Pubblicato da: giulianolapostata | 6 novembre 2010

Multivisioni – 6 novembre 2010

Sabato 6 novembre

I Goonies (R. Donner, USA, 1985), 16.05, Italia1

Nella cittadina costiera di Goon Docks (da cui l’appellativo di Goonies, che – e vedrete quant’è vero! – significa anche ‘strambo, svitato’) sette ragazzini scoprono una mappa che dovrebbe portarli ad un favoloso tesoro di pirati, di cui avrebbero un gran bisogno per salvare dalla rovina il padre di uno di loro. Purtroppo si uniscono alla caccia i membri di una locale famiglia di mafiosi, cattivissimi,  col loro fratello ‘scemo’, ma buono e simpaticissimo. Tra caverne e cunicoli si dipana un’avventura che unisce ‘meraviglie’ da Disneyland ad autentiche atmosfere da favola. Prodotto da Spielberg – e si capisce perché – un film poetico, divertentissimo e pieno di ‘buoni sentimenti’, che davvero i bambini (ed anche gli adulti!) non dovrebbero perdere.

Coma profondo (M. Crichton, USA, 1978), 22.55, DT

Da parecchio non si vedeva in tv questo ottimo fantathriller ambientato in un ospedale, in cui troppi pazienti cadono in coma. Una dottoressa sospettosa indaga e scopre l’orrore (interessante il metodo con cui verifica lo stato di coma dei pazienti …). Avvincente e divertente. Da vedere.

Chocolat (L. Hallstrom, USA, 2000), 18.55, DT

Una sciocchezzuola noiosa e, nonostante la presenza del cioccolato, davvero insapore. Una cioccolataia, capitata in una bigotta cittadina francese di provincia, con la sua vitalità e la sua sincerità riesce a sconvolgerne i ritmi e la cultura. Nonostante il suo personaggio sia senza spessore, il bravissimo Johnny Depp riesce comunque a rivestirlo di interesse e magia.

Heat (M. Mann, USA, 1995), 16.15, DT

McCauley, grande rapinatore, contro Hanna, grande poliziotto. L’uno alla caccia dell’altro: della vita dell’altro, delle sue emozioni, di ciò che c’è dentro di lui, che l’ha fatto diventare quel che è, che l’ha portato fin lì. Thriller turgido, complesso, denso di storie, ma in cui è ancora una volta presente quel senso della ‘coreografia’ di Mann, che qui si esprime e nel ritmo perfetto della storia e nella stupenda fotografia. De Niro ed Al Pacino sono quanto di meglio il cinema abbia prodotto da molto tempo, e Mann è – lo sappiamo – un genio. Assolutamente imperdibile.

Casanova (F. Fellini, Italia, 1976), 00.45, Sky

Casanova è uno dei pochi veri capolavori di Fellini, ma di tal livello da riscattarlo ampiamente da altre sue, e numerose, sciocchezze. Il ‘mitico’ amatore del Settecento viene qui trasformato in un individuo che è ossessionato dall’amore e dal sesso perché, follemente, li intende come antidoti all’inevitabilità della morte. Ne deriva che tutti i suoi incontri erotici siano venati da una tragica disperazione. Massimamente quello, stupendo, con la bambola meccanica, ma tutto l’erotismo di questo Casanova è artificioso e costruito, ‘scene’ di teatro nelle quali egli cerca di rappresentare ed eternare se stesso. Questa sua ‘falsità’ esistenziale Fellini illustra con un film magicamente ‘finto’ e meravigliosamente ‘falso’: ma nell’immaginazione e negli occhi dello spettatore immagato quel falso diventa più vero del vero. Si veda solo la sublime scena dell’attraversamento in gondola di una laguna manifestamente realizzata con teli di plastica nera. Assolutissimamente imperdibile.

Domenica 7 novembre

Getaway (S. Peckinpah, USA, 1972), 03.10, Rai1

Una festa per gli occhi. Qui Steve McQueen, come sempre uno strafigo della madonna, e la bellissima Ali MacGraw, sono una coppia di rapinatori belli ma niente affatto dannati, bensì allegri, amorali e anarchicamente ribelli. Magnifiche le scene d’azione. Non ve lo perdete.

L’amore che non muore (P. Leconte, Francia/Canada, 2000),15.45, DT

Assolutamente imperdibile, come tutti i film di quel grandissimo poeta e indagatore dell’animo umano che è Patrice Leconte (l’autore, per chi l’avesse dimenticato, del Marito della parrucchiera, uno dei più bei film degli ultimi cinquant’anni), qui impegnato a raccontare una storia di amore e morte ambientata a metà Ottocento. C’è il bravissimo Daniel Auteuil (L’avversario, e tanto basta).

