Pubblicato da: giulianolapostata | 31 agosto 2011

San Patrignano oh cara …

Dunque anche i signori Moratti, che pure il loro bel mezzo metro di pelo sullo stomaco ce lo devono avere, si sono stufati, ed hanno dato il benservito ad Andrea Muccioli, attuale gestore della Comunità di San Patrignano, che tra parentesi pareva dovesse essere una fabbrica di soldi, oltre che di redenti – almeno così ci avevano sempre raccontato – e invece, ci dicono oggi, è sempre andata avanti solo grazie alla beneficenza del petroliere. Certo è un fatto che di grana ce ne doveva voler molta per finanziare, per esempio, oltre al mitico recupero dei tossicodipendenti, anche la costruzione della faraonica villa del padre Vincenzo.

Confesso di non aver mai amato Vincenzo Muccioli, e il suo sorriso melenso e dolciastro, da padre-padrone, più padrone che padre, a quel che poi si è saputo.

Ne ho, in proposito, un ricordo personale. Circa nel 1985, una sera stavo assistendo ad una delle tante trasmissioni TV agiografiche, in cui lui esaltava la sua opera e la sua missione. Alla concione assisteva un’ospite della Comunità, una ragazza alta, dai capelli lunghi, che per tutto il suo intervento se ne stette zitta, seduta su una poltroncina. Quando il pubblico venne invitato ad intervenire telefonai, chiedendo semplicemente come mai fosse solo lui a parlare, mentre lei stava lì, muta e avvilita, chiaramente intimidita ed in posizione di succube. Venni aggredito verbalmente in modo intollerabile dal guru, il quale mi disse che ero un provocatore, che subito anche lei sarebbe intervenuta per confermare le sue dichiarazioni, che … Il resto non lo so, perché la linea cadde, e la trasmissione poco dopo finì, senza che naturalmente la povera ragazza avesse detto una parola.

Poi, nel 1995, Muccioli morì, lasciandosi dietro uno strascico di processi, anche pesanti, di insinuazioni e di controverità (vedi, per esempio, http://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Muccioli); ma evidentemente la voce dei suoi ricchi amici fu più forte e potente, e il culto continuò, passando appunto in gestione agli eredi.

Oggi pare che il giocattolo si sia rotto, e non c’è molto altro da dire, se non che si spera che, prima o poi, qualche verità vera finalmente salti fuori.

Rimarrebbe solo da commentare la squallida ‘lista della spesa’ che il figlio Andrea ha presentato per andarsene (Repubblica del 29/8/11): una buonuscita di tre milioni di euro, due Suv, due Citycar, una casa a Rimini (scelta tra quelle che costituiscono il patrimonio immobiliare della Comunità), un vitalizio per la madre, un incarico interno triennale nel settore enogastronomico, un bonus di 120.000 euro all’anno per tre anni per sé e per la moglie. Ciliegina sulla torta, l’erede ha chiesto anche “l’ombrello di un salvacondotto che lo esoneri da eventuali contestazioni legate alla sua gestione”.

Verrebbe da chiedersi se e cosa ci possa essere di tanto ‘imbarazzante’, in quegli anni di gestione, da pretendere una copertura legale a priori, ma forse la questione imbarazzante è proprio questa. Vedremo se, ora che i suoi benefattori sembrano essersi un po’ stancati, qualcuno vorrà dare qualche risposta. Vedremo.

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