Pubblicato da: giulianolapostata | 2 maggio 2010

C’è speranza se questo accade in Bhutan

I punti di riferimento sono cambiati da un pezzo, già ve ne siete accorti. Dio, Patria, Famiglia sono stati sostituiti da altri valori molto più ‘moderni’. Dio oggi si chiama Mercato: non che Trino, è Globale; incomparabilmente più vendicativo del Dio di Abramo e di Mosè, decide dei destini dell’Uomo con spietata indifferenza. La Patria … I Latini dicevano: “Patria est ubicumque bene est”, e forse questo stesso motto potrebbe essere oggi adottato dal Denaro, che con prepotente arroganza spazza e spezza i confini, creando ovunque ‘patrie’ per chi ne ha. Per i pezzenti della Terra il discorso è diverso, costretti come sono ad appendersi come topi sotto i TIR o a scoppiare dal caldo come angurie marce nei containers: ma questo è, appunto, un altro discorso. La Famiglia? E’ quella dei Furbetti, dei Magnaccia, dei Ruffiani, dei Padroni. Quanto alla nostra, facciamo fatica a tenercela stretta e unita, con la fame che c’è in giro. Qualcuno per questo la perde, qualcun altro la fa a pezzi, per paura di vedersela scappar via. Ci restavano gli Oracoli, ma oggi l’Oracolo di Delfi si è zittito: al suo posto parla ogni giorno, temuto e imperscrutabile, l’Indice di Borsa. Anche i Santi sono fuggiti: oggi i miracoli si chiedono a Maria De Filippi e a Raffaella, Suprema Protettrice del Lifting. Potevamo provare a consolarci con gli amuleti, ma quelli vecchi non funzionano più: oggi al loro posto ci hanno dato gli MP3 e i cellulari, ma ogni tanto si scarica la batteria, e allora siamo persi davvero. Eppure – bizzarrie della Storia – c’è ancora qualcuno che di tutto questo trionfo della Modernità non ne vuol proprio sapere. Non gli interessa, non gli piace, non ne ricava felicità. C’è ancora qualcuno così ‘pazzo’ da voler vivere ‘come una volta’, controcorrente: Ribelli ‘naturali’, a dimostrazione che la specie è sì minacciata, ma niente affatto estinta. Il Bhutan buddhista, per esempio. Il 6 novembre, il re di quel piccolo territorio (vicino al Tibet, sapete, altra genìa di ‘pazzi’) si è insediato finalmente sul trono. Avrebbe potuto farlo sin dal 2006, quando ereditò la corona (a proposito: è una sciarpa di seta, la corona), ma ha aspettato – pensate un po’ – non che la Borsa di Delhi fosse favorevole, non di essersi rafforzato con qualche potente sudditanza militare. No: ha aspettato che gli astrologi di corte gli indicassero quale sarebbe stata la congiunzione astrale più favorevole. Governerà, re Jigme Khesar Namgyel Wangchuk, tramite un Parlamento ‘democratico’ (prima avevo dimenticato: da noi la Democrazia ha preso il posto della Madonna, e siede alla destra del Padre PIL), ma attenzione: codesto parlamento è stato imposto al Paese dal padre, l’ex re, perché la popolazione, consultata con un referendum, non ne aveva voluto sapere, rifiutando ogni ‘evoluzione’ in senso democratico e riaffermando la sua fedeltà alla monarchia ed alla feudalità. Suo punto di riferimento sarà il G.N.H. (Gross National Happiness), l’Indice della Felicità Interna Lorda, che nel suo regno si è deciso sostituisca il PIL e che calcola, oltre ai bisogni materiali, anche quelli spirituali ed emotivi. Tenterà di ‘modernizzare’ un po’ il Paese (bisogna capirlo: ha studiato in America), ma con juicio. Già sappiamo che alla sua gente la Modernità non sconfinfera troppo, e c’è il rischio che vada a finire come con suo padre, che tentò di introdurre i semafori ma nessuno li volle usare. Gli stranieri, portatori di civiltà e progresso, dovranno continuare a rassegnarsi a trovare il Bhutan quasi inaccessibile, se non pagando salatissime e giornaliere tasse d’ingresso.