Blob (I. S. Yeaworth Jr., USA, 1958), 23.15, Sky

La ‘solita’ fantascienza americana degli anni Cinquanta: fatta con quattro soldi, con trucchetti che oggi fanno ridere, ma che sotto il vestito misero nasconde sempre il genio. In questo film celebratissimo e citatissimo, ma in realtà non molto visto, ancora una volta il Mostro arriva da ‘fuori’. Ancora una volta, il Mostro è il Comunismo, che viene a minacciare la pace e la semplicità del Sogno Americano. Forse mai il terrore della spersonalizzazione comunista è stato esemplificato con tanta ingenua chiarezza come in questa goccia di fluido che incorpora ed annulla in sé tutti gli esseri umani con cui viene a contatto. Puro genio, lo ripeto. Noi, per capirci, in quegli anni facevamo Poveri ma belli (D. Risi, 1956). Roba da spararsi nelle balle. Assolutamente imperdibile.

Lunedì 8 novembre

Lo sceicco bianco (F. Fellini, Italia, 1952), 12.25, DT

Due sposi novelli vanno in viaggio di nozze nella Roma dei primi anni Cinquanta, e lei cerca di conoscere l’eroe dei fotoromanzi di cui è ghiottissima. Questa fu la prima regia di Fellini e, francamente, se ne sarebbe serenamente potuto fare a meno. A peggiorare il tutto c’è un’abbondante spruzzata di Neorealismo, per il quale anche Fellini ha avuto più di una sbandata (e tutte irritanti). Quanto alla Sig.ra Masina, non avrebbe mai recitato se non avesse sposato il Sig. Fellini

The patriot (D. Semler, USA, 1998), 21.00, DT

Inferiore perfino alla media dei soliti film di Steven Seagal, merita tuttavia una visione per essere evidentemente ispirato alla strage di Waco, in Texas, nel 1993, in cui morirono circa ottanta componenti dei Davidiani, l’ennesima setta mistico-nazionalista partorita dal ventre integralista dell’America.

Ombre bianche (N. Ray/B. Bandini, GB/Francia/Italia, 1960),24.00, Sky

Raro passaggio tv di questo film vecchio ma ancora bello ed interessante, sulla vita degli Innuit e sul dramma del loro incontro con la civiltà occidentale. Davvero da non perdere, anche per la stupenda fotografia.

Martedì 9 novembre

Ovunque sei (M. Placido, Italia, 2004), 23.00, DT

Se a suo tempo sui giornali lo avete visto etichettato nella categoria ‘film drammatico’, era un errore di stampa: è un film comico, o per lo meno ridicolo e spaccaballe. Gli amori, in questa vita e nell’altra, del medico fedifrago e della sua assistente che finalmente c’è stata non interessano, annoiano, fanno ridere. Non so se qualche maschietto lo voglia vedere per ammirare la passerina al vento di Violante Placido (ci vuol altro, anche per le figlie di papà, per fare un’attrice) o qualche femminuccia per deliziarsi del pisello di Stefano Dionisi (idem come sopra: e lui non è nemmeno figlio di papà …), ma per il resto, tirate la catena. Post scriptum: prima del prossimo film, qualcuno avverta Placido che ‘ovunque’ regge il congiuntivo.

Beetlejuice (T. Burton, USA, 1988), 21.15, DT

Praticamente agli inizi della sua carriera – questo è il suo secondo lungometraggio, e il suo primo film di successo – Burton maneggia già da quel maestro che è sempre stato le sua armi migliori: il macabro grottesco, l’ironia, la satira, il dark. Due giovani sposi muoiono in un incidente stradale poco prima di occupare la loro nuova e bellissima casa, che viene venduta ad una numerosa e scombinata famiglia. I due, nel loro nuovo ruolo di fantasmi, faranno di tutto per spaventarli e cacciarli via, ma non è facile nemmeno per dei fantasmi combattere degli snob. Geniale, irriverente e divertentissimo, da rivedere assolutamente.

JFK (O. Stone, USA, 1991), 17.35, Sky

Interessante dal punto di vista della ricostruzione del (probabilissimo) complotto che fu dietro all’assassinio di J.F. Kennedy. Irritante per l’ennesima riproposizione del ‘mito’ kennediano. Kennedy fu uno dei Presidenti più guerrafondai che gli USA abbiano mai avuto – lui provocò il finto incidente con la marina nordvietnamita che diede origine alla guerra in Viet-Nam, e solo con lui il mondo arrivò davvero a pochi minuti dalla scoppio di una guerra nucleare, in occasione della crisi dei missili a Cuba (vedetevi l’ottimo, e molto meno sdolcinato, Thirteen days, R. Donaldson, USA, 2000) – oltre che inveterato puttaniere (forse è il caso anche di rileggersi James Ellroy). Noioso, infine, da morire: tre ore di pseudo giornalismo d’assalto che lasciano tramortiti sulla poltrona. Non è certo uno dei capolavori di Stone.

