Pubblicato da: giulianolapostata | 26 settembre 2010

Sdorie di sborghi negri

Dopo una vita trascorsa in Africa a prestare la sua preziosa opera in varie ONG – lavorando per un normalissimo stipendio, spesso anche gratis – un carissimo amico tre anni fa è rientrato in Italia. Purtroppo ha avuto la malaugurata idea di tornare con una moglie, di colore, e due figli, di colore anch’essi. Si è stabilito in un paesino del Veneto ospitale ed operoso, pacioso ed accogliente: “razza Piave” direbbe quel fine intellettuale di Gentilin, il Prosindaco di Treviso, quello che anni fa divenne celebre per la proposta di risolvere il problema dei “negri” travestendoli da lepri e liberandoli nei campi all’apertura della caccia. Lì ha ricominciato ad esercitare umilmente e silenziosamente la sua professione.

Ci siamo visti poco, in questi anni, per le difficoltà di conciliare i rispettivi impegni di lavoro e per la distanza, ma ogni incontro è stato ricco di affetto e pieno dei suoi fantasmagorici racconti. Senza contare che la nostra amicizia si è robustamente rinsaldata quando sono riuscito a sopravvivere alla salsa di peperoncini piccanti importati dall’Africa da sua moglie.

Però ci scriviamo spesso, e qualche giorno fa mi è arrivata questa sua mail. Ho deciso di condividerla coi miei pochi lettori, più che altro per provare così a diluire l’orrore che essa ha destato in me. Da anni dico che ho vergogna di essere Italiano. Ora aggiungo che ho disgusto per questa terra, per questa gente, per i suoi falsi ‘valori’, che sotto una leggera crosta di bonomia nascondono l’antica, rozza e feroce ostilità della tribù per il ‘foresto’. Una volta di più, mi rendo conto di non avere patria né razza né identità, se non quelle che condivido con l’Umanità intera.

Caro Giuliano,

                         ti scrivo giusto per raccontarti un piccolo, significativo episodio che si è verificato oggi e che ci mostra – ahimè – a quale livello di squallore e di bassezza ci ha condotto la noncultura e la stupidità dilagante, figlie di una ignoranza che ha dato il suo consenso a un partito grottesco, razzista, e ************ come la Lega [gli asterischi sono miei, per difendermi da eventuali denunce. Ma provate a riempirli, e vedrete che non sarà difficile].

Ebbene, oggi era il compleanno di mio figlio più grande, di dieci anni, e come ogni anno lui ha invitato alla festa i suoi compagni di classe, previa distribuzione a tutti di un bigliettino di invito. Si sa, i bambini sono scatenati: passi che entrino e corrano dappertutto senza salutare, passi che non rispettino le più basilari regole dell’educazione, passi tutto … ma senti questa. Uno di loro entra in cucina mentre mia moglie sta preparando quei buoni bigné che tu conosci e dice :”Ma che merda stare facendo?” Nota bene: col verbo all’infinito … Poi ha continuato a parlare rivolgendosi a lei in questo modo, arrogante, sfacciato e sguaiato, sempre usando l’infinito: io andare, io fare, io cagare ecc.  Io non ero presente mentre l’episodio si verificava in cucina (mia moglie dapprima non ha reagito…) e l’ho sentito solo più tardi, mentre in salotto si rivolgeva di nuovo a lei usando l’infinito. Dapprima non ci ho fatto caso, poi ho realizzato, ma prima ancora che entrassi in azione mia moglie l’ha preso per un braccio e gliene ha dette quattro. Il bambino ha cercato di scusarsi, ma senza troppa convinzione, e poi è sgattaiolato in giardino a giocare, continuando a comportarsi come se nulla fosse successo. Cercherò di rintracciare i genitori del bambino per saperne di più, anche se credo non servirà a molto. Solo ora mi chiedo se mio figlio a scuola non sia spesso vittima di velati attacchi dovuti al colore della sua pelle e se, fra le cause della sua balbuzie, non ci sia anche questa componente….. 

Sai, in questi giorni si rafforza il mio, nostro, desiderio di cambiare regione. Purtroppo non posso spostarmi subito, per ragioni burocratiche. Ma l’anno prossimo farò il possibile per andarmene, e portare la mia famiglia in un posto che sia, spero, più civile e dove ci si senta più accettati. Avessi i soldi me ne ritornerei in Africa definitivamente. Questo è quanto. Credo che siamo regrediti ad uno stadio di barbarie tale che molto difficilmente riusciremo a venirne fuori. E’ come se una deleteria mutazione avesse modificato il genoma di un’intera popolazione dando espressività a quel gene dell’aggressività che, se in tempi preistorici era utile agli uomini per difendersi dai pericoli, oggi ha preso il sopravvento diventando un’aberrazione della specie … Non so dove ci condurrà tutto questo. Non è certo questo il  mondo che vogliamo.

Un caro saluto.

 

Giuseppe

 

Caro Giuseppe,

                       scusa se ho tardato a risponderti, vorrei dire per l’orrore che ho provato leggendo le tue righe, anche se, a dire il vero, più nessuna infamia riesce a sorprendermi, tra quelle che vengono commesse in questo dannato Paese.

Forse ricorderai che, quando ci siamo rivisti, al tuo ritorno, la prima cosa che ti chiesi fu di come ti fosse saltato in mente di portare tua moglie e i tuoi figli proprio qui. Sinceramente, a me stupisce solo che quel che racconti non sia successo prima, e ritengo seriamente fondate le tue ipotesi sui problemi di tuo figlio.

Che dirti? Nient’altro se non: vattene, vattene da questa regione, ma vattene anche da questo Paese, malato e fascista, che non merita gente come te.

Non c’è futuro, non c’è soluzione, non c’è cura per questi mali: ormai, te lo confesso, sono arrivato a pensare questo, come tu stesso dici. Pervicacemente, da anni ormai, nazifascisti e razzisti, nelle loro diverse coniugazioni politiche, hanno avvelenato l’anima di questo paese, cancellando anche quegli elementari valori di solidarietà e di comunanza che esso aveva ereditato dal suo ancor recente passato ‘povero’ e contadino, e che troviamo mirabilmente raccontati nelle opere di Mario Rigoni Stern. Una ricchezza (oltretutto, come ora sappiamo e vediamo, per pochi) e comunque effimera ed inutile, fatta di stupidi orpelli; una televisione che è spaccio di barbarie intellettuale, morale ed etica; la distruzione sistematica della scuola pubblica, hanno prodotto e produrranno i loro effetti malvagi. Violenza, cupio dissolvi, rifiuto dell’altro, ignoranza: sono questi i cupi disvalori che stanno prendendo il posto della ‘buona educazione’ che ci avevano insegnato i nostri genitori, nella speranza di fare di noi delle ‘brave persone’ e dei ‘buoni cittadini’.

Va’ via, Giuseppe, che ci fai qui? Il giorno dopo l’episodio – ho saputo da tua moglie – il padre del bambino è venuto a scusarsi. Ma che cazzo: chi vuoi che glie l’abbia insegnato, se non lui, la ‘cultura’ respirata in famiglia? Che poi, sai benissimo perché è venuto: perché tua moglie ‘la xe la mojèr del profesòr, e se pol sempre vèrghine de bisogno’: cattivi e servi.

Abbraccio te e i tuoi con tutto il cuore.

 

G

 

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