Pubblicato da: giulianolapostata | 7 agosto 2013

Quando ci libereremo dei Liberatori?

Molte volte mi sono chiesto cosa sarebbe successo all’Europa – e all’Italia – se nel 1944 in Normandia e in Sicilia non fossero sbarcati i Liberatori. Indubbiamente hanno accelerato la fine della guerra. Ma la guerra sarebbe finita lo stesso: magari un anno dopo, ma sarebbe finita. Le truppe del Terzo Reich erano in rotta su tutti i fronti, e certo non avrebbero avuto ancora per molto tante risorse da spendere nei paesi europei occupati. Senza dimenticare il contributo che alla lotta antinazista stavano dando le varie Resistenze: anche loro avrebbero certo avuto vita enormemente più difficile, ma alla fine il risultato sarebbe stato lo stesso. Una Liberazione, del resto, pagata a caro prezzo già allora. A partire dai bombardamenti devastanti sulle città italiane e tedesche. Era necessario radere al suolo Dresda, per sconfiggere i Nazisti? Evidentemente sì, nella logica mentale di chi, di lì a pochi mesi, non avrebbe esitato ad incenerire in un lampo atomico centinaia di migliaia di giapponesi per piegare il Tenno. Senza contare una domanda che è sempre stata fatta sottovoce – appunto per non offendere i Liberatori: perché gli Americani non hanno mai bombardato i Lager, di cui conoscevano benissimo ubicazione e strutture? Certo: nell’attacco sarebbero morti centinaia, forse migliaia di Ebrei. Ma milioni si sarebbero potuti salvare dall’abominio della Shoah, che i Nazisti continuarono fino all’ultimo istante e fino all’ultima risorsa disponibile.

Comunque, andò come andò, e finalmente gli Americani sciamarono per le strade d’Europa, distribuendo a piene mani chewing gum, tavolette di cioccolata e una nuova schiavitù: quella dell’Impero Americano.

In pochi anni i Paesi alleati si riempirono di basi militari americane, colme di missili e di atomiche, da cui la più grande democrazia del mondo si preparava a colpire l’Orso Sovietico; nessuno pensava o diceva che, come danno collaterale, saremmo stati ridotti in fumo anche noi: sarebbe stato di cattivo gusto. Tutto ciò avvenne nella più totale e supina acquiescenza di governi servi e complici, e per decenni a chi osava sollevare qualche obiezione si rispondeva con sdegno che dovevamo pur ripagare il debito di riconoscenza contratto coi nostri Liberatori.

Vicenza, cattolica e democristiana, fu in prima fila nell’aprir loro le porte. Ricordo da bambino le lunghe file di missili americani che risalivano faticosamente i tornanti del Costo, per andare a nascondersi sull’Altopiano di Asiago, e poi le basi Ederle, Pluto, Fontega e altre più o meno note. Insomma, abbiamo dato, ma, evidentemente, non abbastanza, e il mostro del Dal Molin, costruito sotto l’egida del cattolicissimo  Sindaco Variati (quello che ‘se vogliono costruire la nuova base dovranno passare sul mio corpo’) è l’ultimo crimine guerrafondaio che ha ferito la nostra città. Intanto, i Liberatori scorrevano il nostro Paese come le pianure del West, e pazienza se ogni tanto ci andava di mezzo qualche indiano. L’incidente del Cermis – solo uno dei tanti episodi – e il caso Abu Omar, con la sua grottesca conclusione di poche settimane fa a Panama, insegnano quale sia la concezione del rispetto della legge da parte degli Americani nelle colonie europee.

Gli Americani hanno pian piano popolato anche le nostre città, belli, alti e biondi (ariani?). Sempre con un certo riserbo – non è mai consigliabile mescolarsi troppo coi sudditi – ma comunque la loro presenza si notava non poco, soprattutto perché a loro la f*** e il whisky sono sempre tanto piaciuti, e, si sa, Bacco e Venere spesso producono grosse rogne. Specialmente Bacco, e non si contano, dalla fine della guerra ad oggi, gli incidenti stradali causati da Liberatori ubriachi spolpi, spesso con conseguenze anche gravissime (del resto, il comandante della Ederle David Buckingham, arrestato il 4 luglio per ubriachezza, resistenza e oltraggio, ne è un degno rappresentante).

