Pubblicato da: giulianolapostata | 1 ottobre 2011

Multivisioni – Sabato 1 ottobre 2011

Multivisioni

Consigli appassionati su cosa vedere – e non vedere! – in TV

“Il cinema americano ha successo perché loro fanno bene i film. Noi facciamo bene la pizza”

R. Benigni

Il cinema italiano è deprimente”

Q. Tarantino

“Un qualsiasi stupido film americano contiene sempre un insegnamento, a differenza di un qualsiasi artistico film inglese”

 L. Wittgenstein

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

Sabato 1 ottobre

 

Nella valle di Elah (P. Haggis, USA, 2007), 01.25, Rai1

La Valle di Elah è quella in cui, secondo la Bibbia, un giovane ed impaurito Davide trovò comunque il coraggio di affrontare il gigantesco Golia, e di sconfiggerlo. Oggi, secondo Haggis, la Valle di Elah è l’Irak, ove giovani Davide vengono mandati a combattere contro un Golia ancora più spaventoso di quello biblico, perché più feroce, più spietato, più disumano, ed ad esso soccombono, feriti non solo nel corpo, ma anche, troppo spesso, nella mente e nello spirito. Così avviene a Mike, figlio di Hank, soldato di professione. Mike si è arruolato non solo per seguire le orme del padre, ma anche sulla spinta di un genuino e personale entusiasmo, per “portare la democrazia in quel posto di merda”, come dice Hank con orgoglio. Ma quando, dopo una lunga permanenza in zona di guerra, viene rimandato alla sua base negli USA per una licenza, Mike inspiegabilmente scompare, senza farsi vivo in alcun modo con la famiglia. Ad avergli parlato per l’ultima volta è proprio suo padre, qualche settimana prima della partenza, in una telefonata disturbata e convulsa, in cui, tra le scariche elettriche della chiamata satellitare, Hank è riuscito solo a sentire un figlio disperato e sconvolto che gli ha detto: “Tirami fuori di qui. E’ successa una cosa”. Poi silenzio, nient’altro, fino a quando la polizia militare della base lo chiama per informarlo prima, appunto, della sparizione, e poi che il suo cadavere è stato trovato all’esterno della base, in mezzo ai campi, fatto a pezzi, bruciato con la benzina e poi sbranato dai cani. Nessuna traccia, nessun indizio, nessun colpevole. Già un altro figlio Hank aveva perso nell’esercito, dieci anni prima, in un incidente aereo, ma la morte di quest’ultimo è inaccettabile, non solo per il suo orrore, ma per la sua assoluta mancanza di senso. Così Hank, anche lui poliziotto militare attualmente in pensione, decide di indagare per conto suo, quando si rende conto che non solo molte cose non tornano, ma soprattutto che di quella morte pare non importare molto a nessuno. Non ci mette molto a scoprire la verità, e ciò che trova è atroce, intollerabile, perché non riguarda solo suo figlio. Ciò che scopre è la tragedia di una generazione mandata a combattere una guerra di cui non capisce assolutamente il senso, una guerra che come tutte le guerre – ma forse anche più di altre, più di molte delle tante combattute dagli USA – corrompe il loro animo, i loro valori, le basi della loro esistenza. Droga, crudeltà gratuite, e poi follia disumana: ecco le medaglie che questi giovani riportano a casa dal fronte irakeno. Una di queste è toccata anche a Mike, e lui non ce l’ha fatta: non aveva il coraggio di Davide. Così, l’esposizione finale della bandiera rovesciata non si configura affatto come un artificio narrativo, bensì come un appello umano, vero e profondamente commovente, che si alza in tutta sincerità dal cuore di una nazione violentata e ferita da questa guerra: “E’ una richiesta di aiuto internazionale. Significa che siamo nella merda fino al collo: chi verrà a salvarci?”. E’ inevitabile, vedendo questo film, tracciare mentalmente un parallelo col bellissimo Missing (Costa-Gavras, USA, 1982), ma forse quel che accade qui è ancora più grave. Là è un reazionario doc, oltre che un padre, che scopre le vergogne della politica estera del suo Paese; qui è un soldato, un patriota e un padre, che constata l’orrore nascosto dietro ciò per cui lui stesso ha combattuto ed ha sacrificato due figli. Sceneggiatore di Million Dollar Baby (C. Eastwood, USA, 2004), secondo noi la sua prova peggiore; cosceneggiatore di Lettere da Iwo Jima (C. Eastwood, USA, 2006) e di Flags of our fathers (C. Eastwood, USA/Islanda, 2007), ma soprattutto autore di quel capolavoro dolente sull’incomunicabilità umana che è stato Crash (USA/Germania, tre Oscar nel 2004), Haggis firma qui un altro bellissimo film, intenso, profondo e rigoroso, interpretato da un Tommy Lee Jones mai così bravo e puro. Praticamente insignificante, al suo confronto, Charlize Theron, che brilla per la sua interpretazione scialba e senza spessore. Assolutissimamente imperdibile.

