Pubblicato da: giulianolapostata | 3 ottobre 2012

Profumo di equivoci

Francesco Profumo (per gli amici “Chilhavisto”, data la non percepibilità della sua azione nella Scuola italiana), Ministro – appunto – dell’Istruzione, dimostra di non capire un piffero della suddetta Scuola. E fin qui, tutto nella norma: se non fosse così, non l’avrebbero mai messo su quella poltrona. È una norma prescrittiva, questa, in Italia: stanno addirittura pensando di inserirla nella Costituzione.

Si veda, per esempio, la sua ultima uscita sull’Ora di Religione. ‘La Scuola è diventata multietnica – dice il Ministro – e perciò bisogna rivedere l’insegnamento della Religione nelle scuole’. Ora, pensateci un attimo: non vi prude il naso? Perché detta così, con questa motivazione, quest’idea sembra essere stata pensata con un solo scopo: quello di scatenare le ire furibonde della Lega e della Chiesa. Che puntualmente non sono mancate.

La Lega poco ci è mancato che dicesse che se ai Bingo Bongo non gli va bene l’insegnamento della Religione (Cattolica, of course) che tornino in Africa dallo stregone. La Chiesa da parte sua ha reagito con altrettanta rabbia. “È importante il rinnovamento della didattica nel metodo, ma il messaggio evangelico va sempre insegnato”, ha dichiarato il Cardinal Ravasi. “Sempre”: capito, atei di merda? Anche Paola “Giovannadarco” Binetti è intervenuta, con la sua solita finezza e tolleranza: “Chi non vuole può sempre restare fuori dall’aula”. Né poteva mancare, nel Veneto ancora bianco, la reazione livorosa della Chiesa vicentina, per bocca del Direttore dell’Ufficio Diocesano per l’Evangelizzazione e la Catechesi. Questi, dopo aver precisato che l’insegnamento della Religione Cattolica “è confessionale nei contenuti ma non nelle finalità” – vera finezza gesuitica – ricorda che esso “svolge un triplice [ammappete!] servizio educativo” e che lungi dal limitarlo deve essere “potenziato”. Il che tradotto significa: ‘O li becchiamo da piccoli e gli facciamo subito il lavaggio del cervello, o poi li perdiamo tutti’.

In ogni caso, come ho detto, c’era da aspettarselo, ed è perfino logico, ‘giusto’, che sia avvenuto, data la realtà italiana. Perché il punto è un altro. Il punto è che il Ministro ha sbagliato tutto (ma si sarà trattato proprio di uno sbaglio? Poi ne riparliamo …). Perché non il principio della multietnicità della scuola italiana doveva essere invocato, per propugnare la revisione dell’insegnamento della Religione, ma quello, ben più ‘sacro’ (di una sacralità ‘civica’) dell’imprescindibile laicità della Stato e della Scuola. Quella laicità prostituita e venduta nel 1929 da Mussolini con gli scellerati Patti Lateranensi (tra parentesi, Pio XI incassò anche, dall”Uomo della Provvidenza”, una bella vagonata di milioni di lire dell’epoca: alla faccia del “date a Cesare” con quel che segue), quella laicità che decenni di governi democristiani servi della Chiesa hanno sistematicamente ignorato, quella laicità che massimamente è stata assente dalla scuola, i cui programmi fino al 1962 prescrivevano che “l’insegnamento della Religione Cattolica [fosse] fondamento e coronamento dell’istruzione primaria”.

Ma se – com’è ovvio – tutto ciò il Ministro lo sa benissimo, allora bisogna chiedersi il perché di questo ‘sbaglio’. Ché, appunto, non di uno sbaglio si tratta, ma di una raffinata operazione di confusione ideologica e mediatica. Così è andata. Primo. Di fronte alla prevedibilissima reazione di Lega e Chiesa, il Ministro si esibisce nell’ennesima variante dell’italianissimo ‘sono stato frainteso’. Secondo. Intanto, comunque, si è dato una verniciatina di laicità, incassando la solidarietà dei Radicali (no comment) e degli Studenti Medi, evidentemente troppo giovani per poter capire questi squallidi giochini politici. Terzo. Naturalmente non se ne farà nulla o quasi – (far finta di) cambiare tutto per non cambiare niente – ma intanto la prima pagina è stata ottenuta.

Un’ultima osservazione, tanto per non passare per il solito mangiapreti. Le modalità dell’insegnamento della Religione nella Scuola vanno, evidentemente ed ovviamente, completamente riviste: con buona pace del Direttore dell’Ufficio Diocesano per l’Evangelizzazione e la Catechesi, l’insegnamento della sola Religione Cattolica è confessionale e nei contenuti e, soprattutto, nelle finalità. Non prendiamoci in giro, per favore.

Tuttavia esso non va cancellato, ma sostituito con qualcosa di ‘simile’, ma radicalmente diverso. Uno dei mali principali della nostra società – forse il cancro più maligno che la rode dall’interno – è il vuoto di spiritualità, la ‘morte di Dio’, l’assenza più totale di senso del Sacro. Questo – e non l’ennesima versione di un infantile Catechismo – è ciò che va proposto ai giovani. Impiegare quelle ore in una ‘nuova’ disciplina, che attinga ad un tempo dalla Storia della Filosofia, dalla Storia delle Religioni e soprattutto da quella magnifica chiave di lettura del mondo che è l’Antropologia Religiosa. Se la Scuola vorrà avviarsi in questa direzione, forse allora avrà qualche possibilità di formare non degli annoiati ipocriti, come avviene attualmente, ma degli individui interiormente ricchi e sensibili, strappandoli a quel destino di déracinés cui questa società delle banche e del denaro sembra avviarli inesorabilmente.

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Responses

  1. Ottimo intervento, Giuliano, concordo in pieno!

  2. Caro “Maestro Giuliano” come non poter esser d’accordo con quanto ha descritto. Penso che con due righe si possa comunque riassumere il tutto: quella <> e <>. Ma cosa si può pretendere da chi, purtroppo, comanda le leggi politiche e religiose in Italia e che manco sa il significato del segno della croce… Un gesto per l’appunto “antropologico” risalente a “religioni” (per chiamarle così) addirittura mesolitiche. Cordiali Saluti.


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