Pubblicato da: giulianolapostata | 7 maggio 2011

“Dorian Gray”, O. Parker, GB, 2009

Il ritratto di Dorian Gray”, di Oscar Wilde, è non solo e non tanto uno dei più bei romanzi, ma uno dei libri più grandi del Novecento. Lo attribuisco a questo secolo perché, pur essendo stato pubblicato nel 1891, esso stenderà la sua profezia etica e filosofica proprio sul secolo successivo, giungendo fino al nostro. Epitome di ogni possibile suggestione del Decadentismo, vertice della letteratura ‘gotica’, romanzo immensamente raffinato e colto, terribilmente bello e ‘demoniaco’, “Il ritratto” è anche, occorre dirlo, un libro totalmente e visceralmente amorale, la cui lettura e meditazione turba e induce alla vertigine, tanto profondo è l’abisso sul quale apre uno squarcio. Meno di dieci anni prima, Friedrich Nietzsche aveva proposto al mondo la sua Teoria del Superuomo (nel 1882 con Die froeliche Wissenschaft, “La gaia Scienza” e nel 1883/1885 con Also sprach Zarathustra, “Così parlò Zarathustra”). Nelle pagine del “Ritratto”, Wilde tradusse la filosofia in vita, creando un personaggio che del delirio superomistico si fa primo attore e nuovo teorizzatore, simbolo e stereotipo dell’umanità avvenire. Per noi, che lo leggiamo più di un secolo dopo, esso sembra suggerire le linee guida delle follie che sconvolgeranno il Novecento, e dell’inesausto cupio dissolvi che sta portando il nostro alla rovina. Bastano queste poche righe, per farci tremare: “Lo scopo della vita è lo sviluppo di noi stessi, la perfetta attuazione della nostra natura: è questa la ragion d’essere di ognuno di noi. Oggi gli uomini hanno paura di sé, hanno dimenticato il più alto di tutti i doveri, quello che abbiamo verso noi stessi. Naturalmente sono caritatevoli, nutrono chi ha fame e vestono gli ignudi. Ma la loro anima muore d’inedia e di freddo. Il coraggio ha abbandonato la nostra razza, o forse non lo abbiamo mai realmente avuto. Il terrore della società, che è la base della morale, il terrore di Dio, che è la base della religione: ecco le due leggi che ci dominano. E tuttavia, se ognuno potesse vivere pienamente e compiutamente la sua vita, dar forma a ogni sentimento, espressione a ogni idea, realtà a ogni sogno, credo che il mondo accoglierebbe un così puro flusso di gioia da dimenticare tutte le malattie del medievalismo e tornare all’ideale ellenico, forse a qualcosa di più sottile e prezioso dello stesso ideale ellenico. Ma anche i più temerari fra noi hanno paura di se stessi. La mutilazione dei selvaggi ha la sua tragica sopravvivenza nella negazione di sé che deturpa la nostra vita. Noi siamo puniti per le inibizioni che ci imponiamo, ogni impulso che cerchiamo di soffocare fermenta nella nostra anima e ci intossica. Il corpo pecca, ma una volta che ha peccato ha superato la sua colpa, perché l’azione è una forma di purificazione: nulla più rimane, se non il ricordo di un piacere o la voluttà di un rimpianto. L’unico modo per liberarsi di una tentazione è di abbandonarvisi: resistete, e la vostra anima si ammalerà di nostalgia per le cose che si è vietata, di desiderio per ciò che le sue mostruose leggi hanno reso mostruoso e fuori legge”.

È stato forse per il timore di confrontarsi con un simile ‘profeta’, e con un simile, gigantesco ed inarrivabile modello, che il cinema ha praticamente sempre evitato “Il ritratto”. A parte il film di Albert Lewin (USA, 1945, bello ma algido), non mi risultano altri tentativi di portare sullo schermo il libro. Numerosi sono, invece, i film ‘alla Dorian Gray’, le cui atmosfere testimoniano dell’enorme influsso, ovviamente anche estetico, che l’opera ha avuto e continua ad avere sulla cultura moderna. Per citarne solo due, il bellissimo From Hell (Allen & Albert Hugues, USA, 2001) e le scene londinesi di Bram Stoker’s Dracula (USA, 1992). Questa volta, a raccogliere la sfida – con coraggio, forse con incoscienza – è Oliver Parker, regista di non eccelso lignaggio, che ha al suo attivo altre due riduzioni dal teatro di Oscar Wilde: Un marito ideale (GB, 1999) e L’importanza di chiamarsi Ernesto (USA/GB/Francia, 2002), nessuna delle due di particolare eccellenza. Bisogna dire che qui, se il compito era comunque impari, è stato perlomeno svolto con onestà e discreto rispetto. Bella la ricostruzione della Londra di fine Ottocento, ottime le atmosfere sordide dei quartieri miserabili della città, conturbante la sensualità delle esperienze cui Dorian si abbandona. Ottima la sceneggiatura, in cui le battute sono quasi sempre una pura e semplice trascrizione di quelle del romanzo (e vorrei ben vedere il contrario!), e ben scelti i volti, anche se ho trovato Colin Firth forse un po’ troppo mefistofelico e sulfureo nella parte di Lord Henry, e Rachel Hurd-Wood forse un po’ troppo in carne per quella di Sybilla Vane. Difetti? Purtroppo parecchi, ma, come ho detto, non vale la pena di prendersela. Spiace, intanto, che la ricerca di emozioni e piaceri di Dorian sia stata ridotta a sesso, alcol e droghe, tagliando completamente tutta la sfera delle sue esperienze artistiche ed estetiche. Spiace ancor di più che sia stato cancellato l’espediente del libro ‘galeotto’, questa presenza quasi magica che s’impadronisce delle mente e dell’anima di Dorian, che lo vorrà sempre presente vicino a sé. Infastidisce la connotazione eccessivamente horror data al quadro, e quando l’immagine torna dalla tela al volto di Dorian, è difficile evitare di vedervi una curiosa somiglianza con Zio Tibia … Comunque, signori, questo è quel che offre la ditta. È poco, direte voi: sì, è vero, ma per chi, come me, ha amato alla follia quel libro, dedicandogli anni di studi e riletture, è già un regalo. Comunque, buona visione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: