Pubblicato da: giulianolapostata | 31 dicembre 2011

Multivisioni – Sabato 31 dicembre 2011

Consigli appassionati su cosa vedere – e non vedere! – in TV

Il cinema americano ha successo perché loro fanno bene i film. Noi facciamo bene la pizza”

R. Benigni

“Il cinema italiano è deprimente”

Q. Tarantino

“Un qualsiasi stupido film americano contiene sempre un insegnamento, a differenza di un qualsiasi artistico film inglese”

L. Wittgenstein

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Sabato 31 dicembre

Brigadoon (V. Minnelli, USA, 1954), 02.20, Rai1

Se anche non amate particolarmente i musical, dovete fare un’eccezione per questa poeticissima e malinconica storia d’amore, ispirata ad un’antica leggenda scozzese. Due giovani americani, in vacanza sulle Highlands per sfuggire all’alienazione della città, varcano inavvertitamente una porta magica che li conduce in un villaggio fatato, che per un incantesimo operato dal vecchio patriarca del paese si sveglia un solo giorno ogni cent’anni, proteggendosi così dall’influsso maligno del mondo circostante. Tra uno dei due ed una ragazza del villaggio scoccherà un amore così forte che riuscirà ad infrangere anche la forza della magia. Splendide coreografie ed una scenografia deliziosamente falsa per una storia che ancora commuove e incanta. Assolutamente imperdibile.

Dick Tracy (W. Beatty, USA, 1990), 17.15, Rai3

Dal fumetto-capolavoro di Chester Gould, che lo disegnò a partire dagli Anni Trenta (in Italia fu possibile leggerne alcune avventure su Linus negli Anni Settanta), un film-capolavoro, certo uno dei migliori che mai siano stati tratti da un fumetto, soprattutto per l’eccezionale fantasia grafica e fotografica che lo caratterizzano. Un gioiellino che raramente appare in tv. Imperdibile.

La pazza storia del mondo (M. Brooks, USA, 1981), 18.15, DT

La storia del mondo, delle sue miserie e delle sua canagliate, dalla preistoria alla Rivoluzione Francese, trasformata, come al solito dal geniale MB, in una goliardata anarchica ed irriverente. Imperdibile.

Domenica 1 gennaio

Big fish (T. Burton, USA,2003), 23.30, Rete4

Non capita spesso di vedere un film col groppo alla gola. Ma non perché lui ha lasciato lei, o perché lei si è abbandonata languidamente tra le braccia di lui. No: perché si è visto un film che ci ha commosso, che ha toccato corde intime e profonde dentro di noi, che ci ha donato bellezza e poesia. Così sarà, credo, per gli spettatori di questo capolavoro. La vicenda è presto raccontata. Il vecchio Edward Bloom – un sensibilissimo Albert Finney – sta per morire. Da molti anni aveva litigato col figlio, che gli rimproverava sia di essere stato ‘assente’ dalla sua vita e sia di aver raccontato a tutti un sacco di storie mirabolanti sul suo passato, tanto da impedirgli di ‘conoscerlo’ veramente. Ora il figlio ritorna, chiamato dalla madre – Jessica Lange, mai così tenera – ed accompagnato dalla giovane moglie incinta – Marion Cotillard, delicata e magica – si siede al capezzale del padre e gli chiede: ‘Dimmi chi sei veramente, raccontami la verità’. Ma che cos’è la verità e cosa sono i sogni, per Edward Bloom? Il padre risponde a suo modo, raccontando a tutti per l’ultima volta le sue storie meravigliose, mescolando ancora una volta verità e bugie – è possibile, in fondo, distinguerle? – e, come una sirena, affascinando tutti ancora una volta. La giovane e delicatissima nuora si siederà anche lei ad ascoltarlo rapita, e il figlio addirittura gli sarà vicino nelle ultime ore, e lo accompagnerà fino in fondo alla sua storia più bella. Con Big Fish, Tim Burton ci ha dato quello che è, senza ombra di dubbio il suo capolavoro. Molto è rimasto, qui, dei suoi film precedenti, e molto è stato lasciato per strada. Sono rimaste la poesia e la tenerezza degli affetti, l’affascinante bellezza dei sogni: ricordate Edward Mani-di-forbice e suo padre; invece, certi eccessi dark del, sia pur bellissimo, Tim Burton’s The nightmare before Christmas, si sono invece stemperati nelle delicate e tiepide brume che fanno da sfondo ad alcune delle scene più belle. Permettetemi, per concludere, una notazione personale. Ultimamente ho rivisto anche Le invasioni barbariche.  Entrambi i film parlano della perdita del padre, entrambi raccontano il tormento di un figlio che, negli ultimi momenti, cerca di recuperare il colloquio che non è riuscito a costruire durante tutta una vita. Mio padre è scomparso alcuni anni fa, e le parole che non gli ho dette, quelle che da lui non ho ascoltato, spesso ancora mi perseguitano. Andiamo a vedere questi dolcissimi film, e ricordiamoci di avere un padre. Assolutissimamente imperdibile.

