Pubblicato da: giulianolapostata | 2 giugno 2012

2 giugno 2012. A chi la Festa della Repubblica? A noi!

Dove trovare i soldi per soccorrere i terremotati dell’Emilia’ (di quelli dell’Aquila, ormai è chiaro, non frega più un cazzo a nessuno)? Questa è la domanda che Rigor Montis e il suo Think Tank si sono posti drammaticamente nel Consiglio dei Ministri di qualche giorno fa, ed alla quale hanno dato una risposta cui noi poveri mortali, che non facciamo parte del Club Bilderberg, certo non saremmo mai arrivati: aumentare il prezzo della benzina. Queste sono le decisioni su cui si misura la differenza tra un uomo qualunque ed un genio dell’economia.

Io, molto modestamente, avrei un’altra proposta. Sciogliamo le Forze Armate, vendiamo tutta la ferraglia omicida di cui dispongono, e destiniamo tutto il ricavato ai terremotati, al risanamento del territorio (aspettiamo le lacrime della Fornero sui prossimi morti affogati della prossima alluvione), al restauro dei beni artistici, per esempio a quell’incrocio tra un immondezzaio e una discarica di macerie che sta diventando Pompei.

A che ci servono le portaerei? I droni? Gli F35? Perché qualche bambino malcresciuto possa giocare ai soldatini?

L’ho scritto anche a Enrico Bondi, in quella buffonata che è la richiesta di consigli ai cittadini sui risparmi da realizzare nella spesa pubblica, ma naturalmente non ho avuto risposta. Dato e non concesso che l’abbiano letta, si saranno fatti una bella sghignazzata sul solito imbecille utopista, e nemico della Patria.

Io, l’imbecille, qui lo dico di nuovo: ogni spesa militare è oscena e criminale, sempre, ma soprattutto oggi. Ogni spesa militare è un delitto infame contro l’Umanità, contro la Giustizia, contro la Libertà.

Vergogna.

E riflettete su una cosa. Alla fine degli anni Sessanta, quando la maggior parte delle Forze Armate italiane erano schierate in Friuli ad aspettare l’orso sovietico, ricordo di aver letto uno studio in cui, in caso di attacco, si riteneva che la capacità di risposta dell’esercito italiano sarebbe stata tra i quindici ed i trenta minuti, dopo di che sarebbe stato annientato. Da notare che, nonostante si fosse già da tempo – da Hiroshima e Nagasaki – nell’epoca della ‘guerra atomica’, tale ragionamento era riferito ad una guerra ‘convenzionale’. Cosa accadrebbe oggi, quando un’eventuale guerra in Europa non potrebbe essere che un ramo della Terza Guerra Mondiale, cioè una guerra totale? Quale sarebbe la nostra capacità di risposta? Quindici secondi? O trenta? Prima che una pioggia di missili atomici ci incenerisse tutti? Paradossalmente – lo so, è mostruoso dirlo, ma è così – oggi avere un esercito ha senso solo se si è una superpotenza – Cina, Russia, USA – cioè se si hanno forti possibilità di difendersi ed ancor più forti probabilità di distruggere totalmente il nemico. Altrimenti, come ho detto, è solo – a parte ovviamente le implicazioni etiche e morali – uno stupido e dispendiosissimo gioco di soldatini, pagato coi soldi di tutti.

E oggi, 2 giugno, Festa della Repubblica, tutti a Roma con Giorgio Napolitano, Presidente di tutti gli Italiani, a cantare virilmente: “Taciti ed invisibili/partono i sommergibili!/Dritto e sicuro/parte il siluro!”.

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Responses

  1. Questo post tocca un tema molto importante ma anche delicato e vorrei dire la mia. Personalmente non sono un pacifista e anzi sostengo la necessità di avere delle forze armate forti, efficienti, motivate e ben viste dalla popolazione. Esse rappresentano un legame con il passato, con la storia e il vissuto di un paese, nel bene e nel male, ed è giusto che questo legame resti vivo. E comunque fino a quando tutto il mondo non sarà organizzato in comunità coese, pacifiche e desiderose soltanto di filarsi la propria vita, sarà difficile fare a meno della ferraglia omicida, quantomeno per assicurare il proprio diritto all’autodifesa.
    Le forze armate però sono soprattutto uno strumento della politica, e qui il discorso si fa diverso. Se consideriamo lo scenario geopolitico internazionale di oggi, e le linee di comportamento seguite dalla maggior parte dei paesi europei, Italia compresa, non posso che esprimere tutto il mio dissenso e rammarico. Siamo tornati a una concezione coloniale bella e buona, forse un tantino edulcorata nel linguaggio e nella forma, ma tale e quale. E’ qualche anno ormai che non guardo la parata del 2 giugno; non ce la faccio più a sentire i soliti discorsi ritriti sulla democrazia, sulla tutela della pace e dei diritti, sulla guerra al terrorismo, sugli “impegni internazionali” che il nostro Paese, zelantemente, assolve.
    E’ giusto quello che dici alla fine; sarebbe meglio essere una superpotenza,
    cioè un’ Europa unita veramente e con un forte esercito autonomo (magari protetta anche dal deterrente nucleare inglese e francese); senza complessi di inferiorità, in grado di farsi rispettare come si deve ma rispettosa degli altri popoli e in grado di controbilanciare il ruolo egemonico degli Stati Uniti (che è quanto ad esempio sostiene M.Fini da vari anni). Allo stato attuale queste purtroppo sono solo pie illusioni. Un saluto


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