Pubblicato da: giulianolapostata | 31 ottobre 2010

‘Bianco’ Natale

Una delle (molte) ragioni per vergognarsi di essere Veneti è quando, nei TG regionali – o, peggio ancora, nazionali, per la serie: facciamoci riconoscere – viene intervistato un Veneto. Lo spettacolo a cui si assiste, dal punto di vista linguistico, è semplicemente tragico, e si può presentare in due versioni. La prima è quella in cui, manifestamente, la lingua italiana è una lingua straniera, totalmente ignorata, per cui l’intervistato si esprime in una gamma di varianti dialettali, che possono andare dalla versione “Mammut-Babbut-Filiut”, quasi incomprensibile, ad altre più ‘italianizzate’, ma sempre inequivocabilmente dialettali.

Ma forse la più tragica è la seconda, quella in cui l’intervistato – spesso un amministratore pubblico – è uno ‘studià’, come si dice appunto dalle nostre parti. In questo caso, lo spettacolo può giungere a livelli comico-grotteschi inarrivabili: lessico minimo (altro che le cinquemila parole di De Mauro!), raccattato tra Forum e La Padania; incapacità quasi totale di mettere insieme in modo indolore soggetto, predicato e complemento; come corollario, una sintassi del periodo esilarante e ‘bizzarra’; e conseguentemente, un contenuto logico di tipo dadaista, prossimo allo zero.

Ciò nonostante, in ‘questo’ Veneto, lo scorso Natale si è pensato bene di cacciare un “negro” dal Coro “Amici dell’Obante” di Valdagno per “problemi di dizione”.

Naturalmente si è trattato di ben altro. Il protagonista di questa educativa vicenda si chiama Victor Nelson, Ivoriano, trentasette anni, e vale la pena di ripassare la sua storia adesso, ad un anno di distanza, ora che il Natale si avvicina, quello in cui siamo tutti più buoni, ed alcuni festeggiano la nascita di un bambino che di sicuro bianco non era, e nemmeno biondo, come millenni di falsa iconografia cristiana ci hanno propinato, trattandosi di un Palestinese con la pelle scura e i capelli neri.

Victor ha “una voce da tenore primo, rara da trovare, molto ricercata nei cori[1]. Per questa ragione il suo amico Alberto Rasìa, già da molti anni nel coro, decide di presentarlo al Direttore, Paolo Penzo, il quale l’accoglie con entusiasmo. Nel dicembre 2007 Victor comincia a frequentare regolarmente le prove del coro, due volte alla settimana, ma …”Ho dovuto subire varie umiliazioni: spesso quando arrivavo alcuni coristi si giravano per non salutarmi e sono venuto a sapere che al maestro era stato detto che se mi avesse dato la divisa per cantare ai concerti parecchi ‘vecchi’ coristi sarebbero usciti dal gruppo”. Una sera “lo hanno trattenuto per più di un’ora, umiliandolo in tutti i modi e mettendolo nelle condizioni di andarsene in quanto persona totalmente indesiderata da più del 50% dei coristi a causa esclusivamente del colore della sua pelle“.

Insomma: “Nel coro non canti perché sei negro“. Nel frattempo l’amico Rasìa si è dimesso, con un’interessante considerazione: “A Victor hanno sempre detto che non volevano la sua presenza in quanto ‘scuro di pelle’, ma soprattutto perché non c’entrava nulla con la tradizione veneta. Oggi, non avendo trovato di meglio, hanno come nuovo maestro una donna di nazionalità russa, ma di pelle bianca. Alla faccia della coerenza“.

Concludiamo anche noi, anche perché il vomito monta, e rischia di mandarci di traverso l’imminente panettone.

Buon Natale a tutti, in conclusione.

Buon Natale ai venetissimi coristi degli “Amici dell’Obante” (tra parentesi: non chiedetemi cos’è l’Obante: non sono molto ferrato in geografia del Terzo Mondo), finalmente ‘nigger free’. Bisogna capirli, hanno le loro ragioni: e se nel bel mezzo della Messa di Natale quello si metteva a cantare “Du sgendi dalle sdelle/oh re del Gielo”?!

Buon Natale a Victor, con l’augurio che si già tornato in Costa d’Avorio: può darsi che qui avesse trovato un lavoro, ma cultura e rispetto da queste parti sono merce rarissima.

Buon Natale alla direttrice del coro, russa e di pelle bianca. Forse dovrebbe preoccuparsi un po’, perché le SS, che di razzismo se ne intendevano anche più che all’Obante, avevano fatto una loro classifica di popoli ‘inferiori’, nella quale gli Slavi stavano appena sotto gli Ebrei: appena finito di far fuori i primi, sarebbe toccato a loro. Anche se, a pensarci bene, tutto sommato può star  tranquilla: perfino a livello di razzismo, le finezze sull’Obante non sono di casa.


[1] Tutte le successive citazioni provengono da www.ilgiornaledivicenza.it del 3/4/2009.

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