Beetlejuice (T. Burton, USA, 1988), 10.30, Italia1

Praticamente agli inizi della sua carriera – questo è il suo secondo lungometraggio, e il suo primo film di successo – Burton maneggia già da quel maestro che è sempre stato le sua armi migliori: il macabro grottesco, l’ironia, la satira, il dark. Due giovani sposi muoiono in un incidente stradale poco prima di occupare la loro nuova e bellissima casa, che viene venduta ad una numerosa e scombinata famiglia. I due, nel loro nuovo ruolo di fantasmi, faranno di tutto per spaventarli e cacciarli via, ma non è facile nemmeno per dei fantasmi combattere degli snob. Geniale, irriverente e divertentissimo, da rivedere assolutamente.

Lemony Snicket (B. Silberling, USA, 2004), 14.35, Italia1

Uno di quei film di cui  ti chiedi: ma perché? Che vi abbiamo fatto di male? La storia è così così – tre orfani vengono perseguitati da un avido parente che vuole impadronirsi del loro patrimonio – ma comunque inferiore, dicono, ai libri da cui è tratta. I ragazzini che la interpretano sono due patate lesse (riesce a far meglio perfino la piccolina di un anno …): se dovevano essere la risposta americana a Daniel Radcliffe e Emma Watson, stiamo freschi. Certo, sono piacevoli il trasformismo di J. Carrey e la vecchia zia svampita di M. Streep, ma non bastano riempire il vuoto.

Lunedì 2 gennaio

Addio, Mr Chips! (S. Wood, GB, 1939), 02.15, Rai1

La prima versione – ‘perbene’, ma poetica e sognante – della vicenda dell’austero professore di college inglese che sposa una soubrette. Da non perdere, cercando di vedere anche il bel remake che H. Ross ne ha tratto nel 1969 col grande Peter O’Toole.

Martedì 3 gennaio

A love song for Bobby Long (S. Gabel, USA, 2004), 23.00, Rai3

Pursy, diciottenne, eredita la casa della madre, una cantante di New Orleans che non vede da anni, ma scopre che essa, per lascito testamentario, è occupata da un professore di lettere semialcolizzato e da un suo discepolo. Ostili all’inizio, i tre scopriranno poco a poco di essere strettamente legati, e troveranno la via ognuno del cuore dell’altro. Capolavoro di un’esordiente al Sundance Film Festival, altro raffinato e delicato personaggio ‘in levare’ della bravissima Scarlet Johansson (Lost in translation), grandissima interpretazione di John Travolta. Un film ‘intimista’ e poetico, da scoprire ed amare, assolutamente imperdibile.

