Pubblicato da: giulianolapostata | 24 agosto 2015

Lo Svedese

Lindstrom

Ripubblico questo trafiletto – apparso sul Venerdì di Repubblica il 7 agosto 2015 a firma di Marco Filoni – non col riso sulle labbra, ma con la morte nel cuore. Non faccio fatica ad immaginare la scena, a vedermela, addirittura a leggere i retropensieri di questa signorina, quasi certamente espressi in quel greve romanesco (non ho nulla contro i romani, beninteso: che non mi si accusi di criptoleghismo, per carità!), che spesso è stato tanto amato da certi ‘intellettuali’, e indicato come segno di popolare genuinità. Percepisco l’indolenza, l’arroganza, la strafottenza, il fastidio di chi ignora cosa siano civismo e servizio pubblico, di chi, in fondo, non è mai stato ‘cittadino’ ma è ancora un servo della gleba.

– Aoh, ma ‘ndò cazzo stanno i du’ puntini?

– Ma ‘sto cazzo de svedese, chevvòle?

– Ma nun poteva starsene a casa sua invece de venimme a rompere li cojoni a me?

– E me sta pure a fa’ ‘a lezione, ‘sto stronzo!

 

Eccetera.

Questa è l’Italia, cari miei: quella che abbiamo costruito, tollerato, subìto, voluto, e che in fondo – diciamoci la verità – ci piace tanto, e nella quale ci sentiamo a casa nostra.

Innumerevoli volte ho scritto che mi vergogno di essere Italiano, e questa volta ci voglio aggiungere: giuro, non è colpa mia.

Aoh!

 

Pubblicato da: giulianolapostata | 15 agosto 2015

Fratello dallo Spazio

Non viene mai ripetuta abbastanza quella che, secondo me, è una delle più grandi verità espresse nel secolo scorso: l’affermazione di Andy Warhol secondo cui, nella società della comunicazione di massa, ognuno avrà diritto ai suoi quindici minuti di celebrità.

Pare che li abbia avuti, e forse anche qualcuno di più, il ballerino americano Frank Willens, che il 19 luglio u.s., a Santarcangelo di Romagna, ha concluso la sua performance (Leone d’Oro alla Biennale di Venezia: ‘sticazzi!) pisciandosi in bocca.

Una volta uno così sarebbe stato qualificato come un povero sporcaccione nudo che faceva le porcherie in piazza. Sarebbe stato arrestato, si sarebbe fatto qualche mese di carcere e dopo esserne uscito, forse anche si sarebbe suicidato, travolto non tanto dalla vergogna quanto soprattutto dal ridicolo.

Oggi, invece, questo è un artista, e la sua è una performance.

E allora io, qui, lancio un appello. Se, come sappiamo, le nostre antenne e i nostri satelliti rimandano i nostri messaggi Internet in tutto lo Spazio, ebbene, ascoltatori di Plutone, se mi leggete io mi rivolgo a voi. Per favore: invadeteci. Se siamo arrivati a questo punto, invadeteci, per favore. Deportateci tutti, a lavorare come schiavi nelle miniere di Kazzalio di Urano. Cancellate la nostra specie dalla Terra, lasciandovi solo uccelli, cani, gatti, insetti, elefanti, armadilli, bradipi, ornitorinchi eccetera: tutte creature nobili, che una porcata idiota come questa non si sognerebbero mai di farla. Lasciamo questo bel pianeta a loro, che, tra l’altro, lo tratteranno molto meglio di quanto abbiamo fatto noi. E magari, chissà, dopo qualche milione di anni, può anche darsi che spunti qualche specie migliore della nostra: pensiamo positivo, come direbbe Babbeo Renzi.

Fratello dallo Spazio, io ti saluto.

Pubblicato da: giulianolapostata | 5 giugno 2015

Una petizione per Renato Stanisci

Ricevo e pubblico questo documento, che riferisce una realtà ignobile.