 

Mad city (Costa-Gavras, USA, 1997), 19.20, DT

Anche se non è uno dei capolavori di Costa-Gavras, è comunque un film intelligente, ben costruito e ottimamente interpretato da Dustin Hoffman. La storia è quella di un guardiano notturno di un museo, che, per riavere il posto da cui è stato licenziato, sequestra i visitatori minacciando di ucciderli, e del giornalista cinico che, fiutando lo scoop e i vantaggi per la propria carriera, gli si fa amico. Una interessante riflessione sulle capacità di manipolazione della televisione nei confronti della cosiddetta ‘libera pubblica opinione’. Da vedere.

 

Non è un paese per vecchi (E. e J. Coen, USA, 2008), 23.10, DT

L’ennesimo tassello di una filmografia, quella dei Fratelli Coen, che continuo a trovare tanto irritante quanto inutile. Un uomo trova una valigetta con due milioni di dollari e un mucchio di morti: evidentemente trafficanti di eroina che si sono uccisi a vicenda per la spartizione. Si impadronisce del denaro, ma subito si trova ad essere oggetto della caccia di un assassino psicopatico che vuole recuperare la somma: ovvio il finale. Ancora una volta il grottesco è la chiave preferita dai Coen, ed ancora una volta il mezzo finisce con l’essere il fine. Grottesco, se non ridicolo, è tutto il film: le luci, i volti, le situazioni. Javier Bardem porta in giro per due ore il suo volto perennemente stabilizzato in un rictus che spesso e volentieri strappa le risate, nonostante ogni cinque minuti qualcuno ripeta che è, appunto, “un assassino psicopatico”, probabilmente per convincere gli spettatori, che altrimenti avrebbero già cominciato a fare ‘Buuu!’ ogni volta che lo vedono sullo schermo. Tommy Lee Jones, solitamente attore sensibile e tormentato, pare uscito da un bagno in una vasca d’amido. Semplicemente invedibile.

 

 

Domenica 2 ottobre

 

Borsalino (J. Deray, Francia/Italia, 1970), 22.30, Sky

Nella Marsiglia degli anni Trenta, due gangster prima si combattono e poi si alleano per conquistare la città. Storia di un’amicizia virile, e magnifica gangster story scritta da un grande Maestro del genere (recuperate il suo stupendo Sinfonia per un massacro, del 1963), con un grande cast ‘di genere’ anch’esso: Alain Delon e Jean-Paul Belmondo. Imperdibile.

 

 

Lunedì 3 ottobre

 

Ipotesi di complotto (R. Donner, USA, 1997), 23.30, Rete4

Un tassista di New York vive ossessionato dall’idea che ‘Il Potere’ voglia impadronirsi della sua mente per strappargli chissà quali segreti. Completamente schizzato, in apparenza uno dei tanti pazzi disperati e solitari prodotti dalla metropoli, in realtà qualche segreto lo nasconde davvero, ed anche importante. Se ne renderà conto una giovane Procuratore del Ministero della Giustizia, che accetta di credergli e di combattere con lui la sua battaglia, ignorando però contro quale pericolosissimo nemico si troverà a combattere. Thriller originale ed appassionante, che offre parecchi ed intelligenti spunti di riflessione. Mel Gibson al meglio,. Da vedere.

 

Django (S. Corbucci, Italia/Spagna, 1966), 19.25, DT

Liberatosi finalmente dello pseudonimo (Sidney Corbett) con cui aveva firmato i precedenti film, Corbucci firma qui anche la sceneggiatura per uno dei capolavori minori del western all’italiana. Agli antipodi di Sergio Leone, Corbucci disegna quasi un antieroe, con gli stivali sempre immersi nel fango, e nei cui vestiti par di sentire la puzza di sudore e di stantio. Pur essendo estremamente violento, Django si muove come in una bolla di immaterialità, quasi ai limiti dell’iperrealismo. Fu il capostipite di una fortunatissima e lunghissima serie. Da non perdere.

