Pubblicato da: giulianolapostata | 28 gennaio 2013

A che serve la Laurea?

Forse qualcuno avrà sentito parlare della vicenda del Dott. Alessandro Marchesini, di Valdagno (VI), comparsa nelle pagine della cronaca locale ormai nell’estate scorsa, e che ogni tanto vi riappare, carsicamente, come qualcosa di sgradevole che sta lì, che si vorrebbe negare ma non si riesce a dimenticare.

Fino a quel periodo, Marchesini era stato un alto funzionario dell’ULSS n. 5 di Valdagno, Dirigente del reparto di Patologia Clinica e responsabile del Laboratorio Analisi. Rispettato e stimato, ma soprattutto amato, dai colleghi e dal pubblico, per la sua umanità e disponibilità, oltre che per l’impeccabile professionalità – mai un richiamo o un errore in ventiquattro anni di lavoro – il Dott. Marchesini aveva avuto anche una ‘carriera’ pubblica, avendo ricoperto l’incarico di Assessore in Comune e di Presidente del locale Lions Club. Insomma, un uomo che, come si diceva una volta, aveva ben meritato nei confronti della sua Comunità. Fino all’estate dell’anno scorso, appunto, quando un controllo informatico fece saltar fuori una verità incredibile: Marchesini non era un medico, non si era mai laureato, i documenti presentati all’ULSS per l’assunzione erano falsi.

Nel giro di pochi giorni, la sua ‘maschera’ venne infranta. Licenziamento immediato – peraltro anticipato dalle dimissioni di Marchesini stesso – e tutto l’iter giudiziario che inevitabilmente si mise in moto. Ora sembra che le indagini siano definitivamente concluse: il Dottore verrà rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione medica, forse gli verrà chiesto l’impossibile rimborso di ventiquattro anni di stipendio indebitamente percepito. Una vita distrutta.

Può darsi che a qualcuno questa vicenda abbia fatto venire in mente quella di Jean-Claude Romand, il falso medico francese nato nel 1954 che per diciotto anni raccontò alla famiglia di essersi laureato e di aver ottenuto un prestigioso impiego all’OMS. In realtà trascorreva il tempo nei boschi e in sperdute camere d’albergo, leggendo pubblicazioni mediche per tenersi aggiornato. Lo stipendio che ogni mese portava a casa proveniva da continui prestiti richiesti alla famiglia. Quando il vortice di menzogne divenne troppo grosso per poter essere ancora occultato, Romand uccise la moglie, i figli e i genitori, tentando senza riuscirvi il suicidio. Oggi sconta l’ergastolo, e la sua vicenda è stata raccontata in uno splendido film di N. Garcia, “L’Avversario”, Francia/Svizzera/Spagna, 2002, il cui protagonista è un superbo Daniel Auteuil.

Ma le somiglianze tra le due vicende sono superficiali e minime. Quella di Romand fu la storia di una follia durata una vita intera; quella di Marchesini è stata la storia di un uomo onesto, gentile, rispettoso del suo prossimo, rigoroso e corretto nel proprio lavoro. Certo, gli è mancato il pezzo di carta, e finché le regole sono quelle che sono, ha sbagliato, ed è giusto che paghi. Ma la distruzione di una vita, non è una pena sufficiente?

Le cronache di questi giorni sono piene delle vicende dell’ennesima ruberia di Stato, o di parastato, o di partito: chiamatela come volete. I responsabili, lussuosi banditi e cialtroni, hanno lauree di famosissime università, e master prestigiosi; sorridono alle telecamere, si scambiano strette di mano, spiegano che non è vero niente. Non faranno un giorno di carcere, non restituiranno un centesimo di quello che hanno rubato, i buchi che hanno creato verranno turati coi soldi appena usciti dalle tasche dei contribuenti, in un anno guadagnano più di quello che Marchesini può essersi messo ‘indebitamente’ in tasca in ventiquattro, lavorando onestamente.

Che ne sarà, ora, di Alessandro Marchesini? Certo tutti avranno dimenticato una vecchia storia di cronaca del lontano 1988, quella di Elios Pornaro, divenuto Primario di Ematologia a Padova, ma anche lui senza Laurea. Denunciato da una lettera anonima (chi l’ha scritta dorme ora sonni tranquilli?), Pornaro fuggì, scomparendo dal mondo. Venne ritrovato a Bologna mesi dopo, dove era diventato un barbone, dormendo in piazza e mangiando rifiuti: morto di freddo in un cantiere edile.

Di tutto cuore auspico per Alessandro Marchesini, che ancora mi onoro di chiamare Dottore, una sorte migliore. Non so quanti amici gli siano rimasti – raggelano le parole con cui l’ha liquidato Renzo Alessi, Direttore Generale dell’ULSS: “È un nostro ex-dipendente: di lui non parlo” – ma, per quel che può valere, io gli sono amico: perché nessun pezzo di carta varrà mai l’onestà e l’integrità morale di un uomo. Auguri, Dottor Marchesini.

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Responses

  1. Bell’articolo Giuliano, complimenti: hai ragioni da vendere! Resta comunque un fatto: che il peccato originale il nostro Marchesini l’ha fatto in piena coscienza; ed in piena coscienza ne ha accettato le conseguenze!. Se poi entriamo nel discorso laurea=competenze, Dio me ne scampi!!!!!! Il discorso sarebbe troppo lungo…….
    Angelo


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