Chi volesse aderire è pregato di scrivere direttamente a: patriziacammarata@gmail.com

 

 

Lettera aperta a:

  • Achille Variati (Sindaco di Vicenza)
  • Jacopo Bulgarini d’Elci (vice Sindaco e Assessore alla cultura)
  • Isabella Sala (Assessore alla Comunità e alle famiglie)
  • Claudia Giammarchi (Responsabile Servizi sociali e abitativi)
  • Matteo Quero (Amministratore unico di Valore Città AMCPS servizi)

 

e per conoscenza:

 

  • Agli Organi d’Informazione
  • Associazione Consumatori
  • Associazione Attori
  • Alle Organizzazioni Sindacali Cgil-Cisl-Uil – Usb – Cub di Vicenza

 

 

Così si fa morire Renato Stanisci!

 

Renato Stanisci, al secolo Cordiviola (classe 1943) è stato un artista conosciuto e apprezzato del teatro vicentino/europeo.

Dal 1971 Renato ha aperto vari spazi teatrali a Vicenza, in particolare ha fondato la storica compagnia teatrale “La Barraca”. È stato spesso in contrasto con le amministrazioni comunali di Vicenza per le loro scelte culturali; in particolare, molto polemico sulla costruzione del nuovo teatro comunale da parte dell’amministrazione Hullweck, si è pronunciato in diversi ambiti e in più occasioni pubblicamente per la soluzione, più economica e immediata, del riadattamento del grande teatro della Fiera.

È sempre stato un antifascista, persona onesta e amante della giustizia.

Renato, artista di talento ma spigoloso, non ha certo un carattere facile; simbolo del proverbiale “genio e sregolatezza”, che lo hanno reso affascinante agli occhi del suo fedele e ampio pubblico ma spesso odiato dalle diverse persone con le quali lui polemizzava spesso anche pubblicamente senza ipocrisia.

Adesso Renato è un 72-nne fragile, depresso, colpito da due gravi malattie (ictus e infarto);  non potendo più nelle sue condizioni contribuire alla vivacità culturale della città, vive ora soprattutto dei suoi ricordi, in compagnia di tre gatti, un cane e qualche generoso amico di vicinato, in fatiscenti (muffa e sporcizia negli scantinati e piano terra accentuate dall’alluvione del 2010) case popolari (ERP) in zona Ponti di Debba, gestite dall’AMCPS; è seguito dall’assistenza sociale del comune di Vicenza da dieci anni circa, in concomitanza con i primi interventi chirurgici toracici.

Renato da 10 anni ha un contenzioso aperto con l’AMCPS circa i lavori fatti/da fare di manutenzione essenziale e chiarezza sui relativi costi. C’è una copiosa corrispondenza epistolare con numerosi interlocutori in cui chiede lumi sui vari interventi di manutenzione.

Il minacciato e attuato mancato pagamento delle spese condominiali e di alcune mensilità (enormemente lievitate) hanno portato all’attuale stato di morosità (circa 7.500 €) con successiva sentenza esecutiva di sfratto.

E arriviamo alla kafkiana situazione del 14/05/2015.

  • Presenti: l’Ufficiale Giudiziario, la responsabile del procedimento dell’AMCPS, due operatori AMCPS con le chiavi dell’appartamento, l’ambulanza del SUEM con medico e due operatori sanitari, la forza pubblica (due carabinieri).
  • È presente, a titolo personale, Iolanda Padoan conoscente di Renato, allertata della situazione, unica resistenza allo staff dello sfratto.
  • Assenti: assistenza sociale che segue Renato Cordiviola.
  • Obiettivo della missione: dare esecuzione allo sfratto.

 

Il medico del SUEM, dopo l’accurata (per definizione) visita medica di rito, stabilisce che Renato può tranquillamente sopportare lo shock dello sfratto (destinazione provvisoria ‘Albergo cittadino’ e nel frattempo, entro 20 giorni, dovrà sgombrare tutte le sue cose dall’appartamento).

Renato è smarrito, annichilito dall’invasione massiccia del suo spazio abituale, in evidente stato di sofferenza, inizialmente si lascia andare, non gli interessa più niente.

