Pubblicato da: giulianolapostata | 3 giugno 2013

REATI DI FEMMINICIDIO E OMOFOBIA: SCEMENZE POLITICAMENTE CORRETTE

 

 Parole, parole, parole … Di questo si nutre quasi sempre la politica italiana, specie nella sua versione più cialtrona e mefitica, il ‘politicamente corretto’, che è quella cosa che obbliga a chiamare i ciechi ‘non vedenti’, ma intanto dissemina le nostre città di assassine barriere architettoniche; quello che per gli handicappati ha inventato la fantasmagorica definizione di ‘diversamente abili’, e intanto massacra la Scuola, tagliando orari, sussidi e insegnanti di sostegno.

In questa falsa e falsificante visione del mondo si inseriscono le Leggi Speciali che stanno per vedere la luce nel nostro Parlamento: la Legge contro l’Omofobia e la Legge contro il Femminicidio. Si tratta – lo affermo impavidamente – di solenni scemenze, vuote di sostanza e che si riveleranno totalmente inutili al raggiungimento dello scopo per cui, ufficialmente, vengono concepite. “Armi di distrazione di massa” le ha definite in una recente conversazione l’amico Alessio Mannino (direttore di http://www.nuovavicenza.it), il cui scopo è di nascondere sotto un tronfio nuvolone di chiacchiere il deserto valoriale della nostra società, e della politica che, coerentemente, la rappresenta.

Certo, la strage di donne che ormai quasi quotidianamente insanguina case e strade è un boccone troppo ghiotto per giornalisti impancati a filosofi e moralisti da strapazzo. Invocano leggi contro l’uccidere una donna, ma io dico che esiste qualcosa di peggio: peggio che uccidere le donne è il disprezzarle e l’umiliarle. Da sempre la pubblicità si serve dei corpi femminili come prede, premi per maschi ‘naturalmente’ vogliosi del proprio soddisfacimento. La televisione – obbrobrioso strumento di barbarie e di ignoranza – propone quotidianamente modelli prostituivi e osceni, vie maestre per la ricchezza e il ‘successo’. Ora anche ci si è messa anche la politica, ad insegnarci che la strada per uno scranno pubblico passa per il letto dei potenti: e non da ora, e non solo quella ‘di Destra’. Ricordo una Festa dell’Unità cui assistetti verso la fine degli anni Settanta. Il presentatore era affiancato da due decerebrate sculettanti e ridenti, totalmente inutili a sé e al mondo, e ad un certo punto, rispondendo alle pressanti richieste che salivano da un pubblico in gran parte maschile ed allupato, le presentò con un discorsetto che suonava quasi esattamente così: “Vedete, loro sono venute da me e mi hanno detto: ‘Noi vorremmo prender parte allo spettacolo, però non sappiamo fare niente: non sappiamo cantare, non sappiamo ballare …’. Io le ho guardate e gli ho risposto: ‘Ma ragazze, con quelle gambe, quelle tette e quel culo, ma che bisogno avete di saper fare qualcosa?’, e le ho accolte nello staff”.

E allora va bene così. Perché se da sempre io sono stato educato a considerare la donna un ‘oggetto di piacere’ – anzi, semplicemente un ‘oggetto’ – allora ucciderla diventa una conclusione naturale, conseguente e logica. Non me la dai? Ti ammazzo? La dai ad un altro? Ti ammazzo. Più semplicemente, non fai quello che dico io, non ti fai usare da quello strumento che soltanto sei? Ti ammazzo.

Solo un sciocco può pensare che una ‘legge’ muti quella che è una cultura atavica; solo un ipocrita può non vedere – non voler vedere – che la questione non è di fare leggi. La questione è un’altra, del tutto diversa: è di insegnare quel valore che sembra assolutamente scomparso dalle famiglie, dalla vita pubblica, dalla cultura, e spesso – mi duole dirlo – anche dalla Scuola: il RISPETTO. Il rispetto verso le donne, verso gli omosessuali, verso i bambini, verso gli anziani, verso gli animali: il rispetto per tutti quelli che il Buddhismo chiama “esseri senzienti”. Nessuna legge imporrà il rispetto, se esso non è stato prima ’imposto’ alle menti e ai cuori. Il Femminicidio sarebbe dunque una “violazione dei diritti umani”? E perché non le violenze sugli handicappati? Mi aspettavo che dopo i recenti e ignobili episodi di Barbarano Vicentino qualcuno saltasse fuori ad invocare qualche legge ad hoc, ma per fortuna questa nuova scemenza ci è stata risparmiata. Per ora. E non sono una “violazione dei diritti umani” le infamie che spesso vengono commesse contro anziani rinchiusi in immonde case di riposo, offesi e torturati?

Esiste per caso qualche essere vivente che sia meno degno di rispetto di un altro?

Anche l’Omofobia non sfuggirà alla crociata politically correct, e presto anche per quello ci sarà la sua bella legge. Il che naturalmente, come ognuno può capire, cambierà tutto. Taceranno come per incanto le polemiche sul Gay Pride vicentino, e sulla ferita che esso provocherà alle radici cristiane della città. Dalla sera alla mattina scompariranno dalla stampa locale le lettere deliranti di sacerdoti e sicofanti che invocano il ‘non prevalebunt’ contro i “perversi”: “Dio ne liberi!”. Nelle scuole i ragazzi, abituati da sempre al culto di un misero maschilismo, smetteranno miracolosamente di prendere in giro il compagno ‘culatòn’ o presunto tale. E nessuno si sognerà più di sprangare a morte due maschi o due femmine che si baciano: tutto per effetto di una legge. Non è meraviglioso tutto ciò?

Anche da questa ‘legge’ rimarrà estraneo, naturalmente, il RISPETTO, ma non importa: quel che conta sarà, ancora una volta, ‘aver fatto finta di’. La ‘sostanza’ è merce semisconosciuta, in questo Paese.

E alla prossima donna ammazzata dal suo ‘innamorato’, al prossimo ‘frocio’ sprangato a morte, il loro assassino andrà in galera non per omicidio (ah sì, che sbadato: non me lo ricordavo più che esiste il reato di omicidio …), ma per aver ‘violato i diritti umani’: eh beh, son soddisfazioni.

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Responses

  1. Come donna e come disabile non posso che concordare, è la solita morale democristiana che tutto cambia, per non cambiare nulla.

  2. Caro Giuliano, ci vuole rispetto, dici tu, e hai ragione. Il bullo in pectore però ti domanderà: perché dovrei limitare la volontà di potenza che urge dentro di me, visto che rispettare qualcuno significa mettermi un freno? Perché un qualsiasi altro essere senziente – ma anche no: il paesaggio, ad esempio, con quanto ha di non senziente – dovrebbe imporsi a me per via del dovere di rispettarlo ovvero impedire a me, non rispettandolo, di imporsi a lui (magari installandoci un bel po’ di pale eoliche o di pannelli fotovoltaici oppure facendo saltare due o tre massi inutili per farci passare la pista da sci)? In nome di che si deve rispetto? Non rispondermi: almeno per le future generazioni, perché il bullo di cui sopra obietterà che per lui le future generazioni non esistono, almeno una volta che sarà trapassato. Dopo Nietzsche, carissimo amico mio, è difficile uscirne. Neanche il nostro Franco, che è tutto dire, sapeva come.
    Ciao.
    Paolo


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