Mercoledì 4 gennaio

Indian, la grande sfida (R. Donaldson, Nuova Zelanda/USA, 2005), 21.05, Rai3

La storia vera del neozelandese Burt Munro che nel 1967, con pochi soldi in tasca ma un insopprimibile entusiasmo, partì con la sua vecchia moto Indian per lo Utah, dove riuscì a stabilire dei record tutt’ora imbattuti. Il tutto cucinato sotto forma di una favoletta dolciastra dal buonismo insopportabile. Anthony Hopkins gigioneggia atrocemente: quasi quasi sono meglio i numerosi comprimari, davvero bravi.

Giovedì 5 gennaio

The hunted (W. Friedkin, USA, 2003), 21.00, DT

The Hunted è un noioso ed inutile remake di Rambo, (la storia del reduce di guerra impazzito per le violenze viste che può essere catturato solo dal comandante-padre che lo ha addestrato), ma con una differenza: che mentre Rambo (e soprattutto il libro da cui era tratto) era un’intelligente riflessione sul dramma dei reduci da una guerra imperialista, rifiutati da quella stessa cultura e da quella stessa ‘Patria’ che li aveva mandati a morire, qui ogni ipotesi di riflessione è stata scartata a priori, e rimane solo una storia, tra l’altro anche abbastanza loffia, che serve al massimo da passerella per permettere a Benicio del Toro di portare in giro il suo volto ‘sofferente’ (?). Non solo. Oltre all’intelligenza, per strada sono andati persi anche la logica e il buon senso, per cui assistiamo ad una gustosa serie di stupidaggini. Per esempio. 1) Il protagonista impazzisce perché ha visto le violenze in guerra o perché vede gli animali uccisi inutilmente dai cacciatori? Che cos’è: il braccio armato del WWF? 2) Particolarmente assurda è la figura dell’addestratore (povero Tommy Lee Jones, che spreco) e particolarmente comiche certe situazioni e certe sue battute. Intanto, è assolutamente illogico mostrarlo come uno che rifiuta la violenza (ma poi sbatte sul tavolo la faccia di un cacciatore ‘cattivo’), che non porta armi e che ‘ne diffida’, ma che poi sa insegnare le più raffinate, violente e crudeli tecniche di omicidio esistenti. Dove le avrà imparate: sui manuali Hoepli? Divertentissima, nella prima scena nel bosco, la battuta ‘L’assassino porta scarpe a suola liscia, come queste’: manca solo ‘Elementare, Watson’, e più avanti la battutaccia strappalacrime ‘Non riuscirete a prendere il mio ragazzo’ (il colonnello di Rambo si sarà rivoltato nella tomba). 3) Si capisce immediatamente che il ragazzo vuol farsi prendere e da suo ‘padre’. Ma allora, perché l’evasione? Perché il film deve durare circa due ore? Perché avevano già pagato il maestro di arti marziali e bisognava pur utilizzarlo? Per giustificare quel cavolo di citazione biblica? Penoso.

Venerdì 6 gennaio

Gli Aristogatti (W. Reitherman, USA, 1970), 21.05, Rai2

Uno dei rari cartoni che dovrebbero essere proibiti ai minori di diciott’anni – e forse anche ai maggiori – per il suo intollerabile contenuto di rozza misoginia. Qui i ‘maschi’ sono – of course – coraggiosi, eroici, sprezzanti del pericolo, audaci eccetera eccetera. Magari qualche volta anche un po’ prepotenti e arroganti. Ma si sa: “son ragazzi” direbbe Ezio Greggio. Le ‘femmine’ – of course ancora – vanno dal modello deficiente integrale al modello di lusso, la smorfiosa-scema-debole-inespertadellavita-che-ha-tanto-bisogno-di-un-maschio-con-gli-attributi-per-sopravvivere, cioè per essere moglie/madre, che è ovviamente l’unica cosa che una femmina può fare nella vita. La cosa più diseducativa da far vedere ad un bambino, maschio o femmina che sia.

 

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