Pubblicato da: giulianolapostata | 30 gennaio 2011

S. Kaminsky, “Adolfo Kaminsky – Una vita da falsario”, Angelo Colla Editore, Vicenza, 2011 (Traduzione di Giuliano Corà)

Nato in Argentina nel 1925 da genitori ebrei di origine russa, Adolfo Kaminsky si trasferì con la famiglia in Francia nel 1932, giusto in tempo per vedere, di lì a pochi anni, lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, l’invasione tedesca e lo scatenarsi dell’antisemitismo nazista. Dopo che, nel 1940, sua madre era stata assassinata dai nazisti, egli stesso e tutta la sua famiglia vennero internati nel famigerato campo di concentramento di Drancy, alle porte di Parigi, dal quale riuscirono però fortunosamente ad uscire. Immediatamente Kaminsky, che aveva allora diciassette anni, entrò in clandestinità, e mettendo a frutto la sua profonda passione per la chimica ed un incredibile talento, divenne in breve tempo il maggior esperto della Resistenza nella fabbricazione di documenti falsi. Grazie al suo lavoro indefesso, migliaia di ebrei riuscirono a sfuggire alle retate, e centinaia di partigiani poterono continuare la loro attività nella guerra di liberazione.

Finita la guerra, Kaminsky si rese conto che gli ideali di libertà per i quali aveva combattuto erano ben lontani dall’essere stati attuati.

Venne arruolato dai Servizi Segreti francesi, ma ne uscì quasi subito, rifiutandosi di partecipare alla guerra colonialista in Indocina. Da quel momento, la sua prodigiosa abilità verrà messa al servizio dei più diversi movimenti di liberazione e di decolonizzazione nel mondo. Prima lavorò per il celebre Réseau Jeanson, che sosteneva i militanti del FLN in Francia contro la guerra colonialista in Algeria. Successivamente lavorerà per i movimenti indipendentisti di Brasile, Argentina, Venezuela, Salvador, Nicaragua, Colombia, Perù, Uruguay, Cile, Messico, Santo Domingo, Haiti, Guinea Bissau, Angola. Aiutò i combattenti  dell’Africa del Sud durante il regime dell’apartheid, quelli del Portogallo durante il governo del fascista Salazar, gli antifranchisti di Spagna, i resistenti della Grecia contro il regime dei Colonnelli, i disertori americani che non volevano combattere in Viet-Nam.

Finanziò le proprie attività lavorando come fotografo, rifiutandosi sempre ed ostinatamente di essere pagato per il suo ‘lavoro’, da cui non ricavò mai nessun tornaconto personale, ma per il quale rischiò invece spessissimo la galera. Abbandonò l’attività nel 1971, ritirandosi a vita privata in Algeria, dove si mantenne insegnando fotografia in un istituto superiore.

Oggi Adolfo Kaminsky vive in Francia, e la sua vita – una nobile avventura di oscuro ed eroico impegno per la libertà dei popoli – è stata raccontata dalla figlia Sarah nel libro “Adolfo Kaminsky, une vie de faussaire”, pubblicato nel 2009 da Calmann-Lévy. La mia traduzione viene oggi pubblicata per i tipi di Angelo Colla, piccolo ma colto e raffinato editore vicentino.

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Responses

  1. Si vede veramente che Kaminsky era molto attivo come umanista salvando molte vite umane con il suo contributo. L’articolo è veramente interessante e mostra un grande idealista.

  2. “Il mondo va avanti non solo con le spallate degli eroi, ma pure con le piccole spinte di ogni onesto lavoratore di questo mondo”.
    Kaminsky è stato davvero in grado di “giocare il gioco” consapevole di rischiare il tutto per tutto, cosciente di ciò che ogni sua scelta avrebbe comportato, sacrificando la sua vita per salvare quella di altri .


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