Dopo più di mezz’ora di accese trattative, l’ufficiale giudiziario decide di prorogare lo sfratto al 11/06/2015. Rimane la curiosità di capire che cosa è emerso di nuovo che già non fosse a conoscenza allo staff dello sfratto. L’Ufficiale Giudiziario, non si capisce a che titolo, chiede a Iolanda se vuole sottoscrivere, assieme alla responsabile del procedimento e allo stesso Renato, un documento in cui si concede la proroga dello sfratto per un tentativo di mediazione tra le parti sociali al fine di ricomporre la questione ed evitare lo sfratto.

 

Ci si domanda :

 

  1. Sono state seguite correttamente tutte le procedure formali previste dalle norme?
  2. Sono state messe in atto tutte quelle attenzioni, da riservarsi ad una persona anziana, molto malata e sotto tutela dei servizi sociali?
  3. Del perché di tanto accanimento nei confronti di Renato Stanisci?
  4. Qual è stato il ruolo dell’assistenza sociale e domiciliare verso di lui?

 Pensiamo che questa città debba molto a Renato Stanisci che ha insegnato a recitare ad intere generazioni. Un artista che ha ottenuto svariati riconoscimenti in Italia e all’estero. Sarebbe veramente penoso essere costretti a cercare l’aiuto e la solidarietà per questo artista al di fuori di Vicenza, rendendo pubblica questa mancanza di sensibilità che si è concretizzata con il tentativo di sfratto e con la mancanza, almeno fino a questo momento, di risposte e di soluzioni dignitose per una persona anziana e malata, da parte dell’attuale amministrazione comunale.

Firmato da un gruppo di persone che hanno conosciuto Renato e che chiedono per lui:

  • prima di tutto un trattamento umano e corretto che preveda il mantenimento della residenza attuale e poi
  • di adoperarsi per trovare una soluzione definitiva al contenzioso economico tra AMCPS e Renato Cordiviola e sostenibile per le sue risorse.

Primi firmatari :

Iolanda Padoan (presente al tentativo di sfratto del 14/05/2015)

Carlo Pento -Vicenza

Patrizia Cammarata – Vicenza

Pino Costalunga – Vicenza

Claudio Manuzzato-Vicenza

Germano Claudino Raniero- Vicenza

Lorenzo Bocchese-Vicenza

Riccardo Bocchese- Vicenza

Pubblicato da: giulianolapostata | 30 maggio 2015

La lettera di Matteo Renzi agli Insegnanti italiani

From: noreply

Sent: Wednesday, May 13, 2015 6:47 PM

To: comunicazioni.docenti@istruzione.it

Subject: Lettera del Presidente del Consiglio agli insegnanti

 

Gentilissime e gentilissimi insegnanti,

oggi per la prima volta dopo undici trimestri il PIL italiano torna a crescere. È un risultato di cui dovremmo essere felici, dopo anni di recessione. Ma personalmente credo non basti questo dato: l’unica strada per riportare l’Italia a crescere è investire sulla scuola, sulla cultura, sull’educazione. Non ci basta una percentuale del PIL, ci serve restituire prestigio e rispetto alla scuola.

Stiamo provando a farlo ma purtroppo le polemiche, le tensioni, gli scontri verbali sembrano più forti del merito delle cose che proponiamo di cambiare. Utilizzo questa email allora per arrivare a ciascuno di voi e rendere ragione della nostra speranza: vogliamo restituire centralità all’educazione e prestigio sociale all’educatore. Vogliamo che il posto dove studiano i nostri figli sia quello trattato con più cura da chi governa. Vogliamo smetterla con i tagli per investire più risorse sulla scuola. In una parola, vogliamo cambiare rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi. Dopo anni di tagli si mettono più soldi sulla scuola pubblica italiana.

L’Italia non sarà mai una superpotenza demografica o militare. Ma è già una potenza superculturale. Che può e deve fare sempre meglio. Per questo stiamo lavorando sulla cultura, sulla Rai, sul sistema universitario e della ricerca, sull’innovazione tecnologica. Ma la scuola è il punto di partenza di tutto. Ecco perché crediamo nel disegno di legge che abbiamo presentato e vogliamo discuterne il merito con ognuno di voi.

Intendiamoci. Non pensiamo di avere la verità in tasca e questa proposta non è “prendere o lasciare”. Siamo pronti a confrontarci. La Buona Scuola non la inventa il Governo: la buona scuola c’è già. Siete voi. O meglio: siete molti tra voi, non tutti voi. Il nostro compito non è fare l’ennesima riforma, ma metterci più soldi, spenderli meglio e garantire la qualità educativa.

Per questo con il progetto La Buona Scuola:

  1. Assumiamo oltre centomila precari. Ovviamente chi non rientra nell’elenco si lamenta, quelli del TFA non condividono l’inclusione degli idonei del 2012, quelli della GAE chiedono di capire i tempi, quelli del PAS fanno sentire la propria voce. Tutto legittimo e comprensibile. Ma dopo anni di precariato, questa è la più grande assunzione mai fatta da un Governo della Repubblica. E non è vero che ce l’ha imposta la Corte di Giustizia: basta leggere quella sentenza per capire che la Corte non ci ha certo imposto questo.
  2. Bandiamo un concorso per altri 60 mila posti il prossimo anno. Messa la parola fine alle graduatorie a esaurimento si entra nella scuola per concorso. Ma i concorsi vanno fatti, non solo promessi. Altrimenti si riparte da capo.
  • Mettiamo circa quattro miliardi sull’edilizia scolastica. Ancora non sono sufficienti a fare tutto, ma sono un bel passo in avanti, grazie anche all’operazione Mutui BEI che vale circa 940 milioni di euro. Costruire una Buona Scuola passa anche dai controsoffitti e dagli infissi, non solo dalle previsioni normative. É il più grande investimento in edilizia scolastica mai fatto da un Governo della Repubblica.
  1. Diamo più soldi agli insegnanti. Ci sono 40 milioni di euro per la vostra formazione. A questi si devono aggiungere 500 euro netti a testa per la Carta del Professore: musica, libri, teatro, corsi per pagare ciò che ritenete utile per aiutarvi nella vostra crescita culturale. E ci sono 200 milioni di euro per il merito. Possiamo discutere sui criteri con cui applicare il merito, ma questi soldi non possono essere dati in parti uguali a tutti.
  2. Attuiamo l’autonomia. Dopo anni di ritardi completiamo il disegno dell’autonomia attribuendo libertà educativa e progettuale alle singole scuole e impedendo alle circolari ministeriali di governare in modo centralistico gli istituti. Si rafforzano responsabilità (e conseguenti valutazioni) del dirigente scolastico che non è certo uno sceriffo ma un primus inter pares dentro la comunità educativa.
  3. Realizziamo la vera alternanza scuola-lavoro. Abbiamo il 44% di disoccupazione giovanile e un preoccupante tasso di dispersione scolastica. Segno evidente che le cose non funzionano. Replichiamo le esperienze di quei Paesi come Germania, Austria e Svizzera che già sono presenti sul territorio nazionale in Alto Adige con il sistema duale, puntando a un maggior coinvolgimento dei ragazzi nelle aziende e ad un rafforzamento delle loro competenze.
  • Educhiamo cittadini, non solo lavoratori. L’emergenza disoccupazione giovanile va combattuta. Ma compito della Buona Scuola non è solo formare lavoratori: è innanzitutto educare cittadini consapevoli. Per questo reintroduciamo spazio per la musica, la storia, l’arte, lo sport. E valorizziamo la formazione umanista e scientifica.
  • Affidiamo a deleghe legislative settori chiave. Ci sono temi su cui da decenni si aspetta un provvedimento organico e che finalmente stanno nelle deleghe previste dal testo. In particolar modo un maggiore investimento sulla scuola 0-6 e gli asili nido, sulla semplificazione normativa, sul diritto allo studio, sulla formazione iniziale e l’accesso al ruolo degli insegnanti.

