Pubblicato da: giulianolapostata | 12 maggio 2014

“LA SEDIA DELLA FELICITA'”, Carlo Mazzacurati, Italia, 2013

 

Il canto del cigno di Carlo Mazzacurati è un canto leggero ed ilare, ed anche se conosciamo bene l’affettuosa ironia – peraltro più volte amara che affettuosa … – con cui Mazzacurati ha sempre guardato alle ‘vicende umane’ della ‘povera gente’ che ha raccontato, tuttavia non può non sorprendere che un uomo cosciente della propria fine imminente abbia voluto lasciarci un testamento così delicato e poetico. Vien da pensare che, nella sua mente, egli intendesse che lo vedessimo seduti a tavola, tutti amici, in quei banchetti funebri in cui si ride e si scherza (per non piangere, certo), ricordando la bellezza e l’allegria dell’amico scomparso. E gli amici ci sono, eccome. In questo suo ultimo film Mazzacurati ha chiamato a raccolta tutti gli ‘amici’ che hanno fatto il suo cinema: Giuseppe Battiston, Roberto Citran, Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Natalino Balasso. Tutti lì, tutti insieme, a ridere e a prendersi in giro per l’ultima volta. Se è questo che aveva in mente, bisogna dire che c’è riuscito benissimo. “La sedia della felicità” è una favola lieve e divertente, dolce, con appena qualche punta d’amaro: si vede che Carlo ha proprio voluto lasciarci lasciandoci un buon sapore in bocca. Dino e Bruna, i due protagonisti, sono due sfigati al limite della rovina sociale, ed anche personale e sentimentale. Il caso – impersonato da una, bisogna dirlo, bravissima Kata Ricciarelli – li mette sulle tracce di un tesoro nascosto in una sedia. Ma per trovarla, quella sedia, andranno incontro ad una serie di avventure bizzarre e surreali, attraversando il solito Veneto di Mazzacurati, che questa volta appare davvero molto più spelacchiato e misero delle altre. Dev’essere stato il suo modo di parlarci della crisi, e quel tramonto in mezzo al campo di mais, con le nuvole rosse che incendiano il cielo, ci racconta una ‘Via col vento’ di provincia che quasi stringe il cuore. Il tesoro alla fine verrà trovato, e Dino e Bruna vivranno insieme felici e contenti, almeno così par di intuire. Succede solo nelle favole, direte. E’ vero, ma quanto bisogno abbiamo di favole? E quanto dovremo ringraziare Mazzacurati per averci raccontato quest’ultima, così bella? Vale, amico Carlo.

 

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