Pubblicato da: giulianolapostata | 2 settembre 2010

Multivisioni – 4 settembre 2010

Sabato 4 settembre

San Michele aveva un gallo (P. e V. Taviani, Italia, 1973) 01.05, Rai3

Con la storia di un anarchico nell’Italia del 1870 si racconta, come dice il Morandini, “un apologo sul conflitto politico-esistenziale tra socialismo utopistico e socialismo scientifico, tra due modi di intendere la rivoluzione, l’anarchico e il marxista”. Insomma, il solito cinema ideologico dei Fratelli Taviani: pesante, asfissiante. Non cinema ma scuola di partito.

Highlander (R. Mulcahy, USA, 1986) 23.30, Italia1

Nel mondo vive da sempre, al nostro fianco, una stirpe di immortali. Alcuni sono dediti al bene, altri al male, alla violenza ed alla sopraffazione. Possono darsi la morte solo tra loro, ed ai nostri giorni ne sono rimasti solo due, che si combattono per la supremazia finale. Una storia affascinante, con atmosfere magiche e misteriose che coinvolgono ed emozionano, soprattutto nei contrasti tra la modernità e l’irruzione in essa del sovrannaturale e del misterioso. Le scene iniziali nelle Highlands scozzesi sono bellissime, straripanti di trionfante e vitalistica barbarie.

Rosemary’s baby (R. Polanski, USA, 1968) 00.25, DT

Francamente, la vicenda della giovane sposa usata come ‘contenitore’ per la nascita del figlio di Satana era, allora, abbastanza noiosa, ed è, oggi, anche piuttosto datata. Polanski ha fatto qualcosa di meglio (non molto, a dire il vero).

La notte dei morti viventi (G. A. Romero, USA, 1968) 22.35, Sky

Per noi fu l’epifania del genio di Romero, che tanti altri capolavori ci avrebbe dato negli anni successivi, ma che forse mai come qui fu ‘perfetto’, semplice, essenziale, a partire da quel bianco/nero rozzo e sgranato, quasi ‘documentaristico’ (della fine tragica del sogno americano!), quasi una ri-scoperta per palati già abbondantemente avvelenati dalle bellurie del Technicolor. Brillante e geniale nel plot, e nella sublime conclusione, e ferocemente politico nella lettura, e c’è da chiedersi quanto tempo l’America ci abbia messo a riconoscere, nelle squadre della morte che alla fine battono la città per fare ‘pulizia’, gli sgherri scatenati dal Presidente Johnson contro i giovani americani che rifiutavano l’arruolamento in Viet-nam. Non ci sono parole, per film come questi, se non rivederli mille volte. Assolutissimamente imperdibile.

Domenica 5 settembre

Pulp fiction (Q. Tarantino, USA, 1994) 21.00, DT

Probabilmente il film più ‘osceno’ ed ‘immorale’ che io abbia mai visto. Ebbene sì. A costo di passare da bacchettone e sciocco moralista, voglio dirlo. Trovo ‘osceni’ i film di Tarantino: per il gusto della violenza e del sangue fine a se stessi. Li trovo immorali: per l’assenza di qualsiasi argomentazione estetica che giustifichi e renda funzionale quell’esibita violenza. Li trovo ripugnanti: per il piacere che il regista sembra ricavare da questa esibizione, da questo avvoltolarsi nella ferocia fine a se stessa. Non sto esprimendo – dovrebbe essere ovvio, spero che sia chiaro – un rifiuto preconcetto ed aprioristico della violenza al cinema come strumento narrativo. Quanti capolavori ‘violenti’ abbiamo visto? Ci sono sangue e ferocia negli western di Sergio Leone: ma servono a creare figure mitiche, eroi terribili da tragedia greca. C’e violenza apparentemente gratuita e stupida in Fight Club: ma costituisce la radice della sua carica anarchica ed eversiva. C’è follia omicida in Henry pioggia di sangue: ed è strumento per narrare la disperata solitudine del protagonista ed il suo progressivo perdersi nella pazzia. Qui c’è solo il gusto di farlo, e basta. Non è cinema: è educazione alla perversione, e Tarantino è un perverso pornografo della violenza. Se avessi un figlio minorenne, non gli farei vedere il suo cinema.