Mercoledì 10 novembre

Nella valle di Elah (P. Haggis, USA, 2007), 21.10, DT

La Valle di Elah è quella in cui, secondo la Bibbia, un giovane ed impaurito Davide trovò comunque il coraggio di affrontare il gigantesco Golia, e di sconfiggerlo. Oggi, secondo Haggis, la Valle di Elah è l’Irak, ove giovani Davide vengono mandati a combattere contro un Golia ancora più spaventoso di quello biblico, perché più feroce, più spietato, più disumano, ed ad esso soccombono, feriti non solo nel corpo, ma anche, troppo spesso, nella mente e nello spirito. Così avviene a Mike, figlio di Hank, soldato di professione. Mike si è arruolato non solo per seguire le orme del padre, ma anche sulla spinta di un genuino e personale entusiasmo, per “portare la democrazia in quel posto di merda”, come dice Hank con orgoglio. Ma quando, dopo una lunga permanenza in zona di guerra, viene rimandato alla sua base negli USA per una licenza, Mike inspiegabilmente scompare, senza farsi vivo in alcun modo con la famiglia. Ad avergli parlato per l’ultima volta è proprio suo padre, qualche settimana prima della partenza, in una telefonata disturbata e convulsa, in cui, tra le scariche elettriche della chiamata satellitare, Hank è riuscito solo a sentire un figlio disperato e sconvolto che gli ha detto: “Tirami fuori di qui. E’ successa una cosa”. Poi silenzio, nient’altro, fino a quando la polizia militare della base lo chiama per informarlo prima, appunto, della sparizione, e poi che il suo cadavere è stato trovato all’esterno della base, in mezzo ai campi, fatto a pezzi, bruciato con la benzina e poi sbranato dai cani. Nessuna traccia, nessun indizio, nessun colpevole. Già un altro figlio Hank aveva perso nell’esercito, dieci anni prima, in un incidente aereo, ma la morte di quest’ultimo è inaccettabile, non solo per il suo orrore, ma per la sua assoluta mancanza di senso. Così Hank, anche lui poliziotto militare attualmente in pensione, decide di indagare per conto suo, quando si rende conto che non solo molte cose non tornano, ma soprattutto che di quella morte pare non importare molto a nessuno. Non ci mette molto a scoprire la verità, e ciò che trova è atroce, intollerabile, perché non riguarda solo suo figlio. Ciò che scopre è la tragedia di una generazione mandata a combattere una guerra di cui non capisce assolutamente il senso, una guerra che come tutte le guerre – ma forse anche più di altre, più di molte delle tante combattute dagli USA – corrompe il loro animo, i loro valori, le basi della loro esistenza. Droga, crudeltà gratuite, e poi follia disumana: ecco le medaglie che questi giovani riportano a casa dal fronte irakeno. Una di queste è toccata anche a Mike, e lui non ce l’ha fatta: non aveva il coraggio di Davide. Così, l’esposizione finale della bandiera rovesciata non si configura affatto come un artificio narrativo, bensì come un appello umano, vero e profondamente commovente, che si alza in tutta sincerità dal cuore di una nazione violentata e ferita da questa guerra: “E’ una richiesta di aiuto internazionale. Significa che siamo nella merda fino al collo: chi verrà a salvarci?”. E’ inevitabile, vedendo questo film, tracciare mentalmente un parallelo col bellissimo Missing (Costa-Gavras, USA, 1982), ma forse quel che accade qui è ancora più grave. Là è un reazionario doc, oltre che un padre, che scopre le vergogne della politica estera del suo Paese; qui è un soldato, un patriota e un padre, che constata l’orrore nascosto dietro ciò per cui lui stesso ha combattuto ed ha sacrificato due figli. Sceneggiatore di Million Dollar Baby (C. Eastwood, USA, 2004), secondo noi la sua prova peggiore; cosceneggiatore di Lettere da Iwo Jima (C. Eastwood, USA, 2006) e di Flags of our fathers (C. Eastwood, USA/Islanda, 2007), ma soprattutto autore di quel capolavoro dolente sull’incomunicabilità umana che è stato Crash (USA/Germania, tre Oscar nel 2004), Haggis firma qui un altro bellissimo film, intenso, profondo e rigoroso, interpretato da un Tommy Lee Jones mai così bravo e puro. Praticamente insignificante, al suo confronto, Charlize Theron, che brilla per la sua interpretazione scialba e senza spessore. Assolutissimamente imperdibile.

