Pubblicato da: giulianolapostata | 12 ottobre 2011

Scusate, non l’ho fatto apposta …

… ma ho scritto un libro, e mi sembra naturale parlarvene, perché è una parte fondamentale della mia vita. Non ve ne dirò male, perché sarebbe suicida, ma non ve ne dirò nemmeno bene, perché sarebbe un’inaccettabile presunzione. Semplicemente ve lo presento, e ve lo affido. Spero che a voi dia almeno un po’ della gioia che ha dato a me scrivendolo. Basterà questo, perché non abbiate sprecato il vostro tempo, e il vostro denaro. Quella che trovate qui sotto è la scheda di presentazione voluta dal mio Editore . Io posso aggiungere solo che è una gran brava persona: secondo me, potete fidarvi … E scusatemi ancora: davvero non l’ho fatto apposta, mi scappava, ho dovuto proprio … Buona lettura a tutti!

 

“Ti voglio bene maestro!”

 Giuliano Corà, nato a Vicenza nel 1950, Insegnante e traduttore

Angelo Colla Editore, Vicenza

http://www.angelocollaeditore.it/libri-colla-editore-dett.php?id_lib=126

Formato 14 x 21 cm, 112 pagine, ISBN 978-88-89527-70-2, Euro 9,90

In libreria dal 13 ottobre 2011

 

Un libro sui bambini che parla agli adulti

 

Storie vere di vita alle Scuole elementari, ricche di humour e tenerezza

 

L’esperienza di un insegnante che offre uno spaccato della scuola italiana di oggi

 

«Nessuno dice ‘ti voglio bene’ come lo dice un

bambino. Nessun ‘grande’, come li chiamano

loro: di sicuro. Un bambino è diverso, è un’altra

cosa. Un bambino ti vuol bene, e basta. Un bambino

non ti chiede niente in cambio».

 

Parte da qui il racconto di Giuliano Corà, maestro

elementare per missione e non per lavoro,

perché «nessuno, per lavoro, potrebbe sopportare

tutti i giorni la presenza di venti o venticinque

affarini urlanti che ti tormentano continuamente

coi bisogni più assurdi».

L’Autore ci consegna in 18 brevi e gustosissimi

capitoli un distillato della sua lunga esperienza sul

campo con i bambini, offrendoci nel contempo

uno spaccato della società italiana di ieri e di

oggi vista dal punto di vista privilegiato della

scuola, luogo per eccellenza dove il passato (i

genitori e gli insegnanti) e il futuro (i bambini) si

incontrano, e spesso si scontrano.

È il racconto della vita quotidiana in una scuola

elementare, di un mondo fatto di cose e situazioni

all’apparenza minute ma che in realtà sono

grandi per i piccoli protagonisti che le vivono e

per il loro maestro, fattosi a sua volta piccolo per

«innalzarsi al livello dei bambini».

Si leggono d’un fiato queste storie commoventi,

divertenti, a volte velate di tristezza ma sempre

ricche di speranza: c’è Lucy, ghanese, di cui si

racconta dormisse per strada con la madre, appena

arrivata in Italia; c’è Paola, ‘patologicamente’

allegra, che è contenta anche quando la si

rimprovera; e poi Slobodan, educato dal padre al

rispetto di Dio e del maestro e Lidia, bimba cinese

dalla memoria di ferro, pronta in ogni occasione

a cogliere in castagna il povero insegnante.

Storie che si rincorrono e intersecano offrendoci

con un sorriso il quadro della realtà scolastica

italiana e dei suoi problemi legati alla burocrazia,

all’integrazione culturale e linguistica, alla

cronica carenza di fondi, al nostro essere genitori

ed educatori.

 “Primo incontro”

 Il nostro primo ‘incontro’, a classe Prima appena

iniziata, è stato piuttosto critico. «Maestro, mi

sento un po’ bagnata…» «Sì?» (certe volte non

sembro molto sveglio…). «Devo essermela fatta

addosso… ma un pochino solo». «Ah…» (comincio

a sudare). «Cosa possiamo fare, tesoro?

Vuoi che chiediamo a qualche compagna se ha un

cambio da prestarti?» «Oh, ma io ce l’ho un cambio!

» (sudo ancora di più. La mia collega è a lezione

frontale in un’altra classe, le bidelle sono

evaporate subito dopo la campanella, io non posso

lasciare gli altri ventidue tesorini per andare a

cercare aiuto. ‘Aiuto!’). «Senti (balbetto e sudo),

non ti preoccupare, ora mando Giovanna a cercare

una bidella e poi lei ti accompagna a cambiarti,

stai tranquilla, sai?» «Ma io so cambiarmi

da sola, maestro!» mi dice il tesorino, sorridendo

affettuosamente: ma ha quasi l’aria di pensare che

questo maestro è davvero un po’ perso. «Posso

andare?» Parte col suo sacchettino, torna dopo

cinque minuti, mette via tutto nello zaino, si risiede

tranquilla, riprende a guardarmi con quello

sguardo sereno e tranquillo, in cui non posso fare

a meno di continuare a vedere una leggera luce di

benevolo compatimento.

 “Situazione di casino medio“

«Se non stai zitto ti tiro fuori la lingua e ci faccio

un nodo»; «Se non la smetti di girarti ti incollo il

sedere alla sedia con l’Attack»; «Se non stai attento

ti svito la testa e te la riavvito all’incontrario

». Paiono deliziati dalla prospettiva. Più la

tortura è atroce, più ne sono entusiasti, e quando,

alla minaccia «Se non la smetti ti mordo le orecchie

», tu vedi venti mani alzate che urlano: «Sì!

Sì! Mordi le mie!» allora capisci che è ora di inventare

una tortura nuova.

“Esaù e gli Ovetti Kinder”

Esaù, come sappiamo, la primogenitura se la vendette per un piatto

di lenticchie (che comunque non sono affatto da

buttar via. Ripassate in padella con olio, pomodoro,

rosmarino, sale e pepe q.b. sono una delizia.

Ve lo dice un goloso militante. Io Esaù l’ho

sempre capito). Quanto a me, penso che mi accontenterei

anche di meno: per esempio, una

confezione di Ovetti Kinder.

Ebbene sì, lo devo dire, a rischio di disperdere

quel poco di stima che la gente ha di me. Del resto,

a scuola lo sanno tutti, e ormai non si tratta

più di semplici scambi (‘semplici’ si fa per dire:

«Se mi dai quella sorpresina, domani ti porto due

ovetti, e ti lascio anche la cioccolata». «No, ne voglio

tre!». «Piccolo #!@£ … Va bene, domani te

li porto»), ma di una vera e propria rete mafiosa.

Loro sanno quello che piace a me, io so quello che

piace a loro. Ciascuno dei due cerca di incastrare

il contendente con una proposta ‘che non può rifiutare’.

I mercanteggiamenti avvengono ovunque.

Naturalmente la sede privilegiata è il cortile,

durante la ricreazione. Ci guardiamo intorno sospettosi

(ci può sempre essere qualche concorrente,

magari dei grandi di Quinta, più scafato,

che ti rovina il mercato con offerte assolutamente

esorbitanti), poi tiriamo fuori di tasca i nostri tesori

e cominciamo a contrattare.

 

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Responses

  1. favoloso, Giuliano, non vedo l’ora di leggerti!!!


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