Pubblicato da: giulianolapostata | 4 gennaio 2015

La Mostra è la moglie del mostro

Da ex allievo del Liceo Ginnasio “A. Pigafetta di Vicenza, pubblico questa lettera da me inviata ad un insegnante della medesima scuola, mio conoscente.
Gentile Signore,
                         Le scrivo soprattutto per esprimere tramite Suo la mia più assoluta solidarietà intellettuale e professionale ai Suoi colleghi (ai quali La autorizzo a diffondere queste mie righe), in questi giorni sotto attacco per le loro opinioni sulla partecipazione alla famigerata mostra. Se non avessero avuto altre ragioni per rifiutarsi di condurvi i loro studenti, credo che il criterio ispiratore della medesima, che educatamente possiamo definire ‘bizzarro’, sarebbe stato più che sufficiente. “La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento. Da Tutankhamon a Van Gogh“. Certo, perché no? Ma allora perché non farne una su “La danza attraverso i secoli: dalle metope del Partenone alle coreografie di Pina Bausch”? O magari un’altra su “L’arte militare dai Romani al Nazismo: dalla Colonna Traiana ai film di Leni Riefenstahl”? Un criterio che, con tutta evidenza, non ha nulla a che fare con la storia dell’arte e molto, invece, con quei famosi ‘Sei gradi di separazione’ (http://it.wikipedia.org/wiki/Sei_gradi_di_separazione) – ma perché non cinque, o sette, o quattordici?! – cui è ispirata una modesta trasmissione su Radio Tre. Insomma, ‘piccole’ idee per ‘piccole’ mostre per una città che, così facendo, si vuol far diventare ancor più ‘piccola’ e provinciale.
Voglio poi aggiungere una riflessione attinente al mio ruolo di ex allievo del Pigafetta, scuola che mi onoro di aver frequentato e che, così agendo, ancora una volta si dimostra ‘Scuola’ di intelligenza e di razionalità. Tra i numerosi e fulgidi Maestri che ebbi la fortuna di incontrare sulle cattedre del Liceo, molti anni fa, vi fu Renato Cevese, come insegnante di Storia dell’Arte: un nome che non ha bisogno di presentazione alcuna, e che brilla di luce propria nel mondo intero. Durante i suoi anni, mai il Prof. Cevese ci condusse ad una mostra, e nemmeno ricordo che mai ci abbia invitato a visitarne una; l’insegnamento avvenne sui suoi testi, su quelle foto in bianco e nero di qualità davvero povera, e naturalmente attraverso le sue parole. Eppure c’è un’altra cosa che ricordo, ed è l’emozione – soffocante, quasi da togliere il fiato, da fermare per un istante il cuore in petto – provata durante il mio primo viaggio in Grecia di fronte ad una stele tombale di Scopas illustrata e spiegata nel libro, il grido ‘Cevese aveva ragione!’, che quasi rischiò di sfuggirmi di bocca nella sala colma di pubblico del Museo Nazionale di Atene.
Credo che così si insegni e si debba insegnare, che altro non sia necessario (non certo Tutankhamon …), e che i colleghi che oggi siedono a quelle cattedre lo sappiano benissimo, e a questo si siano ispirati.
A loro, ripeto, tutta la mia stima.
Un cordiale saluto e a presto.
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  1. Grande


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