Ho letto tante email, appassionate, deluse, propositive, critiche. Mi hanno aiutato a riflettere, vi sono grato. Leggerò le Vostre risposte se avrete tempo e voglia di confrontarvi. Da subito posso fare chiarezza su alcune voci false circolate in queste settimane:

  • Le aziende non hanno alcun ruolo nei consigli di Istituto;
  • I giorni di vacanza non si toccano:
  • Nessuno può essere licenziato dopo tre anni;
  • Il preside non può chiamare la sua amica/amico, ma sceglie tra vincitori di concorso, in un ambito territoriale ristretto.

 

C’è un Paese, l’Italia, che sta ripartendo. Con tutti i nostri limiti abbiamo l’occasione di costruire un futuro di opportunità per i nostri figli. Sciuparla sarebbe un errore. Conosco per esperienza di padre, di marito, di studente l’orgoglio che vi anima, la tenacia che vi sorregge, la professionalità che vi caratterizza. Mentre scrivo sul computer scorrono nella mente i volti e i nomi dei professori che mi hanno accompagnato come credo accada spesso a ciascuno di voi: le storie di chi all’elementare Rodari, alla media Papini, al Liceo Dante si è preso cura della formazione mia e dei miei compagni di classe. Un professore collabora alla creazione della libertà di una persona: è veramente una grande responsabilità. Vi chiedo di fare ancora di più: darci una mano a restituire speranza al nostro Paese, discutendo nel merito del futuro della nostra scuola. Il nostro progetto non è “prendere o lasciare” e siamo pronti a discutere. Ma facciamolo nel merito, senza la paura di cambiare. L’Italia è più forte anche delle nostre paure.

 

Aspetto le Vostre considerazioni.

Intanto, buon lavoro in queste settimane conclusive dell’anno scolastico.

Molto cordialmente,

 

Matteo Renzi

matteo@governo.it

 

 

 

Egregio Sig. Renzi,

                                prima di tutto non posso fare a meno, iniziando questa mia risposta, di osservare quanto già ebbi modo di scrivere al Suo collega Faraone (https://giulianolapostata.wordpress.com/2014/11/21/la-buona-scuola-di-matteo-renzi/), quando anche lui mi scrisse in novembre (non so se abbia mai ricevuto la mia mail, e non so nemmeno se abbia trovato il tempo di parlarGliene, preso com’è, attualmente, dai suoi guai personali (http://www.liguriaoggi.it/2015/05/12/davide-faraone-indagato-responsabile-welfare-del-pd-nei-guai/).

Io – vede – trovo scorretto il fatto stesso che Lei mi abbia scritto. Lei lo ha fatto approfittando della Sua posizione e del Suo ruolo, che Le danno accesso agli indirizzi di posta elettronica di tutti i docenti, ma in una situazione ‘normale’ mai Lei si sarebbe accorto di un oscuro insegnante elementare come me e ancor meno Le sarebbe venuto in mente di scrivermi questa Sua captatio benevolentiae (che poi, dal Suo punto di vista, c’è poco da captare: i padroni siete voi, e alla faccia della rivolta che sta scuotendo la Scuola italiana, alla fine sarete voi a decidere, e ne farete lo strame che state preparando). Solo che, appunto, questa non è una situazione ‘normale’. Da un lato, sembra che qualche crepa si stia aprendo nel monolitico ‘Partito della Nazione’; dall’altro, appunto, tra qualche giorno ci saranno le Elezioni Regionali, e – Berlusconi ce l’ha insegnato – un bel ‘santino’ elettorale nella cassetta della posta degli elettori può sempre tornar utile. Dunque proviamo anche questa.

Tenterò anch’io di commentare alcune delle Sue affermazioni. Le confesso che quando ho letto la Sua lettera il dito indice è corso spasmodicamente sul tasto ‘CANC’, ma poi mi sono controllato. Dopo più di trent’anni di insegnamento, l’abitudine al confronto critico, al ragionamento, al dibattito è diventata per me una seconda natura, anche quando, dentro di me, mi rendo conto che è inutile.

