Pubblicato da: giulianolapostata | 4 febbraio 2012

Il cinese, la lingua del nuovo padrone del mondo

Spesso sono le piccole cose che, più dei grandi eventi, consentono di interpretare i tempi, ed ecco dunque una notizia davvero eccezionale. Nelle ‘sperdute’ terre del Basso Vicentino, a Barbarano, il locale Istituto Comprensivo ha organizzato per i prossimi mesi un corso di lingua e cultura cinese. Anche nelle nostre campagne, dunque, saremo presto pronti e preparati ad interagire col nuovo Padrone del Mondo. Magari avremo dimenticato il dialetto, la lingua ricchissima dei nostri nonni, ma sapremo parlare quella del denaro e del potere.

Perché questo è il punto, ed occorre dirsi la verità. Questa è la ragione per cui oggi i corsi di cinese stanno facendo concorrenza a quelli di inglese, e imperversano perfino nelle paludate aule del Liceo Pigafetta, a Vicenza, dove una volta risuonavano solo i versi di Omero e Virgilio. La Cina è il nuovo padrone del mondo, avendo scalzato dal trono gli Stati Uniti, e il mondo si adegua. Non è desiderio di integrazione e di ampliamento culturale che spinge la scuola italiana a queste scelte, altrimenti già da tempo dovremmo avere, per esempio, corsi di arabo, che invece sono scarsissimi. È solo la solita vecchia storia, che l’economia signoreggia sulla cultura, la quale, appunto, per la gran parte diviene espressione della cultura dominante. Nessuna colpa, dunque, in tutto ciò, da parte della scuola, nessun partigiano schieramento: solo il riconoscimento di una realtà, ed anzi forse essa non farebbe nemmeno bene il suo mestiere, se non si comportasse così.

Se qualcuno ha qualche colpa, questo semmai è l’Occidente tutto, che ha accettato questo nuovo dominio – economico, politico e culturale – come prima per più di un secolo aveva accettato quello americano: senza discussioni, senza batter ciglio. Mai è accaduto che l’Occidente abbia rimproverato agli USA la loro Storia, iniziata col più grande genocidio dell’Umanità, quello degli Indiani d’America, al cui confronto la Shoah appare come un esercizio da dilettanti, e continuata poi come storia di sopraffazione e di potere, eliminando popoli ma anche e soprattutto ‘culture’, sistemi sociali ed economici, visioni del mondo. Anzi. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il debito di gratitudine verso i “Liberatori” è pesato su di noi come un giogo feudale dal quale non è mai stato possibile liberarsi (a Vicenza abbiamo pagato la nostra quota con la Ederle, con Site Pluto ed ora col Dal Molin). Flebili e impotenti sono sempre state le proteste europee contro gli innumerevoli stupri delle libertà dei popoli operate dagli Stati Uniti dopo la guerra, e quando non ha taciuto l’Europa non ha trovato di meglio che ‘collaborare’, come in Afghanistan e in Irak.

Così pure, nessuno oggi osa rimproverare alla Cina le lacrime e il sangue a prezzo delle quali ha costruito il suo miracoloso ‘sviluppo’. La ‘schiavitù’ del suo stesso popolo, la devastazione ambientale del suo stesso territorio si sono accompagnati alla repressione feroce di ogni diverso modello culturale – il genocidio ed etnocidio dei Tibetani e degli Uiguri – e ad una campagna di rapina internazionale per acquisire risorse, materie prime, terre coltivabili, debiti esteri, nazioni intere: ieri il Pireo era uno dei luoghi simbolo della vecchia Europa, oggi è un supermarket cinese

Tutto tace: pecunia non olet, come sempre, e il sangue si può lavar via nelle grandi banche d’affari.

Poche cose, insomma, ma prima di iscriversi a un corso di cinese forse merita di rifletterci un attimo. Comunque, non saremo certo noi, poveri untorelli, a scalzare l’Impero del Dragone, ma un modesto desiderio ce l’avremmo. Perché qualcuno non organizza anche, oltre ai corsi di cinese, dei corsi di Tibetano? O magari di lingua Seminole, l’unica tribù indiana che non abbia mai firmato un trattato di pace col Governo degli Stati Uniti? Così, tanto per par condicio: non servirebbe a niente, ma avrebbe un certo qual profumo di giustizia.

(Già apparso in http://www.nuovavicenza.it/2012/01/barbarano-e-la-lingua-del-padrone-cinese/)

 

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