Pubblicato da: giulianolapostata | 30 ottobre 2010

Multivisioni – 30 ottobre 2010

 Sabato 30 ottobre

The aviator (M, Scorsese, USA, 2004), 21.00, DT

Patinatissima, lussuosa e noiosa biografia del miliardario americano Howard Hugues e delle sue follie. Benissimo ha scritto su Ciak Stefano Disegni, quand’è uscito sugli schermi: avrebbe meritato l’Oscar per la categoria “Non ce ne può fregare di meno”. Serenamente da dimenticare.

Twister (J. De Bont, USA, 1996), 14.15, DT

Bill e Jo, entrambi studiosi di tornados (in inglese twister), si incontrano per firmare le carte del divorzio. Ma proprio un tornado incombe, e, ripresi entrambi dalla passione per il lavoro, scopriranno che anche la passione tra di loro non si è mai spenta. Scemenza di rara insopportabilità, farcita come un sandwich di ogni possibile stereotipo e luogo comune ‘americano’ (si veda la scena del pranzo ‘da uomini rudi’ a casa della vecchia zia). Banale, idiota, invedibile, se non per gli amanti del genere effetti speciali.

Domenica 31 ottobre

Carlito’s way (B. de Palma, USA, 1993), 21.05, DT

1975. Carlos Brigante, spacciatore e malavitoso, torna ad Harlem dopo cinque anni di prigione. Sembrano pochi, ma è passata una vita. Tutti lo accolgono col rispetto e l’entusiasmo dovuti ad una leggenda, ma – Carlito lo percepisce benissimo – le leggende sono roba vecchia. Nuovi stronzetti rampanti scalpitano per strappargli lo stuoino di sotto ai piedi, e tagliarsi ingordamente una fetta di torta molto più grande di quella di cui si accontentava lui. Così Carlito decide di andarsene. Rientra nel giro ma tenendosi fuori dalle porcherie, e solo per quel tanto che gli permetterà di metter da parte il gruzzoletto destinato a realizzare il suo sogno: fuggire alla Bahamas con l’unica donna che abbia mai amato. Però, Carlito è anche un ‘uomo d’onore’: i debiti vanno pagati, gli amici vanno aiutati. Solo che, e se ne accorgerà a sue spese, anche quel codice è roba vecchia, e gli amici non sono più quelli di una volta. Lunghissimo flash back – 144” che scorrono senza un solo istante di noia – CW è un capolavoro senza confronti, un’inarrivabile lezione di Cinema, un film che emoziona e turba quasi più per la sua perfezione stilistica e tecnica che per le emozioni che mette in scena. Noir ‘stereotipo’ fin nelle midolla, CW rielabora e rinnova quell’eredità offrendo una vicenda nuova e fresca, commovente e coinvolgente, ulteriore testimonianza di come questa sia l’opera di un Maestro. Gli attori sono magnificamente bravi, ma anch’essi – come dovrebbe sempre essere – strumenti che il Maestro suona alla sua bisogna. Al Pacino è il malavitoso che sogna invano di sfuggire al proprio destino; Sean Penn è l’avvocato corrotto, omuncolo schiavo della propria viltà e della propria ignavia prima ancora che dell’alcol e della coca; Penelope Ann Miller è poi al di là di ogni lode, interprete di un personaggio che sembra ‘clonato’ dai personaggi migliori di Kim Basinger, ma che per intensità ed umanità non solo non la fa rimpiangere, ma addirittura la fa scordare. Assolutissimamente imperdibile.

