Pubblicato da: giulianolapostata | 24 marzo 2012

Multivisioni – Sabato 24 marzo 2012

 Consigli appassionati su cosa vedere – e non vedere! – in TV

“Il cinema americano ha successo perché loro fanno bene i film. Noi facciamo bene la pizza”

R. Benigni

“Il cinema italiano è deprimente”

Q. Tarantino

“Un qualsiasi stupido film americano contiene sempre un insegnamento, a differenza di un qualsiasi artistico film inglese”

L. Wittgenstein

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Sabato 24 marzo

Un mercoledì da leoni (J. Milius, USA, 1978), 21.00, DT

California, Anni Sessanta. Tre amici spendono tutte le loro giornate sulle tavole da surf, che non è solo sport, ma rito virile, ricerca mistica dell’assoluto, ‘prova di sangue’ che li lega indissolubilmente l’uno all’altro. La vita, il tempo, e soprattutto il Viet-Nam, li dividono e li disperdono, ma verrà il giorno in cui si ritroveranno ancora sulla spiaggia, ad aspettare la mareggiata, e l’onda più grande di tutte, che li porti ancora una volta e per sempre verso l’azzurro. Poetico, profondamente malinconico ed intenso poema su una generazione spezzata dalla guerra – l’ennesimo, ma uno dei più belli che il cinema americano ci abbia dato, assieme al Cacciatore di Cimino, dello stesso anno – UMDL è anche un lirico racconto di amicizia virile. Uno dei tanti capolavori del grande Milius. Assolutissimamente imperdibile.

Cafè express (N. Loy, Italia, 1980), 21.00, Sky

Come Alberto Sordi, anche Nino Manfredi è stato spesso – e purtroppo volentieri – il ‘cantore’ delle volgarità e delle miserie sottoproletarie italiane. Così è anche in questo film, in cui si raccontano le peripezie di un venditore abusivo di caffè sui treni di linea del Sud. Ridicolo è dir poco, anche se è riuscito a fare di peggio (Cioccolata a colazione).

Domenica 25 marzo

15 minuti – Follia omicida a New York (J. Herzfeld, USA, 2001), 21.00, Sky

Due folli assassini battono la città uccidendo e filmando i loro delitti. Film duro e spietato sull’amorale sfruttamento della violenza da parte dei media, denso di idee e di stimoli, intelligente e acuto, ma, secondo me, estremamente confuso, eccessivo, disordinato. Ho sempre pensato che, con un buon lavoro di editing ed un altro montaggio, ne sarebbe venuto fuori un capolavoro. De Niro, comunque, è un capolavoro da solo. Da vedere in ogni caso.

Lunedì 26 marzo

Il colore viola (S. Spielberg, USA, 1985), 21.05, DT

Storie tragiche di due sorelle nere nell’America dei primi Novecento: lacrimoni, emozioni, melodrammone noiosissimo. Woopy Goldberg – ‘attrice’ (si fa per dire …) le cui virtù attoriali si sono sempre mosse tra i confini della pagliacciata disneyana, della soap e del grottesco – al massimo potrebbe fare la ‘mamie’ in un remake di Via col vento, ma recitare è un’altra cosa.

Countdown dimensione zero (D. Taylor, USA, 1980), 14.05, DT

Durante un’esercitazione, la portaerei americana Nimitz incappa in una tempesta magnetica che la sposta indietro nel tempo di quarant’anni, il 7 dicembre 1941, quando mancano pochi minuti all’attacco giapponese a Pearl Harbor. Se interverrà, impedirà la strage, ma confliggerà con la Storia. Un’idea bizzarra, che crea atmosfere magiche ed appassionanti. Un film divertente, ben fatto e ben recitato, che vale due ore di visione.

Ultimatum alla Terra (S. Derrickson, USA, 2008), 21.00, DT

Da anni invochiamo dalle autorità una Legge composta da un solo articolo: “E’ proibito fare i remakes”. Se Berlusconi, invece di considerare il Codice Penale come la lista della spesa di Arcore e la Costituzione come una rubrica ad anelli coi fogli intercambiabili, avesse voluto occuparsi di cose serie, avrebbe avuto la riconoscenza di tutti i cinefili (se poi fosse andato a fare in **** avrebbe avuto quella di quasi tutti gli Italiani, ma questo è un altro discorso). Nell’attesa, dobbiamo rassegnarci ancora per chissà quanto ad operazioni del genere. Quando le idee originali latitano, non rimane che andare a rubacchiare malamente quelle degli altri, riverniciandole, reimpastandole, manipolandole rozzamente, fino ad ottenere un prodotto finale che ha perso praticamente tutto della purezza originale, senza avere di suo nulla di veramente nuovo, originale, interessante. Questa volta, Scott Derrickson – illustre semisconosciuto, che ha al suo attivo solo The exorcism of Emily Rose, un banale horror parapsicologico del 2005 – ha pensato male di metter le mani in uno dei più bei film di fantascienza in assoluto, quel capolavoro di Robert Wise del 1951, che ci incantò, ammaliò e commosse per la sua intelligenza, la sua sobrietà visiva, l’intensità quasi mistica del suo messaggio pacifista. Non ne è rimasto quasi nulla, diciamolo subito, così ci si mette il cuore in pace, e l’ottima sceneggiatura di cui si servì Wise è stata inutilmente e stupidamente stracciata. Seguendo la moda ecologista, in questa versione l’ammonizione dell’alieno non riguarda più il pericolo di una guerra nucleare (incubo onnipresente nell’America degli anni Cinquanta), ma la distruzione dell’ambiente e del pianeta. Inutilissima variante; come se – anche volendo discuterne – le catastrofi ambientali non fossero esse pure conseguenze di politiche di potere e di dominio, guerre combattute con altri mezzi. L’alieno di Wise – ammantato, come ho detto, di un alone quasi mistico – diventa qui una specie di sicario, mandato a fare il lavoro sporco deciso altrove da altri. Un sicario un po’ scioccone e balordo, però, visto che bastano due note di Bach ed una madre che abbraccia un bambino (odiosissimo, tra parentesi) per commuoverlo e fargli cambiare idea. Prima non se n’era accorto? Non l’aveva studiato abbastanza il pianeta? I trucchi digitali sono banali, già visti ormai mille volte, e francamente fastidiosi: sembra abbiano la funzione di rubare la scena ad un film che per il resto non esiste. Il contrario di quel che fece Wise, i cui trucchi sono assolutamente poveri e minimali, concepiti per lasciare spazio all’emozione ed alla riflessione. Jennifer Connelly pare non esistere nemmeno lei; Keanu Reeves è senza dubbio molto bravo, ma c’è da chiedersi chi glie l’ha fatto fare.