Pare anche che non sia solo al mondo, questo pazzo: ascoltate la leggenda dell’isola di Sark, Canale della Manica, Europa. Dal lontano 1565 essa, territorio della Corona britannica, è retta da un vero e proprio feudatario. E’ il discendente di Henry de Carteret, che in quell’anno venne creato Seigneur dell’isola da Elisabetta I in cambio del suo impegno ad essere un bastione di fronte alle coste dell’odiato nemico mangiarane. L’attuale Seigneur governa con saggezza e moderazione, e pare che nessuno dei suoi sudditi abbia finora trovato nulla da ridire, anche se a Sark non c’è Parlamento democratico (OH!), non circolano le auto e non ci sono nemmeno i lampioni nelle strade. Tuttavia un simile scandalo doveva ben destare l’attenzione di qualche sincero democratico, prima o poi. Ecco giungere sul bagnasciuga, l’estate scorsa, i gemelli Frederick e Davis Barclay, miliardari londinesi, i quali, prima, con sozza ipocrisia, denunciano il Seigneur alla Corte Europea dei Diritti Umani per patente violazione dei più elementari diritti democratici, e poi sbarcano sull’isola, decisi appunto a portarvi finalmente la ‘democrazia’, che tradotto per il volgo significava: alberghi di lusso, appartamenti, negozi, residences, centri commerciali, porti turistici, casinò, puttane, droga e cotillon. L’intera fiera della Modernità a poco prezzo: bastava vendersi l’anima e gli davano anche un I-Pod in omaggio. Come ha reagito il Seigneur? Molto ‘democraticamente’, ha invitato i seicento abitanti (474 elettori) a votare, ai primi di dicembre, e la risposta è stata, come in Bhutan, inconcepibile. Su vent’otto seggi in ballo, ventisei sono andati al partito tradizionalista, fermamente intenzionato a conservare tutto com’è, lanterne a petrolio e Seigneur compresi. Molto ‘democraticamente’ anche loro, i fratelli Barclay hanno fatto sdegnosamente le valige e se ne sono andati, licenziando un centinaio di persone che avevano assunto in previsione dei futuri insediamenti. “Nessuno sano di mente investirebbe tempo e denaro in una comunità che chiaramente non lo vuole”, ha dichiarato il loro portavoce. “I Barclay – hanno replicato i sudditi – erano appassionati fautori della democrazia finché essa andava d’accordo coi loro affari: non appena le cose sono andate diversamente se ne sono andati sbattendo la porta”. Morale delle favole, in breve. E’ dunque possibile ribellarsi alla Modernità, alla sua stupidità, alla sua vuotezza morale, alla sua intrinseca malvagità. Ma a patto di averla davvero, una ‘Patria’, un ‘Dio’ e dei valori, a patto di sentirsi veramente parte di qualcosa che sentiamo essere stato nostra radice, e che desideriamo trasmettere ai nostri figli. Altrimenti, siamo liberi di entrare a far parte dell’esercito di déracinés disperati e soli che affollano le metropoli di questo mondo, che le radici ha voluto tagliarle, in una protervia superomista, e che ora di quella scelta paga tutta la tragica solitudine.

