Pubblicato da: giulianolapostata | 7 dicembre 2010

Aborto, suicidio e cattofascismo: la libertà di coscienza in Italia

Tra le innumerevoli sconcezze dette a suo tempo contro Eluana Englaro e la sacrosanta battaglia di suo padre per il diritto a decidere liberamente della propria morte si era distinto, col consueto spirito da trivio che lo caratterizza, il Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi, il quale aveva affermato che il Sig. Englaro voleva solo “liberarsi di una scomodità” e che comunque in futuro la Sig.na Englaro “avrebbe anche potuto avere un figlio “ (una baionetta per la Patria).

A latere, figlia della medesima volgarità, si era naturalmente scatenata la solita canea contro aborto, eutanasia, testamento biologico eccetera, la stessa che abbiamo visto ignobilmente accanirsi, pochi giorni fa, contro Mario Monicelli e contro il suo discreto ed umile suicidio. In quelle settimane, sul sito www.voglioscendere.ilcannocchiale.it, appariva questo articolo di Peter Gomez, che vale la pena di rileggere anche a distanza di tempo.

Nel pornografico rincorrersi di dichiarazioni politiche sul caso di Eluana Englaro una colpisce più di altre. Quella rilasciata a Cagliari, il 7 febbraio, da Silvio Berlusconi. «A me sembra», ha detto il premier, «che qui non ci sia altro che la volontà di togliersi di mezzo una scomodità». E quando i giornalisti gli hanno ricordato che il padre di Eluana era in attesa da anni di poter «liberare» la figlia, lui ha aggiunto: «Inizialmente pensavo che questa ragazza fosse assistita a casa, ma in realtà è assistita senza aggravio di spese per il padre».
Si tratta di brutte parole. E non tanto per il loro significato letterale che può essere condiviso o meno. Ma perché a pronunciarle, come hanno fatto notare alcuni frequentatori di questo blog, è stato un uomo che il dramma della vita e della morte lo ha dovuto affrontare in prima persona. Proprio Veronica Lario, l’8 aprile del 2005, per spiegare perché sarebbe andata a votare al referendum sulla procreazione assistita, ha raccontato al Corriere della Sera cosa accadde quando nei primi anni ’80 rimase incinta del primo figlio (mai nato) di secondo letto del Cavaliere: «Ho avuto un aborto terapeutico. Al quinto mese di gravidanza ho saputo che il bambino che aspettavo era malformato e per i due mesi successivi ho cercato di capire, con l’aiuto dei medici, che cosa potevo fare, che cosa era più giusto fare. Al settimo mese di gravidanza sono dolorosamente arrivata alla conclusione di dover abortire. È stato un parto prematuro e una ferita che non si è ancora rimarginata».
La questione è eticamente troppo delicata per trarre delle conclusioni. Una riflessione però s’impone. Non tanto sul presidente del Consiglio, ma sul mondo della politica e su quello dei media.  Pensate davvero che in Usa o in Inghilterra i giornalisti o gli avversari politici avrebbero lasciato cadere il tutto senza fare domande? Io, no.

Peter Gomez.

 Mi sono dunque posto dei dubbi, non essendo esperto in materia, ed ho chiesto lumi ad un amico medico, che così mi ha risposto:

Il concepito è un feto fino al 7° mese di gestazione (28 settimane LUNARI, un mese di gravidanza equivale a 4 settimane lunari, cioè un ciclo lunare intero, in crescere ed in calare), e fino al 7°mese di gravidanza la perdita del concepito si definisce aborto; l’aborto procurato e’consentito fino alla 12°settimana di gestazione, con passaggio attraverso il Consultorio Familiare e tradizionale “periodo di riflessione” di 7 giorni prima di eseguire l’interruzione di gravidanza; l’interruzione di gravidanza in periodi successivi e’ consentita fino al 7°mese  per gravi motivi di salute (malformazioni gravi, incompatibili comunque con la vita autonoma dopo la nascita, e che talvolta conducono all’aborto spontaneo in ogni caso: anencefalia, vizi cardiaci non correggibili in utero con intervento chirurgico, anomalie intestinali gravi ecc). Dopo il 7°mese si parla di parto prematuro se il bambino (che da ora e’ “neonato”, prematuro ma comunque neonato) stimola il parto spontaneamente anche se prima del termine di gravidanza; dopo il 7°mese di gravidanza la creatura, pur se immatura per certe funzioni fisiologiche, può essere in grado di respirare autonomamente (la chiave di volta dell’autonomia dopo la nascita e’ la maturità polmonare, che talora non e’completa neanche all’8°mese: e’ un portato individuale). Dunque non si parla più di aborto dopo le 28 settimane di gravidanza. L’aborto terapeutico oltre la 12°settimana di gravidanza e’ praticato solo in alcune Ostetricie (nel Nord mi risulta si facesse fino a poco tempo fa solo a Trieste).

 Ognuno dunque tragga le sue conclusioni e si risponda da solo, se ne è in grado. Se poi volessimo scendere al livello dell’On. Berlusconi e della sua ciurma, e frugare nel letto e nella vita degli altri, potremmo porci alcune domande, quelle che, come dice Gomez, evidentemente nessun giornalista italiano ha sentito il bisogno di fare. Ma non siamo tra quelli. Siamo solo tra coloro che credono che, se avevano ragione le femministe a dire “l’utero è mio e lo gestisco io”, tanta maggior ragione ha ciascuno di noi a dire ‘la mia vita è solo mia e ne decido solo io’: né politici cattofascisti, né Chiese né nessun altro. Ricordiamocene, quando verrà approvata l’ennesima legge liberticida sul testamento biologico, e quando verremo chiamati ad abrogarla con un referendum.

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