Pubblicato da: giulianolapostata | 4 febbraio 2012

“Hugo Cabret” (M. Scorsese, USA, 2012)

Se il personaggio di Hugo – delizioso incrocio tra un orfano dickensiano e uno dei molti ed intrepidi adolescenti verniani (ed anche questi due grandissimi facitori di sogni sono ‘protagonisti’ del film) – è completamente inventato, la vicenda raccontata da Scorsese in questo bel film è invece un calco quasi perfetto dell’esistenza di Georges Méliès (http://it.wikipedia.org/wiki/Georges_M%C3%A9li%C3%A8s), inventore del cinema nella sua più pura accezione, quella di ‘arte del sogno’. Crediamo che Michel Gondry non potrà che amare questo film, e possiamo esser certi che egli abbia avuto in mente il grande precursore, quando nel 2006 scrisse quel suo delizioso capolavoro (https://giulianolapostata.wordpress.com/2012/02/04/larte-del-sogno-m-gondry-franciaitalia-2006/). Ambientato nella Parigi degli Anni Venti, quando la parabola di Méliès era già da tempo discendente e lui i suoi film erano già stati quasi completamente dimenticati, il film dà invece la fortissima e bizzarra sensazione di provenire da molto prima. Lo sappiamo: la Grande Guerra è appena finita, la Modernità, il Progresso e la Tecnologia hanno appena mostrato al mondo di quali orrori siano capaci, di quanta disumanità siano impregnati. Ma Scorsese sembra non voler ricordare quella orribile parentesi (vi accenna ‘storicamente’, ma non ‘culturalmente’), e l’ambientazione di Hugo Cabret non sembra soffrirne. Quelle passerelle metalliche, quei meravigliosi ingranaggi, quegli splendidi ruotismi, sembrano usciti dalle pagine di Jules Verne, da quell’illusione dello scientismo positivista che vagheggiava appunto nella Macchina e nel Progresso la soluzione di ogni problema e la fonte di ogni felicità e di ogni libertà. Il risultato è un film sognante ed onirico, che è molte cose insieme: un omaggio commosso a quel genio e poeta del cinema che fu Méliès (attenzione: oggi tutti i suoi film sono reperibili in Rete e su DVD, come pure quelli dei Fratelli Lumières), una rievocazione immensamente nostalgica degli anni in cui il cinema era sì già ‘industria’ ma conservava ancora le sue radici ‘artigianali’, una festa sfrenata per i cinefili puri, che possono godere delle innumerevoli citazioni di quel periodo (si veda, per fare un solo esempio, la scena della locomotiva che sfonda la facciata della Gare Montparnasse, di cui esiste una celeberrima fotografia). Di quel sogno positivista resta la visione di Hugo, che, ingranaggio tra gli ingranaggi di quel meccanismo perfetto che è l’Universo, crede fortissimamente, proprio per questo, di avere una sua funzione insostituibile: lui, e con lui ogni altro essere vivente. Ottimi i due attori adolescenti, ma su di essi giganteggia Ben Kingsley, in un’interpretazione drammatica ed intimista, che gli fa perdonare tanti altri personaggi da cartolina interpretati in precedenza. Così pure eccezionale è Christopher Lee, grandissimo attore davvero ‘d’altri tempi’, la cui performance ricorda quella, altrettanto commovente, di un altro grande vecchio: Vincent Price in “Edward Mani-di-Forbice” (T. Burton, USA, 1990). Un solo appunto c’è da fare a questo film, e questa purtroppo è la metà avvelenata della mela. 3D e computer grafica, che da tempo si sono rivelati la peste del cinema, rivelano qui massimamente la loro inutilità, ed ancor più la loro ‘innaturalità’. Certamente proprio Méliès, maestro di trucchi ‘veri’, prestidigitatore e mago da palcoscenico, avrebbe rifiutato queste ‘falsità’ plasticate, queste figure che balzano fuori dallo schermo, queste profondità fasulle. C’è da chiedersi come Scorsese non se ne sia reso conto, come, per esempio, non sia prima andato a rivedersi “Il pianeta proibito” (F.M. Wilcox, USA, 1956: http://it.wikipedia.org/wiki/Il_pianeta_proibito), immenso capolavoro della fantascienza Anni Cinquanta ma soprattutto lezione magistrale di strabilianti trucchi, ottenuti – appunto ‘alla Méliès! – con fondali di cartone e lenti deformanti. Purtroppo, nessuno è perfetto. Siatelo voi: correte a vederlo in 35 mm, e contribuite a far dimenticare questa follia.

 

Annunci

Responses

  1. Caro Giuliano, sono d’accordo con te: il film è un bel sogno (Il finale è un po’ troppo sbrodoloso per i miei gusti, ma va be’, è la prassi hollywoodiana).
    Riguardo al 3D, sono ancora d’accordo con te, è un reiterato fallimento che ricorre nella storia del cinema. Ma sappiamo bene che l’espediente salta fuori quando la frequenza nelle sale entra in crisi. E’ un tentativo di riportare il pubblico cinematografico nel luogo cui il prodotto è pensato, dinanzi al grande schermo. Chiudiamo un occhio, anzi no, altrimenti l’artificio tridimensionale non funziona.
    Sulla computer grafica, invece, non condivido la tua critica.
    C’è computer grafica e computer grafica: in questo vasto insieme – in continua evoluzione – si possono trovare alcuni film belli solo per gli occhi, ma ve ne sono altri davvero notevoli.
    La computer grafica è uno tra i sintomi del cinema dei nostri giorni, come i trucchi ai tempi di Méliès e del ‘Pianeta proibito’. Non credi?


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: