Pubblicato da: giulianolapostata | 24 agosto 2015

Lo Svedese

Lindstrom

Ripubblico questo trafiletto – apparso sul Venerdì di Repubblica il 7 agosto 2015 a firma di Marco Filoni – non col riso sulle labbra, ma con la morte nel cuore. Non faccio fatica ad immaginare la scena, a vedermela, addirittura a leggere i retropensieri di questa signorina, quasi certamente espressi in quel greve romanesco (non ho nulla contro i romani, beninteso: che non mi si accusi di criptoleghismo, per carità!), che spesso è stato tanto amato da certi ‘intellettuali’, e indicato come segno di popolare genuinità. Percepisco l’indolenza, l’arroganza, la strafottenza, il fastidio di chi ignora cosa siano civismo e servizio pubblico, di chi, in fondo, non è mai stato ‘cittadino’ ma è ancora un servo della gleba.

– Aoh, ma ‘ndò cazzo stanno i du’ puntini?

– Ma ‘sto cazzo de svedese, chevvòle?

– Ma nun poteva starsene a casa sua invece de venimme a rompere li cojoni a me?

– E me sta pure a fa’ ‘a lezione, ‘sto stronzo!

 

Eccetera.

Questa è l’Italia, cari miei: quella che abbiamo costruito, tollerato, subìto, voluto, e che in fondo – diciamoci la verità – ci piace tanto, e nella quale ci sentiamo a casa nostra.

Innumerevoli volte ho scritto che mi vergogno di essere Italiano, e questa volta ci voglio aggiungere: giuro, non è colpa mia.

Aoh!

 

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