Pubblicato da: giulianolapostata | 21 giugno 2012

Ma cosa sono le parole?

Quando, vent’anni fa, Berlusconi creò il suo partito politico lo chiamò “Il popolo delle libertà”. Ma poi, quando cominciò a dare concretezza a quella parola ‘libertà’, vedemmo che per lui essa significava esattamente il contrario di come eravamo abituati ad intenderla. Noi credevamo che volesse dire giustizia, diritti, onestà; per lui volle dire progressivo smantellamento delle istituzioni repubblicane, privilegi, opulenza ed arroganza di ricchi e potenti, sacrifici sempre più gravi per lavoratori e poveri (oggi Rigor Montis sta facendo di peggio, lo so, ma questo è un altro discorso). Il paradigma del suo concetto di libertà fu il massacro della scuola Diaz, dove anche i diritti minimi e formali di qualsiasi essere umano e cittadino vennero cancellati.

Ieri in Parlamento, il senatore Luigi Lusi, accusato di aver rubato 26 milioni di euro dalle casse del suo partito, ha invitato i colleghi a votare contro il suo arresto, incitandoli a ‘non cedere alle lusinghe dell’antipolitica’. Da ciò si evince che, invece, ‘politica’ (dal greco polis techne=’arte di amministrare la comunità’) consista nel fregarsi 26 milioni della collettività e vivere felici e contenti.

E allora io mi domando: ma le parole, cosa sono, le parole? Sono pietre, ‘sostanza’, enti dotati di concretezza ed oggettività? O sono fumo, fantasmi evanescenti, nebbie senza consistenza?

La verità si costruisce sulla verità delle parole.

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