Pubblicato da: giulianolapostata | 9 luglio 2016

Lettera a Davide Faraone

Questa è la lettera che il 6 luglio 2016 ho spedito a Corrado Augias. Naturalmente non è stata pubblicata.

 

Gentile Sig. Augias,

                                 sono un Insegnante Elementare, e quello che penso delle competenze del Sig. Davide Faraone in materia di Scuola e Educazione, non Glie lo posso scrivere, perché Lei non potrebbe pubblicarlo, e se lo facesse io verrei denunciato. Oggi però, leggendo a pag. 21 un’intervista del suddetto, il quale afferma che il PD ha stanziato duecento milioni “per i migliori”, ho fatto fatica a non gettare il giornale dalla finestra. Lei ha letto, Sig. Augias, le circolari ministeriali che elencano i titoli e i meriti in base ai quali è possibile accedere a quei duecento milioni? È un elenco infinito di incarichi interni molto spesso vuoti di contenuti e significato, di corsi di aggiornamento che quasi sempre servono solo a far guadagnare chi li organizza, di esercizi di alta inutilità. In tutta la mia vita, in tutta la mia carriera me ne sono sempre tenuto lontano come dalla peste. In più di trent’anni di scuola io ho sempre fatto una cosa sola: insegnare, e non mi è avanzato tempo per nient’altro. Per tutta la mia vita mi sono aggiornato da solo: studiando, leggendo, riflettendo, scrivendo. Avevo pensato di presentare la domanda allegando il catalogo della mia sterminata biblioteca, la cui essenza migliore ho trasfuso nei miei allievi: ma pare che non venga riconosciuto come titolo. Avevo pensato di registrare e allegare le voci di tantissimi genitori, che quando sono venuti a salutarmi alla fine della Quinta mi hanno detto: “Voglio ringraziarLa perché Lei non ha insegnato a mio figlio le Sue materie: Lei gli ha insegnato a pensare”, ma anche questo sembra non sia un titolo sufficiente. Dunque a me non spetterà un centesimo di quella regalia. Per il Sig. Faraone, io non sono un ‘migliore’, e Le confesso che, venendo da uno come lui, questo per me è una patente di nobiltà, una medaglia al valore. Se sapesse di cosa sto parlando, forse il Sig. Faraone potrebbe vergognarsi di quella frase, ma non lo sa. Ho sessantasei anni, Sig. Augias, e dovrò lavorare ancora un anno, grazie alla Sig.ra Elsa Fornero – anche riguardo a lei mi autocensuro – e ai sindacati complici. La mia salute è sempre meno adeguata a quest’impegno, ma mi spinge avanti l’immenso amore che ho sempre avuto per questo lavoro, che non è un lavoro, ma, come si diceva una volta, davvero una missione. Mi sostiene anche una speranza: che il referendum di ottobre spazzi via dall’Italia questa mala genìa, che ha massacrato il Paese e, nella fattispecie, la Scuola. In confronto a loro, i cinquant’anni di governi democristiani, che io ho vissuto, cominciano a sembrarmi il migliore dei governi possibili.

Cordiali saluti.

 

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