Pubblicato da: giulianolapostata | 5 maggio 2010

Il delirio della Ragione non genera mostri

No: genera cazzate, ché sarebbe eccessivo attribuire la dignità di monstrum – dalla radice del verbo latino moneo (avvisare, ammonire), significa ‘prodigio, segno divino’ – alle, appunto, cazzate che escono dalla bocca di certi ‘razionalisti’ quando vogliono a tutti i costi affermare il primato della Dea Ragione (e meno male che per un po’ è stata una Dea anche lei: poi anche quell’altare è stato abbattuto …) sulle nebbie dell’Irrazionalismo. Partiamo da lontano. Non ho mai capito niente di matematica, lo confesso. A partire dalle elementari, numeri e calcoli mi sono sempre ‘sfuggiti’ come entità fantasmatiche un po’ paurose che comunque non sapevo come avvicinare e come trattare. Da bambino lo vissi come un vero e proprio handicap, poi, al Liceo, a questo si aggiunse l’acuto rimpianto di vedermi scorrere davanti un mondo di cui percepivo le divine magnificenza e perfezione, ma i cui cancelli capivo che mai si sarebbero aperti per me. Sarei sempre stato respinto dall’Accademia di Platone, e ciò mi feriva, e mi addolora tutt’ora. È accaduto così che, forse sentendomi escluso da quel mondo, volli esplorarne altri. Nacque così il mio amore per gli studi di antropologia religiosa, per la cultura popolare, per il mondo del fantastico e, di conserva, la stupita scoperta di come il Sacro e il Magico attraversassero come un filo d’oro vivificante tutte queste culture. Una vita intellettuale tutto sommato felice, dunque, finché quest’estate ho capito dove ho sbagliato. Me l’ha spiegato l’insigne matematico Piergiorgio Oddifreddi in suo articolo sulla Repubblica del 3 agosto, in cui (giustamente, peraltro) tuona contro l’ignoranza matematica degli studenti italiani. E sapete di chi è la responsabilità? Ma delle fiabe che hanno letto da piccoli e magari di quelle che ancora leggono da grandi, dell’Iliade e dell’Odissea, della Bibbia con cui alcuni di loro sono stati educati, della filosofia che hanno studiato, dell’I-Ching che hanno consultato, addirittura della formazione umanistica che hanno ricevuto al Liceo. Credete che scherzi? Io no, lui forse sì, almeno spero. “Non si può pretendere che i giovani imparino la razionalità […] quando nel resto della loro vita sono bombardati […] da un condizionamento umanistico, mitologico, religioso e filosofico che fa a pugni con quella mentalità. L’unico modo per far capire e praticare la matematica è infatti far diventare la ragione una seconda natura. […] Come può un giovane imparare a pensare razionalmente se da bambino si appassiona alle imprese fantastiche di Harry Potter o del Signore degli Anelli, e da adulto ha il 10% di probabilità di diventare uno dei sei milioni di italiani che ogni anno consultano maghi, astrologi, chiromanti o guaritori, e altrettante probabilità di diventare uno dei sei milioni di pellegrini che ogni anno fanno visita a Padre Pio chiedendo miracoli?”. E se addirittura la scuola dedica “solerte attenzione al pensiero irrazionale ed antiscientifico dei filosofi nostrani, che dagli idealisti Croce e Gentile ai continentali Cacciari e Severino hanno sistematicamente frainteso e denigrato la scienza e la matematica? […] Solo un rinascimento intellettuale può liberare il nostro paese dal medioevo antiscientifico che ancora lo incatena”. Fa da ridere, dite voi? Magari anche, ma soprattutto fa venire i brividi. Immaginate: come potrebbero essere una scuola e una società guidate da individui del genere? Verrebbero rialzati gli altari della Dea Ragione? Ogni domenica plotoni di studenti geometricamente inquadrati vi verrebbero condotti per bruciare sulle are i libri di Andersen, dei Grimm, di Omero (e già che ci siamo anche di James Frazer, che pure i suoi peccati da illuminista li ha commessi)? Bacchettate sulle dita ai bambini che giocano a re e principessa? Imbiancati i medievali trionfi della morte per poi disegnarci sopra a carboncino il Teorema di Pitagora? Per carità: aridatece Carlo Magno!

23/9/2007

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