Pubblicato da: giulianolapostata | 2 ottobre 2011

“Ladri di cadaveri”, J. Landis, GB, 2010

John Landis: un nome, una garanzia, e la lista dei suoi film sarebbe fin troppo lunga. Per nominarne solo alcuni, “Animal House” (1978), “The Blues Brothers” (1980), “Un lupo mannaro americano a Londra” (1981) eccetera eccetera, e per ognuno dovremmo spendere pagine, per spiegare quanto hanno influenzato e spesso cambiato il cinema, quanto siano stati semplicemente geniali, e soprattutto quanto ci abbiano divertito, e più di una volta anche commosso. Dopo dieci anni dal suo ultimo film (“Il principe cerca moglie”, 1988, nel quale solo il talento di Landis è riuscito a rendere digeribile un insopportabile buffone come Eddie Murphy), eccolo tornare oggi con un gioiellino tanto intelligente quanto divertente. Il teatro della vicenda è la Edimburgo del 1825, in cui il tanto conclamato influsso illuminista ha mutato ben poco costumi e culture. Per il furto di pochi pennies, i poveracci vengono impiccati sulla pubblica piazza, e ad assistere alla loro esecuzione accorrono masse di poveracci come loro, luridi e ghignanti. Ma – appunto – la città è sede anche di due rinomate scuole di Chirurgia, le quali però sono sempre alle prese col problema dei cadaveri da dissezionare. Sono pochi, perché la legge consente di servirsi solo di quelli dei giustiziati o dei morti per cause naturali, così gli arroganti e prestigiosi direttori delle due scuole sono disposti a qualsiasi mezzo per procurarsi i corpi. Ma, come si sa – siamo o non siamo nella fase più spietata e trionfante dell’accumulo capitalistico?! – la domanda crea l’offerta, e così due piccoli e squattrinati truffatori hanno un’idea geniale. Se i cadaveri disponibili non sono sufficienti, si possono moltiplicare, affrettando la morte dei vivi. I due cominciano così una macabra carriera, tra morti ammazzati che non muoiono abbastanza in fretta, borghesi ipocriti e corrotti, mafiosi locali che fiutano l’affare e vogliono una fetta di torta, scrupoli morali e palpiti dell’animo (ebbene sì: anche gli assassini hanno un cuore) e la polizia, che comincia a chiedersi dove siano finite tutte quelle persone scomparse negli ultimi tempi. Con tutti questi ingredienti, Landis confeziona ancora una volta uno dei suoi capolavori, scrivendo una commedia nera di eccezionale raffinatezza. “Ladri di cadaveri” è “Sweeney Todd” in salsa grottesca (parlo del magnifico ‘Penny Dreadful’ pubblicato a Londra nel 1850 e di recente meritoriamente ristampato da Newton Compton, non della penosa versione cinematografica che ne ha tratto nel 2007 Tim Burton). “Ladri di cadaveri” spinge lo sguardo in quelle stanze luride e in quei vicoli fangosi in cui nemmeno Dickens aveva osato addentrarsi, e segue piuttosto le orme del suo meno blasonato e più cupo contemporaneo, Wilkie Collins. Rifiutando di farsi sommergere da tanto orrore, Landis lo esorcizza ridendone, facendo ridere anche noi e divertendosi lui per primo, scoprendo un gusto assolutamente esilarante per la narrazione e l’intrigo che forse nemmeno nei suoi film migliori aveva mai messo in mostra. Lo servono le magnifiche location di Edimburgo, ma naturalmente soprattutto un cast strepitoso, fatto di attori semisconosciuti in Italia, ma celeberrimi – et pour cause! – al pubblico inglese. Non può fare a meno, l’irriverente Maestro, di citarsi: così, quando Burke (Simon Pegg) vede per la prima volta Ginny ricorda inevitabilmente “Joliet” Jake Blues, quando nella chiesa di Triple Rock riceve la Luce. E il finale è un evidente richiamo a quello di “Animal House”. Grazie John, è stato davvero bello rivedersi. Alla prossima!

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