Pubblicato da: giulianolapostata | 15 maggio 2010

L. Sepùlveda, “La gabbianella e il gatto”, Salani, 1996

Uno dei criteri principali per valutare la ‘comprensibilità’ di un’opera d’arte – e perciò la sua ‘fruibilità’ a livello artistico, ed emozionale – è la quantità di ‘note in calce’, ovvero di spiegazioni, di cui essa ha bisogno per essere ‘capita’. In altre parole: tanto più essa deve essere ‘spiegata’ – invece di venir ‘intuita’ non-mediatamente – tanto meno è frutto di ispirazione artistica ed è, invece, un prodotto arte-fatto per sfruttare un marchio e/o un mercato favorevole (è chiaro che un tale ragionamento non si può applicare, per esempio, ai simbolisti, i quali a priori  fanno riferimento ad un sistema estetico ‘diverso’, il quale perciò, in quanto tale, deve essere spiegato).

E’ questo il caso del libro di Sepùlveda, scritto evidentemente per sfruttare ad un tempo la gran voga di cui – quasi sempre immeritatamente – gode presso di noi la letteratura latinoamericana (grazie alla quale, per esempio, una solenne idiozia come “L’alchimista” di Paulo Coelho è incredibilmente riuscita a passare per un grande capolavoro denso di chissà quali esoterici significati e a vendere decine di migliaia di copie), la ‘moda’ dell’ecologismo e, naturalmente, il piatto ricco dell’editoria per l’infanzia.

Alcuni esempi. A pag. 23 si dice: “a volte aveva visto anche delle piccole imbarcazioni che si avvicinavano alle petroliere e impedivano loro di svuotare le cisterne. Disgraziatamente quelle barche, ornate dai colori dell’arcobaleno, non sempre arrivavano in tempo per impedire l’avvelenamento dei mari”. Quanti bambini – sia pure bambini ‘multimediatici’ come i nostri – sanno dell’esistenza di Greenpeace, sanno qual è la sua bandiera e sanno riconoscere le sue barche in questa descrizione allusiva e pseudopoetica? Ancora. Il gatto ‘enciclopedista’ si chiama Diderot. A parte la sfrenata fantasia che ci dev’essere voluta a mettergli quel nome, è pensabile che esista al mondo un bambino che sappia di Diderot e D’Alembert e dell’Encyclopédie, e che sia in grado di effettuare il nesso e perciò di cogliere tanta arguzia? E’ chiaro che la risposta è negativa in entrambi i casi. Ma allora bisogna chiedersi: perché questo sfoggio di ‘cultura’ non alla portata dei bambini? La risposta sta, appunto, nell’assoluta artificiosità di un prodotto costruito a tavolino, che nulla ha a che fare né con la poesia né con la psicologia infantile. Tale artificiosità, tale intima ‘falsità’, costituiscono, del resto, la nota dominante di tutto il testo, non solo a livello di contenuto, ma anche di linguaggio. Si veda per esempio, relativamente al linguaggio, l’assoluta banalità di sostituire il verbo ‘parlare’ e i suoi sinonimi con ‘miagolare’. Così, accanto ad espressioni che sfidano intemerate il ridicolo (“ho bisogno di miagolare con colonnello”, pag. 33; “mi toglie i miagolii di bocca”, pag. 35), ve ne sono altre in cui la macchinosità dell’espediente dev’essere risultata talmente intollerabile perfino all’autore da fargli sentire il bisogno – forse inconscio! – di correggerla appunto spiegandola (“miagolò come saluto”, pag. 33), ed altre ancora in cui proprio vi ha rinunciato, e gli animali, in quanto animali parlanti protagonisti di una storia, finalmente e semplicemente ‘rispondono’, ‘si scusano’, ‘spiegano’ ecc. Un’ultima osservazione riguardo al contenuto. Concetti come “Forse non sa volare con ali d’uccello ma ad ascoltarlo ho sempre pensato che voli con le parole” (pag. 110) o “Vola solo chi osa farlo” (pag. 126), a parte il fatto che sembrano presi di peso dai bigliettini dei Baci Perugina, appartengono comunque ad un modo di guardare alla vita e ad una ‘cultura’ propri degli adulti, che non possono assolutamente essere compresi dai bambini e che perciò, conseguentemente, non possono trasmettere loro alcun messaggio.

Da quando, nel 1996, Sepùlveda pubblicò questo libro, innumerevoli sono state le classi di bambini ‘torturati’ con l’imposizione delle sue melensaggini e dei suoi didascalici ‘buoni sentimenti’: una specie di versione ‘democratica’ e ‘di sinistra’ del Libro Cuore (il quale, almeno, era scritto bene). Sarebbe tempo che lo rileggessimo per quel che vale, smettendo di far del male ai nostri figli. Che poi, anche a livello educativo: ma volete mettere Franti?!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: