Pubblicato da: giulianolapostata | 5 marzo 2016

Le miserie del Manifesto contro Louis-Ferdinand Céline

L’ignobile campagna che la cultura di ‘Sinistra’ (?!) ha da sempre scatenato contro Louis-Ferdinand Céline, la conventio ad damnandum, che lo ha relegato in un enfer di cui molti altri, come lui grandi, hanno fatto parte – non sono lontani i tempi in cui i ‘compagni’ non dovevano leggere Tolkien perché era un ‘fascista’ – ha recentemente aggiunto un altro piccolo tassello con l’articolo di tal Massimo Raffaeli “Céline, il pigmalione igienico-morale”, pubblicato a pag. 3 di Alias del 28/2/16. Prima di tagliarlo a strisce ed infilarlo sul chiodo del cesso, come si faceva una volta, ho pensato di far cosa utile agli spiriti liberi dandone notizia, ed accompagnandolo con qualche modestissima riflessione.

Primo. Una delle ragioni per cui da anni non leggo più il Manifesto è la prosa esoterica e criptica – spesso ai limiti, in questo caso addirittura oltre, della lingua italiana – che sovente usano i suoi redattori culturali (si fa per dire). Per esempio. Scrive questo Sig. Raffaeli (e chi cazzo è costui?): “Lo sguardo di Céline era quello di uno gnostico o forse di un cataro”. Checcazzovordì?!

Ancora. “Da un lato lo investiva il peso di un mondo asservito alla carne, agli appetiti elementari (…), dall’altro lo smaltiva uno stile pulsionale ma stilizzato al ritmo dello spasmo interiore, quasi una musica dell’essere, sussultante e compulsiva, portata ai limiti della gratuità”. Puro linguaggio misterico. Senza contare quello ‘smaltiva’: semplicemente incomprensibile, tanto più in accoppiata con quel pronome complemento ‘lo’. Quale sia il significato di questo verbo lo sappiamo tutti. Così ne dice lo Zanichelli:

♣smaltıre

[dal got. smaltijan ‘fondere’; V. il ted. schmelzen ‘rendere fluido’ ☼ 1306]

  1. tr. (io smaltìsco, tu smaltìsci)

1 Digerire: è difficile smaltire questo cibo; è un cibo duro da smaltire | (fig.) Far passare: smaltire la sbornia; Se ne andava all’osteria a smaltire l’uggia (VERGA).

2 (raro, fig.) Tollerare, sopportare: smaltire un’ingiuria, un’offesa, un dolore.

3 Vendere completamente, esaurire: in pochi giorni smaltì tutte le confezioni | Portare a termine, sbrigare: smaltire il lavoro, la corrispondenza.

4 Far defluire acque, eliminare immondizie e sim.: un canale per smaltire le acque di scarico | Far scorrere: una nuova tangenziale per smaltire il traffico.

 

e dunque trattasi di frase semplicemente senza senso.

Per finire. “Ogni altro rilievo, ogni notizia concernente la letteratura, nel prosieguo di quella che è ormai una carriera, rimane desultorio o sullo sfondo”. Altra frase misterica. Senza contare quel ‘desultorio’, che il Sig. Raffaeli poteva davvero risparmiarsi. “Voce dotta”, la definisce lo Zanichelli:

desultorio (o -s-)

[vc. dotta, lat. desultōriu(m), da desultōres ‘desultori, saltatori’ ☼ 1631]

agg.

1 (disus.) Che salta.

2 (fig., lett.) Irregolare, discontinuo, incoerente: stile desultorio.

|| desultoriamente (o -s-), avv.

e dunque forse il Sig. Raffaeli voleva farci sapere che lui è uno ‘studià’, come si dice in Veneto. Ci sarebbero molte altre e raffinate perle da portare all’attenzione (“Céline tende ad usare le sue donne come specchio ustorio”: checcazzovordì?!), ma non infieriamo e passiamo ad altro.

