Pubblicato da: giulianolapostata | 10 giugno 2010

Ucronia?

Immaginate che nel settembre del 1946, Theodor Heuss, subito dopo essere stato eletto primo Capo di Stato della Repubblica Federale Tedesca, avesse inviato ai gerarchi nazisti sopravvissuti al processo di Norimberga (20/11/45-1/10/46) la seguente lettera:

Cari Camerati, quando il Reich vi ha chiesto di mettervi al suo servizio, vi ha anche assicurato che esso sarebbe sempre stato al vostro fianco, quali che potessero essere i vostri errori. Non vi ha promesso che la vostra vita sarebbe stata facile, ma vi ha promesso sempre e comunque il suo sostegno. Oggi voi siete incalzati da accuse generalizzate, che hanno prodotto amarezza e dolore, e gettato indiscriminati sospetti su tutti voi. Io e il mio governo vogliamo esprimervi perciò la nostra cordiale stima e vicinanza, ispirate dalla comune responsabilità nel servizio al Reich. La nostra vuol essere, anzitutto, una parola di gratitudine. Noi siamo fieri di voi! Il bene che avete offerto al popolo nell’esercizio ordinario delle vostre funzioni è comunque incalcolabile, e ve ne siamo grati. Solo chi cade può risorgere!”.

Cos’avrebbero detto, i politici di allora, leggendo righe simili? Sarebbero probabilmente corsi a riaprire i portoni delle aule del Tribunale di Norimberga, chiuse da pochi mesi, e la stella di Heuss si sarebbe spenta prima ancora di cominciare a brillare. E voi cosa dite, leggendole? Vergognosa fantascienza? Ignobile fantastoria? Folle ucronia? E – perché il punto è questo – cosa pensate, invece, di questa lettera, realmente scritta dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) a tutti i preti cattolici, e pubblicata per estratti sulla Repubblica del 9 giugno 2010?

Cari Fratelli, quando il Signore ha inviato i discepoli in missione, ha detto loro: ‘Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo’. Non ci ha promesso una vita facile, ma una presenza che non verrà mai meno. Oggi i preti sono incalzati da accuse generalizzate, che hanno prodotto amarezza e dolore, e gettato il sospetto su tutti. Insieme vogliamo esprimervi la nostra cordiale stima e vicinanza, ispirate dalla comune responsabilità ecclesiale. La nostra vuol essere, anzitutto, una parola di gratitudine. Noi siamo fieri di voi! Il bene che offrite alle nostre comunità nell’esercizio ordinario del nostro ministero è incalcolabile, e insieme ai fedeli ve ne siamo grati. Chi si fa carico del proprio peccato può sempre rialzarsi e riprendere il cammino”.

Qui, invece, nessuna finzione, né invenzione, né fantasia. Questa è la vergognosa, ignobile, folle realtà. Questa è la riscossa del clero pedofilo, che non aspetta nemmeno che la bufera sia passata per rialzare arrogantemente la testa, chiedere sfacciatamente l’impunità, e intanto adocchia nuove vittime.

Appunto: “Ad Leones!”

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