Pubblicato da: giulianolapostata | 25 dicembre 2012

Laicamente Buon Natale da Emile Zola!

Cari Amici,

da circa un anno ho intrapreso la lettura integrale dei Rougon-Macquart di Emile Zola, nel testo originale in lingua francese. Inimmaginabili sono la profondità delle analisi sociali e psicologiche di questo gigante della letteratura, come pure l’incredibile raffinatezza della sua prosa. Non mi sento all’altezza di commentarle, e comunque rimando ad un’altra occasione qualsiasi tentativo, che sarà certamente inadeguato.

Di questo monumento letterario, pochissimi e sempre gli stessi sono i testi tradotti in italiano. La stragrande maggioranza rimane da tradurre, godibile solo da chi possieda una conoscenza almeno medioalta della lingua. In particolare non sono mai stati tradotti – chissà perché! – i suoi due capolavori ‘anticlericali’: La conquete de Plassans e La faute de l’abbé Mouret.

Per festeggiare laicamente questo Natale ho voluto dunque farvi questo modesto regalo. Si tratta di un paio di pagine dalla bella prefazione che Colette Becker dedica al secondo nel volume in cui è edito in Francia.

Si tratta certamente della prima traduzione italiana di queste righe, per cui vi prego, qualora voleste pubblicarle, di citare l’autore e l’indirizzo del mio blog, nel quale vengono oggi pubblicate per la prima volta.

Buona lettura, e Buon Natale!

DALLA PREFAZIONE DI COLETTE BECKER A “LA FAUTE DE L’ABBé MOURET

EMILE ZOLA, “LES ROUGON-MACQUART”, VOL. II° – ROBERT LAFFONT ED., 2002

Emile Zola – Da una lettera del 10 agosto 1859 (pag. 5):

“Nei nostri tempi di analisi filosofiche, quel che ha ucciso la fede sono i preti e i commentatori. I preti, soprattutto i cattolici, nuove bugie, esseri a parte nella società, esseri impossibili e contro lo spirito divino. I commentatori: alcuni stupidi demolitori, come li chiama Musset, che rovesciano tutto senza nulla ricostruire; gli altri fanatici, che forzano le parole con le unghie e coi denti per creare una divinità di fantasia”

Emile Zola – Da L’Echo du Nord, 19 luglio 1864 (pag. 5)

“No, non posso aver nulla in comune con un essere che si gloria di non vivere la vita comune. Mi ripugna, come tutto ciò che è contro natura; non ha sesso, e per strada, quando lo incontro mi faccio da una parte, sentendo in lui non so che mistero dei tempi antichi”

[…]

“Lo scrittore che vorrà analizzare il cuore di questo prete, da artista o da semplice dilettante della propria arte, vi troverà un pregevole soggetto di studio. […] Ci troviamo di fronte ad una mostruosità morale in cui tutti gli elementi naturali sono stati pervertiti, slanci di grandezza sovrumana e immensi bisogni di realtà, un caos terrificante di verità e credenze, in poche parole un cuore e ed uno spirito entrambi malati, in preda alla più cupa tormenta”.

Colette Becker – Dalla prefazione (pag. 10-11):

“Quest’opera è prima di tutto un violento attacco contro una religione di morte, quella di frère Archangias, l’uomo dell’Inferno, di Satana, delle credenze rigide. <Dio non ha misericordia per gli empi: li brucia. Ricordatevelo>, consiglia all’abbé Mouret durante la sua prima apparizione nel romanzo. Egli uccide gli uccellini nel nido, picchia crudelmente i suoi allievi. La bocca sempre pronta all’ingiuria, alla volgarità e alla maledizione, brutale e cattivo, è il gendarme di un <Dio di collera>, <geloso e terribile>. […] <Cervello limitato e spirito rozzo> […] parla di un <mondo spaventoso, in balìa della collera di un Dio e dei capricci di un demone>, di una <religione umiliante per l’anima e per la volontà>, in cui le creature sono state create solo per soffrire e per morire (“Il cattolico isterico”, pubblicato in Le Salut public de Lyon del 10 maggio 1865, raccolto in Mes haines).

Per meglio mostrare le conseguenze nocive di una tale concezione della religione, Zola incarna nel frère Archiangias <la sconcezza del celibato, il ripugnante eunuco>. Il prete odia le donne: <Portano la dannazione nelle loro gonne. Bisognerebbe buttarle nel letamaio, loro e le loro porcherie corruttrici. Che liberazione sarebbe se tutte le femmine venissero strangolate alla nascita!>. Zola condanna […] l’atteggiamento della Chiesa nei confronti delle figlie di Eva. Il 7 luglio 1865 [egli scrive]: <Il Cristianesimo diffida della donna: l’accoglie come adepta, ma la rinnega come sposa. In fondo, essa non è che uno strumento di perdizione; non ha anima, e i santi devono distogliersi da lei e maledirla. Che preghi, che si umili e che frequenti le chiese: il suo ruolo è questo. Il matrimonio cristiano è un’ultima concessione fatta alla natura: lo stato di purezza è il celibato>.

[…]

Con Madame Gervaise i Fratelli Goncourt avevano già studiato le <terribili conseguenze di questa religione che colpisce la carne in quanto impura, che uccide la natura, […] che muta la creatura in un cadavere vivente>, ricorda Zola in Le Gaulois del 9 marzo 1869”.

Colette Becker – Dalla prefazione (pag. 12-13):

“Zola era stato colpito da un capitolo della Physiologie des passions di Charles Letourneau, dedicato all’estasi: <Ascoltate Santa Teresa quando parla di Dio. Io non conosco linguaggio più impudico, più voluttuosamente divino. […] Una donna che abbia gettato simili grida di voluttà conosce i dissidi e le gioie della carne. È la passione umana trasportata nel sogno, è l’allucinazione di una vergine ardente che appaga il proprio desiderio stringendo tra le braccia un fantasma. Non conosco spettacolo più strano o più curioso per uno studioso. […] Povera ed infelice fanciulla, dopo tutto. Se la vita le avesse dato dei bambini, essa avrebbe amato sulla terra, invece di amare in Cielo. Avremmo avuto una madre di famiglia in più ed una folle in meno> (Le Globe, 23 luglio 1868).

[…]

Più dunque del dramma di un prete innamorato, quella che il romanziere ha voluto studiare è, come afferma nel suo Dossier préparatoire, <la lotta della natura contro il Cattolicesimo> attraverso l’eterna battaglia tra l’ombra e la luce”.

Prima traduzione italiana di Giuliano Corà – 25 dicembre 2012

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Responses

  1. Caro Giuliano, devo correggerti: La conquete de Plassans è stata tradotta ed edita più volte in Italia, la prima traduzione è addirittura del 1880, poi nel 1960 la pubblicarono gli Editori Riuniti e nel 1973 la Sansoni. L’ultima traduzione per Garzanti è nientemeno del grande e compianto Sebastiano Timpanaro e risale al 1995. La puoi comprare su Internet a € 8,25! Qui sotto il link se vuoi ordinarla

    http://www.libreriauniversitaria.it/conquista-plassans-zola-emile-garzanti/libro/9788811585183

    L’ultima traduzione italiana de La faute de l’abbé Mouret è del 1952. Forse la trovi in qualche libreria antiquaria… Buona caccia! C.

    • Caro Cesare, ti ringrazio molto della tua postilla. Il mio radicale ed anticlericale pessimismo mi aveva indotto a scrivere senza controllare. Mal per me – la prossima volta ci starò più attento – e buon per i miei lettori, che così potranno mettersi in caccia di queste due splendide opere. Grazie ancora e a presto.


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