moriva l’inno dello stuolo
sacro in un canto tremulo di tromba.
Poi fu silenzio. L’astro ardea sul polo,

come solinga lampada di tomba.

 

Pubblicato da: giulianolapostata | 3 febbraio 2018

LA CACCIA AI LEPROTTI E’ APERTA

Doveva succedere, è successo e succederà ancora.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/macerata-sparatorie-diversi-punti-citta-375df9a3-256e-4e43-8fdb-b95296a661c8.html

Nella notizia, apparsa oggi su Rai News, vi invito a notare le frasi seguenti:

“ha indossato una bandiera tricolore sulle spalle, salendo sui gradini del Monumento. Si è poi girato verso la piazza, ha fatto il saluto fascista”

e anche:

“Luca Traini era stato candidato alle elezioni amministrative del 2017 a Corridonia, nelle Marche, con la Lega Nord”.

Del resto, l’input viene da lontano. Ricordate?

http://popoffquotidiano.it/2014/05/18/treviso-gentilini-e-uno-sceriffo-razzista-lo-dice-la-cassazione/

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2013/10-giugno-2013/leprotti-vagoni-piombati-gay-frasi-celebri-sceriffo-2221580964729.shtml

E allora, di che vi stupite?

Doveva succedere, è successo, succederà ancora.

 

Pubblicato da: giulianolapostata | 16 gennaio 2018

“Chiù pilu per tutti!”

Siamo in campagna elettorale, e i partiti italiani – in particolare la Sinistra (non ridete, per favore: si autodefiniscono ancora così …) – come da manuale, danno il peggio (cioè il meglio) di sé.

Passato (ma mica tanto) il tempo del chilo di pasta e della scarpa destra di lauriana memoria, oggi parliamo di soldi.

‘Via il Canone RAI’, proclama Renzusconi, dimenticando di quando, l’altro ieri, ha inserito questo balzello nella bolletta Enel, obbligando praticamente tutti a pagarlo, anche se non possiedono una TV (ho un amico che da allora ha speso una fortuna in raccomandate cercando di convincere chi di dovere che lui la TV l’ha buttata dalla finestra vent’anni fa. Inutilmente: sta ancora pagando).

Ora tocca a ‘Libera e Bella’, che ha promesso l’abolizione delle tasse universitarie, trascurando di dire come, in tal caso, potrebbero sopravvivere le già disgraziatissime Università italiane (ed evitando invece di proporre una riforma equa e ‘democratica’ di quest’altro iniquo balzello).

Come al solito ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere.

Adesso aspettiamo che Cetto La Qualunque riproponga il suo slogan “Chiu pilu per tutti”: sarà accolto entusiasticamente da milioni di Italiani, e lo farà trionfare alle elezioni.

Lo so, c’è da vergognarsi a vivere in questo Paese, ma non ci possiamo fare niente. Se non una cosa: il 4 marzo fare in modo di cacciar via questa genìa dal Parlamento. L’ho detto e lo ripeto: CHIUNQUE vinca le elezioni, difficilmente potrà far peggio di loro.

Esce in questi giorni in traduzione italiana, dopo quella in Ungherese dall’originale in Esperanto, questo bel romanzo di due miei carissimi amici. Edito dal tedesco Zambon (http://www.zambon.net/index.php?id=48), è distribuito in Italia da Messaggerie (http://www.messaggerie.it/distribuzione-libri/messaggerie-libri).

Trascrivo di seguito la prefazione di Luiza Carol, augurandovi buona lettura!

 

                                              PREFAZIONE                                                        

 

Libazar e Terra: due mondi che contengono insieme elementi utopici e distopici. In entrambi troviamo idee in sè positive ma realizzate in maniera così esagerata e folle da trasformarle in fanatismi, a volte ridicoli, a volte tragici. Si oscilla fra razionalità e delirio.

Dal sottotitolo “sonata a quattro mani in due tonalità” apprendiamo che si tratta dello scritto comune di due autori, entrambi musicisti, Julia Sigmond ungherese, e Sen Rodin italiano (1) Sulla dichiarata forma di sonata e sulle due tonalità è opportuno fare qualche considerazione dato che queste espressioni metaforiche esprimono perfettamente l’originale struttura dell’opera.

Fin dalle prime pagine si nota l’intreccio di due serie di eventi: la prima ha luogo su Terra, la seconda su Libazar, pianeta gemello di un’altra galassia. Alcuni dei personaggi viaggiano da un mondo all’altro, influenzandone gli eventi. Nel capitolo 41 appare il terzo scenario: il Sottosuolo di Libazar, retto dai robòtidi (discendenti dei robot). Il capitolo di 20 pagine può eventualmente essere letto come un racconto a sè stante: il libro sarebbe abbastanza compiuto anche a prescindere da questo capitolo – gli autori suggeriscono di saltarlo ai lettori che detestano i robot. Ma sarebbe per loro una grave perdita: proprio questo frammento approfondisce il significato dell’opera che appartiene sia alla fantascienza moderna, sia all’utopia classica.

La struttura del romanzo ricorda quella della forma sonata dei compositori classici. Solitamente questa struttura presenta tre temi  (A B C). Se consideriamo i tre blocchi di eventi del romanzo come i tre temi di una sonata classica (A=Terra, B=Libazar, C=Sottosuolo), notiamo che prima del capitolo 41 i temi A e B si susseguono 11 volte, con  diverse variazioni. Dopo il 41 gli stessi due temi si alternano 6 volte con altre variazioni. L’opera termina con il tema A, cioè su Terra. Possiamo perciò parlare di forma sonata con variazioni e descriverne così la struttura:

 

(AB x 11) C (BA x 6)

.

Ora consideriamo le due  tonalità. Una prosa di tipo fantascientifico presenta gli eventi  sulla  superficie di  Libazar  ( A ) e  nel  suo  sottosuolo  ( C ).  Libazar  è un  mondo utopico che rispecchia il  nostro, narrato attraverso  descrizioni  divertenti, talvolta satiriche, talvolta grottesche. Il  romanzo infatti non è solo fantascienza ma appartiene a pieno titolo al filone letterario utopico e di critica sociale (“Utopia” di T. Moro, “Città del sole” di T. Campanella, “I viaggi di Gulliver” di J.Swift, “Il mondo nuovo” di A.L.Huxley, “1984” di G. Orwell, “Noi” di E. Zamjatin, ecc.) La vita su Libazar può apparirci da un lato migliore della nostra, da un altro lato peggiore. In ogni caso gli autori ci offrono, attraverso il loro humor, vasta materia di riflessione.

Invece gli eventi terrestri ci vengono offerti sia in frammenti realistici-romantici degni di un buon romanzo classico, sia in frammenti scritti secondo le tecniche dei moderni  romanzi

 

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1 – Il romanzo  è  stato  scritto  in  lingua  internazionale  esperanto: la lingua famigliare dei due coniugi

Julia Sigmond  ungherese e Sen Rodin italiano – nella  quale  parlano  e  scrivono  da  60-77 anni.  E’

stato pubblicato in esperanto nel  2013 a  New-York  (“Libazar’  kaj  Tero” ed. MONDIAL), e nel

2016  a  Cluy-Napoca  nella  traduzione  ungherese  (“A  Libzár  és  a  Föld,  ed. EXIT).    E’  in

preparazione la  traduzione in rumeno.

“Sen Rodin” è lo pseudònimo letterario di Filippo Franceschi.

 

psicologici/psicanalitici: monologhi, memorie  presentate in forma epistolare, sogni  poetici che  rivelano gli strati  mentali  più  profondi dei  protagonisti. Le due  tonalità  si alternano fino all’ultimo  capitolo, scritto  nella  tonalità   realistica.  Nelle  sonate il finale  decide  la  tonalità dominante della composizione; dunque la  tonalità realistica-romantica  lascierà nel lettore l’impronta più durevole.

Terminata  la  lettura  ho  immaginato  una  serie  di  brevi  film  ispirati  dal  romanzo:  i libazariani  presentati  come  pupi, i  terrestri come attori. Nel  romanzo  appaiono  anche  le silànvere: esseri  femminili  incantevoli, di  origine  extragalattica,  simili  a  fate  o   angeli .   Nei  film  apparirebbero  come cartoni animati semitrasparenti. Con una regia di questo tipo  si  potrebbe immaginare che l’intero Libazar esista solo nei sogni di Kleja: la organista ricca di  sogni,  il  cui  ritratto  risulta  particolarmente  vivo  nel   romanzo  grazie  ai  numerosi frammenti di realismo psicologico/psicanalitico.

Questo romanzo ha in sé una forte potenzialità educativa. Può essere considerato un  grande romanzo educativo. Mentre i terrestri si interessano dei vari aspetti della vita su Libazar e li commentano, anche i libazariani  si interessano vivamente delle condizioni di vita dei terrestri. Grazie a questo schema gli autori arricchiscono lo scritto con considerazioni etiche, informazioni, consigli di “vita sana”, ricette, ammonimenti, critiche … il tutto condito da un pungente, costante tono umoristico. Come esempio cito la seguente conversazione  fra  la silànvera Eluana e la libazariana Guardiana di Ponte Sarida:

 

Eluana – Dama Sarida, da decenni vivo su Terra e devo confessare che del “theremin” non

ho mai sentito parlare! …

Sarida  – Cara silànvera Eluana, non mi meraviglio affatto. Spesso i terrestri ignorano i veri

valori del loro pianeta. Per esempio quasi tutti ignorano il “Poema di Utnoa”: una

delle più geniali epopee galattiche conosciute. Davvero ha ragione il proverbio di

un antico popolo terrestre: “Nemo propheta in patria

 

Condivido  con  Sarida –  e  con  gli  autori –  il  loro  entusiasmo  per il capolavoro del  catalano   Abel   Montagut  “Poemo  de  Utnoa” (Vienna, 1993);  e  ho  appena  scoperto il fascino  del  theremin,  uno  dei  più  stupefacenti  e  godibili  strumenti  musicali inventati dall’uomo.

La lettura di questa “Sonata a quattro mani in due tonalità” è stata per me un’esperienza di valore che ha arricchito la mia mente e la mia fantasia. –

Luiza Carol  (1)

 

 

 

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1 – Luiza Carol: scrittrice israeliana di origine rumena, giornalista, traduttrice, interprete, insegnante

di inglese e di pianoforte.

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