14/12/2008

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Responses

  1. Intervengo volentieri nel nuovo blog di Giuliano a proposito del Bhutan e del suo indice di felicità interna lorda. Su questo tema ebbi l’opportunità, circa tre anni fa, di discutere per radio a Fahrenheit assieme a Giuseppe Salasso, ex ministro dei beni ambientali e culturali al governo Craxi. Da allora non ne ho più sentito parlare e mi fa piacere che Giuliano lo abbia tirato fuori per farne un argomento di discussione..
    Devo dire che le cose non stanno proprio come riportato da Giuliano nel suo post, nel senso che non tutti i bhutanesi sono così idiosincrasici al “progresso” ai consumi e a tutte le belle cosine che nella vicina India hanno già preso piede da tempo, anche se la maggioranza rimane profondamente attaccata al modello tradizionale di società imperniata sul buddismo molto simile a quello che era il Tibet prima dell’occupazione cinese. Con tutte le luci ma anche le ombre..
    Jigme Wangchuk, l’ex re padre dell’attuale Jigme Khesar, che se l’è potuto permettere, almeno fin’ora, deve aver avuto una specie di folgorazione nel vedere come il turismo di massa e l’alpinismo di massa ha ridotto il vicino Nepal. Da qui l’idea di ammettere turisti selezionati, ahimè solo però su basi economiche, e mantenere il paese in una sorta di stato museale perenne sfruttandone le peculiari e incontaminate bellezze.
    In effetti il Bhutan è un vero e proprio Eden, è grande più o meno come la Svizzera ed abitato da circa 500mila persone anche se ufficialmente si parla del doppio. La ragione, mi spiegava un bhutanese “progressista” è che il governo riceve aiuti internazionali sulla base del numero degli abitanti e quindi, diceva il tizio, il re ha ufficializzato una cifra fasulla..”We are not more than half million people here..” A parte questo dettaglio è molto interessante l’idea, questa veramente progressista, di abbandonare l’inseguimento del PIL ( che non può essere eternamente in crescita) per fare del FIL (felicità interna lorda) il vero obiettivo da perseguire. Questo caro Giuliano non è però, almeno in Bhutan, un risultato del sistema monarchico “democratico” bhutanese ma di una gestione, se vuoi illuminata e originale, ma molto centralistica, paternalistica e assolutista dell’intelligente e aitante monarca del piccolo regno himalayano. Tempo fa il Bhutan ha avuto parecchi problemi di immagine per la condizione di circa 100mila profughi di origine nepalese confinati in dei campi profughi proprio al confine col Nepal. Costoro erano stati espulsi ( pur cittadini bhutanesi da decenni) durante la campagna di nazionalizzazione avviata da Jigme Wangchuk. Per questa gente è iniziata una vera odissea dal momento che il Nepal li rifiuta e il Bhuata non ha più loro concesso di tornare ai loro villaggi.. L’anno scorso circa 25.000 di questi rifugiati sono stati accolti in Australia e altri paesi occidentali.
    La situazione dei diritti umani in Bhutan è molto discutibile e ci sono centinaia di persone in galera per reati di opinione mentre molti dissidenti denunciano una campagna di intimidazione continua per cui è molto difficile che ci sia la libertà e la franchezza di esprimere le proprie opinioni.
    Giornalisti stranieri non possono nemmeno avvicinarsi ai campi profughi e non sono ammessi in circolazione documenti politici redatti da bhutanesi in esilio che chiedono piena democrazia ecc ecc.
    Insomma quello che vorrei dire è che, forse e magari purtroppo, certi arditi esperimenti esistenziali e sociali sono possibili solo con una gestione autoritaria della cosa pubblica e certamente quell’indice di felicità lorda per i bhutanesi di origine nepalese ( e questo assomiglia un po’ a cose che abbiamo visto negli anni prima della guerra) deve essere precipitato a livelli minimi.
    Non nego che l’idea e il principio siano giusti, ma temo che il costo della felicità di alcuni lo debbano poi pagare parecchi altri. Dunque non è tutto oro, come sempre, quel che riluce.
    Per concludere un piccolo racconto personale . Nel 1994 ero in Bhutan e, tra le tante cose, notai che il paese era sprovvisto di una emittente televisiva. Insomma non c’era “Mamma Rai” tanto meno Mediaset ecc. Un paese in qualche modo “liberato” dunque.. “Il problema” mi disse uno allineato al re “è che ci sono comunque le parabole e arrivano video registratori e tutti i filmacci della Bhollywood indiana che corrompono la nostra gente.. Dovremo metter su una Tv di stato”
    Qualche tempo dopo a Rimini qualcuno mi dice se voglio incontrare due ragazzi bhutanesi che sono qui per fare un training presso un’emittente locale in attesa dell’apertura della nuova Royal Bhtutan TV.
    Vado a conoscere questi ragazzi, molto svegli simpatici e, ahimè, già ammaliati dall’atmosfera rivierasca romagnola, e gli racconto che ho fatto un documentario sul Bhutan per la RAI
    (Geo&Geo) Mi chiedono di vederlo e se è possibile averne una copia che ovviamente gli regalo più che volentieri. Dopo qualche mese mi arriva una lettera in cui mi raccontano che l’emittente è partita e il mio documentario è stata una delle prime cose mandate in onda…Mio piccolo contributo al passaggio dei cittadini bhutanesi all’era della scatola magica..
    Infine un ultimo flash.. Alcuni mesi fa truppe cinesi sono sconfinate in territorio bhutanese..Li hanno trovati per parecchi chilometri dentro il “Regno del Drago” e i poveri soldatini, cocchini, hanno detto, smarriti, che si erano trovati sotto un terribile temporale e si erano persi per strada..
    Non so davvero se Pechino, col suo bel modello di capitalismo forsennato, schiavista, becero e ben pasciuto dal controllo totale del partito comunista ( una bella contraddizione in termini vero..?) se ne starà lì inerte a guardare le piroette illuminate dell’originale monarca bhutanese. Temo che prima o poi arriverà qualche visitina tra Thimpu e Pechino con abbondanti elargizioni, come è accaduto recentemente al primo ministro delle nuova Repubblica Nepalese. Mi auguro davvero che la corte di Thimpu, un po’ snob e aristocratica, abbia la forza di resistere a queste inevitabili pressioni della Cina. La Cina che vuole governare il mondo..E figuriamoci se lascia perdere il Bhutan.. Insomma “la felicità può attendere”
    Saluti cari
    Claudio Cardelli

  2. […] di sostituirlo con il G.N.H. (Gross National Happiness), l’Indice della Felicità Interna Lorda (https://giulianolapostata.wordpress.com/2010/05/02/ce-speranza-se-questo-accade-in-bhutan/). Noi no, non ci accontentiamo, mai, e la Cina è oggi l’ultimo esempio dell’orrore cui uno […]


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