Pubblicato da: giulianolapostata | 24 aprile 2011

La miglior battuta del millennio

Se si facesse una gara per la miglior battuta del millennio, non ci sarebbe gara: vincerebbe a mani basse il Papa, che nel 2006 ha detto che la Chiesa non è un “agente politico” e che non intende assolutamente interferire con la vita pubblica e politica dello Stato italiano. La realtà è quella che sta sotto gli occhi di tutti. Da decenni, mai come in questi ultimi anni l’attacco della Chiesa alla laicità delle istituzioni è stato così massiccio, violento, senza requie. Credevamo di aver visto tutto col pontificato di Woytila, il papa polacco che, dopo aver ‘sconfitto il comunismo’, umiliato la Teologia della Liberazione ed ignorato l’assassinio dell’Arcivescovo Romero, dedicò i suoi (lunghi …) anni di papato a pianificare una sistematica e dura infiltrazione nella cultura e nelle istituzioni italiane. Una ‘macchina da guerra’ niente affatto gioiosa, che praticamente ha spazzato via ogni illusione di libertà civile e religiosa in Italia. Credevamo. Invece, al peggio non c’è limite. Con l’attuale Pontificato, più che mai la Chiesa spara a zero su qualsiasi minimo tentativo di affermare che la libertà di pensiero è un diritto di ognuno, più che mai si erge a giudice e ‘legislatore morale’ su qualsiasi aspetto della vita pubblica. Dai mai spenti attacchi al divorzio ai mai spenti attacchi all’aborto, dalla ricerca sulle staminali alle normative sulla famiglia, dalla stesura della Costituzione Europea all’ICI sugli edifici religiosi, dalla contraccezione ai simboli religiosi negli uffici pubblici, dalla bioetica all’Otto per Mille, quella che è in atto appare sempre di più come una guerra di Reconquista nei confronti della libertà di pensiero. E, per carità (ma non quella cristiana) non parliamo del dibattito sull’eutanasia, quello in nome del quale i preti e i loro manutengoli politici hanno preteso di negare a Piergiorgio Welby – pensate un po’ che razza di arrogante – il diritto di poter decidere della propria vita e della propria morte. Poi è venuto l’attacco – furibondo, condotto con toni da crociata – contro i PACS. “Scardinamento della famiglia”, “capricci omosessuali”, “famiglie gay”, “zapaterismo” (dimenticando – ahi, quanto può accecare il fanatismo – che ad approvare i PACS in Spagna non è stato il buon Zapatero, ma il precedente governo di centrodestra di Aznar): ‘orrori’ di ogni tipo (con tutto il rispetto per gli omosessuali, s’intende) sono stati chiamati in campo in quella battaglia. Avvisaglie si erano già avute quando negli anni scorsi, prima a Firenze (dove son tutti finocchi), poi a Bologna (dove son tutti busoni), poi a Torino e poi ancora in Puglia, era stato avviato il riconoscimento delle coppie di fatto. Ma dopo che questo è avvenuto nel Veneto – ancora e sempre Vandea bianca – dopo che il sindaco DS di Padova ha concretizzato questo processo, evidentemente la misura è stata colma. Anche la lingua italiana è stata arruolata nella nuova crociata. Fino a ieri si parlava di ‘laicità’, un concetto tanto elementare quanto chiaro, che già più di cent’anni fa Camillo Benso Conte di Cavour aveva riassunto nell’aurea formula “Libera Chiesa in Libero Stato”. Ma oggi questo termine non è più sufficiente. E’ stato inventato il “laicismo”, parola che starebbe a significare tutto un coacervo di corruzione morale e di approssimativismo etico. Fino a ieri c’era la ‘libertà di pensiero’, quella in nome della quale tanti, nei secoli, sono saliti sul rogo, da Giordano Bruno a Galileo Galilei, che lo scampò solo a prezzo di un’umiliante abiura. Anche questo non è più sufficiente. Oggi l’anatema viene scagliato contro il “relativismo”, ovverosia contro la ‘pretesa’ che la verità di un singolo sia relativa a lui solo, e non possa in alcun modo essere imposta ad un terzo, il quale è libero di professarne un’altra. Eppure, di nuovo, mai come in questo periodo l’apertura delle istituzioni civili a quelle religiose, non solo in Italia ma anche in Europa, è massima, mai come in questo periodo la libertà di movimento della Chiesa è assoluta. Perché, dunque proprio ora? Il discorso richiederebbe lunghi approfondimenti. Diciamo solo, come spesso spiega in modo illuminante Umberto Galimberti sulle pagine di Repubblica, che forse proprio la consapevolezza, da parte della Chiesa, di proporre al mondo un messaggio ormai profondamente desacralizzato, ridotto ad un vuoto formulario, può essere la ragione intima di tanta assoluta intolleranza e di tale fanatico arroccamento. Ma questo è un problema che non ci riguarda. Noi vorremmo solo essere ‘liberi’, liberi di pensare, per esempio, che ciò che accade tra due adulti consenzienti riguardi solo loro, e di comportarci di conseguenza.

Mi chiedo spesso una cosa. Lo sappiamo, che parlare di distanze ai tempi di Internet pare una sciocchezza. Basta un clic, come si dice, e mandiamo una lettera ‘in tempo reale’ a un amico dall’altra parte del mondo, o ‘scarichiamo’ un documento da un sito di Vattelapesca, oppure (si può fare anche questo) scateniamo una guerra di sterminio. Ciò nonostante, è difficile fare a meno di porsi una questione: ma sarebbe proprio la stessa cosa, se il Vaticano, anziché a Roma, avesse sede nell’Isola di Pasqua?

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