Factotum (B. Hamer,Germania / Norvegia / USA, 2005), 23.00, DT

Molti conoscono Charles Bukowski (1920-1994), che nelle sue opere descrive, con linguaggio crudo ma efficace, la vita degli emarginati nelle grandi città americane. Da uno dei suoi romanzi è tratto questo bellissimo film. Il protagonista – chiaramente lo scrittore stesso, i cui romanzi e novelle costituiscono un’unica autobiografia – è uno scrittore che, per mantenersi, passa da un lavoro all’altro, perdendoli tutti, sia per la sua insofferenza ad ogni regola sia per la sua ‘passione’ per l’alcol e le donne. Tuttavia ciò non genera in lui alcuna reazione ribellistica, antisociale o distruttiva. Chinaski – così si chiama il personaggio – attraversa rifiuti e fallimenti con dolente sopportazione, quasi conscio che ‘così dev’essere’. Non c’è rabbia, in Chinaski, ma solo un’assoluta estraneità ad un mondo il cui ordine e le cui regole gli sono, non tanto nemiche, quanto semplicemente incomprensibili. C’è invece, in lui, l’immenso ed umile coraggio dei perdenti, di coloro che hanno ‘scelto’ una vita ai margini, e non se ne lamentano, ma anzi di quell’esistenza fanno un punto d’osservazione specialissimo ed esclusivo per cercare la verità. Non c’è una trama precisa, in questo film, come del resto non c’è nel romanzo da cui è tratto e in genere nelle opere di Bukowski. Vi sono solo momenti, giorni, sequenze di esistenza, una dietro l’altra, tutte apparentemente uguali, tutte nella sostanza diverse, perché da ognuna Chinaski ricava una scintilla di vita e di dolore, ma anche, a suo modo di felicità. Ogni tanto si ferma, per l’urgenza insopprimibile di tradurre su carta la sua vita, le vite e le storie che ha incontrato. Spedisce le sue pagine agli editori, ma poi riparte, senza nemmeno curarsi di verificare se siano state accettate o meno. Scrivere per lui non è tanto una professione, quanto, oserei dire, una missione: quella di testimoniare la straziante vitalità sua e del suo mondo. Hamer racconta questa esperienza con delicata tenerezza, ed intimo rispetto, inframmezzando quei brevi flash di vita con brani dalle opere di Bukowski stesso. Matt Dillon lo coadiuva in quest’opera con una recitazione al di sopra di qualsiasi lode, anticipando la grandissima prova che darà di lì a poco nello splendido Crash di Paul Haggis (2005). Sua degna compagna la bravissima Lily Taylor, donna allo sbando, che Chinaski incontra, prende, lascia, riprende per poi lasciare definitivamente. Non per disamore – che anzi li unisce un’affinità intima e fortissima – quanto per l’impossibilità di fermarsi, per il bisogno di andare e andare attraverso la vita. Film minimalista, ma, come accade spesso a questo genere di films – vedi il magico Bubble (Steven Soderbergh, 2005) – assolutamente essenziale, intimamente poetico, profondamente ‘vero’, Factotum è un capolavoro da riscoprire, dopo il suo troppo veloce passaggio nelle sale di qualche mese fa, ed è anche il primo film che, finalmente, renda giustizia all’arte di Bukowski, che dell’orribile Storie di ordinaria follia (Marco Ferreri, 1984) disse semplicemente: “Questo film buttatelo nel cesso”. Può essere anche un’occasione per riscoprire le opere di Bukowski, Virgilio alcolizzato nell’inferno dell’emarginazione e del rifiuto: l’unico, assieme ai grandissimi Jack Kerouac e Ferdinand Céline – i soli Santi laici della letteratura del Novecento – che abbia saputo cantarne la tragica bellezza.

La notte dei morti viventi (G. A. Romero, USA, 1968), 22.40, DT

Per noi fu l’epifania del genio di Romero, che tanti altri capolavori ci avrebbe dato negli anni successivi, ma che forse mai come qui fu ‘perfetto’, semplice, essenziale, a partire da quel bianco/nero rozzo e sgranato, quasi ‘documentaristico’ (della fine tragica del sogno americano!), quasi una ri-scoperta per palati già abbondantemente avvelenati dalle bellurie del Technicolor. Brillante e geniale nel plot, e nella sublime conclusione, e ferocemente politico nella lettura, e c’è da chiedersi quanto tempo l’America ci abbia messo a riconoscere, nelle squadre della morte che alla fine battono la città per fare ‘pulizia’, gli sgherri scatenati dal Presidente Johnson contro i giovani americani che rifiutavano l’arruolamento in Viet-nam. Non ci sono parole, per film come questi, se non rivederli mille volte. Assolutissimamente imperdibile.

Lunedì 1 novembre

Il toro (C. Mazzacurati, Italia, 1994), 21.10, DT

Due allevatori di bestiame, ridotti in cassa integrazione ma privati dell’indennità di licenziamento che gli spetta di diritto, rubano un preziosissimo toro da riproduzione per svenderlo all’Est, e il viaggio diventa un’odissea tra poveri e sconfitti, una specie di anticipazione di triste globalizzazione. Bravissimo come sempre Mazzacurati nel raccontare sentimenti e dolori senza retorica, col tatto di un cenno, bellissima la fotografia sfumata, che tratteggia atmosfere solitarie, lontane e malinconiche. Ottimo Abatantuono (come del resto in Mediterraneo, G. Salvatores, Italia, 1991), ad ennesima dimostrazione che non esistono cattivi attori, ma solo cattivi registi. Imperdibile.

