Pubblicato da: giulianolapostata | 15 maggio 2010

Montecchio Maggiore (VI): la nuova frontiera della civiltà

Luglio 2009

Non comincia benissimo, almeno a livello mediatico, la nuova amministrazione leghista eletta a Montecchio. Non so se l’anno scorso qualcuno ha visto sul TG3 Veneto, il giorno dopo le elezioni, l’intervista col nuovo sindaco, Milena Cecchetto. Un breve show, apparentemente insignificante, ma che, se osservato con un po’ di attenzione, diventa invece molto istruttivo, oltre che amaramente divertente.

Domanda dell’intervistatore (bisogna premettere che la neosindaco è una giovane imprenditrice): “Ora si tratterà di riuscire a conciliare lavoro, famiglia e amministrazione comunale …”. Risposta: “Eh sì, ora si tratterà di riuscire a conciliare lavoro, famiglia e amministrazione comunale” (ehm … toc-toc, c’è qualcuno? Questo l’aveva già detto il giornalista: forse a Lei si richiedeva un commento di suo, ma probabilmente questa è un’abilità che alla Scuola Quadri della Lega non insegnano …). “Comunque – continua la neosindaco – io sono un imprenditore, non devo mica timbrare il cartellino”. Traduzione: io non sono mica una m**** di operaio, che deve timbrare il cartellino tutte le mattine, io agli operai ‘ci’ (come si dice in Veneto) comando, nel mio piccolo sono un berluschino anch’io, se mi comporto bene vado in viaggio premio al Billionnaire. Domanda: “Qual è il suo programma di governo per Montecchio?”. Risposta: “Finora a Montecchio gli immigrati hanno avuto solo diritti, il mio slogan sarà ‘Montecchio ai Montecchiesi’”.

E qui, lo confesso, a me son venuti i brividi, perché le ho viste, queste orde di immigrati senza doveri scatenati per le strade della pacifica Montecchio: donne stuprate a pacchi, bambini rapiti e arrostiti sui barbecue (‘sti negri, li avremo anche un po’ rinciviliti ma gratta gratta e ci trovi sempre il cannibale). Ma sì, cacciamoli tutti fuori dai coglioni: apposta i suoi compari hanno fatto passare le nuove Leggi Razziali, che ci hanno coperto di vergogna di fronte al mondo. Vorrà dire che, se per assurdo dovesse andarsene anche la badante di mia madre (una ragazza rumena di rara intelligenza e pazienza, un vero tesoro: e – mettiamo le mani avanti! – immigrata regolare e assunta in regola), eventualmente telefono alla neo sindaco per sentire se nei momenti liberi viene a farmi qualche ora. Cazzo, lei non deve mica timbrare il cartellino! Quanto alle centinaia di immigrati che mandano avanti le concerie di Chiampo (producendo profitti per milioni di euro), sarà interessante vedere come si provvederà se dovessero andarsene anche loro. Magari potremmo mandarci le Ronde Padane, così non fanno danni e si rendono utili.

Questi, dunque, sono oggi i ‘politici’ (diciamo così) che ci governano, gente che – come ha scritto su Repubblica Eugenio Scalfari parlando di Sandro Bondi – “se non fosse stata miracolata assieme al Miracolatore, oggi farebbe ben più modesti mestieri”.

Del resto, un manifesto leghista di recente appiccicato sui muri delle nostre case (che ancora ne rabbrividiscono d’orrore: ecco le scosse di assestamento) ci spiega tutto. Sotto una bella polenta fumante scodellata di fresco sul tagliere sta scritto: “No al cous-cous, sì alla polenta”. Ineffabile. Ora voi capite che un partito il cui patrimonio ideologico e le cui idealità si sintetizzano nella guerra al cous-cous, un partito sulle cui bandiere sta impresso un tagliere di polenta, beh, quello è un partito “più oltre”, come direbbe Stefano Satta Flores, ogni banale concetto di politica. È un partito che affonda le proprie radici – è proprio il caso di dirlo –  nell’humus tribale, nei visceri (è di nuovo il caso) profondi e oscuri di una nazione che, formalmente democratica da sessant’anni, nell’intimo sogna ancora la Bella Abissina da inchiappettare. Nessun confetto Falqui, io temo, potrà mai purgare gli Italiani da questo chimo tossico che li avvelena. Al massimo, se vincete al Super Enalotto potete comprarvi una casa alle Isole Faroer: intanto sono molto lontane dall’Italia, e poi pare che lì mangino solo merluzzo.