Martedì 27 marzo

Giungla d’asfalto (J. Huston, USA, 1950), 15.20, DT

Assieme a Moby Dick, uno dei più bei film di Huston. Una banda di gangsters organizza una rapina ad una gioielleria. Il colpo è perfetto, organizzato scientificamente e condotto con perfetto rigore, ma a non funzionare saranno gli uomini, e dopo il colpo i complici cominceranno a combattersi tra loro per la spartizione del bottino. Film poliziesco ma anche metafora morale e studio asettico di caratteri e di vizi. Raro passaggio in tv, e rara occasione di rivedere la bellissima Marilyn Monroe, che anche in queste parti più o meno da svampita – le uniche che le venissero date, con l’eccezione dello stupendo Gli spostati, sempre di J.H., scritto per lei da H. Miller nel ’61 – riesce a far trasparire la sue febbre esistenziale.

Mercoledì 28 marzo

Sciarada (S. Donen, USA, 1963), 21.00, DT

Un’americana a Parigi deve difendersi da vari criminali che voglio rubarle i soldi nascosti dal marito. Thriller comedy elegante, garbata e divertente, come il sempre delizioso Cary Grant. Un gioiellino di tanti anni fa, che si rivede sempre volentieri.

Per grazia ricevuta (N. Manfredi, Italia, 1971), 13.00, DT

Nino Manfredi, una delle icone della volgarità sottoproletaria italiana, dirige se stesso in una commediola stanca. Un ragazzino miracolato entra in convento, ma ne uscirà quando la sua vocazione crollerà sotto il richiamo del sesso. Originale, eh? E colto, poi, non c’è che dire … Il ‘Lato Oscuro’ del cinema italiano, dove quello ‘luminoso’ è rappresentato da Garrone o Diritti …

La lingua del Santo (C. Mazzacurati, Italia, 2000), 15.15, DT

A Padova, “la città più ricca del Nordest, che fattura più del Portogallo, ma se non hai soldi sei una merda”, due sfigati si arrabattano con furtarelli da ladri di polli, finché per caso riescono a mettere le mani sulla teca in cui è custodita la lingua di S. Antonio. Dovrebbe essere l’occasione della loro vita, per togliersi finalmente dalla miseria, ma i due sono troppo mone anche per far soldi. Opera ‘minore’ del bravissimo Mazzacurati, nella quale i suoi temi favoriti si ritrovano comunque tutti: la pietà per i poveracci e gli sfigati, il fastidio per l’arricchimento boaro del Veneto, qualche sprazzo di fotografia lirica e perfetta, tanto per ricordarci chi è. Assolutamente da vedere.

Giovedì 29 marzo

Per chi suona la campana (S. Wood, USA, 1943), 23.00, DT

Robert Jordan, americano combattente nelle Brigate Internazionali durante la Guerra di Spagna, è aggregato ad un gruppo di partigiani, assieme ai quali si trova a dover combattere per strappare un importante ponte ai fascisti. Nonostante tutti sappiano che non usciranno vivi dallo scontro, tuttavia lo affrontano con serenità, quasi con gioia, consci dell’intima giustezza della causa per cui combattono e muoiono, tanto che, nelle ore che precedono lo scontro finale, nell’animo di Jordan rimane lo spazio per un ultimo momento d’amore con la giovanissima partigiana Maria. Poema eroico e d’amore sulla Guerra di Spagna, virile e commovente lirico ed essenziale. Splendido Gary Cooper, non più che diligente Ingrid Bergman, un po’ troppo perfettina.

Venerdì 30 marzo

I sequestrati di Altona (V. de Sica, Italia/Francia, 1962), 21.00, DT

Da un dramma di Jean-Paul Sartre, uno dei film meno noti e più sottovalutati di De Sica. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, un ufficiale nazista ricercato per crimini di guerra si nasconde per diciassette anni nella lussuosa villa del padre, isolandosi volutamente dalla vita e dalla Storia. Esse tuttavia faranno ugualmente irruzione in questa sua esistenza irreale, obbligandolo ad una tragica resa dei conti. Forte ed allucinato, sorretto dal bravissimo Maximilian Schell, è un raro film da non perdere.

La conversazione (F.F. Coppola, USA, 1974), 19.00, DT

Raro passaggio di questo che è, per me, il più bel film di Coppola. Un incubo allucinato, in cui uno specialista di intercettazioni rimane preso nella sua stessa rete, costituita non più solo da fili e microfoni, ma anche dai fantasmi e dalle paure della sua stessa mente. Semplicemente strepitoso Gene Hackman, del resto come sempre. Assolutissimamente imperdibile.

 

 

 

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