Pubblicato da: giulianolapostata | 4 febbraio 2012

“L’arte del sogno (M. Gondry, Francia/Italia, 2006)

Dopo alcuni bei film – Human nature (2000), Se mi lasci ti cancello (2004) – variamente trattati o bistrattati e non sempre compresi e amati – Gondry ci regala qui un film bellissimo, poetico, straziante e geniale. Stéphane è un giovane grafico dalla creatività onirica e sfrenata. Tornato a Parigi dal Messico (ma torna veramente? Il taxi che lo deposita davanti alla porta riparte con Stéphane all’interno, che guarda se stesso davanti alla porta …) in cui ha vissuto fino a quel momento, va ad abitare dalla madre, nella sua vecchia casa, e scopre che nell’appartamento di fronte abita Stéphanie, ‘artista’ strampalata, che cuce animali di pezza. E’ amore, quello tra Stéphane e Stéphanie, ma non tanto ‘a prima vista’. Si tratta di sintonia, affinità elettiva, comunione emotiva, sintesi onirica. Lui rincorre lei, e poiché teme di non averla nella realtà, la corteggia e la seduce nel sogno. Lei, ancora immatura e spaventata dall’amore, fugge lui, in una continua fusione/commistione/confusione tra sogno e realtà che affascina e rapisce mente e cuore. Il sogno, i sogni di Stéphane sono i grandi protagonisti di questo incredibile film che se può ricordare la doppia dimensione del sia pur bellissimo Amélie (2001) di J.P. Jeunet – altro grande ‘sognatore’ – travalica e supera quel capolavoro per viaggiare in una dimensione davvero ‘altra’. Stéphane entra ed esce dai suoi sogni, li riporta nel mondo attraverso le macchine magiche che inventa, le quali macchine usa poi per fuggire ancora. Gondry è un genio, che crea magie ricorrendo ad una tecnica di animazione degli oggetti che già conoscevano nella cinematografia dell’Est, qui portata a vertici poetici davvero eccezionali. Si ‘consuma’, l’amore tra Stéphane e Stéphanie? O davvero “la vita è sogno”, come insegnava Calderon de la Barca? O davvero “noi siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”, come insegnava Shakespeare? Anche l’amore è sogno? Cosa è ‘reale’? Il bacio – sommamente straziante! – che Stéphanie pone sulla fronte di Stéphan addormentato? Lui e lei che cavalcano in una foresta di carta su un cavallo di pezza? Si ‘consuma’, dunque, questo amore? È pur reale, il dialogo surreale alla fine del film, tra tettine, pompini e uccelli duri, eppure così lunare e giocoso da spingere nuovamente verso una dimensione sognata, di coprolalia quasi ‘infantile’. Un capolavoro, nel quale/anche perché ogni istante è al tempo stesso immensamente creativo e tuttavia intimamente ‘controllato’, voluto e collegato col tutto, in una sinfonia onirica senza pari. Gael Garcia Bernal recita come un bambino che – appunto! – sogni di essere entrato in un immenso magazzino di giocattoli. Charlotte Gainsbourg commuove e innamora: non più – forse mai – ‘attrice’, ma Musa, simbolo, icona di una femminilità sensuale, giocosa e pura.

 

 

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Responses

  1. […] abbia avuto in mente il grande precursore, quando nel 2006 scrisse quel suo delizioso capolavoro (https://giulianolapostata.wordpress.com/2012/02/04/larte-del-sogno-m-gondry-franciaitalia-2006/). Ambientato nella Parigi degli Anni Venti, quando la parabola di Méliès era già da tempo […]


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