Mi permetta, per cominciare, una piccola osservazione a latere.

“Dopo undici trimestri il PIL italiano torna a crescere”. Mah, sig. Renzi: da quel che ho letto è cresciuto dello 0,3%. A me risulta che in Spagna sia cresciuto dello 0,6, in Francia dello 0,9, ma non mi risulta che i rispettivi leaders stiano suonando la grancassa come sta facendo Lei. Non le pare un po’ pochino, lo 0,3, per fare tutto questo rumore?

Ma parliamo d’altro, parliamo di Scuola, che è davvero l’unica cosa importante e, per quel che mi riguarda, l’unica di cui mi sia importato nella vita. Sarò brevissimo, Glie l’assicuro: perché sono stanco, sfinito, esausto. Per tutta la mia carriera di insegnante non ho fatto altro che combattere –misero Davide a fronte di invincibili Golia – con Ministri o Presidenti del Consiglio quasi sempre incompetenti di Scuola, che però si sentivano in diritto di fare il loro siparietto presentandoci la loro mirabolante idea per lasciare un segno nella Storia e ‘salvare’ la da sempre disgraziatissima scuola italiana. Dalle onde anomale ai portfoli, questi occhi hanno visto di tutto e, Glie lo confesso, mi sono rotto le scatole. Fate quello che volete, tanto lo farete comunque, Tra due anni dovrei andare in pensione, e con quei quattro soldi che mi darete mi siederò davanti alla TV ad assistere al definitivo s-fascio della mia amatissima scuola.

Torniamo a noi.

Punto III – “Quattro miliardi per l’edilizia scolastica”. Dove sono? A me risulta che finora siano stati spesi solo 380 milioni. Gli altri non li ho ancora visti, ma intanto nella mia scuola i serramenti sono marci e non a norma, i gabinetti fanno vomitare, l’impianto elettrico dev’essere stato installato da Alessandro Volta e quando piove nei corridoi e nelle aule mettiamo le catinelle per terra.

Punto IV – “Diamo più soldi agli Insegnanti”. Ahi-ahi-ahi, caro Sig. Renzi … Ogni volta che sento questo discorso mi corrono i brividi lungo la schiena, e la mano corre alla penna per firmare la domanda di pensionamento anticipato. “200 mln per il merito” o, come ha detto qualche giorno fa alla radio, ‘diamo più soldi, sì, ma non a tutti: ai più bravi’. Mi permetta solo una domanda semplice semplice, caro Sig. Renzi: chi lo decide, qual è il mio “merito”? Lei? La Sig.ra Giannini? Verrete voi due a casa mia, a fare la lista delle migliaia di libri letti in una vita di studio, delle migliaia di euro spesi? Verrete ad interrogarmi? Chi lo decide se io sono “bravo” o no? Sempre voi due? O magari lo facciamo decidere a quelle generazioni di studenti, di famiglie e di colleghi che in questi trent’anni mi hanno amato e stimato? Che dice: vado in cerca di tutti e mi faccio rilasciare un certificato di buona condotta? Quando la sera torno a casa col fiato corto e il batticuore, dopo una giornata tra i banchi meravigliosa ma stremante – perché alla mia età dovrei già essere in pensione ma non ci son potuto andare perché gente come Dini e Fornero me l’ha impedito – l’idea che dobbiate esser voi a giudicare se sono o no ‘bravo’ mi fa, come si dice a Livorno, incavolare abbestia. E alla mia età è meglio che eviti le emozioni forti …

Se Lei esaminerà la mia carriera e il mio curriculum, difficilmente troverà pubblicazioni, ‘funzioni docente’, relazioni … Non ho mai avuto il tempo di farle, impegnatissimo come sono sempre stato a leggere, a studiare, a trasferire il mio povero sapere ai miei allievi in forme che per essi potessero essere affascinanti, accattivanti e soprattutto autenticamente formative. Non troverà quasi nessun attestato di frequenza ai famosi e famigerati ‘corsi di aggiornamento’. Li ho sempre evitati come la peste. Nel 99% dei casi, pure perdite di tempo, che servono solo a gonfiare le tasche degli organizzatori e dei relatori e a fare punteggio e ‘carriera’, a discapito dei fessi come me, che invece se ne sono stati a casa a prepararsi, ad arricchire se stessi per poter arricchire i propri allievi. Ma di questo, Lei lo sa bene, non esistono attestati.

