Pubblicato da: giulianolapostata | 13 novembre 2010

“Unstoppable”, T. Scott, USA, 2010

I migliori film di suspense sono quelli in cui non succede ‘niente’, quelli che si svolgono tutti ‘lì’, magari nella stessa stanza, meglio ancora quelli che ‘sai già come andrà a finire’. Perché lì si vede l’intelligenza, o per lo meno l’abilità, del regista e dello sceneggiatore, che riescono a tenerti inchiodato con una storia che, appunto, conosci già per averla vista mille volte, ma che questa volta ti viene raccontata in modo così originale che tu stai lì a mangiarti le unghie fino ai polsi, e ti diverti come se fosse la prima volta. Innumerevoli sono gli esempi, riusciti ed anche falliti. Tra i primi, tanto per citare un capolavoro, La parola ai giurati (S. Lumet, USA, 1957); tra i fallimenti, uno clamoroso: In linea con l’assassino (J. Schumacher, USA, 2002). Ancor più difficile è il compito quando ci si cimenta con un tema già usato tante volte, e magistralmente, o addirittura con una storia già raccontata. Qui il tema è quello dei film ‘di treni’, che tanti bellissimi film ci ha regalato. La storia, già raccontata magnificamente da A. Končalovskij (A trenta secondi dalla fine, USA, 1985), è invece quella del treno fuori controllo che rischia di provocare una catastrofe. Dopo l’incantevole thriller ‘politico’ di Pelham 1-2-3, forse il suo film più raffinato ed intelligente, Scott ci regala oggi questo piacevolissimo film che appunto rimescola, con l’aiuto del suo grande mestiere, storie e situazioni che hanno molto di déjà vu (ancora Scott!), ma che egli racconta con maestria quasi ineguagliabile. La trama l’avrete già capita, e si racconta in due parole. Per un errore di manovra, un treno carico di pericolosi prodotti chimici parte senza conducente, e rischia di deragliare proprio al centro di una popolosa cittadina, facendo esplodere dei depositi petroliferi. Saranno due normali ferrovieri, uno dei due novellino in odor di raccomandazione, a risolvere per il meglio la faccenda. Tutto saputo dunque. Ma. 1) Nonostante si possa perfettamente prevedere come finirà – ed anzi lo si sappia, perché il film è ispirato ad una storia vera – tuttavia la suspense è alle stelle, al punto che è difficile starsene fermi sulla sedia. ‘Riusciranno i nostri eroi …?’ Certo che ci riusciranno, ma tu palpiti, tremi, fai il tifo per loro, e questo, cari miei, è spettacolo puro. 2) I personaggi sono puri stereotipi: vero. Il vecchio ferroviere in procinto di essere licenziato ma tuttavia innamorato del suo lavoro; il principiante con casini coniugali, che getta il cuore oltre l’ostacolo, salva migliaia di vite e riconquista la moglie; il burocrate stupido e corrotto, che viene scalzato dal subordinato onesto e idealista. Tuttavia qui lo stereotipo non è ‘il’ film, ma semplicemente un ingrediente, spruzzato con misura certosina, tanto che – il ricordo di quel gioiellino di Pelham è vivissimo – anche qui è possibile leggere qualche metafora non tanto della società americana, quanto dei suoi miti, il che è anche meglio. Insomma, Tony Scott bravissimo, da anni non ne sbaglia una, Denzel Washington ormai suo attore icona, capace di ogni sfumatura, anche di calarsi in un film come questo, ‘commerciale’ ma di gran qualità. Averne.

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