Pubblicato da: giulianolapostata | 11 febbraio 2011

“Il Caimano”, N. Moretti, Italia, 2006

E’ difficile stroncare un film che non esiste. Nanni Moretti continua a fare cinema secondo una sua particolare ‘estetica’ che ormai conosciamo da anni, e che ricorda molto da vicino quella delle migliaia di padri di famiglia che, negli anni Sessanta, scoprirono le cineprese Super Otto. Filmavano la famiglia a tavola la domenica, e poi i bambini che facevano le boccacce davanti all’obiettivo, poi la passavano con mille raccomandazioni ai bambini medesimi e si facevano riprendere mentre lavavano la macchina, poi inquadravano la mamma che stava lavando i piatti, e che si schermiva facendo segno di no … Insomma, un universo claustrofobico, ‘pascoliano’ nel senso peggiore del termine, versione casereccia del sogno americano, egocentrico, ‘piccolo’, inutile. Così, da sempre, fa cinema il Nostro, un cinema ‘ombelicale’, autoreferenziale, onanistico, irritante, che ancora e sempre parla del passato di Moretti, dei sogni di Moretti, delle opinioni di Moretti. Non cinema, dunque, ma blog cinematografico, logorroica e incessante confessione di cui non frega una beata mazza a nessuno, ma non si può dirlo se no si passa per essere di destra. La storia ormai la conoscono tutti, anche quelli che non l’hanno visto, dato che il Nostro e i suoi supporters ce ne stanno riempiendo i marroni anni. Un regista di serie zeta vuole girare un film su Berlusconi, ma non riesce a trovare nessuno che lo voglia interpretare. La spasmodica ricerca di un attore si intreccia con quella dei soldi per non fallire e con l’evolversi della sua separazione dalla moglie. Basta, tutto qui. Due ore, non di noia, ma di nulla. Totale sciatteria delle scenografie: in disarmo non sono solo gli studi del regista, ma tutto il film, privo di qualsiasi gusto, di qualsiasi sostanza creativa. Sciatteria degli attori. Jasmine Trinca e Margherita Buy ci affliggono per due ore coi loro sorrisini intimisti; Silvio Orlando ci tormenta a forza di mossettine, quasi una versione maschile di Renée Zellweger; anche il simpatico Antonio Catania è ingessato nel suo breve cameo; Beniamino Placido pare lì per sbaglio, per fare un favore a Moretti; il quale Moretti, lui, è impegnatissimo ad interpretare Nanni Moretti, il ruolo della sua vita, nel quale pone tutta la sua genialità (?) intellettuale ed attoriale. La storia si snoda faticosamente, incongruamente, illogicamente, cerchiobottisticamente sui due binari della vicenda personale e di quella ‘politica’ (si fa per dire). ma quella politica gradatamente sfuma sullo sfondo, e – nella più pura tradizione del cinema italiano – protagoniste divengono a poco a poco le traversie esistenzial-affettive del regista, le sue segoline familiari, i suoi rimpianti, i suoi sogni, i suoi bambini eccetera eccetera. Insomma, un tuffo a testa ingiù nella masturbazione intimistica, da cui non ci salva assolutamente il finalino di Moretti – che dovrebbe essere inquietante e che invece scivola catastroficamente nel grottesco, se non nel comico – e che è comunque del tutto slegato dalla vicenda, rispetto alla quale appare come una coda appiccicata non si sa perché (a parte la necessità di titillare l’Ego del Nostro): se il film finisse un minuto prima, non se ne accorgerebbe nessuno. Una riflessione merita senz’altro anche il contenuto politico del film. Se mai hanno temuto che Il Caimano potesse portar via loro dei voti, Berlusconi e i suoi elettori, come si è visto, hanno potuto stare tranquilli, e dormire tra due cuscini, tanto rozzo, ‘volgare’ e banale è il livello dell’attacco che gli viene rivolto (eh sì che di materiale ce n’è, come sappiamo). Tutto rimane in superficie, a livello di invettiva non argomentata, di chiacchiera a tavola la domenica, talmente irritante e desolante che noi temiamo abbia sortito proprio l’effetto contrario, e cioè di aver talmente indignato gli incerti e i tiepidi da spostarne la scelta a destra. Cos’è dunque, Il Caimano, se non è un film? Appunto, è l’ennesima pagina del Diario di Moretti. Nel suo delirio egotistico, il Nostro non si è reso conto di quanto male questa ‘cosa’ possa fare a quella sinistra che a parole lui dice di amare tanto, ma che intimamente disprezza, essa e i suoi leaders, contro i quali più volte ha inveito, mentre girotondava snobisticamente. Possiamo esser certi che, nei suoi sogni più segreti, Moretti immagini di abbandonare il cinema per la politica. Potrebbe essere un’idea, quella di assecondarlo: certo non potrà far tanto danno all’Italia di quanto ne abbia fatto al cinema ed alla cultura.

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