Faccia una cosa, Sig. Renzi, se davvero vuole ‘dar più soldi agli Insegnanti’, una cosa sola, anche questa semplice semplice: ci rinnovi il contratto, sblocchi i nostri miserabili stipendi, fermi dal 2009. Ci dia quel che ci spetta, ce la renda coi fatti concreti, col vil denaro, la nostra Dignità. E lasci perdere il resto, ché a fare la Buona Scuola ci pensiamo noi, come abbiamo sempre fatto, molto, molto prima che Lei o Faraone pensaste di metterci mano.

Punto VI – “Realizziamo l’alternanza Scuola-Lavoro”. Che vuole che Le dica, Sig. Renzi. Chissà perché, ma a me questa storia ricorda tanto la terza ‘I’ del famigerato Ministro Moratti: la ‘Impresa’, che significava allora, e secondo me significherà anche adesso, la sudditanza della Scuola all’Industria, con tutto quel che ne conseguirà: a buon intenditor …

Punti VII – “Educhiamo cittadini, non solo lavoratori”. Anche qui, egregio Sig. Renzi, l’irritazione che sale è forte, almeno quanto è semplice la soluzione. Perché l’educazione torni ad essere davvero “umanistica” (non “umanista”, mi consenta, Sig. Renzi: http://www.treccani.it/vocabolario/tag/umanista/http://www.treccani.it/vocabolario/tag/umanistico/), reintroduca, per esempio, nei Programmi di Storia della Scuola Primaria, l’insegnamento dell’Educazione Civica (prima l’avete rinominata Educazione alla Convivenza Civile e Democratica; poi, se non ricordo male, Educazione alla Cittadinanza; poi è definitivamente sparita dai testi scolastici: non vorrei mai che i bambini imparassero ‘cosa c’è dietro’ …). Riporti anche quei medesimi programmi alla scansione cronologica che avevano prima della riforma Moratti, per cui oggi un bambino esce dalla Scuola Primaria senza aver mai sentito parlare di Medioevo, di Rinascimento, di Unità d’Italia, di Prima e Seconda Guerra Mondiale, di Resistenza, di Costituzione. La motivazione – dalla quale si vede quanto profonda sia sempre stata la competenza in materia di scuola, didattica ed educazione dei nostri Ministri – fu che è ‘uno spreco’ far studiare delle cose che poi alle Medie vengono ‘ripetute’: una sciocchezza abominevole che non merita nemmeno commento.

Sempre a proposito di ‘educare’, i tagli al personale del Ministro Giannini daranno luogo nella mia scuola, l’anno prossimo, a due Prime di 25 (venticinque) bambini. Egregio Sig. Renzi, ma Lei e la Sig.ra Giannini ce l’avete una vaga idea di cosa voglia dire venticinque bambini, tutti insieme in un’aula, in Prima? Secondo voi quella che possono avere sarà un’educazione di qualità? Secondo voi quella sarà ‘Buona Scuola’?

Mi fermo qui, egregio Sig. Renzi, certo che questa mia non le arriverà mai, e che se anche dovesse cadere sotto i Suoi occhi non ne terrebbe conto alcuno.

Inoltre sono io, come ho detto prima, che sono stanco: stanco di chiacchiere inutili, stanco di promesse mai mantenute, stanco soprattutto di sopraffazioni, stanco della Scuola per come è stata ridotta. Considero l’Insegnamento più che una Missione: se non sembrasse retorico vorrei dire che lo vivo come una ‘religione’, e quel che sta avvenendo mi sembra una bestemmia.

