Pubblicato da: giulianolapostata | 30 maggio 2010

“Biancaneve e i Sette Nani”, D. Hand/W. Disney, USA, 1937

Ma davvero i ‘buoni sentimenti’ sono passati di moda? Veramente dobbiamo rassegnarci a che il mondo sia quello che vediamo fuori dalle nostre finestre: cattivo e ostile, cinico e spento? Sono proprio morti i sogni, le ‘belle speranze’, i desideri semplici e puliti come li avevamo da bambini? Mi vengono in mente i numerosi tentativi che si sono avuti in passato, credo tutti purtroppo falliti, di creare un quotidiano che pubblicasse solo ‘buone notizie’. Troppo facile liquidarli come fantasie buoniste di anime belle, di giornalisti imbecilli con la sindrome di Peter Pan. Forse, invece, ogni volta si è trattato proprio di questo, del desiderio di offrire alla gente anche solo il sogno, se davvero nella realtà è impossibile, di un mondo buono e migliore, sapendo che spesso, se non altro, il sogno consola e conforta e – chissà mai – può perfino indurre a cercarlo davvero, un futuro diverso. Se anche voi siete uno di quelli che quel quotidiano vorrebbero comprarlo ogni mattina in edicola, allora, intanto, correte a comprarvi Biancaneve. Sì, correte, perché dopo l’ultima ristampa – nel 1987, per il Cinquantenario della prima proiezione – questa del Natale 2009 è la prima che ricompare. Correte perché mai come questa volta potrete vederla in tutto il suo splendore: rimasterizzata, in blue-ray, praticamente perfetta. Correte perché sta andando via come il pane: nel negozio dove l’ho comprata io, non l’avevano nemmeno esposta in vetrina. La tengono sotto il banco, la vendono solo ai clienti che la chiedono, ed è bastato il passaparola di questi giorni perché ci fosse la fila. Poi andate a casa, lustrate il lettore di DVD e accomodatevi, con tutta la famiglia: coi bambini, certo, ma anche con vostra moglie. Cosa c’è di più romantico che cantarle sottovoce “Oggi non ho che un canto …” e sognare di essere il suo Principe Azzurro (anche se siete piccoletti e cicciottelli)?! E preparatevi a vedere uno dei più bei film della storia del cinema. Perché di film, infatti, si tratta, più che di un ‘semplice’ cartoon, anche se estremamente affascinanti, pur nella loro brevità e semplicità, già erano state le Silly Symphonies. Nel 1934, però, di ritorno da un viaggio in Europa, dove aveva avuto modo di studiare a fondo il cinema muto contemporaneo, Disney ebbe l’idea di produrre il suo primo lungometraggio. La lavorazione durò tre anni, e richiese la cifra, folle per l’epoca, di 1.700.000 $, dai 600.000 preventivati. La lievitazione dei costi fu dovuta alla maniacale cura che Disney pose nella lavorazione. Il team dei disegnatori dovette seguire, in progress, appositi corsi di specializzazione e di aggiornamento. Nuove tecniche (Multiplane e Rotoscope) vennero sperimentate per dare al movimento e agli sfondi la maggior fluidità e profondità possibile. I migliori illustratori europei vennero chiamati a collaborare per la creazione delle ambientazioni: la foresta, la casa dei nani, le segrete del castello eccetera. Il risultato fu, cinematograficamente – del suo contenuto ‘ideale’ e ‘sentimentale’ crediamo di aver già detto – un vero e proprio film, con sequenze lunghe e scorrevoli, ricche perfino di autentici virtuosismi tecnici, come, nella prima scena, la carrellata che dalla finestra di Biancaneve porta fino a quella della Regina. Così pure, del cinema ‘vero’ Biancaneve ha la ‘caratterizzazione’ dei personaggi, che non sono più macchiette caricaturali, come nei precedenti cartoon, ma diventano vivi, ricchi di sentimenti ‘umani’ e sinceri; perciò, essi creano e vivono autentici ‘drammi’ che avvincono e commuovono. Si guardi, tra i mille esempi che potremmo fare, il volto di Biancaneve quando il cacciatore le rivela la folle perfidia della matrigna: poche attrici di carne saprebbero esprimere con tanta autenticità lo spavento e lo smarrimento. Con quest’opera, Disney diede vita ad un capolavoro davvero immortale, e se probabilmente il miracolo non riuscì più nemmeno a lui (nonostante altri titoli stupendi: Bambi, Pinocchio ecc.), sicuramente è perfino ‘blasfemo’ il confronto con quella plastica stupida e anodina che oggi qualcuno si ostina tuttavia a chiamare animazione. Se la computer grafica ha fatto danni devastanti nel cinema ‘classico’, essi non sono nulla in confronto a quelli che ha fatto, appunto, nell’animazione, ridotta ad un mucchio di pupazzi tutti uguali, che vivono storie tutte uguali, schizzate e fracassone, con sceneggiature che strizzano l’occhio al cinema ‘per grandi’, perdendo così ogni personalità ed ogni individualità. Insomma, siete ancora lì?! Andate a prendervelo! Ehi-ho!

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