Pubblicato da: giulianolapostata | 25 maggio 2010

Intellettuali organici di regime

Un politico di un governo post-ex-neo-cripto-vetero fascista (fate voi), colluso, corrotto e corruttore (il Governo) propone di far cominciare le scuole il primo di ottobre, in primo luogo perché tanto a scuola non si impara un cazzo (anche perché gli insegnanti, o son tutti terroni o son tutti comunisti), in secondo luogo perché così si favorisce l’industria del turismo. E fin qui, tutto ‘regolare’.

Il Ministro della Pubblica Istruzione di detto governo, ignorante, incompetente e di modeste capacità intellettuali, concorda. Anche qui, tutto ‘normale’.

Stupisce invece, sulla Repubblica di ieri, l’intervento probatorio e laudatorio di Paola Mastrocola, emerita (?!) scrittrice italiana, la quale, come primo motivo a favore, indica il fatto che il primo ottobre è il suo compleanno. Il che, ne converrete, è una questione tranchante, come si suol dire: altro che il 1492 o il 1789. Dopo di che l’emerita ci regala alcune perle di saggezza: “Oggi la scuola dà un’infarinatura, non cultura. Per come è oggi, meno ci stanno i ragazzi e meglio è”. Eccetera. Ho scritto ‘stupisce’, ma ho sbagliato. ‘Stupirebbe’, dovevo dire: stupirebbe, se non conoscessimo da tempo il nuovo ruolo di intellettuale organico che la Mastrocola ha assunto nei confronti di questo Ministero della P.I., e dello strame che esso sta facendo di ogni contenuto e dignità della nostra povera ed amatissima scuola.

Sono anni, ormai, che l’emerita non perde occasione per vomitare disprezzo nei confronti di un’istituzione che, tra parentesi, le dà da mangiare, a ciò non essendo sufficienti, se ne deve dedurre, le vendite dei suoi libri. Un attacco, il suo, che accomuna in un sol fascio “grilli parlanti ex-sessantottini” e studenti “neoignoranti”, da bocciare senza pietà (evitando accuratamente di chiedersi da quali insegnanti avrebbero dovuto impararlo, “l’uso dell’apostofo”. Io ne ho conosciuta una che, per spiegare ad una ragazza il significato del verbo ‘incalzare’, le ha detto: “Per esempio, le scarpe si incalzano”). E se non ci sono i soldi per finanziare i corsi di recupero, meglio, così si mettono a studiare, ‘sti fancazzisti (anche il significato di ‘incalzare’, per favore: meglio che se lo cerchino sul vocabolario). E basta con queste “ipocrisie demagogiche”, queste “lamentazioni populiste”. “Recuperare quei cinque o sei per classe che si son presi 4 in Italiano? Dice un proverbio inglese: puoi condurre il cavallo al fiume, ma non puoi costringerlo ad abbeverarsi” (vedete: l’emerita sa anche l’inglese). Il che, tradotto, significa: chi ha capito ha capito, e gli altri, ‘a laurà’ come direbbe il Bossi: che, tra parentesi, di teste di cazzo se ne intende. Ma de hoc satis: abbiamo dell’altro da fare, sono gli ultimi giorni di scuola, le ultime lezioni da preparare, gli ultimi compiti da correggere.

Solo una cosa – mi permetta, emerita – solo una glie la devo dire, tanto per concludere. Lei, a me, non me lo dice, che i miei ragazzi è meglio che stiano a casa invece che venire a scuola da me. Non me lo dice perché, se permette, m’incazzo; perché dopo due ore di scienze, una bambina, tra parentesi fino a qualche tempo fa abbastanza assente, mi dice: “Ma perché, siamo usciti, mancano ancora tre minuti alla campanella, potevamo continuare a dire altre cose di scienze!”; perché i genitori ‘disperati’ mi portano a scuola i bambini con la febbre, perché “oggi c’è geografia, e non voleva perdere la lezione”; perché  io a scuola ‘racconto’ le migliaia di libri che ho letto – eccheccazzo, me la passerà una vanteria anche a me, anche se non compio gli anni il primo ottobre – le migliaia di film che ho visto, quel poco di bene e di saggezza che m’illudo di aver accumulato in sessant’anni (oltre che grillo parlante, pure vecchio rincoglionito) e nelle menti dei ragazzi immagati vedo brulicare sogni, idee, progetti. Non me lo dice, perché siamo alla fine di maggio, ed io sto tirando gli ultimi giorni coi denti, dopo un anno intensissimo – come sempre, del resto, sempre se mi permette anche questo – e non vedo l’ora che arrivino le vacanze, e sono stanco morto, e sono fiero di questa stanchezza, che è la mia ricchezza e il mio onore. Ma forse non ha tutti i torti, emerita. Forse è anche vero, che è meglio che i ragazzi stiano a casa, piuttosto di incontrare insegnanti come Lei che disamorano al rispetto ed alla dignità per la scuola, istillando subdolamente un qualunquismo da bar sport. Tra le sue opere credo ce ne sia una intitolata “La scuola insegnata al mio cane”: ecco, emerita, continui così, che va bene.

(Oltre che dall’articolo di ieri richiamato, le citazioni provengono da “Il trionfo della nuova ignoranza”, P.M., La Stampa, 14/7/09 e da “La scuola irrecuperabile”, P.M., http://gruppodifirenze.blogspot.com/2009/02/paola-mastrocola-si-recupera-mettendosi.html, 5/2/09)

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Responses

  1. che dire! tu sarai incazzato ma è bello e divertente leggerti! credo comunque che sulla scuola, ora più che mai, si possa dire tutto e il contrario di tutto senza sbagliare troppo. poiché tutti siamo coinvolti con il nostro vissuto o le nostre aspettative: dall’imprenditore che bestemmia perché non trova personale preparato alla mamma perennemente incazzata perchè si studia troppo o troppo poco, alla bidella che deve espletare mansioni che non le competono e avanti…Forse varrebbe la pena spostare il punto di osservazione e chiederci piuttosto cosa vogliamo, dobbiamo è possiamo aspettarci dalla scuola. la scuola forma, informa, educa, istruisce, nutre, cresce, crea relazione. cooperazione competizione? ma che cazzo fa oggi la scuola? e poi si può ancora parlare di scuola o tutto è nelle sante mani di maestri per vocazione che creano laddove i maestri per missione distruggono?


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