Pubblicato da: giulianolapostata | 30 aprile 2010

Olimpiadi a Venezia

Una storiografia illuminista ed antimedievalista ci ha abituato, fin dalla Scuola Elementare, a considerare i ‘Barbari’ come animali feroci, che al loro passaggio lasciavano dietro di sé solo terra bruciata. La stessa Venezia – e vedremo tra poco quanto questa origine sia ‘fatidica’ – nacque dagli insediamenti in laguna dei profughi veneti e friulani che fuggivano di fronte alle orde Unne. Certo, dei gentleman non erano. Bruciavano e distruggevano, è vero. Ma gli alberi ricrescono, le case si ricostruiscono, e dopo un anno o due che la bufera era passata la gente contadina poteva riprendere il proprio lavoro e i propri ritmi, e di tutta quella furia rimanevano in fondo ben poche tracce. Uccidevano e massacravano anche, è vero. Ma, per fortuna, i bambini continuano a nascere, e nuove vite riabitavano la terra, e il dolore si dimenticava. Cancellavano anche monumenti e culture, ma, alla fin fine, per appropriarsene: venuti come nemici di Roma, da essa venivano romanizzati e civilizzati, e a loro nuovamente si può ben applicare il detto oraziano Grecia capta ferum victorem cepit. Ma i tempi cambiano – in peggio, ovviamente: o c’è ancora qualcuno che pensa che Historia sia davvero Magistra vitae?! – e nemmeno i barbari sono più quelli di una volta. Nuove orde stanno per abbattersi sul Veneto, e non vi sarà più alcuna laguna in cui rifugiarsi: anzi, proprio la Laguna veneta sarà l’obiettivo dei nuovi Unni. Il loro nome, stavolta, è Olimpiadi, e sulle loro bandiere sta scritto Progresso. Dalle loro devastazioni, non vi sarà scampo possibile. Non sarà possibile ricostruire le case, dopo il loro passaggio, o ripiantare il grano: perché la terra sarà stata violentata e ferita, coperta da montagne immense e mostruose di cemento, da edifici tanto ‘moderni’ – onanistiche autocelebrazioni dei demiurghi dell’architettura – quanto inutili, da strade, alberghi, pompe di benzina, fast food. I loro proclami fanno già rabbrividire ed inorridire, e non siamo che all’inizio. “Una trasformazione radicale del tessuto urbano e territoriale” minaccia (Corriere del Veneto, 22/4/10) Federico Fantini, Direttore Generale del Comitato Venezia 2020, mediante una “forza rigeneratrice” che “lascerà un’eredità alle comunità che la ospitano”, per “ricollocare le strutture là dove servono di più”. Venezia sarà “all’avanguardia di processi di modernizzazione e innovazione infrastrutturale che le consentiranno di proiettare una formidabile piattaforma logistica intermodale di accesso al cuore dell’Europa, all’incrocio tra i corridoi strategici di sviluppo continentali”. Tradotto per il volgo, significa colate di cemento e asfalto, devastazione ambientale e territoriale, sopraffazione delle realtà socioculturali locali: e – ma questo non si dice – guadagni faraonici per chiunque riuscirà ad intingere il dito. Se per assurdo qualcuno avesse in passato creduto allo slogan leghista “Paroni in casa nostra”, questo è il momento di sghignazzarne amaramente. Né vi sarà alcuna Grecia capta che riuscirà ad ingentilire il suo feroce conquistatore, perché cinicamente e brutalmente il Veneto, le sue splendide città e cittadine, la sua magnifica cultura, e Venezia stessa verranno usati come parchi a tema, una specie di gigantesca joint venture tra Gardaland e Mirabilandia, da vendere e consumare in fretta a visitatori sciocchi e distratti, per insaccare in fretta la borsa d’oro e sparire, lasciando sfacciatamente il corpo del delitto in mezzo al campo. Non sarà possibile, come un tempo, cancellare le tracce del loro passaggio. Gli alberi si ripiantavano, i tetti bruciati si ricostruivano, il grano cresceva ancora. Ma chi, e come, potrà liberare la terrà dai mostri inutili che la furia olimpica vi avrà lasciato? Ce ne mancheranno le forze, non ne avremo i mezzi, fisicamente. Già massacrata da uno stupido sviluppo microindustriale, da osceni capannoni, e poi da tangenziali, pedemontane, tav e consimili bestemmie, la nostra bellissima regione si appresta a vivere una nuova stagione di devastazioni, che rischia di essere l’ultima. Fermiamo i nuovi Barbari. Se davvero in Veneto c’è ancora qualcuno che, al di là delle ciance leghiste, ama davvero la propria terra, scenda in campo per questa che è davvero una disperata battaglia di civiltà. No alle Olimpiadi a Venezia. Cominciamo a  gridarlo forte, prima che la furia selvaggia del profitto divenga così forte da soffocare ogni dissenso.

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