Pubblicato da: giulianolapostata | 22 settembre 2012

Dio e Mammona uniti nella lotta

Quale sia il livello del senso del Sacro nella Chiesa vicentina, abbiamo potuto verificarlo molte volte.

Per esempio nel 2010, quando il Vescovo di Vicenza annunciò l’imminente assunzione di nuovi esorcisti (https://giulianolapostata.wordpress.com/2011/05/15/aglio-fravaglio-fattura-ca-nun-quaglia/). Perché, che io non sia precisamente quel che si dice un buon cattolico lo sanno tutti, ma che nella Chiesa di Don Milani (cito lui in quanto, per me, esempio rigoroso di cristiano, di intellettuale e di insegnante) ci sia ancora qualcuno che si trastulla coi capi d’aglio e i cornetti, fa cascare le … braccia anche ad uno come me.

O nel febbraio di quest’anno (https://giulianolapostata.wordpress.com/2012/02/25/na-medajeta-dea-madona-nte-a-mona/) con l’ignobile storia della ‘medajeta dea Madona nea fritoa’, contro la quale non risulta che nessun rappresentante ecclesiastico locale abbia detto bao.

Oppure in maggio, quando il Priore dei Frati di Monte Berico approvò le ronde alpine contro i mendicanti con la cristianissima motivazione che “i mendicanti sono una sorta di ghigliottina per i credenti” (http://www.nuovavicenza.it/2012/05/la-schifosa-guerra-ai-poveracci/).

Ora tocca alla Madonna di Monte Berico, e alle varie altre Madonne, Santi e Sante, Beate e Beati di cui la nostra cattolicissima provincia è fertile vivaio.

Qualcuno deve aver pensato: ok, duemila anni fa c’è stato quel mezzo hippy coi capelli lunghi che ha detto che non bisogna servire a Dio e Mammona insieme. Ma – diciamocelo – era uno un po’ fuori dal mondo. E poi qualcun altro ha detto che ‘Pecunia non olet’ (traduzione libera: ‘Non importa come fai i soldi, basta che siano soldi, e che siano tanti’), e comunque i tempi son cambiati, c’è la crisi, e non si può star lì a guardar troppo per il sottile.

Ed ecco dunque la genialata: istituire un Corso di Formazione per operatori turistici “super esperti in santuari e chiese”. “Vicenza ne ha da vendere” dice il Giornale di Vicenza del 13/9. Cosa dicevamo prima della pecunia? Ecco. E dunque vendiamo, che c’è da far schei. Il guadagno comincia all’atto dell’iscrizione: 1000.00 eurini sonanti, costa il corso, ed è già una bella cifretta. Il fatto che la ‘merce’ in vendita siano i luoghi del Sacro (cioè l’indotto che si tirano dietro: alberghi, ristoranti, pizzerie, souvenirs, cartoline, gadget e batteria varia) pare non scandalizzare nessuno: “il turismo della fede [orrore!] non conosce crisi” ed anzi è una “nicchia da far crescere, come quella enogastronomica”. La Madonna di Monte Berico come il baccalà e il cabernet. I cattolici non hanno niente da obiettare? Contenti loro …

A farsi promotore di questa bella idea, che con tutta evidenza odora di spiritualità lontano un miglio, è l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Santa Maria di Monte Berico”, sul cui nome già ci sono un paio di riflessioni interessanti da fare. Primo. ‘Scienze religiose’ è, puramente e semplicemente, una contraddizione in termini. Nulla al mondo è meno ‘scientifico’ dell’esperienza religiosa, per sua stessa natura figlia della sfera dello ‘irrazionale’ e del numinoso. Pensare di poterla indagare col metodo sperimentale è, più che sciocco, blasfemo. Secondo. Forse però la spiegazione sta proprio qui, e questa pretesa assurda di portare il Divino sul tavolo del dissettore è il segno – come molti, per esempio Umberto Galimberti, da tempo denunciano – del cedimento del Cristianesimo alla razionalità senz’anima dello Scientismo di matrice illuminista.

Se le cose stanno così – e temiamo che lo siano davvero – allora gli sciocchi siamo noi che ci stupiamo. Ci ritiriamo dunque in buon ordine, ed anzi rilanciamo: stando così le cose, nessuno nella Chiesa ha pensato a ripristinare la pratica della vendita delle Indulgenze? Ci sarebbe da farne una valanga, di schei.

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Responses

  1. Molto spesso non intervengo a commentare i post perchè li condivido totalmente o quasi, ma questa volta scrivo perchè condivido ancora di più quello che scrivi, al 200%. Riguardo
    all’idea che esprimi nel penultimo paragrafo, ricordo una frase
    che ascoltai da un frate qualche tempo fa: “Dio, sul tavolo anatomico, non lo può mettere nessuno…”. Ciao


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