Probabilmente però molti non sanno, né a Vicenza né fuori, che in questi casi (Cermis e Abu Omar, appunto, insegnano) la Legge per gli Americani non è la stessa che per gli Italiani. Una certa Convenzione di Londra, firmata nel 1951 tra gli Stati del Nord Atlantico (eh beh, ci avevano appena liberato, dovevamo pur essere riconoscenti …) concede ai componenti delle forze armate statunitensi sul territorio italiano uno status speciale; in base ad esso, i Comandi militari USA possono chiedere, in caso di reati commessi da loro membri, la “rinuncia al diritto di priorità dello Stato italiano nell’esercizio della sua giurisdizione”, rinuncia che lo Stato italiano, lingua a terra, sempre generosamente concede. In conseguenza di ciò, i colpevoli vengono sottratti alla giustizia italiana e ‘trasferiti’ ad un tribunale interno del comando, che generalmente li redarguisce con un buffetto sulla guancia e poi li reintegra in servizio. L’ultimo caso – ma solo l’ultimo di una lunghissima serie – è di pochi giorni fa, quando quattro serbi residenti a Vicenza, investiti in ottobre da una macchina guidata da tre cittadini americani, si son visti scippare, in forza di quella Convenzione, il diritto a veder processare i loro investitori. Soprattutto si son visti scippare come moltissimi altri prima di loro, il diritto al risarcimento dei danni da parte dell’assicurazione della macchina, e probabilmente non vedranno mai un centesimo.

Insomma, finiamola qui. Non so se vi è mai capitato che un amico vi faccia un favore e poi in cambio vi sfrutta all’infinito, approfittandosi della vostra gratitudine. Ecco, noi siamo messi così. Allora, per favore, Presidente Obama (sapete, quello del Nobel per la Pace: fantastica!), ci faccia finalmente il conto dei ‘debiti’ che abbiamo con voi. Vediamo cosa abbiamo già pagato, cosa rimane da pagare, ve lo paghiamo e poi, sempre per favore, ve ne andate finalmente fuori dai coglioni?

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Responses

  1. Non so nemmeno quando ci libereremo di Berlusconi, caro Giuliano…la prossima volta voto Sel…ma…comunque auguri per il tuo compleanno, caro amico…Mariangela Medici

    • Grazie degli auguri! Quanto a me, parafrasando Mina, io non voto più. Me l’hanno fatta troppe volte: coglione sì, ma ho dei limiti anch’io.

  2. Come figlia di un soldato americano, non condivido il suo pensiero: un po’ di gratitudine no?? E poi non parliamo degli ipocriti del no dal molin, usa merda etc. che appena possono fanno di tutto per lavorare in base e fanno la bella vita con l’affitto degli americani che tanto possono pagare perchè sono ricchi…punti di vista insomma.

    • Cara Adriana, sarebbe bello se la gente prima di parlare leggesse … Nel mio pezzo l’ho detto chiaramente: secondo me – “punti di vista”, certo – questa gratitudine l’abbiamo pagata ad usura in questi decenni, con la schiavitù militare e politica che gli USA ci hanno imposto. Qualunque debito, prima o poi finisce: sarebbe ora che finisse anche quello con gli Americani. Quanto ai Dal Molin, Le assicuro che personalmente non ho nulla a che fare né con la loro organizzazione né con le loro ‘battaglie’. Io parlo per me. Cordialmente.

  3. Post molto sagace, che mi sento di condividere in pieno, gentile Giuliano. Purtroppo il patto Nato ha giovato ai soli “liberatori”. È come se avessimo un ospite benvoluto e gli offrissimo una camera della nostra casa. Poi questo si allarga e come in una inquietante pièce di Pinter si appropria del soggiorno, del bagno e di tutta l’economia domestica. Quando finiremo di pagare il nostro debito? Domanda retorica. La risposta già la sappiamo: mai!


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