9 marzo 2009

Non passa neanche un anno e la neosindaco Cecchetto comincia subito a mostrare di che polenta … pardon: di che pasta è fatta. Sabato 6 marzo, alle ore 13.00, sul pullman che riporta a casa gli studenti, un immigrato nigeriano si siede vicino ad una ragazzina tredicenne, le mostra un filmato porno sul suo cellulare poi le mette una mano tra le gambe. Un delinquente e malato di mente, ovviamente, che  se mai dovesse essere espulso, suggerirei fosse accompagnato all’aereo a calci in culo senza toccare terra, così, palleggiando. Ma il punto è un altro. La Cecchetto ha subito dichiarato (Giornale di Vicenza del 9/3/10): “Questa ulteriore vicenda [“Ulteriore”? Devo essermi perso le precedenti … N.d.A.] dimostra la necessità di contrastare in modo fermo la presenza di clandestini”. Giusto. Mi aspetto ora che, in seguito a quanto accaduto di recente a migliaia di minori negli ambienti ecclesiastici di Irlanda, USA, Germania, Austria, Malta e Italia, il Sindaco rilasci una dichiarazione analoga: “Questa ulteriore vicenda [e qui la parola “ulteriore” è proprio quella che ci vuole … N.d.A.] dimostra la necessità di contrastare in modo fermo la presenza di preti”. 

23 marzo 2010

Ma era solo un assaggino. Pochi giorni dopo, il Sindaco Cecchetto decide di mostrare che ce l’ha duro anche lei (si fa per dire …) e scoppia la bomba, che nuovamente ci copre di ridicolo, di vergogna e di m**** di fronte all’Italia intera: i bambini della locale Scuola Elementare che non hanno pagato la mensa scolastica – figli di immigrati, ma anche di ‘boveri bianghi’ che la crisi ha ridotto alla fame – non riceveranno più il pasto completo, ma solo un panino e un bicchier d’acqua. Ma cosa credono, ‘sti negri, di essere arrivati nel Paese di Bengodi dove si mangia a sbafo?! Che tornino a casa sua a mangiar banane.

Maggio 2010 

Finalmente siamo a primavera, e la Natura ribolle di umori. Qualche ribollimento di troppo dev’esserci stato anche nel Consiglio Comunale di Montecchio, il quale ha decretato che dalla prossima seduta potrà essere usata, oltre alla lingua italiana, anche la lingua veneta. Ora qui si impongono due considerazioni. La prima. Da cultore della bella Lingua quale sono, condivido totalmente questa decisione. Dato infatti che l’Italiano è la lingua straniera meno conosciuta nel Veneto, almeno in questo modo non saremo più costretti a sentire le atroci asinate cui troppo spesso la maggior parte degli uomini pubblici veneti si abbandona quando è malauguratamente costretta a passare dalla lingua materna a quella straniera. Secondo. Si rende però necessario fornire, ai non venetofoni, un sia pur minimo glossario interpretativo: per esempio, è fondamentale chiarire il senso e l’uso di porchi, rasìe, madone e bastieme, che tanta parte hanno nella struttura semantica della lingua veneta, e che vengono usati alternativamente come interiezioni o al posto dei segni di punteggiatura.

Per esempio. Potrebbe capitare, alla fine di una seduta particolarmente lunga, di sentire un intervento più o meno così concepito: “Ciò Sindaco porcoXY xe tardi e mi go da ‘ndare in leto dioXY parché go da doparare la fémena madonaXY e doman de matina ghe xe la vaca da mònsare sacr… Va in m… ti e tutto el Consilio”. Che tradotto in italiano significa: “Egregio Signor Sindaco, Le comunico che, data l’ora tarda, ho deciso di abbandonare la riunione e di tornare a casa mia, dove devo attendere all’adempimento dei doveri coniugali. Inoltre, domattina all’alba dovrò dedicarmi all’antico rito della mungitura. Esprimo a Lei ed al Consiglio tutto il mio fermo dissenso per l’indecoroso protrarsi della riunione”.

 ?!

Cos’altro ci riserverà il futuro di questo piccolo Comune, che si avvia ad essere un faro di civilizzazione per la Nazione tutta? Lo scopriremo vivendo: ma, temo, non sarà un gran bel vivere.

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Responses

  1. dall’opposizione si alza indispettito carmelo sciupafemmina che ad alta voce “e no, sindaco, a xse diegi anni che facce e pizze a monteccio e go la fija che ga spossa toni randon che me dava na mano in cuscina e me sa che non la dava solo a mi e mi me sento de monteccio ansi me sento venato, mascio teron el sindaco de vicienza”


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