Pubblicato da: giulianolapostata | 11 febbraio 2013

Lettera aperta sulla Scuola ad un giovane amico del P.D.

Caro G.,

                ho letto sulla Repubblica di oggi, lunedì 11 febbraio 2013, il ‘Programma per la Scuola’ di Bersani, e non posso nasconderti l’irritazione progressiva (e niente affatto progressista), che ho provato scorrendo le righe dell’articolo.

Pierluigi comincia bene: “Se saremo chiamati a governare, restituire all’Istruzione le risorse, la stabilità e la fiducia sarà il cuore del programma”. Belle parole, ma quando poi comincia ad elencare le priorità, è lì che l’irritazione inizia. “Anzitutto, la sicurezza nelle scuole”, dice. Come non essere d’accordo? Solo che – vedi – già qui io comincio a sentire un odore che non mi piace, quello delle ‘grandi opere’. Sento odor di cemento, di nuovi e giganteschi edifici, di ‘investimenti’ (termine che generalmente mi fa venire i brividi). Non di grandi opere, né di investimenti, caro G., secondo me, vive l’uomo, ma di piccole cose, a volte piccolissime. Per esempio, a me basterebbe che nella mia scuola, che tu ben conosci, una delle più vecchie della città, ma ancora robustissima e solidissima, venisse rifatto il tetto. Io ci insegno da trent’anni, ho visto passare Amministrazioni di destra, di centro, di sinistra, di sopra e di sotto: ma non è mai cambiato niente. Ad ogni ‘pisada de can’, come si dice qui, piove dentro, e dobbiamo mettere le catinelle sul pavimento, come nella favelas. Pensi che sarebbe abbastanza importante per Bersani?

L’irritazione è cresciuta ancora quando sono arrivato alla seconda proposta: “Formazione offerta ai docenti in servizio e nuove tecnologie”. Formazione. Nel 90% dei casi – lo sai benissimo anche tu – ciò che ci viene spacciato, e imposto, come formazione, consiste in noiosissime ed inutilissime concioni distanti parsec dalla realtà didattica quotidiana, chiacchiere di cui non interessa un piffero a nessuno, se non a chi ci sta guadagnando su qualche centinaio di euro. Forse nell’organizzazione della ‘formazione’ bisognerebbe chiedere il parere anche degli insegnanti: che ne dici? Forse, tanto per dirne una, un modo per fare formazione potrebbe essere anche – non solo, ma anche – quello di garantire agi insegnanti un sostanzioso sconto nell’acquisto di libri: perché un insegnante non ‘formato’ potrà anche essere un problema, ma un insegnante ignorante è una sciagura per la Scuola e la società.

Lasciamo poi perdere, tout court, le ‘nuove tecnologie’. Vuoi che te lo dica sinceramente, caro G.? Le detesto, non servono a niente, se non, ancora una volta, a far guadagnare montagne di denaro ai soliti spacciatori di gadget tecnologici. Ho insegnato una vita senza LIM, e spero in modo non disdicevole. Lo stesso ho visto fare a decine di ottimi colleghi, che magari ancor oggi non sanno spedire una mail, ma sanno formare’ – loro sì – cuori e menti. Don Lorenzo Milani (“Non bisogna chiedersi cosa bisogna fare per fare scuola, ma come bisogna essere per fare scuola”), uno degli uomini più grandi che questo disgraziato Paese abbia immeritatamente ospitato, ha dato una delle massime lezioni di pedagogia che la scuola e la società italiana abbiano mai visto, operando nella povertà, se non nella miseria. Se gli avessero parlato di sussidi didattici tecnologici, forse si sarebbe messo a ridere, e molto probabilmente si sarebbe anche incazzato.

Comunque, la mia irritazione è giunta al massimo quando l’articolo l’ho terminato, senza averci trovato quel che, almeno alla fine, avrei sperato di trovarci. Non una parola, non una, sugli stipendi degli insegnanti. Che – non è il caso che mi metta qui a snocciolare cifre, ma tu lo sai benissimo – sono tra i più bassi d’Europa. Tu mi scuserai – vero, G. – se sono così volgare da parlare del vil denaro. Ma vedi, G., io col mio misero stipendio ci vivo e come me migliaia di colleghi. Soprattutto, dovrò un giorno vivere con la mia miserrima pensione, dato che riesca ad arrivarci, alla pensione, e che un giorno o l’altro mi ci lascino andare. Non una parola. E io mi domando per l’ennesima volta se questi ‘politici’ sanno di che parlano, se percepiscono l’esistenza di un mondo reale al di fuori dei loro ‘programmi’. Perché vedi, caro G. – e scusami ancora la volgarità – io sono sicuro che Bersani non avrà mai problemi a pagarsi delle analisi mediche, o a stipendiarsi una badante, mentre sicuramente io quei problemi li avrò. E allora mi irrito, anzi, per dirtela francamente, m’incazzo proprio, e so che – magra consolazione – lui non lo voterò.

Ti scrivo queste righe molto sconsolatamente, perché non è che abbiamo molta scelta. Da una parte abbiamo Pierluigi e i suoi programmini, dall’altra un insulso Masaniello, poi di nuovo il serial killer del F.M.I, quello che ci ha portato alla fame e alla disperazione, dall’altra ancora un vecchio laido che fa politica con battute così lubriche e postribolari che se le sentissi in bocca a mia figlia le farei fare il giro di casa a ceffoni … Che fare, come diceva quel tizio? Temo – e te lo dico con la morte nel cuore – che per la prima volta nella mia vita annullerò la scheda. Non lo dico con fierezza, lo dico da sconfitto. E certo non insegnavo questo quando ai miei allievi insegnavo Educazione Civica. Forse è stato proprio per questo che uno dei tanti infelici che hanno ricoperto la carica di Ministro della Pubblica Istruzione – non ricordo più chi – qualche anno fa ha cancellato la materia. Che almeno i ragazzi non sappiano che un mondo migliore è davvero possibile. Ma bisogna volerlo davvero.

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