 

Il federale (L. Salce, Italia, 1961), 00.20, Sky

Amarissima ironia di Salce sugli italiani e il fascismo. Un piccolo gerarca di provincia (uno strepitoso Ugo Tognazzi) viene nominato federale proprio negli ultimi giorni di guerra, e si imbarca in un lungo viaggio in sidecar per consegnare al comando un vecchio professore liberale ed antifascista da lui arrestato, il quale cercherà di rieducarlo ai valori della democrazia, del rispetto e della libertà. Comico e divertente, e tristemente istruttivo. Dopo sessant’anni, non siamo molto diversi, purtroppo, anzi, se possibile, siamo peggiorati. Da vedere.

 

 

Martedì 4 ottobre

 

84 Charing Cross Road (D. Jones, GB, 1987), 19.15, Sky

Nel 1949, una squattrinata scrittrice americana scrive al commesso di una libreria inglese per farsi inviare dei libri. Nasce un amicizia che durerà per vent’anni, senza che, a causa di una serie infinita di contrattempi, sia loro mai possibile incontrarsi. Quando ci riusciranno, sarà troppo tardi, Film delicatissimo e poetico, film sulla vera amicizia, ma anche sull’amore per i libri, la letteratura, la cultura. Anthony Hopkins e Anne Bancroft semplicemente mirabili e commoventi. Un gioiello, capolavoro ‘minore’ raramente in tv, assolutissimamente imperdibile.

 

 

Mercoledì 5 ottobre

 

L’uomo senza ombra (P. Verhoeven, USA/Germania, 2000), 24.00, Rete4

In un laboratorio del Pentagono, uno scienziato elabora e prova su di sé un siero che lo renderà invisibile, ma questo nuovo potere lo condurrà alla follia e al delitto. Remake del bellissimo L’uomo invisibile (J. Whale, USA, 1933), a sua volta fedelmente ispirato al bel romanzo di H.G. Wells, svolge nuovamente il tema della ‘follia’ della scienza quando infrange i limiti umani. Ma il progresso tecnologico, qui, ha dato alla testa a Verhoeven – per altro autore, in passato, del genialissimo Starship Troopers (USA, 1997) – e il film si risolve in una rutilante esibizione di effetti speciali e splendidi trucchi da baraccone, che fanno dire: “Oooh!” allo spettatore ma che lasciano poco o punto spazio alla riflessione.

 

Rosemary’s baby (R. Polanski, USA, 1968), 21.00, Sky

Francamente, la vicenda della giovane sposa usata come ‘contenitore’ per la nascita del figlio di Satana era, già allora, abbastanza noiosa, ed è, oggi, anche piuttosto datata. Polanski ha fatto qualcosa di meglio (non molto, a dire il vero)

 

 

Giovedì 6 ottobre

 

Hotel Rwanda (T. George, GB/Italia/Sudafrica, 2004), 23.00, DT

Ambientato all’epoca degli scontri etnici tra Hutu e Tutsi, che nel ’94 fecero quasi un milione di morti, il film racconta la storia di un direttore d’albergo che riesce a salvare un migliaio di profughi dal massacro. Nonostante l’eccezionalità del tema, il risultato è purtroppo un film estremamente noioso, e quasi del tutto privo di emozioni. ‘Non succede niente’, in quelle due ore, e ‘non si vede niente’, e purtroppo, se si vuole raccontare l’orrore, soprattutto quello vero, bisogna mostrarlo. I personaggi sono senza spessore psicologico, e si ha davvero l’impressione di assistere ad una brutta fiction televisiva, purgata dalla scene di violenza per farla vedere anche ai bambini. Il cast va perdonato: N. Nolte era lì di passaggio e si è fermato a bersi una birra, D. Cheadle se la cavicchia a fare il protagonista, e il resto è da dimenticare.

 

Il giardino dei Finzi Contini (V. de Sica, Italia /RFT, 1970), 19.20, Sky

Bella e fedele versione del bel romanzo di Giorgio Bassani (da rileggere), sulla persecuzione degli ebrei ferraresi negli anni Trenta. Uno dei migliori film di de Sica, sobrio e antiretorico. Da vedere.

 

 

Venerdì 7 ottobre

 

La morte ti fa bella (R. Zemeckis, USA, 1992), 23.45, DT

Ossessionate dal problema di rimanere belle, due amiche acquistano da una fattucchiera un filtro speciale, che garantisce l’immortalità. Ma il diavolo insegna a fare le pentole eccetera. Irriconoscibile lo Zemeckis brillante, frizzante e ironico di Ritorno al Futuro in questa storia banale e noiosa, che si regge solo per gli effetti speciali, allora mirabolanti, ma oggi francamente noiosi anche quelli. Goldie Hawn sarà anche oca ma è sempre un bel bocconcino; Meryl Streep è sempre eccitante (ed espressiva) come un igloo.

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: