Pubblicato da: giulianolapostata | 2 novembre 2011

Giovani maschi progressisti

Mi rendo conto che, fatta da me che ho sessantun anni, questa affermazione può apparire sospetta, ma il ‘giovanilismo’ mi ha sempre visceralmente irritato. Si porta dietro un certo qual sentore di viriloide maschilismo, di arrogante retorica, vorrei dire quasi quasi – ebbene sì – di fascismo. Non è certo il caso di ricordare qui quanto, a parole, la componente giovanilistica fosse forte nel Fascismo della prima ora, che poi, nei fatti, lasciò presto le leve del comando ai soliti ‘vecchi’ arnesi del capitalismo. Certo. È indubbiamente vero, come dice Oscar Wilde (cito a memoria, chiedo scusa) che spesso la cosiddetta saggezza dei vecchi in altro non consiste se non nel ripetere per tutta la vita le stesse sciocchezze. Ma è altrettanto vero che troppo spesso i giovani confondono i loro desideri col destino dell’universo, scambiano le proprie scariche ormonali con una chiamata divina, ma soprattutto ignorano quello che è il sale delle relazioni umane: il rispetto delle idee altrui. Nella storia del mondo, le dittature sono state quasi sempre guidate da duci non proprio di primo pelo, è vero: ma a sostenerli vi sono sempre state legioni di giovani ciechi, abbagliati dalle epifanie. Ma stiamo volando troppo in alto, se vogliamo parlare di Matteo Renzi, che in fondo è solo una specie di incrocio tra Beppe Grillo e Panariello. Quel che volevamo dire è che non è necessario esser vecchi per essere rincoglioniti, ma aiuta, come, al tempo stesso, non è necessario esser giovani per esser coglioni, ma aiuta anche quello: Renzi, che coi suoi 36 anni proprio un ragazzino non è, rischia di prendere il meglio (il peggio) di entrambe le categorie. Giolitti diceva che in Italia un mezzo Toscano e un titolo di Cavaliere non si nega a nessuno. Nell’era della politica-show potremmo aggiungerci un pubblico ed anche un partito, e se li hanno trovati Santoro e Grillo, volevate che non li trovasse il simpatico Renzi? Eccolo dunque levitare – il suo Ego è troppo smisurato per tenerlo ancorato al pavimento – sul palco della Leopolda, mentre in platea file di ‘renzoline’ sbavano per lui (sembra Cacciari quando si faceva la campagna a Sindaco di Venezia). Scendono dal palco nuvole impalpabili di idee che sembrano tirate fuori dai Baci Perugina del liberismo di sinistra (?) anni Ottanta, un frullatino di banalità, di luoghi comuni, di ovvietà semplicine, che nessuno del pubblico riconosce – forse, appunto, perché troppo giovani – come già dette dieci anni fa da Berlusconi (e purtroppo non solo da lui), e che sono proprio quelle che ci hanno portato a questo tragico modello di sviluppo. Aleggia su tutto l’avatar di Steve Jobs – di cui Renzi imita grottescamente le coreografie – e delle sue ‘macchinette’, di quel Progresso omicida che Renzi non solo non disconosce, ma che anzi addita – ancora! – come sol dell’avvenire, come obiettivo assoluto. Non c’è molto altro da dire, non ne vale la pena, in fondo. Questo è lo stato dell’arte nella sinistra (?!) italiana oggi, e se non ho mai pensato che Bersani sia uno statista di caratura internazionale, certo il futuro che ci aspetterebbe con Renzi alla guida del PD e – gli Dei non vogliano – del Paese, sarebbe tragico. Se deve andare così, lunga vita a Berlusconi. Segnalo sull’argomento due link interessanti: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/10/31/news/ecco_le_mie_100_idee_per_l_italia-24174815/?ref=HREC1-2

 http://domani.arcoiris.tv/il-treno-di-matteo-renzi-parte-a-marcia-indietro-verso-gli-anni-novanta/

 

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