E poi, guardi, sono io che non voglio entrare in discussione con Lei, e La prego di non rispondermi. Del resto, anche Lei mi ha scritto senza chiedermene il permesso: io faccio lo stesso, uno pari, e chiudiamola qui. Mi metta pure tra i gufi, i masochisti o che altro, pescando dal suo immaginario mitopoietico col quale tenta di liquidare ogni velleità di critica, di razionalità e di ribellione al Suo progetto.

Mai avrei creduto – Glie lo giuro – che un giorno avrei detto: ‘Sono contento di andare in pensione’, ma oggi questa frase sto cominciando a pronunciarla. In fondo, alla fine saremo contenti in due, perché la Scuola che Lei sta preparando, di insegnanti come me – come noi: mi permetto di parlare a nome anche di molti meravigliosi colleghi – non sa che farsene.

A non risentirci.

 

Giuliano Corà

Pubblicato da: giulianolapostata | 4 gennaio 2015

La Mostra è la moglie del mostro

Da ex allievo del Liceo Ginnasio “A. Pigafetta di Vicenza, pubblico questa lettera da me inviata ad un insegnante della medesima scuola, mio conoscente.
Gentile Signore,
                         Le scrivo soprattutto per esprimere tramite Suo la mia più assoluta solidarietà intellettuale e professionale ai Suoi colleghi (ai quali La autorizzo a diffondere queste mie righe), in questi giorni sotto attacco per le loro opinioni sulla partecipazione alla famigerata mostra. Se non avessero avuto altre ragioni per rifiutarsi di condurvi i loro studenti, credo che il criterio ispiratore della medesima, che educatamente possiamo definire ‘bizzarro’, sarebbe stato più che sufficiente. “La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. Da Tutankhamon a Van Gogh“. Certo, perché no? Ma allora perché non farne una su “La danza attraverso i secoli: dalle metope del Partenone alle coreografie di Pina Bausch”? O magari un’altra su “L’arte militare dai Romani al Nazismo: dalla Colonna Traiana ai film di Leni Riefenstahl”? Un criterio che, con tutta evidenza, non ha nulla a che fare con la storia dell’arte e molto, invece, con quei famosi ‘Sei gradi di separazione’ (http://it.wikipedia.org/wiki/Sei_gradi_di_separazione) – ma perché non cinque, o sette, o quattordici?! – cui è ispirata una modesta trasmissione su Radio Tre. Insomma, ‘piccole’ idee per ‘piccole’ mostre per una città che, così facendo, si vuol far diventare ancor più ‘piccola’ e provinciale.
Voglio poi aggiungere una riflessione attinente al mio ruolo di ex allievo del Pigafetta, scuola che mi onoro di aver frequentato e che, così agendo, ancora una volta si dimostra ‘Scuola’ di intelligenza e di razionalità. Tra i numerosi e fulgidi Maestri che ebbi la fortuna di incontrare sulle cattedre del Liceo, molti anni fa, vi fu Renato Cevese, come insegnante di Storia dell’Arte: un nome che non ha bisogno di presentazione alcuna, e che brilla di luce propria nel mondo intero. Durante i suoi anni, mai il Prof. Cevese ci condusse ad una mostra, e nemmeno ricordo che mai ci abbia invitato a visitarne una; l’insegnamento avvenne sui suoi testi, su quelle foto in bianco e nero di qualità davvero povera, e naturalmente attraverso le sue parole. Eppure c’è un’altra cosa che ricordo, ed è l’emozione – soffocante, quasi da togliere il fiato, da fermare per un istante il cuore in petto – provata durante il mio primo viaggio in Grecia di fronte ad una stele tombale di Scopas illustrata e spiegata nel libro, il grido ‘Cevese aveva ragione!’, che quasi rischiò di sfuggirmi di bocca nella sala colma di pubblico del Museo Nazionale di Atene.
Credo che così si insegni e si debba insegnare, che altro non sia necessario (non certo Tutankhamon …), e che i colleghi che oggi siedono a quelle cattedre lo sappiano benissimo, e a questo si siano ispirati.
A loro, ripeto, tutta la mia stima.
Un cordiale saluto e a presto.

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