Céline era uno “scopofilo” (ma non era più semplice scrivere ‘guardone’?), e se è vero mi confesso suo complice (oltre che suo ammirato lettore), perché uno dei più intensi piaceri della mia vita è sempre stato quello di guardare, ammirare, sognare le donne, probabilmente il frutto più bello della Natura. Potremmo aggiungere – esprimendoci anche noi con quella ‘volgarità’ che, secondo il Raffaeli, sembra essere l’unica cifra dell’estetica céliniana – che gli piaceva molto la figa. Ed anche di questo peccato mi dichiaro assolutamente colpevole …

C’è una lunga tradizione, nella cultura critica italiana, di questo vizio di commentare i poeti frugando nella loro biancheria sporca. A partire da quell’infame libretto di Antonio Ranieri, “Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi”, nel quale uno dei più grandi poeti e filosofi italiani viene ridotto ad uno gnomo sporchiccio e ingordo di sorbetti. O quel libro uscito una ventina d’anni fa, credo ad opera di Alberto Arbasino (ne ho già parlato qualche settimana fa su queste pagine), che mi pare si intitolasse “Certi poeti” (non lo possiedo più e lo sto cercando disperatamente da anni), nel quale il Vate si faceva beffe di Giovanni Pascoli riportando una sua lettera alla sorella Mariù in cui le raccontava di una sua violentissima crisi diarroica: anche qui, di uno dei più delicati, colti e raffinati poeti italiani rimaneva solo uno sciocco cagone. Non vale la pena di continuare. Certo il Raffaeli si sarà capito da sé, e l’avrà capito chi ha scelto di pubblicarlo. A me basta così, ed altro non mi interessa.

Veniamo invece all’unica questione seria di cui si parla nell’articolo, e cioè al suo antisemitismo.

Fu antisemita Céline? In alcuni momenti della sua vita, certamente, e violentemente. È giustificabile in qualche modo questo suo antisemitismo? Mai, e in nessun modo. Ma il punto è un altro. Tutta la vita e l’opera di Céline furono permeate da un amore folle per l’Umanità, talmente folle da trasformarsi in odio. Odiava l’oggetto del suo amore, ne odiava le meschinità, le volgarità, le miserie, le cattiverie, e giunse al punto di reificare questo oggetto dell’odio nell’Ebreo. Folle conclusione, e pericolosissima anche (soprattutto negli anni in cui egli operò), ma di questa interpretazione va pur tenuto conto per comprenderlo, a meno che non si voglia liquidarlo come uno dei tanti antisemiti del Novecento (e sporcaccione, per giunta). Dirò di più. Nelle famose e demoniache “Bagatelles pour un massacre”, la valanga di odio che Céline riversa sull’Ebreo è, in realtà, rivolta contro se stesso. Odia l’Ebreo, ma in realtà egli odia Louis-Ferdinand, lo odia come esponente di quel genere umano che nella sua Storia pare non aver prodotto altro che Male, fino all’apocalisse che stava travolgendo il mondo. Ripeto: ciò non giustifica in alcun modo quel libro, ma quel libro va pur ‘spiegato’.

Ricordiamo anche quel che sempre viene trascurato. Lo ‘antisemita’ Céline, tornato dall’esilio, si ritirò a vivere nella banlieue, esercitando la sua professione medica su poveri, operai, disoccupati e barboni, spesso gratuitamente, o facendosi pagare in natura, due uova, una baguette, una cartata di salame. Se non ci fosse stata sua moglie, probabilmente sarebbe morto di fame.

Per parte mia, non posso fare a meno di volergli bene. Provo per lui una pena infinita, pena soprattutto per i suoi demoni interiori, che lo portarono a scrivere ciò che scrisse. Parole orrende, non c’è discussione: ma ogni essere umano ha diritto ad essere capito, per lo meno spiegato, e certamente perdonato.

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Responses

  1. Alla domanda “E chi cazzo è costui?” si può rispondere usando, per esempio, Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Raffaeli

    • Grazie dell’informazione. Ora so “chi cazzo è costui” e continuo a pensare che quell’articolo su Céline sia vergognoso (oltre che illeggibile …). Questo non è “scrivere di Letteratura”, come dice Wikipedia: queste sono veline staliniste, di cui la cultura di Sinistra, e il Manifesto in particolare, è da sempre specialista.


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