Pubblicato da: giulianolapostata | 28 luglio 2012

Dietro alla lavagna, in ginocchio sui ceci

Sono sempre stato un goloso estimatore delle meravigliose sciocchezze che spesso i bambini seminano nei loro quaderni, e mi dispiace non averle raccolte: in tanti anni di insegnamento ne sarebbe venuto fuori un piccolo capolavoro. Una delle pochissime che mi sono rimaste è un compito di Storia in cui un ragazzino di Quarta, in un’ardita sintesi di Storia Romana e Scienze Naturali, scrisse che “Roma venne invasa dagli Ostrozigoti”. Puro genio. Mai ne ho fatto un dramma, anzi ne abbiamo sempre sghignazzato insieme agli autori, convintissimo come sono che davvero, sbagliando s’impara, e che non c’è miglior modo di crescere che imparare a ridere di se stessi.

Devo però onestamente confessare che queste mie roussoviane certezze hanno rischiato di infrangersi di fronte all’agghiacciante corsivo pubblicato sul GdV del 19/7 da Antonio di Lorenzo, che riferisce alcuni dialoghi rubati dai colloqui degli Esami di Maturità in varie scuole vicentine. “Rigorosamente veri”, garantisce Di Lorenzo, e gli credo sulla parola. Anzi, lasciamo proprio la parola a lui, con una delle sue perle. “Ricorda la data della Grande Guerra? È una data famosa: la chiamano anche Guerra del qui … qui … Del Quirinale?”. Del resto non è una novità, e ricordo perfettamente una cena con un caro amico, emerito docente universitario di Filosofia, che mi raccontò di come una studentessa, con spocchiosa arroganza, pretendesse di essere interrogata sui Fratelli Hegel: Georg, Wilhelm e Friedrich, o di come un altro lo avesse informato che gli Sciiti erano gli abitanti della Scizia.

Sghignazzare ancora? A questa età, non ci riesco più. E non parlo della mia di età, ma della loro. Perché a diciott’anni non sono più ammissibili queste, e le cento altre bestialità che Di Lorenzo garbatamente racconta. E questo non per ottusa erudizione (che poi: averne, di eruditi …) o per quella banalità che chiamano ‘cultura generale’ (e che non per niente sta alla base di quella idiozia che sono i quiz con cui oggi si selezionano molti accessi all’Università: tout se tient, non a caso). Ragioniamo un attimo. Questi disgraziati – che ai tempi del De Amicis sarebbero stati cacciati con ignominia da tutte le scuole del Regno – oggi invece saranno molto probabilmente stati promossi. Superato lo shock, il Professore una scusante glie l’avrà trovata (in Italia abbiamo tutti una scusa buona per non fare ciò che dovremmo fare): il caldo, lo stress, l’ansia da prestazione, e poi non si può rovinare la vita di un ragazzo per una risposta sbagliata, e via giustificando. Col Diploma in mano, questi asini si iscriveranno all’Università, e con lo stesso metodo – tanta umana pietà e qualche calcio in culo – domani si laureeranno, diventeranno ciò che chiamiamo ‘classe dirigente’. E allora io mi chiedo. Posso – possiamo – fidarci di questa classe dirigente? Come può progettare la nostra società futura, un somaro che non sa quando votarono per la prima volta le donne (a domanda risponde: “Boh”)?. Come può allacciare il passato al presente, un ignorante che crede che nel ’43 in Sicilia siano sbarcati i Mille di Garibaldi, invece degli Americani? Come può operare nella comunità internazionale, con le sue innumerevoli implicanze, un insipiente convinto che l’America sia stata scoperta “circa cinquant’anni fa”? Come può formare degli studenti cittadini del mondo, chi crede che la regione a forma di triangolo vicina al Veneto non sia l’Istria, ma la Libia (magari scritta con l’apostrofo: L’Ibia)? Una delle molte ragioni – non l’unica, certo, ma sicuramente una non secondaria – per cui questo disgraziato Paese si trova ad annaspare nella m**** è che da decenni ormai le barriere contro l’ignoranza e la stupidità sono state eliminate, e simili zucconi sono stati lasciati dilagare nella società, liberi di far danni, anzi peggio: liberi di non saper creare, di non saper inventare, di non saper sognare. Ignavi della cultura, ancor prima che dello spirito. Da parte della società, bocciare questi somari non è intolleranza ‘antidemocratica’, ma pura e semplice autodifesa. Ricordatevene, quando la maestra di vostro figlio (a me è successo), per spiegare il verbo ‘incalzare’, gli dirà: “Per esempio, le scarpe si incalzano”.

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Responses

  1. Se può consolarti, i summenzionati asini, in quanto laureati, finiranno disoccupati, come il sottoscritto;-)

    • Caro Marco, non ti conosco, per cui non mi permetterei mai di inserirti nella categoria degli ‘asini’, come, con amaro umorismo, sembri fare tu. Temo invece che tu rappresenti un corollario della situazione che io ho denunciato, ovverosia un ‘primo della classe’ che è rimasto disoccupato proprio perché ha trovato il posto già occupato dai “summenzionati asini”. Immagino che faccia più rabbia ancora. Comunque auguri, e fatti vivo. GC


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