Rollerball (J. McTiernan, USA, 2001), 21.10, DT

Per la serie “il remake che non si doveva mai fare”, un film balordo e senza ragione. Perché un attore intelligente e sensibile come Jean Reno si sia fatto coinvolgere in questa boiata, bisogna chiederlo a lui. Recuperate invece, appena potete, l’originale di N. Jewison, del 1975, con James Caan: un capolavoro.

Il miglio verde (F. Darabont, USA, 1999), 21.00, DT

Bella storia, semplice ed efficace, sulle vicende tragiche, umane e commoventi di alcuni inquilini del braccio della morte in un penitenziario americano negli anni Trenta. Buona mescolanza di paranormale e reale, per un racconto che avvince ed offre l’occasione di riflettere sull’orrore della pena di morte. Accanto a T. Hanks, un cast davvero ottimo e di alta professionalità.

La pazza storia del mondo (M. Brooks, USA, 1981), 18.40, DT

La storia del mondo, delle sue miserie e delle sua canagliate, dalla preistoria alla Rivoluzione Francese, trasformata, come al solito in MB, in una goliardata anarchica ed irriverente. Imperdibile.

Ultimatum alla Terra (S. Derrickson, USA, 2008), 21.15, Sky

Da anni invochiamo dalle autorità una Legge composta da un solo articolo: “E’ proibito fare i remakes”. Se Berlusconi, invece di considerare il Codice Penale come la lista della spesa di Arcore e la Costituzione come una rubrica ad anelli coi fogli intercambiabili, volesse occuparsi di cose serie, avrebbe la riconoscenza di tutti i cinefili (se poi volesse andare a fare in **** avrebbe quella di quasi tutti gli Italiani, ma questo è un altro discorso). Nell’attesa, dobbiamo rassegnarci ancora per chissà quanto ad operazioni del genere. Quando le idee originali latitano, non rimane che andare a rubacchiare malamente quelle degli altri, riverniciandole, reimpastandole, manipolandole rozzamente, fino ad ottenere un prodotto finale che ha perso praticamente tutto della purezza originale, senza avere di suo nulla di veramente nuovo, originale, interessante. Questa volta, Scott Derrickson – illustre semisconosciuto, che ha al suo attivo solo The exorcism of Emily Rose, un banale horror parapsicologico del 2005 – ha pensato male di metter le mani in uno dei più bei film di fantascienza in assoluto, quel capolavoro di Robert Wise del 1951, che ci incantò, ammaliò e commosse per la sua intelligenza, la sua sobrietà visiva, l’intensità quasi mistica del suo messaggio pacifista. Non ne è rimasto quasi nulla, diciamolo subito, così ci si mette il cuore in pace, e l’ottima sceneggiatura di cui si servì Wise è stata inutilmente e stupidamente stracciata. Seguendo la moda ecologista, in questa versione l’ammonizione dell’alieno non riguarda più il pericolo di una guerra nucleare (incubo onnipresente nell’America degli anni Cinquanta), ma la distruzione dell’ambiente e del pianeta. Inutilissima variante; come se – anche volendo discuterne – le catastrofi ambientali non fossero esse pure conseguenze di politiche di potere e di dominio, guerre combattute con altri mezzi. L’alieno di Wise – ammantato, come ho detto, di un alone quasi mistico – diventa qui una specie di sicario, mandato a fare il lavoro sporco deciso altrove da altri. Un sicario un po’ scioccone e balordo, però, visto che bastano due note di Bach ed una madre che abbraccia un bambino (odiosissimo, tra parentesi) per commuoverlo e fargli cambiare idea. Prima non se n’era accorto? Non l’aveva studiato abbastanza il pianeta? I trucchi digitali sono banali, già visti ormai mille volte, e francamente fastidiosi: sembra abbiano la funzione di rubare la scena ad un film che per il resto non esiste. Il contrario di quel che fece Wise, i cui trucchi sono assolutamente poveri e minimali, concepiti per lasciare spazio all’emozione ed alla riflessione. Jennifer Connelly pare non esistere nemmeno lei; Keanu Reeves è senza dubbio molto bravo, ma c’è da chiedersi chi glie l’ha fatto fare.

Martedì 2 novembre

Il macellaio (A. Grimaldi, Italia, 1998), 23.55, Rete4

Moglie trascurata e anemica si rinforza e si consola con la ‘carne’ fornitale da un bieco ma aitante macellaio palermitano. Al di là di ogni disprezzo. Peccato solo che questo non fosse uno snuff movie e che il macellaio non abbia deciso di trasformare in tagliata anche Alba Parietti, l’interprete femminile.

Borsalino (J. Deray, Francia/Italia, 1970), 13.55, DT

Nella Marsiglia degli anni Trenta, due gangster prima si combattono e poi si alleano per conquistare la città. Storia di un’amicizia virile, e magnifica gangster story scritta da un grande Maestro del genere (recuperate il suo stupendo Sinfonia per un massacro, del 1963), con un grande cast ‘di genere’ anch’esso: Alain Delon e Jean-Paul Belmondo. Imperdibile.

Mercoledì 3 novembre

Rapimento e riscatto (T. Hackford, USA, 2000), 21.10, Rete4

Un ingegnere americano che lavora in America Latina viene rapito da un gruppo guerrigliero. La moglie per liberarlo chiede l’aiuto di un esperto negoziatore, ma durante le lunghe settimane della trattativa tra loro nasce qualcosa. Bel thriller, commovente e appassionante. Russel Crowe è sempre un piacere, e questa è anche l’occasione per vedere David Caruso, una volta tanto fuori dal suo bellissimo personaggio di Orazio Caine in CSI, ma sempre bravissimo, simpaticissimo e affascinante.

Confidenze troppo intime (P. Leconte, Francia, 2004), 22.35, DT

Una deliziosa Sandrine Bonnaire, in cerca di un analista, entra per errore nello studio di un fiscalista, il sensibilissimo Fabrice Luchini: entrambi si racconteranno l’infelicità e i desideri di tutta una vita. Apparentemente – ma solo apparentemente! – meno intenso dei suoi film precedenti, CTI è un’altra delicatissima riflessione di Leconte, poeta e filosofo dell’amore e della solitudine. Ancora una volta, l’amore e la coppia sono un disperato miracolo, che fortuitamente ci passa accanto nella nostra panica solitudine, e che ci è dato di afferrare solo ed esclusivamente per caso. Assolutissimamente imperdibile.

Vampires (J. Carpenter, USA, 1998), 17.30, DT

Un Carpenter davvero DOC, in questa storia di vampiri che, uniti in bande, infestano il New Mexico. Li guida un prete asservito a Satana, bruciato sul rogo in Europa alcuni secoli prima. A combatterli, una squadra di nuovi Crociati, violenti e feroci come il nemico che hanno davanti. Splendide scene di lotta, ottimi effetti speciali (i vampiri che s’incendiano quando vengono esposti alla luce del sole) per uno dei migliori film del genere. Per gli appassionati, imperdibile.

Giovedì 4 novembre

Ovosodo (P. Virzì, Italia, 1997), 21.00, DT

Semplice e delicata storia sugli amori e le illusioni giovanili di uno studente livornese degli anni ’80. Non sarà da urlo, ma non è da buttare.

Sindrome cinese (J. Bridges, USA, 1979), 21.00, DT

Un guasto ad una centrale nucleare americana potrebbe provocare la fusione del nocciolo. Il governo vorrebbe insabbiare la faccenda, a costo anche di una tragedia, ma un coraggioso direttore e due impavidi cronisti si impegnano per smascherare tutto. Ottimo esempio di cinema politico e civile americano (nella fattispecie anche antinuclearista), che ha tra i suoi punti di forza uno dei miti americani: la libertà di stampa. Con Jane Fonda e Jack Lemmon, decisamente più bravo nelle parti drammatiche che in quelle comiche che si sono sempre ostinati ad appiccicargli addosso (vedi Missing, Salvate la tigre ecc.). E’ parecchio che non passava in tv, e vale senz’altro la serata.

Venerdì 22 ottobre

Parnassus (T. Gilliam, Francia/Canada, 2009), 21.00, DT

Parnassus è il padrone di un carrozzone di artisti girovaghi che peregrina per le periferie delle città. Vecchio di millenni, ha ottenuto dal Diavolo l’immortalità ed anche l’Imaginarium, uno specchio magico che costituisce il clou del suo spettacolo. Chi vi entra vede ‘realizzati’ tutti i suoi desideri, e può scegliere se seguire la strada ‘buona’ – più difficile, che lo conduce all’autentica scoperta di se stesso – o quella ‘cattiva’, più facile, che lo porta alla rovina. Ma il diavolo non dà nulla per nulla, lo sappiamo, e il prezzo richiesto questa volta a Parnassus è molto alto: si tratta dell’anima di sua figlia Valentina. Ma – sappiamo anche questo – al Diavolo piace anche giocare, per cui egli propone a Parnassus un’ultima scommessa: la ragazza sarà di chi per primo riuscirà a conquistare cinque anime. La partita è aperta, e per la libertà della ragazza non combatterà solo suo padre, ma anche Anton, il tuttofare della compagnia, il bravo e simpatico Andrew Garfield, di lei da sempre innamorato. Qual è, dunque, la morale di questa storia? Molte sono le considerazioni da fare, la prima delle quali mi pare fondamentale. Questo film era spasmodicamente atteso, in quanto ultimo film di Heath Ledger, in alcune scene sostituito, come tutti sappiamo, da un trio di celebri amici. Tuttavia ciò l’ha caricato di aspettative troppo forti ed assolutamente fuori luogo, quasi che, essendo morto durante le riprese, Ledger avesse dovuto qui far miracoli, anzi fare del film stesso un miracolo. Così non è stato, e obiettivamente nessuno può dire che questa sia la sua interpretazione migliore, il suo canto del cigno: troppo facile sarebbe citare il dolore e la bellezza del suo personaggio in Brokeback Mountains (A. Lee, 2005), o l’immensa sofferenza della parte breve ma folgorante che aveva avuto in Monster’s ball (M. Forster, 2002). Così, ripercorrendo il film, la performance che torna alla mente più della sua è quella della bella e misteriosa Lily Cole. Ma nemmeno a Gilliam, questa volta, il miracolo è riuscito, quel miracolo cui pure si era avvicinato moltissimo con la meravigliosa avventura della bambina Jeliza in Tideland (2005), assieme alla Leggenda del Re Pescatore (1991) il suo capolavoro. Parnassus è prima di tutto un film dalle ambizioni irrisolte: di ‘problematiche faustiane’, ha parlato qualcuno, e francamente mi pare che davvero si sia esagerato. Come pure, ambigua e confusa ne appare l’interpretazione. Riflessione sul libero arbitrio, sul diritto dell’uomo a forgiare il proprio destino? Mah … Parabola sull’insopprimibilità della vita (“Nessuno può fermare la storia”), che nemmeno il Diavolo può pensare di sottomettere? Mah di nuovo: si cerca invano, nelle due ore del film, un chiaro filo conduttore. Ma, soprattutto, quello che spesso risulta insopportabile è l’eccesso, la bulimia di effetti speciali di un film che sulla artificialità è costruito quasi interamente. Si ha l’impressione che da queste nuove possibilità, da questi moderni giocattoli (da queste diavolerie?) Gilliam si sia fatto prender la mano e travolgere senza misura, al punto che, in tanta visionarietà finta, i momenti più magici e misteriosi sono forse proprio quelli ‘concreti’, in cui il carrozzone approda in periferie buie e sporche, o in vecchi capannoni in rovina. Siamo lontanissimi dal mistero del Re Pescatore, lontani perfino dall’onirico mondo di Tideland, in cui quegli effetti, usati con misura e abilità qui non ripetute, aggiungevano fascino al sogno. Verrebbe da dire: questo non è più cinema, se non fosse che sempre più spesso il cinema batte quella strada. Dobbiamo rassegnarci, e riconoscere di essere dei passatisti? O continuare a rimpiangere chi, fino a pochissimi anni fa – e ancor oggi, per fortuna – il cinema lo fa con le immagini e la fotografia?

I senza nome (J-P. Melville, Francia/Italia, 1970), 18.50, Sky

Titolo originale: “Il cerchio rosso”, e capirete perché, e penultimo film del grandissimo Maestro francese. Un noir lineare e disperato, la storia di tre banditi che, ognuno per proprie ragioni, ognuno inseguendo il suo destino, si mettono insieme per un colpo milionario. Una fotografia distillata, che par quasi spingere atmosfere e situazioni nella dimensione del sogno. Magnifico Yves Montand, all’altezza Gianmaria Volonté e Alain Delon. Un capolavoro imperdibile.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: