Pubblicato da: giulianolapostata | 9 giugno 2012

A caccia di caprioli sui Colli Berici (VI)

Certe volte un ossimoro, per esser tale, non ha nemmeno bisogno di un aggettivo: ‘basta la parola’, come diceva Tino Scotti a proposito del Confetto Falqui. Per esempio ‘boxe’, uno ‘sport’ che consiste nello spaccare faccia, fegato e reni all’avversario, e a volte anche il cuore e il cervello: troppo lunga è la lista di morti ammazzati dalla ‘nobile arte’. Oppure ‘caccia’, uno ‘sport’ che consiste nell’uccidere, semplicemente. Uccidere animali, certo, perché nella cultura giudaico-cristiana di cui siamo figli gli animali sono esseri inferiori, su cui dio – per chi ci crede, naturalmente – ci ha dato “dominio” (Genesi, 1:26). Ché se poi ogni tanto ci scappa qualche essere umano, beh, quelli sono incidenti collaterali. Variante dell’ossimoro ‘caccia’ è la ‘caccia di selezione’, come quella cui assisteremo tra poco sui Colli Berici, in Provincia di Vicenza, per eliminare i caprioli in eccesso. Ci si potrebbe chiedere, tra parentesi, chi l’ha stabilito che sono in eccesso: loro di sicuro sono contentissimi di stare al mondo. E, sempre tra parentesi, ne sono immensamente felice anch’io, quando ammiro la grazia infinita dei loro profili nei prati e nei boschi attorno alla mia casa. Ma loro sono animali, io un animalista: entrambi specie parassite, la nostra parola non conta. Così tra poco si comincerà ad ‘abbatterli’ (corollario dell’ossimoro sono le metafore ipocrite: ‘ammazzarli’ forse non farebbe fino). “Solo 14 capi su 400” assicura l’Assessore Provinciale alla Caccia Marcello Spigolon, il quale sarà la più onesta persona al mondo, ma mi permetterà di dire che non ci credo: e del resto chi controllerà? Senza contare, comunque, che 1, 14, 140 o 1400 non fa nessuna differenza. C’è poi un’altra domanda da farsi. I caprioli sui Berici ci sono venuti da soli con la corriera, in gita turistica dalla montagna? O ce li ha reintrodotti qualcuno, come si dice qui sui Colli? In questo caso, forse è meglio astenersi dal commentare l’intelligenza di chi prima importa i cuccioletti perché ha visto “Bambi” e sono tanto carini, poi però quando il cucciolo comincia a rompere le balle gli spara una fucilata in fronte. Ma “’na onta e ‘na ponta” diceva mia nonna contadina: così, per farci vedere che anche i cacciatori hanno un cuore, l’Assessore ci racconta la commovente historia dell’astore salvato dal Centro Recupero Rapaci (peraltro altamente benemerito). Benissimo, abbiamo capito qual è la strada da percorrere. Al primo capriolo massacrato chiederemo alla Provincia (se questi sono i suoi contenuti culturali, certo non la rimpiangeremo) di istituire un Centro Recupero Caprioli, così l’Assessore potrà commuoversi anche su di loro, e magari qualcuno di loro avrà salva la vita. Intanto, che la ‘festa’ cominci.

Precedentemente pubblicato in: http://www.nuovavicenza.it/2012/06/ossimoro-di-sangue-sui-colli-berici/)

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Responses

  1. Caro Giuliano, la Bibbia non scrive “dòmini” – come ambiguamente restituisce la non di rado scorretta traduzione della Conferenza Episcopale Italiana: te n’ho dato vari esempi in passato – ma usa un termine che san Gerolamo nella Vulgata rese bene con “praeesse” (“faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram et praesit piscibus maris et volatilibus caeli et bestiis universaeque terrae omnique reptili quod movetur in terra”) che significa “stare davanti” (donde “praetor” ossia prae-itor, “colui che va per primo”, massima magistratura giurisdizionale romana) come sta davanti a tutti il capo di una qualsiasi comunità, civile o militare, avendone il potere e perciò anche il dovere di governare e proteggere quanti gli sono affidati con ogni relativa responsabilità (per incapacità, neghittosità, codardia e tradimento). La cultura cristiana – quella genuina, non quella di chiunque si dichiari tale (“Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”: Mt, 7, 21) – non prevede affatto che degli animali si possa disporre a proprio piacimento. Come creature di Dio, al pari degli angeli e degli uomini e dell’ambiente in generale (la creazione, appunto), essi vanno rispettati protetti e amati, poiché Dio stesso li ha voluti e ha proclamato che sono cosa buona, come tutto il creato. Chi maltratta un micetto – Fumo! -, una pianta, un fiume, dovrebbe essere consapevole che maltratta Dio stesso e che su questa via si arriva a metterlo in croce, Dio, sul Calvario storico e su quello presente e futuro dei nostri infiniti peccati.
    Ciao, con l’affetto di sempre..
    Paolo


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