Pubblicato da: giulianolapostata | 4 novembre 2010

Insegnanti di Religione

Sulla Repubblica del 31/10/10, Corrado Augias pubblica una lettera del Prof. A.M. Pappagallo sul ruolo degli Insegnanti di Religione (la troverete facilmente nel sito del giornale). Non è che l’ennesima che appare sul giornale ad autodifesa della categoria, ma questa volta, chissà perché, “i me ga tirà a cimento“, come si dice in Veneto. Ecco di seguito la risposta che ho inviato al professore.

*   *   *

Gentile Professore,

 se c’è una figura che detesto, nella Storia umana, è quella del ‘Missionario’, colui che, convinto di possedere la Verità l’unica, ça va sans dire – si sente spinto da essa o dal suo Dio a portare detta Verità all’Umanità, di essa cieca ed orfana, convinto che detta Verità debba dunque essere accettata di per sé, al solo sentirla, e trova conseguentemente inconcepibile che qualcuno possa rifiutarla. È questo un atteggiamento tipico, prima di tutto, dei fedeli delle religioni rivelate – il Male Assoluto della Storia – i quali appunto intendono come un dovere verso Dio la propagazione della loro fede, con qualsiasi mezzo ciò avvenga: gli orrori perpetrati dal Cristianesimo presso gli Amerindi dopo il 1492, tanto per fare un solo esempio, stanno lì come monumento di sangue al fanatismo. Il pensiero Illuminista e Socialista non è stato comunque da meno. Haiti e la Vandea furono due tra i tanti monumenti eretti dai Princìpi dell’89 alla loro illuministica intolleranza, come pure, anche qui per fare un esempio solo, le barbarie di Stalin contro le religioni sciamaniche.

Oggi tocca agli insegnanti di religione, il ruolo di nuovi defensores Fidei e, eredi di quella linea, non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello che a qualcuno possa non interessare niente della loro Verità, che qualcuno possa scegliere di vivere sereno anche senza aver conosciuto l’eu anghellion, e, come Lei, si chiedono “in nome di quale sublime concezione della persona” (che povera ironia, Professore) “dalla formazione dell’uomo e del cittadino debba essere esclusa la formazione religiosa”, la quale – ça va sans dire ancora – non può che formare “uomini liberi”. Beh, caro Professore, glie la voglio svelare io, quella “sublime concezione”, ed è molto semplice: si chiama libertà di coscienza, quella che stabilisce per ogni essere umano il diritto a vivere liberamente le proprie idee, senza dover essere in alcun modo conculcato da quelle degli altri, fossero anche le migliori del mondo. È un diritto ‘naturale’, che i Padri Costituenti hanno voluto inserire nel dettato costituzionale, anche se poi teorie di governi servi e sicofanti – di destra o di sinistra non fa differenza – si sono entusiasticamente applicati a tradirlo. Ma questo è un altro discorso.

Altro tipico comportamento del missionario è quello di tentare di ‘arruolare’ intellettuali fuori campo, naturalmente distorcendone il messaggio. Consiglierei dunque di lasciare in pace il grandissimo Mìrcea Eliàde, nei cui scritti si può reperire certamente una grandissima ammirazione per la dimensione religiosa – che, Le sembrerà impossibile, anch’io condivido – ma un’altrettanto equanime e profondissimo rispetto per tutti i modi in cui essa si sia presentata nella Soria.

Quale sia poi, nella fattispecie, la “religione cattolica” che viene insegnata, è facile scoprirlo frequentando le nostre scuole. Da venticinque anni io insegno nella Scuola Elementare, e devo dirLe che in questo periodo ne ho sentite di tutti i colori. Disarmanti banalità e melense sdolcinature sono il leit motiv delle lezioni di religione che si impartiscono, e che non hanno affatto lo scopo di formare menti critiche, bensì, al contrario, quello di plasmare utili idioti, supini e condiscendenti, all’occorrenza pronti a trasformarsi in fanatici fondamentalisti ed integralisti. Non parliamo dell’ignoranza che spessissimo contraddistingue questi docenti: in materia di Antropologia Storica, di Antropologia Religiosa, quando non ignoranza tout court. Ricordo molti anni fa di aver sentito una di loro spiegare ad una bambina il significato del verbo ‘incalzare’ in questo modo: “Per esempio, le scarpe si incalzano’.

Ultimo tratto caratteristico del missionario è quello di negare agli altri ciò che rivendica per sé. Molti anni fa, cominciando la mia carriera di insegnante di un paesino di campagna del cattolicissimo Veneto, i genitori della futura Classe Prima si recarono in delegazione dal Parroco (dal Parroco, non dal Direttore Didattico!) a dire che loro non avrebbero mai mandato i figli a scuola da ‘un insegnante ateo, divorziato e comunista’. Spiriti liberi. Nella mia vita sono stato per molti anni comunista – un’ideologia che troppo spesso ha assunto i caratteri di una Chiesa – poi Neopagano, ed ora da quattro anni mi sono ‘convertito’ al Buddhismo. Se l’immagina, caro Professore, cosa sarebbe successo se io avessi tentato di indottrinare i pargoli sulle meraviglie del Sol dell’Avvenire? Se avessi cercato di iniziarli ai misteri della Caccia Selvaggia? Se oggi volessi introdurli alla sublime bellezza dell’Impermanenza buddhista? Un pogrom, come minimo. Naturalmente non mi sono mai sognato di farlo, convinto, come il povero Conte Camillo Benso di Cavour tanti e tanti anni fa, che il principio che dev’essere alla base di una società autenticamente libera sia ancora quello di una “libera Chiesa in libero Stato”. Con l’aria che tira oggi in Italia, ne siamo evidentemente molto lontani, ma se un giorno mai ci arriveremo, forse non avremo più bisogno di insegnanti di religione.

Nulla di personale.

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Responses

  1. wow….mi hai letto nel pensiero? Cavoli hai detto le cose che avevo in testa
    angelo

  2. […] di “Via dell’Ottuplice Sentiero”: ma, dato il suo ambito di insegnamento, questi sono particolari trascurabili. Senza negarsi nemmeno lui un’incursione nel ‘senso comune’ – “effetto moda radical […]

  3. […] Sentiero’: ma, dato il suo ambito di insegnamento, questi sono particolari trascurabili (https://giulianolapostata.wordpress.com/2010/11/04/insegnanti-di-religione/). Senza negarsi nemmeno lui un’incursione nel ‘senso comune’ – “effetto moda radical […]


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