Pubblicato da: giulianolapostata | 15 marzo 2012

Pagella a chi?!

Il disprezzo e l’acredine nei confronti della professione dell’Insegnante sono antichi e consolidati, in Italia. “Chi sa fa, e chi non sa insegna”, dice un vecchio adagio. A significare: chi sa ‘fa’, cioè costruisce, produce, crea occupazione, crea ricchezza, insomma lavora. Invece, chi ha passato una vita a studiare, a consumarsi il cervello sui libri, a capire, a ragionare, a sviluppare una mente critica – insomma: chi non ha voglia di lavorare – va a fare l’insegnante. Un disprezzo che, dalla nostra professione, si riverbera sul nostro materiale di lavoro, cioè sulla cultura. È di pochi mesi fa la dichiarazione di quel pover’uomo dell’ex Ministro Tremonti, secondo cui “con la cultura non si mangia”, e non crediate che il governo di Rodomonti la pensi diversamente. Il Ponte sullo Stretto è stato cassato (per ora …), ma perché non gli interessava. In cambio quella criminale follia della TAV ‘s’ha da fare’, ha ribadito il Ministro Passera: morti o non morti. Intanto, Pompei continua a crollare, coprendo di vergogna l’Italia intera. Ma chi se ne frega: lo spread scende, e allora tout va bien, madame la marquise. Intanto, il nuovo Ministro della Pubblica Istruzione brilla per il suo sepolcrale silenzio. Non una delle incompetenti cialtronerie con cui quella povera donna della Gelmini ha massacrato la scuola pubblica è stata cancellata, e, a meno che non mi sia sfuggita, non si è sentita una sola sua parola su questa trovata. Purché non sia d’accordo anche lui: in fondo, è o non è ministro in un ‘governo del fare’? Le uniche sue innovazioni sembrano essere, per ora, alcune idee bizzarre, come quella di eliminare in tutto o in parte i libri di testo per sostituirli con I-pad (ricorda molto la prima delle tre I di morattiana memoria: nulla si crea ma purtroppo anche nulla si distrugge, nella scuola italiana), o quella di tenere aperte le scuole anche di pomeriggio. Con quali insegnanti, con quale personale ausiliario, con quali stipendi (con quale riscaldamento: di pomeriggio è quasi sempre spento) sarebbe interessante sapere, visto che siamo sempre meno, e pagati sempre peggio. Ma ben ci sta: potevamo andare a lavorare. Da questo cappello dev’essere uscito il coniglio della pagella agli insegnanti, espediente maligno e astioso per castigare finalmente questi fancazzisti, che (fingono di) lavorare poche ore al giorno, che da giugno a settembre si grattano le palle al sole, e via scemenzando. Da mesi, anche sulla stampa si susseguono implacabili le lettere in questo senso, e ormai abbiamo capito. Ma il punto è, anche, un altro. Non è ancora chiaro chi dovrebbe darcela, la pagella. I Dirigenti? Parliamoci chiaro. Quanti sono quelli che, come i Direttori Didattici di una volta, hanno scalato tutti i gradini della scuola, l’hanno sperimentata e vissuta, sanno di cosa ha bisogno davvero? Quanti ci ‘conoscono’ veramente, e hanno saggiato la nostra preparazione e la nostra cultura, e sanno quanta ‘vita’ ci sia in ogni nostra lezione? Oppure i genitori? Certamente sono una delle parti in causa fondamentali, e potrebbero esprimere pareri fondati e meditati. Anche se, in proposito, ho una personale esperienza che mi fa rabbrividire. Quando, più di trent’anni fa, cominciai la mia carriera in un paesino di campagna del Vicentino, i genitori della classe in cui avrei dovuto entrare andarono in delegazione dal locale Parroco (dal parroco: non dal Direttore!) a dire che ‘loro non avrebbero mai mandato i propri figli a scuola da un insegnante ateo, divorziato e di sinistra’. Come si vede, un’analisi altamente qualificata della mia professionalità, della mia umanità e della mia formazione culturale, che mi avrebbe garantito senza dubbio una pagella davvero esemplare. Oppure gli allievi? A dir la verità, mi vien da pensare che probabilmente sarebbero gli unici che potrebbero testimoniare delle affinità elettive tessute tra noi e loro, delle strade aperte, delle fantasie e delle passioni costruite insieme. Sinceramente, penso che di loro potrei fidarmi. Nel frattempo, dal fondo della mia cattedra polverosa, suggerirei umilmente di lasciar perdere. E pazienza se qualcuno – ci scommetto il mio modesto emolumento – mi accuserà di difesa corporativa dei miei privilegi. Che volete, non ho mai ‘lavorato’ in vita mia, la verità mi fa un po’ paura.

(precedentemente pubblicato su: http://www.nuovavicenza.it/2012/03/pagella-ai-prof-una-stupidaggine/)

 

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