Contact (M. Goldenberg, USA, 1997), 21.00, DT

Una scemenzuola, oltretutto noiosa, sul contatto con gli alieni: e Jodie Foster è eccitante come un congelatore svedese. Ma perché, prima di fare queste boiate, non vanno umilmente a rivedersi un po’ di fantascienza Anni Cinquanta?

Silkwood (M. Nichols, USA, 1983), 21.00, DT

Ottimo esempio di quel cinema ‘civile’ di cui solo gli americani sembra conservino ancora la ricetta (in Italia, c’era una volta Franco Rosi). Ispirato alla storia di Karen Silkwood, operaia in una fabbrica per il ritrattamento del materiale radioattivo, la quale sperimenta ogni giorno le inadeguatezze delle misure di sicurezza e di salvaguardia della salute dei lavoratori. Karen si mette in contatto con un sindacalista e, dopo aver raccolto, di nascosto dalla fabbrica, un bel po’ di prove, parte per consegnargliele, ma muore in uno strano incidente stradale. Tra parentesi, contiene una delle più esilaranti barzellette che io abbia mai sentito (se la raccontano le operaie nello spogliatoio). Imperdibile.

Giovedì 11 novembre

Darkman (S. Raimi, USA, 1990), 01.20, DT

Una delle prime opere del bravissimo autore di Spiderman, in un film meno ‘psicologico’ dei successivi, e invece potentemente fumettistico e visionario. Uno scienziato che sta cercando di realizzare una pelle sintetica rimane sfigurato in un incendio doloso, e si vendica atrocemente di chi lo ha colpito. Protagonista un ottimo e giovane L. Neson. Davvero piacevole.

Il tè nel deserto (B. Bertolucci, GB/Italia, 1990), 21.00, DT

Morbose e malate atmosfere di una coppia di turisti americani in viaggio in Algeria alla fine degli anni Quaranta. Allusioni che non portano a niente, simboli che non rimandano a nulla, esistenzialismo  impenetrabile, noia assassina: Bertolucci. (ma Novecento e L’ultimo tango, li ha fatti proprio lui?!).

Angeli con la pistola (F. Capra, USA, 1961), 21.00, Sky

Stupenda fiaba, con una Bette Davis grande e raffinata da vecchia ancor più che da giovane, ed una folla di comprimari e caratteristi anche più bravi di lei, il tutto amalgamato dalla  filosofia dei buoni sentimenti di quel grande poeta che è stato Frank Capra, che non è affatto melenso buonismo, ma sincero richiamo ai lati migliori dell’animo umano. Una mendicante alcolizzata ha fatto credere alla figlia, che vive in Europa, di essere una gran signora. Quando la figlia viene a trovarla, l’aiuterà a reggere la finzione un gangster dal cuore d’oro. Imperdibile.

Venerdì 12 novembre

Il mondo dei robot (M. Crichton, USA, 1973), 23.10, DT

Rara apparizione di questo vecchio, bello ed intelligente film di fantascienza, davvero da vedere. In un futuribile parco dei divertimenti, è possibile vivere in un Far West animato da perfetti robot. Ma il meccanismo si guasta, e gli umani sono in grave pericolo.

Lolita (S. Kubrick, GB, 1962), 00.30, DT

Sinceramente, non ho mai capito cosa renda questo film – oltretutto mortalmente noioso, banale e ‘borghese’ – una ‘opera d’arte’ e non un incitamento alla pedofilia. Identico discorso vale per il romanzo di V. Nabokov da cui è tratto, che anzi è ancor più ‘esplicito’ e malato.

L’Onorevole Angelina (L. Zampa, Italia, 1947), 21.00, Sky

Da una delle icone della retorica sottoproletaria italiana, uno dei tanti miseri film che ne crearono il mito (?!). Qui si narra la storia patetica e lacrimevole di una borgatara romana che si batte per dar da mangiare ai suoi figli e per rivendicare giustizia. Naturalmente – ché questa era, in realtà, l’autentica ispirazione di fondo profondamente reazionaria del Neorealismo, i cui ‘intellettuali’ erano organici al controllo sociale chiesto allora dalla DC e dagli USA – tutto finisce a tarallucci e vino, in un gran volemosebbene. Da questo punto di vista, utile ed interessante.

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