Roberto Succo (C. Kahn, Francia, 2001) 22.55, DT

Da una storia vera – quella di Roberto Succo, che nell’86, dopo aver ucciso i genitori, fuggì in Francia, abbandonandosi a delitti, rapine e stupri; arrestato ed estradato in Italia, si suicidò in carcere – un film non solo freddo ed impersonale quanto soprattutto sciatto e ‘senza scopo’, noioso ed inutile, squallidamente documentaristico.

Ombre rosse (J. Ford, USA, 1939) 21.00, Sky

Vi può capitare com’è successo a me qualche tempo fa, di fare pigramente zapping seduti in poltrona, di capitare qui e dire: “Oh guarda, Ombre rosse, visto cento volte, che palle …”, e poi di non riuscire più schiacciare i tasti, né a spegnere la tv, e di restare lì, fino alla fine, qualsiasi cosa abbiate da fare, a rivederlo magari per la centesima volta. Perché vi rendete conto – per la centesima volta – che davvero, ‘di film così non se ne fanno più’; perché quei tipi, quegli stereotipi, quei ‘miti’, li riconoscete come parte intima dell’immaginario vostro e della cultura del Novecento; perché quella fotografia è magica; perché l’emozione e la commozione sono per la centesima volta nuove; perché vi rendete conto che di tutto quello che avete visto al cinema negli ultimi dieci anni, o anche venti o trenta, ad esser generosi forse saranno uno, o due, i titoli che possono stargli a pari. Ecco, può capitare così.

Lunedì 6 settembre

L’ultima follia di Mel Brooks (M. Brooks, USA, 1976) 19.30, DT

Una delle solite storie demenziali del grande comico americano, che qui immagina che un regista cerchi di girare un film muto (Silent movie è il titolo originale) con la partecipazione di grandi attori, tra i quali il grandissimo mimo francese Marcel Marceau, recentemente scomparso, che pronuncia l’unica parola del film. Geniale, raro, imperdibile.

Malcom X (S. Lee, USA, 1992) 21.00, Sky

Sulla vita del celebre leader delle Black Panthers, assassinato dalla CIA nel ’65, Lee ha scritto, com’è suo solito, un film mortalmente lungo (più di tre ore!) e mortalmente noioso, raffazzonato ed approssimativo, verboso e pieno di chiacchiere, che si parla addosso, cronachistico, cioè meno ancora che documentaristico, che nulla aggiunge né alla gloria di Malcom X né al cinema. Come ho detto molte altre volte, non basta ‘essere di sinistra’ e ‘fare film di sinistra’ per fare bei film. Del resto, per rendersi conto di quanto Lee sia sopravvalutato, basta vedere quella grossa scemenza del suo ultimo film, Miracolo a Sant’Anna.

Martedì 7 settembre

Fino a prova contraria (C. Eastwood, USA, 1999) 01.15, DT

Uno dei numerosi tonfi di Eastwood: l’ennesima ‘ballata’ sull’eroico giornalista americano che scopre un ingiustizia e in 24, 48 0 36 ore – dipende dal tipo di film – la risolve, smascherando i cattivi e premiando i buoni. Storia già vista, infinite volte, con esiti in passato anche buoni. Qui le ore sono docici: wow! Vien da chiedersi perché in America non eliminano il sistema giudiziario e non ne trasferiscono le competenze all’ordine dei giornalisti …

Alta tensione (M. Brooks, USA, 1977) 19.20, DT

Uno psichiatra, più scombinato dei suoi pazienti, viene nominato direttore di una misteriosa clinica per ricchi. Satira ed omaggio ad Hitchcock di uno dei geni del cinema comico. Imperdibile.

