Pubblicato da: giulianolapostata | 9 novembre 2016

Io voto NO

LA POSIZIONE DEI MEDICI PER L’AMBIENTE (ISDE ITALIA)

NEI CONFRONTI DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE

Nel prossimo Ottobre saremo chiamati ad esprimerci sulla riforma costituzionale, una questione
importante che merita di essere adeguatamente valutata ed approfondita ed a cui, come Medici
per l’Ambiente, intendiamo contribuire con alcune riflessioni di seguito riportate.

Al di là delle giustificazioni addotte (riduzione dei costi della politica, del numero dei
Parlamentari, maggiore snellezza dei percorsi legislativi etc.) il quadro che si va configurando è,
per noi Medici per l’Ambiente, oltremodo preoccupante: vediamo infatti in questa riforma (unita
alla nuova legge elettorale ”Italicum”) alcuni importanti rischi quali lo stravolgimento della
democrazia rappresentativa e di quella partecipativa, un’abnorme concentrazione di
poteri nelle mani del Governo, una pericolosa forma di centralismo decisionale e il venir
meno dell’equilibrio fra i vari poteri dello Stato, tutti elementi imprescindibili e garanti
dell’ordinamento democratico.

Molte delle principali criticità sanitarie sono state causate negli ultimi due decenni, in varie aree
del Paese, da impianti inquinanti identificati come opere strategiche e/o di preminente interesse
nazionale mediante lo strumento del decreto legge, espropriando gli enti locali di qualunque
possibilità di intervento negli iter decisionali. Tale tendenza ha generato, soprattutto negli ultimi
anni, la necessità di frequenti ricorsi alla Corte Costituzionale da parte degli enti locali stessi.
Questa è infatti, in questo momento, l’unica possibilità di difesa contro l’accentramento
decisionale esercitato da parte dello Stato, soprattutto per questioni di importante rilevanza
ambientale. La riforma costituzionale proposta, in particolare con le modifiche all’art. 117,
eliminerebbe di fatto questa possibilità e renderebbe strutturale la supremazia decisionale del
Governo. Il rischio è quello di allargare ulteriormente il divario tra le reali esigenze delle Regioni
e gli interessi dello Stato, spesso legati a motivazioni lontane dal bene comune delle comunità
periferiche, come hanno ad esempio insegnato le vicende di Taranto e lo sfruttamento
territoriale della Basilicata.
Le conseguenze sociali, economiche, ambientali e sanitarie dell’espropriazione dell’autonomia
regionale sarebbero amplificate dalle modifiche agli artt. 116 e 119, che vincolano i poteri
delle Regioni, dei Comuni e delle Città metropolitane all’equilibrio tra le entrate e le spese del
proprio bilancio. Tutto questo inciderà inevitabilmente anche sulla prima parte della
Costituzione, universalmente riconosciuta come immodificabile, in quanto, in violazione dell’art.
3, verrebbero danneggiate ulteriormente soprattutto le regioni meridionali. Già ora in tali
regioni i minori trasferimenti statali e la maggiore aggressività industriale – ad alto impatto
ambientale e scarsa efficacia occupazionale – determinano gravi ricadute socio-economiche,
ambientali e, di conseguenza, assistenziali e sanitarie soprattutto in età infantile. Ad esempio, la
percentuale di famiglie in povertà assoluta nel mezzogiorno è oltre il doppio rispetto a quella nel
nord e per le famiglie in povertà relativa 4 volte superiore; la mortalità nel primo mese di vita è
più alta del 47% rispetto al settentrione ed i più alti tassi standardizzati di mortalità infantile tra
0 e 14 anni si registrano al centro-sud, dove ci sono anche i più bassi valori negli indicatori di
natalità ed i maggiori tassi di dimissione per malformazioni congenite.

Ulteriori motivi di preoccupazione rispetto al mantenimento dei diritti fondamentali sanciti
dalla prima parte della Costituzione sono rappresentati, da una parte, dall’abnorme premio
di maggioranza al partito risultato vincitore delle elezioni previsto dall’Italicum e, dall’altra,
dalla trasformazione del Senato in una Camera di 100 membri non eletti, ma nominati, per cui
facilmente influenzabili. Questi elementi stravolgono l’equilibrio dei poteri a favore
dell’Esecutivo, sottoponendo al controllo di quest’ultimo tutti gli Organi di garanzia, compreso il
Capo dello Stato, e consentono al Governo sia di intraprendere ulteriori interventi limitativi dei
suddetti diritti sanciti dalla prima parte della Costituzione sia di legiferare in contrasto con essa
senza incontrare ostacoli di sorta. Inoltre la prevalenza numerica garantita dalla legge elettorale
al partito del Capo del Governo consentirà ad esso di eleggere non solo il Presidente della
Repubblica, ma anche i membri laici del Consiglio Superiore della Magistratura e quelli della
Corte Costituzionale facendo venir meno ogni garanzia di tutela per le minoranze.

La riforma costituzionale proposta non nasce certo oggi, ma è il risultato di un percorso avviato
già con la sottoscrizione dei trattati europei che, mettendo al primo posto la stabilità dei prezzi,
la competitività e la libera circolazione di merci, capitali e forza lavoro, si ispirano a principi di
incontrollato neoliberismo subordinando i diritti fondamentali della persona alle esigenze
del mercato e della finanza. La nostra Costituzione (purtroppo in larga parte ancora disattesa)
è nata, viceversa, da un lungo e paziente lavoro di conciliazione fra diverse visioni della società
che avevano però come base comune il rifiuto del liberismo e l’affermazione prioritaria della
dignità della persona e dei suoi diritti fondamentali.

La salute non è la semplice assenza della malattia, ma, come la definiva l’OMS già dal 1948, “uno
stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” e siamo ben consapevoli che tale stato di
benessere può realizzarsi solo in presenza di equità sociale e nel rispetto dei diritti
fondamentali della persona, quali il diritto alla salute e ad un ambiente sano e rispettoso degli
equilibri naturali, all’istruzione, all’abitazione, al lavoro, all’autodeterminazione territoriale. La
stessa introduzione del pareggio di bilancio nella nostra Costituzione già nel 2012 – in
ossequio ai dettami europei – ha rappresentato per noi un grave vulnus: come sarà ad esempio
possibile garantire “cure adeguate agli indigenti”, come recita l’art. 32 della Costituzione, se deve
prevalere sopra ogni altra cosa il pareggio di bilancio? E come sarà possibile garantire ai cittadini
uno stato di benessere se, proprio a causa del pareggio di bilancio, si sta smantellando lo Stato
sociale di diritto? E chi potrebbe garantirci che, in questo stato di cose, un Governo non si senta
indotto a considerare il fondamentale diritto alla salute il primo bersaglio da colpire? Tutto ciò
pone in pericolo lo stato di salute degli Italiani, potrebbe incrementare le condizioni di
discriminazione ambientale e sanitaria attualmente esistenti in varie aree del Paese e farebbe
certamente aumentare ovunque le disuguaglianze sociali, la povertà, la precarietà e l’incertezza
per il futuro.

L’articolo 6 del Nuovo Codice di Deontologia Medica ci impegna in prima persona : “… Il medico,
in ogni ambito operativo, persegue l’uso ottimale delle risorse pubbliche e private salvaguardando
l’efficacia, la sicurezza e l’umanizzazione dei servizi sanitari, contrastando ogni forma di
discriminazione nell’accesso alla cure.”.

Per tutto quanto sopra detto la nostra posizione non può essere che di contrarietà a
queste modifiche costituzionali.

Arezzo, 15 Giugno 2016

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18.07.2016

Medicina Democratica Onlus : le modifiche costituzionali e l’italicum sono atti insalubri da respingere al
mittente

L’attuale esecutivo ha inaugurato il suo mandato con la parola d’ordine dell’innovazione e delle riforme .

La riforma costituzionale ( Legge Boschi) così come la riforma elettorale ( Italicum -legge 52/2015), per
quanto dichiarato dagli ideatori, andrebbero nella direzione di rendere più veloce l’azione dei governi
con due meccanismi fondamentali : eliminando il bicameralismo ed introducendo un imbuto nella
selezione dei rappresentanti politici(della compagine governativa e dell’opposizione) .

Per queste riforme è stato indetto un referendum (costituzione) ed un altro sarebbe opportuno
(Italicum). Riteniamo che la logica che le sostiene sia la stessa ed è una logica che dobbiamo contrastare. Il
progetto è modificare le basi della Repubblica democratica non per rendere più efficienti le istituzioni ma
per introdurre una sorta di “premierato” del Presidente del Consiglio, una deriva autoritaria, per
“normalizzare”la realtà italiana e ridurre gli spazi dell’espressione della volontà popolare e del conflitto
sociale.

Il primo punto di tale programma è una nuova legge elettorale che stabilisce un premio di maggioranza
eccessivo mettendo fuori gioco ogni minoranza non allineata ai raggruppamenti elettorali maggiori e
scoraggia- di fatto – la partecipazione di sempre più vaste masse di popolazione alla stessa espressione del
voto ( che voto a fare ,se non trovo qualcuno che mi rappresenti veramente? Che voto a fare se il mio voto
avrà un valore minore di quello di un sostenitore dei partiti più forti? Oppure se oggi sono minoranza , per
divenire maggioranza con questi sbarramenti ,dovrei attendere tanto per ottenere una rappresentanza ed
intanto mettere in campo una strategia extraparlamentare di lunga-lunghissima durata ) . Insomma
l’Italicum è una riedizione-peggiorata- del Porcellum in una fase storica in cui la gente già in maggioranza è
attratta dall’astensione . Evidentemente agli occhi degli ideatori del progetto il fenomeno dell’esclusione
di buona parte della popolazione è visto con favore . Per una associazione come Medicina Democratica
che, nel nome stesso, ritiene fondamentale la democrazia e la partecipazione ( “Bisogna combattere la
mancanza di partecipazione come una malattia…”) , questo progetto è un atto lesivo dello stesso diritto
alla Salute . Maccacaro ha analizzato in più occasioni il rapporto malattia, estraniazione, isolamento ed
assenza di rappresentanza ma anche chi non ha letto i suoi testi capisce che il non potere agire
realmente sulla selezione della classe politica significa anche non potere scegliere chi programmerà o
gestirà il Sistema Sanitario . Medicina Democratica non solo è contraria alla restrizione di rappresentatività
ma promuove in tutte le sedi nuove forme di autoorganizzazione e democrazia diretta nei luoghi ove si
gestisce la salute ,in spazi istituzionali e non( ospedali, centri sociali ,aree urbane autogestite)per la
riappropriazione del diritto e la sperimentazione di nuovi rapporti tra la sofferenza e l’istituzione sanitaria.
Medicina Democratica ,cioè, ritiene che non vi è un eccesso di rappresentanza ma al contrario sia
necessario creare nuove forme di espressione democratica . Si capisce anche che l’estraniazione dalla
politica non è diffusa alla stessa maniera in tutte le classi sociali ma riguarda in larga misura le classi
popolari e la fascia sempre più ampia dell’emarginazione . Anche qui, gli ideatori della riforma non solo
non si preoccupano del fenomeno ma in qualche modo lo ritengono un elemento che favorisce il
dinamismo politico selezionando un’area sociale di elettori ristretta ma funzionale a logiche di partito.
Alla fine ad eleggere un governo ci sarà si e no il 25% dei votanti e avranno ancor meno rappresentanza le
espressioni di sofferenza sociale perché non compatibili in questo disegno. Medicina Democratica
invece è strategicamente legata proprio alle classi sociali subalterne. Medicina Democratica, in una
società con forti differenze di classe, ha sempre scelto di stare con la sofferenza sociale ,proprio perché
la Salute non è uguale per tutti(un disoccupato napoletano non avrà in questa situazione storica la
solerzia e la qualità dei servizi di qualche benestante che può accedere alle cure esclusive di luminari in
cliniche di lusso) e questa è un’ingiustizia che va combattuta . La nostra diversità è una scelta politica ,di
schieramento e di prospettiva. Noi la rivendichiamo come rimarchiamo anche per aprire un dibattito
vero con altri movimenti ed associazioni che parlano in maniera indefinita di salute, ammalati, ambiente
come dimensioni eteree , al di sopra ed al di fuori dei conflitti sociali . Non si tratta di riproporre schemi
ideologici per motivi propagandistici ma di dire la verità : il disoccupato napoletano cardiopatico morirà di
scompenso cardiaco a 40 anni in attesa di un posto letto in cardiochirurgia e nessuno dirà niente in Tv. Di
qualcun altro assistiamo alla cronaca giornaliera in TV per mostrare un intero ospedale mobilitato a
garantire la sua pronta guarigione perchè ha più diritto di vivere di uno che non riesce a pagare le bollette.

il secondo meccanismo è quello di “neutralizzare” il senato con l’eliminazione del bicameralismo . In
realtà si propone un secondo serbatoio di classe politica -non direttamente eletta- che avrà tutto
l’interesse ad avere una comoda poltrona a Roma senza avere alcun interesse a disturbare il governo
formato dai deputati di maggioranza. Ci dicono che si risparmia ma in realtà la differenza dei costi saà
irrisoria creando un baraccone parassitario di cooptati alla briglia della maggioranza del momento anziché
mantenere una elemento di controllo e comunque di espressione della volontà degli elettori.

E dopo le regole democratiche cadranno le altre regole e i diritti costituzionali se daranno fastidio al
premier di turno….

Medicina Democratica quindi considera inaccettabili entrambe le riforme proposte e ancor più il loro
“combinato disposto”, un unico progetto antidemocratico, ed invita a votare No al Referendum di Ottobre
e a dire No anche alla legge elettorale .

Il direttivo di Medicina Democratica Onlus

 

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