Pubblicato da: giulianolapostata | 24 agosto 2011

Visceri

È conosciuta da tutti l’insopprimibile tendenza della Lega ad esprimersi attraverso il linguaggio ‘basso’ – anche in senso topologico – delle interiora. “La Lega ce l’ha duro” affermò Bossi molti anni fa, e più avanti rese noto che lui col Tricolore “ci si pulisce il culo”. Senza dimenticare quel fine intellettuale di Borghezio (per capirsi: quello che ha detto che le idee di Breivik sono “condivisibili”), che per combattere l’odiato nemico mussulmano tempo fa andò a versare urina di maiale nel sito in cui avrebbe dovuto sorgere una moschea. Insomma, un universo viscerale, una Weltanschauung coprolalica, che ricorda tanto il piacere tutto infantile delle ‘parolacce’ – merdacazzofigapiscioculo eccetera – col quale da bambini si credeva di affermare la non ancora raggiunta età adulta dicendo le ‘brutte parole’ come i grandi. Tra i visceri, comunque, va annoverato anche lo stomaco – del resto in diretta comunicazione con quelli sottostanti, e deputato, alla fin fine, alla produzione di quelle deiezioni sopra ricordate. Così, ecco l’amena trovata della Pro Loco di un Comune leghista del Basso Vicentino: una simpatica gara podistica per riempire lo stomaco il più possibile. Si chiama “Magnacurta” – in lengoa venata, naturalmente – ed ecco (dal n. 13/2011 di “Area3”, www.area3cronaca.it) – come si svolgerà: “Otto chilometri, dove vince chi, dopo le otto tappe enogastronomiche previste nel percorso, pesa di più rispetto a quanto registrato dalla bilancia alla partenza. (…) Vince il corridore che avrà mangiato di più. (…) Il vincitore dello scorso anno è giunto al traguardo con quasi sei chili di più rispetto alla partenza”. Bisogna convenirne: sono conquiste importanti nella vita, e beato quell’uomo che, vecchio e canuto, ai nipotini che gli chiederanno cos’abbia fatto di nobile e bello nella vita, potrà rispondere: ‘Volete che vi racconti di quella volta che vinsi la Magnacurta?’. Non è stato reso noto se alla fine, per contenere le inevitabili gran ca****, verranno forniti rotoli di carta igienica tricolore. Certo, direte: ognuno si esprime come può, con la cultura che gli è propria, coi valori in cui si riconosce, da quel viscere che più gli è consono: cuore e cervello, o altrimenti le budella. E tanto basterebbe a chiudere il discorso. Se non fosse per una riflessione: che di questi tempi, in cui l’ennesima mandria anonima di dannati della Terra sta morendo di fame e di sete sotto il sole dell’Etiopia, un gioco come questo puzza, non di merda, ma di blasfema immoralità.

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