Mercoledì 8 settembre

Nessuna verità (R. Scott, USA, 2008) 00.40, DT

Dopo una serie lunghissima di film mediocri, se non decisamente brutti, lontani anni luce dai capolavori coi quali ha esordito molti anni fa, ecco finalmente un film di R. Scott che, senza essere appunto un capolavoro, è comunque un ottimo film, serio, intelligente e ben scritto. Tanto più apprezzabile se lo si confronta – il paragone è inevitabile – con una recente pellicola sullo stesso argomento – le operazioni della CIA in Medio Oriente – quel Syriana di S. Gaghan (USA, 2005) dalla sceneggiatura schizzata e scombiccherata ai limiti della comprensione. Qui invece abbiamo, prima di tutto, un’ottima sceneggiatura, estremamente complessa nello svolgersi degli eventi (le locations cambiano in media ogni dieci minuti e gli eventi sono quasi sempre frenetici), ma ordinata e rigorosa nel raccontare, che permette allo spettatore di seguire con vera passione. Ambientato ai nostri giorni in Giordania, NV narra appunto di un’operazione CIA tesa ad impadronirsi di un terrorista a capo di una cellula molto attiva, che sta martoriando l’Europa con sanguinosi attentati (una metafora di Al Qaeda, la bestia nera degli americani, i quali mai si chiedono chi abbia creato il mare in cui ora nuota agilmente quel pesce velenoso). L’uomo sembra assolutamente inafferrabile, non solo perché accuratissimamente protetto dai suoi, ma anche perché i mezzi di comunicazione che usa sono estremamente ‘primitivi’, e dunque purtroppo non rilevabili dalle incredibili tecnologie dell’intelligence USA. Così, Roger Ferris, l’agente sul campo (un bravo Leonardo di Caprio) propone a Ed Hoffman, suo capo a Langley (un bravissimo Russel Crowe, come sempre) un’operazione di infiltrazione, allo scopo di far uscire allo scoperto il terrorista. Il marchingegno avrà successo, ma Ferris vi rimarrà coinvolto molto più di quanto avesse progettato. A parte un discorso iniziale di Hoffman, ed alcune conversazioni tra lui e Ferris, il film non si schiera, e non propone alcuna ‘morale’ finale. Con grande obiettività, anche a costo di rinunciare a facili tipizzazioni, il giudizio viene lasciato allo spettatore, messo di fronte a due figure psicologicamente molto interessanti. Hoffman è un personaggio non ‘cattivo’, ma visceralmente amorale, nel quale il cinismo è, più che un mezzo, una seconda natura. Indifferente al destino degli uomini sul campo, interessato solo all’esito della missione, non prova passioni o sentimenti per nessuno (“Il ragazzo è andato”). Così pure, Ferris non incarna il suo doppio ‘buono’ (il poliziotto buono e quello cattivo). E’ solo un soldato, fedele, onesto e coraggioso, che ad un certo punto si stanca di essere usato come una pedina. Nessuna conversione politica, ideologica o ideale, in lui: solo la ‘scoperta’ della realtà, dopo tanti amici mandati a morire e una vita personale, la sua, in procinto di sfasciarsi. Insomma, un gran bel film, che vale ampiamente i soldi spesi. Un ultimo consiglio. La prossima volta che vi fermate dietro ad un albero a far pipì, guardate in alto, e se vedete qualcosa che luccica, beh, la CIA vi spia! (Per i maniaci dei ‘contenuti speciali’: le immagini dai Predator non sarebbero ‘trucchi’ cinematografici. Pare che Scott abbia avuto in ‘prestito’ dalla CIA un vero Predator per le riprese, che in effetti hanno un contenuto realistico assolutamente strabiliante).

Chinatown (R. Polanski, USA, 1974) 21.00, DT

Uno dei più bei film di Polanski (e non sono molti, a dire il vero): nella Los Angeles degli anni Trenta, un investigatore privato (il bravissimo Jack Nicholson) scopre per caso una storia di corruzione pubblica e di marciume morale privato. Belle atmosfere decadenti, bella fotografia, splendida battuta finale. Imperdibile.

Giovedì 9 settembre

The Queen (S. Frears, GB/Francia, 2006) 21.15, Sky

Per quanto Hellen Mirren possa essere stata brava nell’interpretazione di Elisabetta II, la questione non è questa. La questione è come diavolo a qualcuno possa essere venuto in mente di fare un film sulla morte di quella stupida ed inutile ***** di lady Diana, e come diavolo a qualcuno possa interessare di vedere un film sulla morte di quella stupida ed inutile ***** di lady Diana. Misteri della perversione umana.

Venerdì 10 settembre

La pazza storia del mondo (M. Brooks, USA, 1981) 14.05, DT

La storia del mondo, delle sue miserie e delle sua canagliate, dalla preistoria alla Rivoluzione Francese, trasformata, come al solito in MB, in una goliardata anarchica ed irriverente. Imperdibile. Forse si è capito che adoro Mel Brooks?!

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